AGRICLTURA

Il ministero delle Finanze, attraverso la circolare n. 6 del 25/1/1994, ha chiarito che in presenza di regime speciale con detrazione forfetizzata, in relazione all’imposta assolta sull’acquisto dei beni ammortizzabili, non è possibile “operare alcuna detrazione”.
La successiva “rivendita” del bene ammortizzabile, pur non partecipando al volume d’affari (articolo 20, Dpr n. 633/72), è assoggettata a imposta, non rilevandosi le ipotesi di esenzione previste nel numero 27-quinquies dell’articolo 10 delDpr n.633/72.
Questo, infatti, fa riferimento alle sole ipotesi di indetraibilità di natura “soggettiva” o “oggettiva” prevista dagli articoli 19, 19-bis e 19- bis1 del Dpr n. 633/72.

ASSEGNO 

Come evitare il protesto sull’assegno

 “senza spese”, “senza protesto” o ogni altra equivalente per evitare l’inoltro al notaio.

 

Che un assegno non pagato venga protestato (dopo il cosiddetto “insoluto a prima presentazione”) è circostanza nota a tutti. Così come è noto che, da ciò conseguono solo sanzioni amministrative.

 

Quel che però in pochi sanno è che le parti, all’atto della consegna dell’assegno, possono accordarsi per impedirne, già a monte, il protesto. È sufficiente apporre sul titolo la dicitura “senza spese” o “senza protesto” (o altra equivalente) con la firma. In tal caso, qualora sul conto corrente non dovessero risultare fondi sufficienti a pagare il portatore dell’assegno, quest’ultimo non può essere consegnato al notaio per il protesto.

 

Si tratta di una pratica commerciale assolutamente lecita, perché prevista dalla legge e che, di recente, è tornata in voga. E questo perché potrebbe ben capitare – specie a chi gestisce flussi monetari in entrata e in uscita senza che tra essi vi sia una perfetta corrispondenza – che sul proprio conto, per un breve lasso di tempo, non vi sia la copertura economica sufficiente a pagare il creditore. Così, l’eventuale protesto potrebbe danneggiare il correntista che si vedrebbe revocata la possibilità di usare assegni, oltre, ovviamente, ad avere una sorta di bad reputation con la propria banca. Senza contare che l’eventuale emissione di titoli privi di copertura potrebbe anche comportare la revoca dell’affidamento bancario in corso.

 

D’altra parte provocare un protesto potrebbe non essere utile neanche per il creditore che, complicando la possibilità del proprio debitore di ricorrere al credito, vedrebbe allontanarsi la possibilità di ottenere quanto gli è dovuto.

 

Peraltro, l’assenza di protesto non impedisce al creditore di agire, comunque, in esecuzione forzata nei confronti del debitore. La legge, infatti, consente a chi è munito di un titolo esecutivo – tale è l’assegno, anche se non protestato – di poter procedere direttamente con il pignoramento, senza dover prima procurarsi un decreto ingiuntivo o una sentenza di condanna. In definitiva, già il possesso dell’assegno è garanzia sufficiente, per il creditore, di poter azionare tutte le tutele giudiziarie che l’ordinamento gli garantisce.

 

È sufficiente l’attestazione della banca relativa alla presentazione del titolo nei termini di legge e il mancato pagamento a causa di mancanza fondi.

 

Quindi anche senza il protesto, il creditore non perde le sue prerogative per il recupero del credito.

 

Peraltro, con la clausola “senza spese” il beneficiario dell’assegno evita anche le spese del protesto, che difficilmente potrebbero essere recuperate se il debitore risulta non solvibile.

 

 ASSEGNO PENALE 10%

Domanda:

Accredito penale per assegno scoperto

Risposta:In generale, le penalità (come anche gli interessi di mora) per violazione di obblighi contrattuali non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizi o di una cessione di beni, ma assolvono ad una funzione punitivo-risarcitoria.

Per questo motivo, tali somme sono escluse dal campo di applicazione I.V.A. secondo le disposizioni di cui all’articolo 15, comma 1, n. 1, D.P.R. n. 633/72 (dicitura da richiamare in quietanza). Tale orientamento è stato sostenuto dalla stessa Agenzia delle Entrate, con Risoluzione 23 aprile 2004, n. 64. Tali operazioni non sono soggette ad obbligo di fatturazione, tuttavia ne consigliamo l’emissione in via prudenziale e perché di solito richiesto dal cliente.

Si ricorda che le fatture emesse a fronte di operazioni i cui corrispettivi non sono soggetti ad I.V.A., sono invece sottoposti ad imposta di bollo, pari ad Euro 2,00, se la somma di uno o più componenti dell’intero corrispettivo sia superiore ad Euro 77,47.

Dal punto di vista contabile, le somme incassate a titolo di penalità costituiscono una componente positiva per competenza, nell’esercizio in cui matura il diritto al loro incasso.

L’importo incassato andrebbe ripartito fra penale vera e propria (che confluisce in bilancio nella voce A5 – Altri ricavi e proventi) ed interessi attivi (che confluiscono, invece, nella voce C16 – Altri proventi finanziari). Se non vi è noto l’importo distinto, riteniamo più corretto imputare tutto nel conto “penale”, da classificare in A5, visto che si tratta della quota percentualmente più rilevante.

 

ASSEGNO NON PAGATO Il pagamento degli oneri accessori 10% + interessi e spese devono essere effettuato nelle modalità previste dalla legge 386/90 ovvero-         o con la costituzione di un deposito vincolato c/o la filiale o se Poste qualunque ufficio postale, pagando alla banca la sanzione e interessi, dopo il beneficiario cliente si reca allo sportello con ASSEGNO in ORIGINALE e ritira la somma depositata

–         o presentando, alla stessa filiale, attestato rilasciato dal beneficiario con firma autenticata

dal notaio del creditore + copia assegno impagato

 

–         o pagando direttamente a pubblico ufficiale che ha elevato il protesto, anche gli oneri aggiuntivi. (probabilmente sarà quest’ultimo a comunicare alla banca il resto)

 

EMETTERE  FATTURA escluso IVA art. 15 comma 1 n 1

Esempio di dichiarazione a firma autenticata dal notaio

DICHIARAZIONE DI AVVENUTO PAGAMENTO DEL TITOLO

 

Il  sottoscritto

nato a                       il                                                        residente in  via                                 n.

in qualità di legale rappresentante della ditta

con sede in                                         via

Valendomi delle disposizioni di cui all’art. 47 del DPR 28.12.2000, n. 445, consapevole di quanto

stabilito dall’art. 76 del DPR 445/2000 e delle pene stabilite per false attestazioni e mendaci

dichiarazioni dagli art. 483, 495 e 496 del codice penale, sotto la mia personale responsabilità

DICHIARO

che il sig                                                 , nato a                                            il

e residente in                                                      via

ha provveduto al pagamento in data                                dell’effetto                                              di euro                                                          n°                                            unitamente :

– la penale pari al dieci per cento della somma dovuta (art. 3 Legge 386/90);

– gli interessi al tasso legale, a far luogo dalla data di scadenza dei termini del protesto, fino alla data del giorno in cui è effettuato il pagamento;

– le eventuali spese compreso quelle di protesto.

 

Luogo e data

Firma per esteso

Allegare: fotocopia del documento di identità in corso di validità del soggetto firmatario

Se il pagamento è stato effettuato direttamente al portatore del titolo, il debitore deve consegnare alla filiale dove è stato tratto l’assegno in originale e l’attestato di pagamento rilasciato dal portatore con firma autenticata, attestato dal quale deve risultare che il pagamento è avvenuto per:

– l’importo non pagato dell’assegno;

– la penale pari al dieci per cento della somma dovuta (art. 3 Legge 386/90);

– gli interessi al tasso legale, a far luogo dalla data di scadenza dei termini del protesto, fino alla data del giorno in cui è effettuato il pagamento;

– le eventuali spese di protesto (con esclusione quindi delle commissioni di insoluto).

Nella mia esperienza pratica non viene normalmente richiesto di specificare le singole cifre, è sufficiente la dichiarazione senza inserire gli importi analitici; la legge parla di firma autenticata, per cui se l’ufficiale dell’anagrafe autentica la firma su tale dichiarazione ( ma ho dei dubbi che lo possa fare) allora è sufficiente, magari telefona all’anagrafe prima onde evitare lungaggini.

Il contenuto della dichiarazione per la richiesta della cancellazione dei protesti opportunamente adattata con riferimento alla legge 386 del 1990 dovrebbe essere sufficiente.

 

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ASSICURAZIONE  VITA – AUTOSUFFICIENZA

 

 

ASSOCIAZIONE

 associazione

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AUTOVETTURE  deduzione – detrazione

 

 

 

 

 

 

 

 

I contribuenti minimi non saranno colpiti dalla stretta che dal 2013 interesserà la deduzione dei costi sulle auto aziendali e professionali, in quanto potranno continuare a dedurre il 50 per cento.

 

Le auto dei minimi non è applicabile neanche il limite del costo di acquisto fiscalmente rilevante, pari a 18.075,99 euro per gli altri regimi fiscali.

 

 

 

ATTENZIONE
Alle auto ad uso pubblicitario si applicano le disposizioni previste per le autovetture con i limiti della deducibilità parziale, in quanto esse non sono beni strumentali ad utilizzo esclusivo (beni senza i quali l’attività non
può essere svolta).

 

da Agenzia delle Entrate

AUTOCARRO
Gli elementi della verifica vanno desunti dalla lettura del libretto di circolazione dell’autocarro.
L’equiparazione dell’autocarro all’autovettura scatta solo nell’ipotesi in cui il libretto di circolazione porti congiuntamente tutte e tre le seguenti indicazioni:
• veicoli destinati al trasporto di merci, con massa massima non superiore a 3,5 t. Si tratta sostanzialmente dei veicoli immatricolati come N1; il riferimento risultante dalla carta di circolazione è identificato con la lettera J;
• codice carrozzeria, l’identificativo è F 0; il riferimento risultante dalla carta di circolazione è identificato con la lettera J.2;
• numero di posti consentiti per conducente e passeggeri è di 4 o più. Il riferimento risultante dalla carta di circolazione è identificato con la lettera S.1.
Per rientrare nella previsione del Provvedimento devono essere contemporaneamente presenti le specifiche tecniche di cui ai punti precedenti.Qualora siano verificate tutte le caratteristiche sopra illustrate, è la determinazione del rapporto tra potenza e portata a costituire l’elemento decisivo per identificare se il mezzo di trasporto, ai fini fiscali, deve essere considerato come autocarro oppure autoveicolo.
La verifica del rapporto potenza/portata risulta dalla seguente formula:
Pt (Kw) / Mc – T (t)
dove: Pt è la potenza del motore espressa in kW;
Mc è la massa complessiva;
T è la tara.
La potenza del motore viene espressa in Kw. Il riferimento della carta di circolazione è P.2.Invece la portata del veicolo viene espressa in tonnellate (t). La formula da utilizzare per la determinazione della portata è la seguente: Massa complessiva espressa in tonnellate (riferimento della carta di circolazione F.2) –Tara espressa in tonnellate (riferimento della carta di circolazione = Massa a vuoto come risultante dalla pag. 3 della carta di circolazione)Se il risultato del rapporto tra portata e massa è:
• inferiore a 180..  il veicolo è fiscalmente considerato autocarro ed ha costi deducibili e IVA detraibile al 100%, salvo eccezioni;
• uguale o superiore a 180..  l’autocarro viene fiscalmente considerato alla stregua di un’autovettura ed avrà costi deducibili e IVA detraibile nei limiti previsti per le autovetture.Nel caso in cui un mezzo sia stato immatricolato come autovettura, sono invece irrilevanti i requisiti sopra esposti e lo stesso andrà considerato, sempre, come autovettura.Merita tuttavia di essere ricordato, che è sempre necessario rispettare il requisito dell’inerenza e capire, quindi, se il costo sostenuto è strettamente inerente all’attivita esercitata. Secondo una consolidata prassi dell’agenzia delle Entrate, l’inerenza del veicolo all’attività esercitata non si manifesta semplicemente come utilizzo esclusivo del veicolo stesso nell’attività, ma come una relazione più stretta che può estrinsecarsi nella seguente affermazione: il veicolo è inerente se indispensabile all’attivita, nel senso che senza di esso la professione non potrebbe essere esercitata. Si veda, in tal senso, la risoluzione  244 del 23 luglio 2002, con la quale si è negato che un notaio potesse dedurre il costo di un autocarro adibito a ufficio mobile.Infine, è sempre bene ribadire che un utilizzo improprio dell’autocarro, anche in giornate non festive, espone il proprietario a possibili contestazioni per violazione della normativa del codice della strada, mentre, ai fini fiscali, potrebbe essere contestata la non inerenza dei costi sostenuti con conseguente indeducibilità degli stessi.

 

Esempio 1
Autocarro non assimilato ad una autovettura

Veicolo marca Renault, mod. Espace, immatricolato come “autocarro per trasporto di cose – uso proprio”.

Dalla carta di circolazione risulta:

Categoria del veicolo  (lett.J)   N1

Codice carrozzeria      (lett.J.2)            F0

Numero di posti          (lett.S.1)           5

Potenza motore          (lett.P.2)           110 kW

Massa complessiva      (lett.F.2)           2.555 kg = 2,550 t

Essendo indicata direttamente la Portata pari a kg. 705 (0,705 t) il rapporto potenza/portata è pari a 110/0,705 = 156,02

Essendo 156,02 < 180 il veicolo in esame non è equiparato fiscalmente ad un’autovettura.

 

Esempio 2
Autocarro assimilato ad una autovettura

Veicolo marca Suzuki, mod. Gran Vitara, immatricolato come “autocarro per trasporto di cose – uso proprio”.

Dalla carta di circolazione risulta:

Categoria del veicolo  (lett.J)   N1

Codice carrozzeria      (lett.J.2)            F0

Numero di posti          (lett.S.1)           4

Potenza motore          (lett.P.2)           80 kW

Massa complessiva      (lett.F.2)           2.005 kg = 2,005 t

Essendo indicata direttamente la Portata pari a kg. 415 (0,415 t) il rapporto potenza/portata è pari a 80 / 0,415 = 192,77

Essendo 192,77 > 180 il veicolo in esame è equiparato fiscalmente ad un’autovettura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   carta carburante o carta di credito
fatturo/busta paga del fringe benefit> a ditta individuale/soci >> deduzione 70% dipendenti/soci >> NO comunicazione Beni ai soci >> NO RL tassazione dr personale >> SI annotazione sulla carta di circolazione

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BENI ai SOCI – Fringe Benefit

 

 

 

 

 

 

 

 

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BILANCIO   S.R.L.   SCADENZE  E  ADEMPIMENTI

 

 

BOLLO REGISTRO  GIORNALE  E. INVENTARI

 

L’esenzione totale dall’imposta di bollo su libro giornale è prevista nei seguenti casi:

Formulari rifiuti trasportati

Registri di carico e scarico rifiuti

Cooperative edilizie, se all’Albo delle cooperative presso il Ministero dello Sviluppo Economico. In questo caso sul libro giornale deve essere indicata la seguente dicitura di esenzione: art. 66 commi 6 bis e 6 ter D.L. 331/1993 convertito con L. 427/1993;

ONLUS comprese le cooperative sociali sono esenti dalla marca da bollo

Associazioni e fondazioni di volontariato se iscritte nei registri regionali delle organizzazioni di volontariato, come da apposita dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante da cui risulti detta iscrizione e che l’associazione non ha scopo di lucro.

 

Bollo libro giornale F23: come si versa?

Le marche da bollo da 16 o 32 euro sul libro giornale, vanno applicate sull’ultima pagina numerata e fatte annullare dall’ufficio preposto. Il

Imposta di bollo virtuale libri e registri modello f24:

Per consentire il versamento del bollo virtuale su libri,  documenti e registri emessi o utilizzati durante l’anno in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, è stato ammesso il pagamento anche con il modello F24.

A tal fine, il contribuente deve indicare il relativo codice tributo: 2501 Imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari, nella sezione Erario in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nel campo “anno di riferimento”, dell’anno d’imposta per cui si effettua il versamento, nel formato AAAA.

L’imposta di bollo virtuale sul libro giornale si assolve quindi versando 16,00 ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, tramite il modello di versamento F24.

In pratica se nel corso del 2016 viene redatto un libro giornale contenente 100.000 registrazioni contabili, entro il 30 aprile 2017 si devono versare 640,00 euro di bollo virtuale ossa, 100.000/2.500 x € 16,00.

Come chiarito poi dall’Agenzia delle Entrate, il termine registrazione è  da intendersi com ogni “singolo accadimento contabile, a prescindere dalla righe di dettaglio”, ciò significa che se devo effettuare una registrazione nel libro giornale di una fattura di acquisto, anche se è composta solitamente da 3 righe, deve essere conteggiata come una sola registrazione, dato appunto che è un unico accadimento contabile.

 

Bollo libro giornale omesso o insufficiente: quali sanzioni?

 

La mancata apposizione del bollo su libro giornale, quindi per omessa o insufficiente assolvimento dell’imposta di bollo obbligatoria, prevede l’applicazione di una sanzione ai sensi dell’articolo 25 del D.P.R. 642/72, come modificato dall’articolo 5 del D.Lgs. 473/97, che nello specifico prevede le sanzioni applicabili alle violazioni in materia di imposta di bollo.

Il bollo libro giornale omesso o insufficiente, e in generale in tutti i casi in cui l’imposta di bollo non viene applicata sin all’origine sugli atti, documenti e registri di cui alla tariffa allegato A, parte prima, del D.P.R. 642/72, è punito con una sanzione amministrativa da 1 a 5 volte il tributo o il maggior tributo dovuto, oltre, naturalmente, al pagamento del tributo omesso. Tali sanzioni, sono applicabili sia per i soggetti che assolvono in modo forfettario la tassa di concessione governativa sulle vidimazioni che non.

Secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 92/E del 22/10/01, l’imposta di bollo va assolta prima che i libri siano posti in uso, ossia prima di effettuare le annotazioni sulla prima pagina di ciascuno dei libri. Inoltre, per il libro giornale e il libro degli inventari le marche da bollo o l’imposta di bollo pagata con F23, devono essere applicate ogni 100 pagine.

 

Bollo libro giornale: entro quando va assolto?

Il termine per l’apposizione delle marche da bollo su libro giornale deve essere entro le suddette scadenze:

  • per il libro giornale tenuto con sistemi meccanografici, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.
  • per il libro degli inventari entro 3 mesi successivi al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini delle imposte sui redditi.

 

Bollo libro giornale ravvedimento operoso:

In caso di omesso tardivo o insufficiente bollo libro giornale, i contribuenti possono rimediare alla violazione mediante l’istituto del ravvedimento operoso solo se tale irregolarità non è stat già contestata o notificata da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Ai fini di ravvedimento operoso bollo libro giornale, il contribuente per mettersi in regola con il fisco deve versare il tributo dovuto, gli interessi di mora calcolati per ogni giorno di ritardo e la sanzione ridotta con percentuale diversa a seconda dei giorni di ritardo:

  • Bollo libro giornale ravvedimento operoso sprint: se il versamento dell’imposta di bollo avviene entro 14 giorni dalla scadenza prevista per l’assolvimento, si applica una sanzione ridotta dello 0,1% per ogni giorno di ritardo.
  • Bollo libro giornale ravvedimento operoso breve: se il versamento di quanto dovuto, avviene entro i 30 giorni, sanzione ridotta 1,5% da applicare per ogni giorno di ritardo + imposta dovuta e + interessi di mora.
  • Bollo libro gornale ravvedmento intermedio: se il pagamento dll’imposta di bllo lbro giornale avviene entro 90 giorni dalla scadenza, si applica una sanzione ridotta par all’1,67% + mposta + nteressi di mora allo 0,2%.
  • Bollo libro giornale ravvedimento operoso lungo: se la regolarizzazione avviene entro un anno dal pagamento, si deve applicare una sanzione ridotta pari al 3,75%.
  • Bollo libro giornale ravvedimento entro 2 anni dalla scadenza: sanzione ridotta pari al 4,29% (1/7 del 30%);
  • Bollo libro giornale ravvedmento oltre 2 anni dalla scadenza: sanzione ridotta pari al 5% (1/6 del 30%).

S ricorda che l contribuente per avvalersi del ravvedimento operoso dell’imposta di bollo libro giornale, deve versare la sanzione con Modello F23 CODICE TRIBUTO 675T e calcolare interessi di mora a giorni nella misura del 0,2% con codice tributo 731T.

Il versamento dell’imposta cumulata con gli interessi va effettuato tramite il Mod. F24 (codice tributo “7085”)

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CAMBIALI

 

 

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CARBURANTE

ESCLUSIONE DALLA SCHEDA CARBURANTE – EMISSIONE DELLA FATTURA
In alcuni casi è escluso l’utilizzo della scheda carburante. In particolare: – ai sensi dell’art. 6 del citato DPR n. 444/97, la scheda non può essere utilizzata per gli acquisti effettuati da parte di Stato, Enti pubblici, Istituti universitari ed Enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza; – autotrasportatori di cose per conto terzi. Con riferimento agli acquisti effettuati dagli autotrasportatori di cose in conto proprio si rammenta che in generale per tali soggetti non opera l’esclusione dall’utilizzo della scheda carburante (Circolare Agenzia delle Entrate 13.2.2006, n. 6/E) e per la fruizione dei crediti d’imposta spettanti, così come disposto dal D.P.R. n. 277/2000, anche i rifornimenti dell’autotrasportatore in conto proprio devono essere certificati da fattura.
Sempre come chiarito nella C.M. n. 205/E, la scheda non può essere utilizzata per gli acquisti: – non effettuati presso impianti stradali di distribuzione; – effettuati presso impianti stradali di distribuzione ma non destinati all’autotrazione (è il caso, ad esempio, del carburante utilizzato per i motori fissi) o dei quali tale destinazione non può essere constatata al momento dell’acquisto; – effettuati in mancanza del personale addetto alla distribuzione (è il caso dei rifornimenti effettuati durante l’orario di chiusura dell’impianto, attraverso il sistema “self-service”). Nelle predette ipotesi l’acquisto va documentato con la fattura.UTILIZZO CISTERNA CARBURANTE AZIENDALE
Nei casi in cui l’impresa utilizzi una cisterna di carburante interna, l’acquisto per il rifornimento della stessa va documentato da una fattura. Anche se l’impresa utilizza autoveicoli per i quali la detrazione dell’IVA è limitata, l’IVA esposta nella fattura di acquisto del carburante va (inizialmente) detratta integralmente. A fine mese/trimestre, sulla base dei “buoni di scarico” compilati per ciascun veicolo all’atto del singolo rifornimento, si dovrà operare una rettifica per l’IVA indetraibile relativa agli autoveicoli con parziale detraibilità dell’imposta. Al 31 dicembre l’impresa dovrà altresì provvedere a rilevare, tra le rimanenze finali, il carburante esistente nella cisterna.

 

Carte carburanti eliminabile se, legge (Dl 70/11),  quando gli acquisti di carburante, vengono pagate con carta di credito o bancomat, tutte le operazioni (nessuna esclusa).

 

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CARICHI DI FAMIGLIA

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CESSIONE  AZIENDA

Vendita della azienda

-IMPOSTE indirette

•                         +Art. 2, comma 3, lett. b), Dpr 633/72 (cessione e conferimento di azienda e rami d’azienda sono esclusi da Iva)

•                         +Naturale assoggettabilità ad imposta proporzionale di registro (Dpr 131/1986)

•                                                         Azienda con beni mobili (3%, art. 2,c.1 Tariffa)

•                                                         Azienda con beni immobili: Aliquota ordinaria 8%, Fabbricati 7% (o 4% se          strumentali per natura),Terreni agricoli 12%, Azienda con crediti (0,5%, art. 6 Tariffa)

•                         +Ipo-catastali oggi fisse se beni immobili nella azienda (Dlgs 347/90)

– Imposte dirette

•                         +Plus/minusvalenze d’impresa (art. 86, comma 2, Tuir)

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CESSIONE  FABBRICATO

 

Plusvalenze  art. 67 plusvalenza

Per fortuna non tutte le plusvalenze vanno dichiarate al fisco e sottoposte a tassazione. Innanzitutto non si pagano imposte se la plusvalenza deriva dalla cessione a titolo oneroso di immobili acquistati o costruiti da più di cinque anni.
Inoltre sono esenti dal prelievo gli immobili pervenuti per successione; quelli ricevuti in donazione quando rispetto alla persona che ha donato l’immobile, siano trascorsi cinque anni dall’acquisto o costruzione dello stesso;
le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo trascorso tra l’acquisto (o la costruzione) e la vendita siano state utilizzate come abitazione principale del venditore o dei suoi familiari. Insomma a ben vedere
le ipotesi di esonero dal pagamento dell’Irpef non sono poche. La logica alla base di queste disposizioni è che l’amministrazione tassa le operazioni potenzialmente “speculative”, quelle in cui si compra un appartamento per poi
rivenderlo dopo poco tempo ad un prezzo maggiore lucrando sulla differenza di prezzo. Viceversa vengono salvate le compravendite fisiologiche dei cittadini, quelle effettuate su immobili posseduti da molti anni oppure
comunque utilizzati come abitazione principale dal proprietario o dai suoi congiunti.

LE IMPOSTE SUI TRASFERIMENTI IMMOBILIARI 2014

Schema riassuntivo delle principali novità
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“A”

1. vendita di unità immobiliari urbane e pertinenze da privato (“prima casa”):

– imposta di registro: 2% (con minimo di Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 50,00
– Imposta catastale: Euro 50,00
– Imposta di Bollo: Esente
– Tassa Ipotecaria: Esente
– Voltura catastale: Esente

2. vendita di unità immobiliari urbane e pertinenze da privato (“diverso dalla primacasa”):

– imposta di registro: 9% (con minimo di Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 50,00
– Imposta catastale: Euro 50,00
– Imposta di Bollo: Esente
– Tassa Ipotecaria: Esente
– Voltura catastale: Esente

 

“B”

 

 

1. vendita di unità immobiliari urbane non di lusso e pertinenze da impresa costruttrice (“prima casa” – atto stipulato entro 5 anni dall’ultimazione lavori):

– I.V.A. 4%
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00
2. vendita di unità immobiliari urbane non di lusso e pertinenze da impresa costruttrice (“diversa da prima casa” – atto stipulato entro 5 anni dall’ultimazione lavori):

– I.V.A. 10% (se fabbricato di lusso 22%)
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

3. vendita di unità immobiliari urbane non di lusso e pertinenze da impresa costruttrice (“prima casa” – atto stipulato oltre i 5 anni dall’ultimazione lavori se vi è opzione I.V.A.):

– I.V.A. 4%
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

4. vendita di unità immobiliari urbane non di lusso e pertinenze da impresa costruttrice (“diverso prima casa” – atto stipulato oltre i 5 anni dall’ultimazione lavori se vi è opzione I.V.A.):

– I.V.A. 10% (se fabbricato di lusso 22%)
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

5. vendita di unità immobiliari urbane non di lusso e pertinenze da impresa costruttrice (“diverso prima casa” – atto stipulato oltre i 5 anni dall’ultimazione lavori se non vi è opzione I.V.A.):

– I.V.A. Esente
– imposta di registro: Euro 9% (minimo di Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

6. vendita di unità immobiliari urbane non di lusso e pertinenze da impresa costruttrice (“prima casa” – atto stipulato oltre i 5 anni dall’ultimazione lavori se non vi è opzione I.V.A.):

– I.V.A. Esente
– imposta di registro: Euro 2% (minimo di Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

7. vendita di fabbricato rurale ad uso abitativo, ceduti da impresa costruttrice (entro cinque anni dall’ultimazione o anche dopo se vi è opzione iva):

– I.V.A. 4%
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

8. vendita di fabbricato non abitativo e non strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa costruttrice (entro cinque anni dall’ultimazione):

– I.V.A. 10% ( se fabbricato Tupini o se cessione successiva a intervento di recupero; 22% nei rimanenti casi)
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

9. vendita di fabbricato strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa costruttrice (entro cinque anni dall’ultimazione):

– I.V.A. 10% ( se fabbricato Tupini o se cessione successiva a intervento di recupero; 22% nei rimanenti casi)
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: 3% (minimo Euro 200,00)
– Imposta catastale: 1% ( minimo Euro 200,00)
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

10. vendita di fabbricato strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa costruttrice (dopo cinque anni dall’ultimazione se vi è opzione IVA):

– I.V.A. 10% ( se fabbricato Tupini o se cessione successiva a intervento di recupero; 22% nei rimanenti casi) – REVERSE CHARGE se l’acquirente è soggetto passivo IVA.
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: 3% (minimo Euro 200,00)
– Imposta catastale: 1% ( minimo Euro 200,00)
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

11. vendita di fabbricato strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa costruttrice (dopo cinque anni dall’ultimazione se non vi è opzione in atto IVA):

– I.V.A. Esente
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: 3% (minimo Euro 200,00)
– Imposta catastale: 1% ( minimo Euro 200,00)
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

“C”

 

1. Prima casa e pertinenza ceduto da impresa non costruttrice (“prima casa”):

– I.V.A. Esente
– imposta di registro: Euro 2% (minimo Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 50,00
– Imposta catastale: Euro 50,00
– Imposta di Bollo: Esente
– Tassa Ipotecaria: Esente
– Voltura catastale: Esente

1. Prima casa e pertinenza ceduto da impresa non costruttrice (“diverso da prima casa”):

– I.V.A. Esente
– imposta di registro: Euro 9% (minimo Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 50,00
– Imposta catastale: Euro 50,00
– Imposta di Bollo: Esente
– Tassa Ipotecaria: Esente
– Voltura catastale: Esente

2. vendita di fabbricato strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa NON costruttrice senza opzione IVA:

– I.V.A. Esente
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: 3% (minimo Euro 200,00)
– Imposta catastale: 1% ( minimo Euro 200,00)
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

3. vendita di fabbricato strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa NON costruttrice (se vi è opzione IVA):

– I.V.A. 22% – REVERSE CHARGE se l’acquirente è soggetto passivo IVA.
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: 3% (minimo Euro 200,00)
– Imposta catastale: 1% ( minimo Euro 200,00)
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

4. vendita di fabbricato strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa di Leasing in sede di riscatto senza esercizio opzione IVA

– I.V.A. Esente
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

5. vendita di fabbricato strumentale per natura e/o sue pertinenze, venduto da impresa di Leasing in sede di riscatto con esercizio opzione IVA:

– I.V.A. 22% – CON REVERSE CHARGE se l’acquirente è soggetto passivo IVA
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

 

“D”

 

1. Terreni NON agricoli e relative pertinenze venduti da privato:

– imposta di registro: 9% (minimo Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 50,00
– Imposta catastale: Euro 50,00
– Imposta di Bollo: Esente
– Tassa Ipotecaria: Esente
– Voltura catastale: Esente

2. Terreni edificabili e relative pertinenze venduti da impresa:

– IVA: 22%
– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: Euro 200,00
– Imposta di Bollo: Euro 230,00
– Tassa Ipotecaria: Euro 35,00
– Voltura catastale: Euro 55,00

3.Terreni agricoli e relative pertinenzevenduti da privato o impresa a coltivatore diretto che non chiede agevolazione PPC

– imposta di registro: 9%
– imposta ipotecaria: Euro 50,00
– Imposta catastale: Euro 50,00
– Imposta di Bollo: Esente
– Tassa Ipotecaria: Esente
– Voltura catastale: Esente

4. Terreni agricoli e relative pertinenze venduti da privato o impresa a chi non è IAP:

– imposta di registro: 12% (minimo Euro 1.000,00)
– imposta ipotecaria: Euro 50,00
– Imposta catastale: Euro 50,00
– Imposta di Bollo: Esente
– Tassa Ipotecaria: Esente
– Voltura catastale: Esente

5. Terreni agricoli e relative pertinenze venduti da privato o impresa con agevolazioni PPC:

– imposta di registro: Euro 200,00
– imposta ipotecaria: Euro 200,00
– Imposta catastale: 1% (minimo Euro 200,00)
– Imposta di Bollo: Esente (anche per le copie)
– Tassa Ipotecaria: 35,00
– Voltura catastale: 55,00

 

 

non va tassata la vendita da parte di privati su aree ancora edificabili

Immagine in linea 1

CESSIONE tassazione

 PRIVATO    tassazione
IRPEF
 sostitutiva
 Terreno Agricolo  posseduto da > 5 anni  NO  
 Terreno Agricolo  ricevuto per DONAZIONE < 5 anni  SI
 Terreno Agricolo  ricevuto per Successione  MAI
 Terreno Edificabile    SI plusvalenza  20% o rivalutazione 4%
 Fabbricato   posseduto da > 5 anni  NO
 Fabbricato  ricevuto per Successione MAI
 Fabbricato ricevuto per DONAZIONE < 5 anni da acquisto donante (atto di donazione ininfluente nel conteggio anni)  SI

 

_____________________________________________________________

CESSIONE  PARTECIPAZIONI

NON QUALIFICATE  tassazione Plusvalenza 26% imposta sostitutiva

Qualificate 49.72 % imponibile per tassazione ordinaria

Per partecipazione qualificata si intende una partecipazione societaria che presenti i seguenti requisiti:

  • Società non quotata in mercati regolamentati
    • possesso superiore al 20% dei diritti di voto in Assemblea ordinaria;
    • oppure possesso superiore al 25% del capitale sociale o patrimonio
 
 
CESSIONI   A  PRIVATI  UE 

Negli ultimi anni sta aumentando il numero degli operatori economici che hanno deciso di ampliare la propria rete di vendita anche attraverso l’utilizzo di vendite on-line attraverso siti web.Quando l’acquirente dei beni è un soggetto privato residente in un altro Stato UE, e i beni sono consegnati a destino, occorre prestare particolare attenzione alla disciplina in materia di IVA.

La regola generale e l’eccezione
In linea di principio levendite a privati (B2C) sono tassate ai fini IVA nel Paese di origine, mentre le cessioni ad operatori economici (B2B) sono tassate nel Paese di arrivo del bene.

A tale regola generale fanno eccezione le cessioni di beni a privati comunitari, riconducibili alle cosiddette “vendite a distanza”. Sono tali le vendite on-line per corrispondenza, catalogo o simili, e comunque tutte quelle effettuate con trasporto o spedizione a cura o a nome del fornitore (risoluzione Agenzia delle Entrate n. 39/E del 2005).

L’applicazione dell’IVA e la fatturazione
In questo tipo di operazioni l’imposta si applica con modalità diverse a seconda della fattispecie in cui viene a trovarsi il soggetto cedente:

  • L’imposta si applica in Italia se l’importo complessivo annuo delle cessioni effettuate in ciascuno Stato UE non ha superato nell’anno solare precedente, e non supera in quello in corso, l’ammontare di 100.000 €, o la minore soglia stabilità da ciascun Paese membro (per l’Italia 35.000);
  • L’imposta è imponibile nello Stato UE di destinazione se l’ammontare delle cessioni supera la soglia sopra menzionata (art. 41 comma 1 D.L. 331/93). In questo caso occorre aprire una posizione IVA in questo Paese, identificandosi direttamente o nominando un rappresentante fiscale, secondo le regole interne dei singoli ordinamenti.

Da un punto di fatturazione nel primo caso il cedente emetterà una normale fattura con l’applicazione dell’IVA italiana. Teoricamente, l’operazione sarebbe esclusa dall’obbligo di certificazione fiscale, essendo sufficiente l’annotazione nel registro corrispettivi, ma prudenzialmente è consigliabile emettere comunque fattura per monitorare l’eventuale superamento delle soglie. Nel secondo caso l’operatore emetterà una fattura con la dicitura “operazione non imponibile”, valevole per la disciplina interna. Su tale documento dovrà poi essere indicata l’IVA del Paese di destinazione.

Naturalmente la normativa sopra descritta è valida solamente nel caso in cui l’acquirente sia un soggetto che agisce fuori dall’esercizio d’impresa (come privato). Tale identificazione può non essere semplice nel caso in cui la vendita avvenga tramite i canali internet. In questo caso è necessario che il cedente predisponga un apposito formulario che il cessionario dovrà compilare al momento dell’acquisto.

Adempimenti Intrastat
Per le vendite soggette a tassazione IVA nel Paese di destinazione è necessario presentare il modello Intrastat delle cessioni, sia agli effetti fiscali che statistici, secondo gli ordinari criteri. Naturalmente essendo la vendita effettuata nei confronti di privati non potrà essere compilata la colonna relativa al codice identificativo del cessionario, trattandosi di soggetto privato.

Soglia annua per la tassazione nel Paese di destinazione
Come abbiamo detto in precedenza, affinchè operi il principio di tassazione nel Paese di destinazione, occorre che le vendite a distanza siano effettuate da un operatore che ha superato una certa soglia annua di vendita. Di seguito si riportano le varie soglie stabilite da ciascun Paese UE ai sensi dell’art. m34 della Direttiva CE n.112 del 2006:

• Austria 35.000 €;
• Belgio 35.000 €;
• Olanda 100.000 €;
• Danimarca 280.000 DKK;
• Germania 100.000 €;
• Grecia 35.000 €;
• Spagna 35.000 €;
• Francia 100.000 €;
• Irlanda 35.000 €;
• Italia 35.000 €;
• Lussemburgo 100.000 €;
• Portogallo 100.000 €;
• Gran Bretagna 70.000 GBP;
• Romania 118.000 RON;
• Svezia 320.000 SEK;
• Finlandia 35.000 €;
• Cipro 35.000 €;
• Estonia 35.000 €;
• Lettonia 35.000 €;
• Lituania 125.000 LTL;
• Malta 35.000 €;
• Polonia 160.000 € PLN;
• Repubblica Ceca 1.140.000 CZK;
• Slovacchia 35.000 €;
• Slovenia 35.000 €;
• Ungheria 35.000 €;
• Bulgaria 70.000 BGN;
• Croazia 270.000 HRK.

CESSIONE  PRODDOTTI SOGGETTI AD ACCISA  –  VINO

Tra i settori economici più interessati allo sviluppo dell’utilizzo del web per la commercializzazione dei prodotti figura quello vinicolo, rispetto al quale si pongono alcuni dubbi riguardanti l’applicazione dell’IVA quando le cessioni – aventi per oggetto prodotti soggetti ad accisa – sono effettuate nei confronti dei consumatori finali di altri Paesi membri dell’Unione europea.

Se, infatti, l’e-shopper non agisce nell’esercizio d’impresa occorre stabilire quale sia il luogo impositivo dell’operazione, vale a dire – alternativamente – il Paese di origine (Italia) o il Paese di destinazione (Paese UE dell’acquirente).

Occorre, innanzi tutto, osservare che le cessioni in esame, poste in essere nei confronti di privati consumatori, non rientrano nell’ambito applicativo dell’art. 41, comma 1, lett. a), del D.L. n. 331/1993, in quanto – come si evince anche dalla C.M. 23 febbraio 1994, n. 13-VII-15-464 (§ B.2.1) – il cessionario non soddisfa il presupposto soggettivo d’imposta. È pertanto irrilevante la circostanza che il regime di non imponibilità in esame si applichi, in base alla stessa norma, alle cessioni di prodotti soggetti ad accisa, peraltro sotto la condizione che il trasporto o la spedizione siano eseguiti in conformità agli artt. 6 e 8 del D.L. n. 331/1993 (ora artt. 6 e 8 del DLgs. n. 504/1995).

Le cessioni di vino e di altre bevande alcoliche verso i privati consumatori di altri Paesi UE sono, invece, disciplinate dall’art. 41, comma 1, lett. b), del D.L. n. 331/1993.

I dubbi applicativi di cui si è accennato si riferiscono alla portata applicativa di questa disposizione, secondo la quale le cessioni di beni, diversi da quelli soggetti ad accisa, con trasporto o spedizione in altro Paese UE da parte del cedente o per suo conto:

  • sono imponibili ai fini IVA in Italia;
  • a meno che l’ammontare delle vendite effettuate in tale Paese nell’anno solare precedente e in quello in corso sia superiore a 100.000,00 euro, ovvero all’eventuale minore importo stabilito dal Paese di destinazione.

La disciplina illustrata deve essere interpretata alla luce degli artt. 32, 33 e 34 della Direttiva n. 2006/112/CE, dai quali si desume che, per i beni:

  • non soggetti ad accisa, trasportati o spediti in ambito intracomunitario dal fornitore o per suo conto, l’operazione si considera territorialmente rilevante nel Paese di destinazione (art. 33) a condizione che l’ammontare delle vendite effettuate in tale Paese nell’anno solare precedente e in quello in corso sia superiore a 100.000,00 euro, ovvero all’eventuale minore importo stabilito dal Paese di destinazione (artt. 33 e 34);
  • soggetti ad accisa, se trasportati o spediti in altro Paese UE:
  • dal fornitore o per suo conto, sono territorialmente rilevanti nel Paese di destinazione, a prescindere dal superamento o meno della soglia monetaria (artt. 33 e 34, par. 1, lett. a);
  • dal cliente o per suo conto, sono territorialmente rilevanti nel Paese di origine (Italia), cioè nel luogo in cui i beni si trovano nel momento di partenza del trasporto o della spedizione (art. 32).

In definitiva, è dato ritenere che la ripartizione della potestà impositiva tra il Paese di partenza e quello di arrivo prevista dall’art. 41, comma 1, lett. b), del D.L. n. 331/1993 deve essere definita alla luce di quanto indicato (nota Agenzia delle Entrate 15 febbraio 2013, prot. 20462).

Conseguentemente, l’eccezione prevista dalla norma nazionale per i “beni diversi da quelli soggetti ad accisa” deve essere intesa nel senso che solo per questi ultimi si applica la soglia di 100.000,00 euro (o la minore soglia stabilita dal Paese di destinazione) ai fini dell’individuazione del luogo impositivo.

Per i beni soggetti ad accisa, invece, l’operazione si considera territorialmente rilevante:

  • nel Paese di destinazione, se il trasporto o la spedizione è effettuato dal cedente o per suo conto, ovvero
  • nel Paese di origine, se il trasporto o la spedizione è effettuato dal cessionario o per suo conto.

Sotto il profilo pratico, nel caso di vendita di vino e di altre bevande alcoliche mediante Internet nei confronti di consumatori finali di altro Paese UE, l’impresa italiana deve seguire la seguente procedura:

  • identificarsi ai fini IVA nel Paese estero considerato;
  • curare il pagamento dell’accisa eventualmente dovuta in tale Paese estero;
  • emettere fattura nei confronti dell’acquirente; l’operazione di cessione:
  1. sotto il profilo dell’IVA italiana è non imponibile ai sensi dell’art. 41, comma 1, lett. b), del D.L. n. 331/1993;
  2. sotto il profilo dell’IVA del Paese dell’acquirente è un’operazione interna, con conseguente obbligo di applicazione dell’IVA locale.

Al riguardo può essere emessa un’unica fattura idonea a soddisfare la normativa di entrambi i Paesi considerati (Italia e Paese del consumatore finale). Si ricorda che l’accisa eventualmente dovuta nel Paese estero concorre a formare la base imponibile dell’operazione (sia ai fini dell’IVA italiana che ai fini dell’IVA del Paese estero);

  • presentare il modello INTRASTAT senza compilare la colonna 3;
  • adempiere agli altri obblighi IVA previsti dal Paese estero considerato (liquidazione e versamento dell’IVA, presentazione delle dichiarazioni periodiche, etc.).

 

 

CESSIONI A  CONSOLATI – NATO = NON IMPONIBILI

L’art. 72 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 equipara alle operazioni non imponibili IVA, di cui agli artt. 8, 8-bis e 9 del D.P.R. n. 633/1972, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate: • in virtù di agevolazioni previste, in materia di imposte sulla cifra d’affari, da trattati e accordi internazionali; • a favore di sedi diplomatiche e consolari e di alcuni organismi internazionali.

 

 

 
 
 
 
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COLLEGIO  SINDACALE

 

L’obbligo dell’organo di controllo per la s.r.l. resta solo se si tratta di:
• una srl obbligata alla redazione del bilancio consolidato;
• una srl che controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
• una srl che per due esercizi consecutivi abbia superato due delle seguenti soglie dimensionali che comportano anche la redazione del bilancio in forma ordinaria:
o almeno 4.400.000 € di attivo dello stato patrimoniale;
o almeno 8.800.000 € di ricavi delle vendite e delle prestazioni;
o almeno 50 dipendenti occupati in media durante l’esercizio.

proposte estensione collegio sindacale

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COMMERCIO ELETTRONICO

A SCELTA
Per le cessioni inferiori alla soglia limite, può essere applicata l’IVA dello Stato di destinazione.

La detta opzione è irrevocabile e irreversibile.

 

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COMPENSAZIONI – PRESENZA  DI  DEBITI  ERARIALI

 

 

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COMPENSAZIONE  DI  CREDITO  E  DEBITO mediante corrispondenza

Il legislatore dispone, per una specifica categoria di atti e contratti, di regola assoggettati a registrazione “in termine fisso”, la registrazione solo “in caso d’uso” se formati “mediante corrispondenza”. È il caso delle compensazioni e remissioni di debiti, riguardanti, per esempio, le partite finanziarie riferite a società del medesimo gruppo societario. Tali poste possono essere oggetto di compensazione attraverso la formalizzazione simultanea di due distinte scritture private, su cui dovrà essere apposta l’imposta di bollo in misura pari a € 2,00.

 

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Contributi  

 

GESTIONE  SEPARATA

COMPENSO AMMINISTRATORE – ASSOCIATO IN PARTECIPAZIONE

 

 non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie  = 27,72% (27,00 IVS + 0,72 aliquota aggiuntiva)

titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria

articolo 51 del T.U.I.R., in base al quale le somme corrisposte entro il giorno 12 del mese di gennaio si considerano percepite nel periodo d’imposta precedente (c.d. principio di cassa allargato, v. circolare n. 10 dell’8 gennaio 2002).

 

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Contratto di SUBAPPALTO

registrazione se soggetto ad IVA = tassa fissa euro 168,00 codice tributo 109T

COMUNICAZIONE

Dichiarazione del Appaltatore 

Informiamo che la prestazione a Voi commissionata resa per noi in subappalto e, pertanto, in seguito al meccanismo REVERSE CHARGE introdotto dal 01/01/2007, se la Vs. Azienda  opera con codice di attività compresa tra i codici ATECOFIN lettera F deve emettere fattura SENZA APPLICAZIONE DELL’IVA AI SENSI DELL’ART. 17 COMMA 6 DEL DPR 633/72.

Cordiali saluti.

allegato : Permesso di costruire – DIA

                                                                                                                timbro e firma Appaltatore

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CREDITO  IVA  –  compensazione

 

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CRONOTACHIGRAFO 

conservazione dei dischi analogici

dischi analogici devono essere conservati dal conducente o dall’azienda?

Risposta:

I dischi cronotachigrafici sono documenti sui quali viene documentata l’attività del conducente sui veicoli dotati di cronotachigrafo analogico.

Per tale motivo essi sono documenti personali, di proprietà esclusiva del conducente durante i primi 28 giorni, al fine di consentirne la verifica da parte degli organi di controllo stradali.
Durante questi primi 28 giorni l’azienda può chiedere all’auitsta di prendere visione dei propri dischi e l’autista ha l’obbligo di esibirli.
L’azienda può anche farsene copia.

Trascorsi i 28 giorni (quindi dal ventinovesimo giorno) i dischi diventano di proprietà dell’azienda e l’autista ha l’obbligo di consegnarli in originale.
L’azienda deve conservarli per un anno ed esibirli a richiesta degli organi di controllo
Durante l’anno di conservazione a carico dell’azienda, l’autista può richiedere copia dei dischi e l’azienda è obbligata a produrla e consegnarla all’autista che ne ha fatto richiesta.

_________________________________________________________________

DEDUZIONI  E  DETRAZIONI

 

 

__________________________________________________________________

DICHIARAZIONE    INTENTO

__________________________________________________

DICHIARAZIONE  REDDITI

previdenza Complementare
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DISTACCO DEL PERSONALE

— fuori dal campo Iva» e quindi non rilevante ai fini di questa stessa imposta.  (Fuori Campo IVA ai sensi art. 8 comma 35 legge 67/1988)

— nel caso in cui il compenso pattuito sia inferiore o superiore al mero riaddebito dei costi del personale distaccato (o prestato),

si configura una prestazione di servizi che, in quanto tale, deve essere assoggettata ad Iva.

________________________________________________________________

DIVIDENDI

 

 

__________________________________________________________________

EDILIZIA

 

 

 

 

IMPOSTA DI REGISTRO TRASFERIMENTO IMMOBILI

 

 

CESSIONE FABBRICATI – IVA – IMPOSTA REGISTRO

 

 

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ENASARCO  –  AGENTE

 

Immagine in linea 1

 

 

contributo previdenziale

 

 

periodo contributivo scadenza
1° trimestre 20 Maggio
2° trimestre 20 Agosto
3° trimestre 20 Novembre
4° trimestre 20 Febbraio dell’anno successivo

 

 

Contributo minimo annuo (minimale)

Il contributo minimo annuo viene rivalutato periodicamente tenendo conto dell’indice generale ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (FOI).

minimali plurimandatari monomandatari
Dal 01/01/2013 412,00 € 824,00 €

 

 

La vigente aliquota contributiva è pari al 13,75% delle provvigioni (6,875% a carico della mandante e 6,875% a carico dell’agente).

 

agente SRL contributo assistenziale (dal 2013) 2,80% (2,40Mandante + 0,40 Agente)

 

 

 

Contributo massimo annuo (massimale)

I massimali provvigionali annui, su cui calcolare il contributo, sono stabiliti come segue:

massimali plurimandatari monomandatari
A decorrere dal 01/01/2015 25.000,00 € 37.500,00 €
A decorrere dal 01/01/2014 23.000,00 € 35.000,00 €
A decorrere dal 01/01/2013 22.000,00 € 32.500,00 €

 

 

 

 

FIRR 2012, dovuti entro il 31 Marzo 2013

Le aliquote FIRR sono attualmente stabilite nelle seguenti misure:

monomandatari plurimandatari
4% sulle provvigioni 
fino a 12.400,00 €/anno
4% sulle provvigioni 
fino a 6.200,00 €/anno
2% sulla quota delle provvigioni 
tra 12.400,01 e 18.600,00 €/anno
2% sulla quota delle provvigioni
tra 6.200,01 e 9.300,00 €/anno
1% sulla quota delle provvigioni
oltre 18.600,01 €/anno
1% sulla quota delle provvigioni 
oltre 9.300,01 €/anno

 

Provvigioni: deducibili dal preponente nel periodo d’imposta di esecuzione del contratto

E’ quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la recente sentenza del 15 ottobre 2013,  n. 23321, che consolida l’orientamento già formulato per la specifica tematica (ex multis sentenza n. 9539/2011).

Per i Supremi giudici, che hanno consolidato il precedente orientamento, per determinare il momento (rectiusl’esercizio) in cui le provvigioni rilevano fiscalmente, ai fini della deducibilità del relativo onere, occorre inogni caso avere riguardo all’art. 109, comma 2, del T.U.I.R., con la conseguenza che esse sono deducibilinell’esercizio corrispondente al momento in cui il contratto promosso dall’agente è stato eseguito o avrebbe dovuto essere eseguito.

In pratica, in estrema sintesi, all’atto:

–          della consegna o spedizione dei beni mobili;

–          della stipula dell’atto per i beni immobili.

Esempio n. 1

 

La provvigione è esigibile nel medesimo esercizio di rilevazione dei ricavi conseguiti dalla ditta mandante

– Stipula del contratto di vendita fra ditta mandante (tramite il proprio agente) e cliente, in data 31.10.11.- Provvigione calcolata in € 1.000,00, che matura all’atto del pagamento del cliente (termine finale).- Fatturazione e consegna della merce al cliente avvenute in data 25.11.2011.- Pagamento della merce fissato ed avvenuto in data 15.12.2011. Al 31.12. 2011 il costo è certo e determinabile per cui la ditta mandante rileva in contabilità il ricavo conse-guito per la consegna della merce ed il costo per provvigioni passive ad essa correlato (B7 Costi per servizi).

 

Esempio n. 2 La provvigione è esigibile

nell’esercizio successivo alla rilevazione dei ricavi conse-guiti dalla ditta mandante

– Stipula del contratto di fornitura fra ditta mandante (tramite il proprio agente) e cliente, in data 31.10.11

Provvigione calcolata in € 1.000,00, che matura all’atto del pagamento del cliente (termine finale).- Fatturazione e consegna della merce al cliente avvenute in data 15.12.2011.- Pagamento della merce fissato ed avvenuto i data 15.04.2012. Al 31.12.2011 il diritto alla provvigione è già certo anche se ancora non esigibile da parte dell’agente. La ditta mandante, in conformità al criterio di correlazione, imputa a conto economico la spesa per provvigioni (fatture da ricevere), calcolata in € 1.000,00, contrapponendola ai ricavi conseguiti sulle vendite realizzate e l’agente imputerà il ricavo per competenza nel 2011 come fattura da emettere.

 

Esempio n. 3 La provvigione è esigibile nell’esercizio anteriore a quello di conseguimento dei ricavidella ditta mandante

– Stipula del contratto di fornitura fra ditta mandante (tramite il proprio agente) e cliente, in data 15.12.11.- Provvigione calcolata in € 1.000,00, che matura all’atto del pagamento del cliente (termine finale).- Fatturazione e consegna della merce al cliente avvenute in data 15.01.2012.- Pagamento della merce fissato anticipatamente ed avvenuto in data 15.12.2011.In conformità al principio di correlazione, (secondo il quale i costi devono seguire i ricavi), le provvigioni, de-vono essere poste a carico dell’esercizio nel quale la vendita ha generato proventi tassabili, ovveronell’esercizio 2011.

momento impositivo

 

 commissioni incassate al pagamento delle cambiali

 

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Equitalia

La Legge di Stabilità 2013 (L. 228/2012) ha previsto una innovativa forma di “sospensione legale” della riscossione, a seguito di una dichiarazione, presentata dal contribuente all’Agente della Riscossione, attestante uno dei seguenti eventi:

  • prescrizione o decadenza del credito, antecedente alla formazione del ruolo;
  • provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;
  • sospensione amministrativa o giudiziale;
  • sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emessa in un giudizio al quale l’Agente della riscossione non ha preso parte;
  • pagamento effettuato prima della formazione del ruolo;
  • qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito.

Il modello di dichiarazione è disponibile presso gli Sportelli di Riscossione Sicilia S.p.A. e cliccando sul seguente link: sospensione legale della riscossione.
L’Agente della Riscossione si farà carico di inoltrare la documentazione all’Ente creditore al quale spetta la competenza esclusiva di verificare la regolarità della documentazione fornita dal contribuente e comunicare l’esito, positivo o negativo, delle verifiche sia al cittadino contribuente che all’Agente della Riscossione, al quale dovrà anche essere inviato l’eventuale provvedimento di sospensione/sgravio/annullamento del debito. In caso di documentazione inidonea, l’Ente informerà l’Agente della Riscossione per la ripresa dell’attività di riscossione.
Se dopo 220 gg. dalla presentazione della dichiarazione l’Ente creditore omette di inviare le comunicazioni sopra descritte, le somme contestate sono annullate di diritto.
Nel caso in cui il contribuente produca falsa documentazione, ferma restando la responsabilità penale, si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’ammontare delle somme dovute, con un importo minimo di 258 euro (art. 1, comma 541, Legge n. 228/2012).

 

L’AFFIDAMENTO IN CARICO A EQUITALIA

Si è detto che l’Agenzia delle Entrate deve attendere 30 giorni dal termine ultimo di pagamento per l’affidamento delle somme a Equitalia per la riscossione.

Di conseguenza, il periodo di tempo complessivo che decorre tra la notifica dell’accertamento esecutivo al contribuente e l’affidamento delle somme a Equitalia per la riscossione è pari a:

  • 90 giorni (60 + 30) se il termine di pagamento è quello ordinario di 60 giorni;

A partire dalla data di affidamento in carico a Equitalia, l’esecuzione forzata è comunque sospesa ex legeper un ulteriore periodo di 180 giorni, ai sensi dell’art. 29, comma 1, lettera b), del D.L. n. 78/2010.

Di conseguenza, nonostante l’avviso di accertamento divenga titolo esecutivo nel termine fisso di 60 giornidalla notifica, il periodo di tempo che decorre tra la notifica dell’avviso di accertamento esecutivo e l’inizio dell’esecuzione forzata è il seguente:

  • 270 giorni (90 + 180), di norma;

 

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Esportazione a privato extraUe: trattamento Iva
Nel caso di cessione all’esportazione a privato extraUE con trasporto a cura del cedente italiano indicazione in fattura Non imponibile ex art. 8, c. 1, lett. a) – 21 – 23, D.P.R. n. 633/1972;
Nel caso di cessione all’esportazione a privato extraUE con trasporto a cura dell’acquirente, nel caso di Beni destinati all’esportazione entro 90 giorni: indicazione in fattura Non imponibile ex Art. 8, c. 1, lett. b) – 21 – 23, D.P.R. n. 633/1972
Nel caso di cessione all’esportazione a privato extraUE con trasporto a cura dell’acquirente, nel caso di Beni di valore superiore a euro 154,94 (importo comprensivo di IVA) da trasportarsi nei bagagli personali fuori della UE entro il terzo mese successivo a quello dell’operazione: indicazione in Estremi del passaporto o documento equipollente. Non imponibile ex art. 38-quater. La fattura deve essere restituita al cedente entro il 4° mese successivo vistato dalla dogana di uscita dalla UE.

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FALLIMENTO

 

 

 

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FATTURA elettronica

 

 Una fattura in formato PDF, priva di firma digitale e data certa, inviata per posta elettronica al proprio cliente NON E’ di per sé FATTURA ELETTRONICA. Elettronico, in questo caso, è solo il canale di invio. La dicitura che dovrà accompagnare il file trasmesso può essere del seguente tenore:

GENTILE CLIENTE

Le ricordiamo che per la conservazione di questo documento è necessario stamparne una copia cartacea.

Il  presente  invio  non  costituisce infatti  trasmissione  di  fattura elettronica ai sensi del DLGS.52/04 e DM.23/01/2004; pertanto Le ricordiamo che la fattura dovrà essere stampata e conservata in conformità a quanto previsto dal DPR 633/72 e succ. modifiche così come chiarito anche dalla Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 202 del 04/12/2001.

 

I SUOI DATI PERSONALI

Utilizziamo, anche tramite collaboratori esterni, i dati che Vi riguardano esclusivamente per nostre finalità amministrative e contabili, anche quando li comunichiamo a terzi. Informazioni dettagliate, anche in ordine al Vostro diritto di accesso e agli altri Vostri diritti, sono riportate sul nostro sito internet all’indirizzo: www.____________.__

 FATTURA imposta bollo

Ambito IVA

 

Operazioni

 

Fattispecie

 

Rif. D.P.R.

633/1972

 

Importi

 

 

 

 

 

Oltre € 77,47

 

Fino a € 77,47

 

Operazioni

nel campo

IVA

Imponibili

Comprese

operazioni

nel regime

dei beni

usati

Aliquota zero

Reverse charge

Art. 74, cc. 7/8

(rottami, tel., Pc)

Non soggette

ad imposta

di bollo1

Non soggette

a imposta

di bollo

Art. 17, c. 6

(edilizia)

Qualsiasi aliquota

(non zero)

—-

Non soggette

a imposta di bollo

IVA assolta all’origine

Art. 74, c. 1

Non soggette a

imposta di bollo

Esenti

Operazioni esenti

Art. 10

Imposta di bollo

€ 2,00

Non

Imponibili

Esportazioni2

Artt. 8a e 8b

Non soggette a

imposta di bollo

Cessioni

intracomunitarie

Art. 66, c. 5

D.L. 331/19933

Servizi internazionali

Art. 9

Non soggette a

imposta di bollo4

Esportatori abituali

Art. 8c

Imposta di bollo

€ 2,007

Operazioni assimilate

esportazioni

Art. 8-bis

Imposta di bollo

€ 2,005

Escluse

Operazioni escluse

Art. 15

Imposta di bollo

€ 2,00

(salvo eccezioni)

Operazioni

fuori

campo IVA

—-

Operazioni fuori

campo

Artt. 2, 3, 4,

5, 7-bis e

7-septies

—-

Contribuenti

minimi

Art. 100,

L. 244/20076

e D.L. 98/2011

Note

1.  Le fatture emesse in applicazione del reverse charge sono esenti dall’imposta di bollo, poiché riferite a operazioni soggette ad IVA.

2.  In fattura deve essere chiaramente indicato che si tratta di merci destinate all’esportazione.

3.  Sulla fattura deve essere indicato che si tratta, ad esempio, di cessione non imponibile ai sensi dell’art. 41 D.L. 331/1993.

4.  Le fatture emesse in relazione ai servizi internazionali, di cui all’art. 9, c. 1 D.P.R. 633/1972, godono dell’esenzione in modo assoluto dall’imposta di bollo, in forza dell’art. 15 della tabella allegata al D.P.R. 642/1972, purché tali servizi internazionali siano diretti esclusivamente al fine di realizzare l’esportazione di merci con esclusione, quindi, dei servizi relativi a beni in transito doganale, ai trasporti di persone, ecc.

5.  La non imponibilità IVA riconosciuta dall’art. 8-bis, a favore delle cessioni di navi e aeromobili effettuate nello Stato, ha carattere autonomo e non può ritenersi una disposizione di carattere generale; pertanto, le fatture relative a queste fattispecie devono essere assoggettate alla normale imposta di bollo, fatta eccezione per le fatture emesse nei confronti degli armatori per l’imbarco sulle loro navi di provviste e dotazioni di bordo, in quanto atti inerenti ad operazioni tendenti alla realizzazione dell’esportazione di merci.

6.  Le fatture emesse dai contribuenti minimi devono essere assoggettate all’imposta di bollo, poichè documentano operazioni per le quali non è esercitabile il diritto di rivalsa. Sono invece esenti le fatture riguardanti gli acquisti intracomunitari e le operazioni per le quali il contribuente minimo assume la veste di debitore di imposta (esempio: acquisti soggetti al reverse charge).

7.  Sono esenti le fatture per cessioni di beni (mai le prestazioni di servizio) certamente destinati a successiva esportazione a cura dell’acquirente, previa espressa menzione in fattura. In assenza di certezza di tale condizione, si applica il bollo.

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FATTURA dal 2013

 

Elementi obbligatori della fattura ordinaria

 (art. 21 c. 2, 3, 6 DPR 633/72) 

Nella Tabella seguente sono elencati gli elementi comuni che devono essere contenuti nella fattura ordinaria. Nella Tabella successiva sono indicati i contenuti richiesti in alcune ipotesi particolari, ma pur sempre frequenti nella pratica commerciale.

Fattura ordinaria

Elementi

Caratteristiche e particolarità

1) Data di emissione e numeroprogressivo che la identifichi in modo univoco La numerazione può essere progressiva per anno solare (es.: n. 1, n. 2 oppure n. 1/2015, n. 2/2015, oppure n. 2015/1 ecc.), oppure può essere continua a tempo indefinito (dal numero 1, prosegue ininterrottamente per tutti gli anni solari di attività del contribuente, fino alla cessazione) (Ris. AE 10 gennaio 2013 n. 1/E).
Sono ammesse più serie di numerazione in considerazione delle esigenze delle imprese (es. differenti centri di fatturazione, diversi prodotti fabbricati, prodotti destinati al mercato italiano o estero, diverse sedi, ecc.) e nel rispetto di determinate condizioni in merito agli obblighi di registrazione (v. n. 41060).
2) Dati identificativi dei soggetti fra cui è effettuata l’operazione a) se si tratta di impresesocietà (1) o enti: ditta, denominazione o ragione sociale;
b) se si tratta di persone fisiche: nome e cognome.
In ambedue i casi, inoltre, bisogna indicare la residenza o il domicilio dei soggetti stessi (ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti). Agli effetti del principio di territorialità dell’IVA, per i soggetti diversi dalle persone fisiche si considera domicilio il luogo in cui si trova la sede legale e residenza quello in cui si trova la sede effettiva (art. 7 c. 3 DPR 633/72).
3) Numero di partita IVA del cedente/prestatore e dell’acquirente In caso di acquirente soggetto passivo stabilito in un altro Stato UE va indicato il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato di stabilimento.
Se l’acquirente residente o domiciliato in Italia non agisce nell’esercizio d’impresa, arte o professione, va indicato il codice fiscale (es.: professionista che acquista mobili per la casa indica il codice fiscale; se li acquista per l’ufficio indica il numero di partita IVA). In caso di acquisto per usi promiscui (commerciali e privati) si deve necessariamente indicare la partita IVA (Circ. AE 3 maggio 2013 n. 12/E).
Per i soggetti acquirenti residenti in Italia o in Stati UE, tali indicazioni, possono anche consentire l’omissione dei dati identificativi di cui al punto 2 precedente.
4) Natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione(2) È possibile indicare la natura e la qualità della merce in codice purché sulla fattura venga riportata la legenda dei codici merceologici utilizzati (Ris. Min. 10 maggio 1975 n. 504522).
5) Base imponibile (2) Prezzo, spese accessorie, valore normale dei beni ceduti gratuitamente, sconti, maggiorazioni, ecc. Nelle fatture in lingua straniera gli importi in valuta estera vanno espressi in euro (con arrotondamento al centesimo, come indicato di seguito).
6) Aliquota e ammontare dell’imposta (2) Gli importi vanno arrotondati al centesimo di euro per eccesso, se la frazione non è inferiore a 0,005 euro e, per difetto, se la frazione è inferiore a tale ammontare (es. 10,255 = 10,26 mentre euro 10,254 = 10,25 euro). I decimali vanno indicati anche quando sono pari a zero.
Per le fatture in valuta estera, anche l’IVA va indicata in euro.
Non è richiesta l’indicazione del totale complessivo della fattura; è tuttavia evidente l’opportunità e la necessità della sua indicazione sul documento a fini civilistici e contabili. In tal caso, tuttavia, è necessario evidenziare sulla fattura anche tutti gli eventuali altri addebiti che hanno concorso a formare il totale del documento pur rimanendo esclusi dalla disciplina IVA (es.: interessi di mora, rimborsi di anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte, ecc., i cui importi sono esclusi dalla base imponibile, v. n. 34750 e s.).
(1) Per le società soggette all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese occorre altresì indicare (art. 2250 c.c.):
– Ufficio del registro delle imprese presso il quale è registrata la società;
– numero di iscrizione al registro;
– capitale sociale (nella misura effettivamente versata e quale risulta dall’ultimo bilancio) per le sole società di capitali;
– indicazione della eventuale presenza di un unico socio, per le società a responsabilità limitata e per le società per azioni;
– indicazione della eventuale situazione dello stato di liquidazione della società.
(2) Se l’operazione o le operazioni cui si riferisce la fattura comprendono beni o servizi soggetti all’imposta con aliquote diverse, gli elementi indicati devono essere indicati distintamente secondo l’aliquota applicabile.
 

 

Obblighi IVA

  • Per prestazioni ricevute da operatori fuori dai confini nazionali, il committente italianopassivo IVA è debitore d’imposta: se l’operazione è europea l’IVA si paga con inversione contabile, se è extra-europea, è necessaria l’autofattura;
  • per prestazioni effettuata nei confronti di un committente estero, ricorre l’obbligo di fattura con l’indicazione “inversione contabile” se il committente è europeo, “operazione non soggetta” se extra-UE.


fattura ue – extra

La fattura super differita è prevista nel caso di operazioni triangolari di beni “interne”, ovvero il classico caso di invio dei beni ad un soggetto terzo a cura o a nome del primo cedente per conto del proprio cessionario; in questo caso il promotore della triangolazione può emettere la fattura super differita a favore del proprio cliente entro la fine del mese successivo a quello di consegna o spedizione dei beni.

Ricapitolando le differenze tra le due tipologie di fattura sono:

  •  Fattura differita
    Deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione.
  •  Fattura super differita
    Il promotore della triangolazione “interna” può emettere la fattura al proprio cliente entro la fine del mese successivo a quello della consegna/spedizione.

 

Assoggettabilità delle somme riscosse o pagate a titolo di risarcimento danni

Data pubblicazione : 21/04/2000

Si precisa quanto segue:
Con riferimento al quesito relativo all’assoggettabilità Iva delle somme riscosse o pagate a titolo di risarcimento danni si precisa quanto segue.

L’art. 2, comma 3, lett. a) del D.P.R. 633/1972 stabilisce che non sono considerate cessioni di beni le cessioni che hanno per oggetto denaro o crediti in denaro. Di conseguenza, le stesse sono considerate semplice movimento di capitali. Per essere escluso dall’Iva, il denaro deve avere corso legale e la sua cessione deve essere a titolo di liberalità o risarcimento danni. La cessione di denaro, invece, se effettuata sotto forma di integrazione di prezzo o finalizzata a cessione di beni o a prestazioni di servizi è soggetta ad Iva (ex art. 13, co, 1).

Lo stesso Ministero delle Finanze con la Risoluzione n.361014 del 22.12.1976 ha precisato che le somme che vengono corrisposte a titolo di risarcimento del danno sono escluse dalla normativa Iva per carenza del presupposto oggettivo, in quanto non si tratta di pagamenti effettuati a fronte di specifiche cessioni di beni o di prestazioni di servizi

 

 Regola generale Le prestazioni di servizi, salvo le eccezioni sotto riportate, si considerano generalmente effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo (art. 6 c. 3 DPR 633/72). È pertanto irrilevante sia la data di conclusione del contratto sia, per le prestazioni fra soggetti residenti in Italia, la data di ultimazione della prestazione.
È stata posta, dunque, una presunzione assoluta di corrispondenza tra la data di percezione del corrispettivo e la data di esecuzione della prestazione cui il corrispettivo stesso si riferisce. Tale presunzione, da cui generalmente non è possibile prescindere, è prevista per agevolare l’individuazione del presupposto d’imposta, consentendo all’amministrazione di non verificare caso per caso la sussistenza dello stesso. Non rileva, dunque, accertare la data nella quale una determinata prestazione sia stata eseguita dal contribuente, bensì solo quella del pagamento del relativo corrispettivo (Cass. 26 ottobre 1995 n. 11150).

Nel caso di contratti di abbonamento vertenti su servizi di consulenza, con pagamento del corrispettivo in misura forfetaria (v. n. 2190), l’operazione si considera effettuata  alla scadenza del periodo per cui il pagamento è stato concordato, senza che rilevi se e con quale frequenza il committente ha effettivamente usufruito dei servizi del prestatore (C. Giust. UE 3 settembre 2015 C-463/14).
 Eccezioni Vi sono tuttavia alcune eccezioni che derogano tale regola e che riguardano l’appalto e l’autoconsumo di servizi.

Prestazione Momento impositivo
appalto La società appaltatrice deve emettere fattura al momento della verifica del lavoro appaltato, in quanto si applica il principio secondo cui rileva l’intervenuta accettazione da parte del committente (a seguito della positiva esecuzione del collaudo o per espressione di una volontà incompatibile con la mancata accettazione) (Cass. 17 dicembre 2010 n. 25602).
Se prima della ultimazione, sono stati pagati dei corrispettivi in base a stati di avanzamento di lavori (SAL), tale pagamento determina l’effettuazione dell’operazione, limitatamente all’importo corrisposto (Circ. AE 21 maggio 2013 n. 16/E) (2)
autoconsumo di servizi da parte di imprenditori (v. n. 3220) Al momento in cui sono rese (cioè ultimate) ovvero, se di carattere periodico o continuativo, nel mese successivo a quello in cui sono rese.
(1) In aggiunta a quella di carattere generale relativa all’ipotesi di fatturazione anticipata (della quale si è già accennato).
Se il corrispettivo non è determinabile alla data di effettuazione dell’operazione perché ancorato ad elementi di fatto non ancora realizzati, l’ultimazione della prestazione o la maturazione del corrispettivo è individuata nel momento in cui saranno noti i predetti elementi, purché i particolari criteri di individuazione del momento di ultimazione della prestazione o di maturazione del corrispettivo siano preventivamente stabiliti nel contratto (Circ. AE 21 maggio 2013 n. 16/E).
(2) Se la società committente trattiene dall’importo lordo del SAL una ritenuta a garanzia, per tutelarsi in caso di non corretta esecuzione del contratto, essa andrà fatturata solo al momento del suo successivo svincolo e pagamento, cioè a seguito dell’esito positivo del collaudo (Cass. 5 ottobre 2012 n. 16977). In caso di irregolarità nell’esecuzione del contratto, l’importo trattenuto dal committente va comunque fatturato dal prestatore, in quanto rappresenta parte del corrispettivo che però non viene riscosso, in quanto trattenuto a titolo di penalità, somma esclusa dalla base imponibilie per il committente (v. n. 7580).
 Costituiscono prestazioni di servizi in senso stretto quelle effettuate sulla base dei seguenti contratti disciplinati dal Codice Civile: di opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e le prestazioni derivanti in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere, quale ne sia la fonte (contratto, atto amministrativo, atto giurisdizionale, ecc.). Pertanto, nel concetto di prestazione di servizi rientra tutto ciò che non è cessione di beni, anche se effettuata in dipendenza di contratti non espressamente disciplinati dal Codice Civile (Risoluzione Ministeriale 24 febbraio 1982, n.332663).

 

 

 

 

ELEMENTI OBBLIGATORI della FATTURA

 

Elementi obbligatori Elementi di novità
Numero progressivo che identifichi la fattura in modo univoco La numerazione progressiva (sequenziale, secondo la locuzione del Legislatore comunitario) non deve essere più collegata con l’anno solare. È importante, però, che tale numerazione sia in grado di far identificare in modo univoco la fattura (*)
Dati identificativi del cessionario/committente o del suo rappresentante fiscale (ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio), ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti, numero di partita Iva e, in caso di soggetto passivo stabilito in altro Stato Ue, numero di identificazione Iva attribuito dallo Stato membro di stabilimento.
Infine viene prevista l’indicazione del codice fiscale in caso di cliente residente o domiciliato in Italia privato consumatore
Viene richiesta, tra i dati del cliente, anche l’indicazione in via obbligatoria del numero di partita Iva del cessionario o committente, o, comunque, del numero identificativo Iva dei soggetti stabiliti in altri Stati membri; nonché il codice fiscale se trattasi di soggetto – residente o domiciliato in Italia – che non agisce nell’esercizio di impresa, arte o professione
Natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione Forse per errore, nel riformulare il co. 4 dell’art. 21, D.P.R. 633/1972, che disciplina il termine di emissione delle fatture differite per le cessioni di beni, non richiama più l’obbligo di indicare in fattura il numero e la data dei documenti di trasporto
Aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile con arrotondamento al centesimo di euro Verosimilmente per dimenticanza, è scomparsa la disposizione che consentiva di esprimere gli importi in qualsiasi valuta (ad eccezione della sola imposta, che va espressa in euro). La possibilità resta comunque immutata, in quanto discende dall’art. 230, Direttiva 2006/112/Ce
(*) Questo punto merita un immediato chiarimento: è necessario sapere se colui che emette la fattura possa decidere se avere un’unica numerazione generale ovvero una numerazione specifica per anno solare. La lettera della norma (numerazione che identifichi la fattura in modo univoco) non consentirebbe che due fatture siano contrassegnate dal medesimo numero progressivo, anche se differenziate dalla data (perché di due anni solari diversi). In altre parole, è la numerazione stessa che deve identificare in maniera univoca la fattura, e non la differenziazione della data. Per ovviare a questa incertezza si potrebbe anteporre al numero sequenziale l’anno di riferimento. Così, la prima fattura emessa nel 2013 sarebbe contrassegnata dal numero 2013/1. Le «Note esplicative» della Commissione europea alla Direttiva precisano che «il numero sequenziale che identifichi la fattura in modo unico può essere basato su una o più serie di numeri, che possono includere anche caratteri alfanumerici».

OPERAZIONI SOGGETTE all’OBBLIGO di FATTURAZIONE

 

Operazione Fino al 31.12.2012 Dall’1.1.2013
Cessioni di beni e prestazioni di servizi (tutte le prestazioni, «generiche» e specifiche), diverse da quelle di cui all’art. 10, nn. da 1) a 4) e 9), D.P.R. 633/1972 [CFF 210] (operazioni creditizie, finanziarie e assicurative esenti) effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell’imposta in altro Stato Ue Il soggetto passivo era obbligato ad emettere fattura anche per le cessioni di beni in transito (in Italia e diretti verso Paesi terzi) o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale (depositi doganali, zone franche, luoghi franchi).
Quanto ai servizi, l’obbligo di fatturazione era circoscritto alle prestazioni di servizi generiche di cui all’art. 7-ter, D.P.R. 633/1972 [CFF 207b], rese a soggetti passivi stabiliti in altro Stato Ue
Restano invariati gli obblighi relativi alle cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale.
Per i servizi, invece, l’obbligo viene esteso a tutte le operazioni effettuate verso soggetti passivi che siano debitori dell’Iva nello Stato Ue nel quale l’operazione è territorialmente rilevante.
Sulla fattura occorre indicare l’annotazione «inversione contabile»
Cessioni di beni e prestazioni di servizi (tutte le prestazioni, «generiche» e specifiche) che si considerano effettuate fuori della Ue (in base alle disposizioni degli artt. da 7-bis a 7-quinquies, D.P.R. 633/1972 [CFF 207a – 207d]) Non vi era obbligo di fatturazione Dovranno essere fatturate indipendentemente dallo status del destinatario (soggetto passivo o privato).
Sulla fattura occorre indicare l’annotazione «operazione non soggetta»

 

INVERSIONE CONTABILE per le OPERAZIONI B2B POSTE in ESSERE in ITALIA da SOGGETTI ESTERI

 

Operazione Operatore estero che pone in essere l’operazione territorialmente rilevante in Italia Modalità di assolvimento degli obblighi di inversione contabile
Fino al 31.12.2012 Dall’1.1.2013
Servizi generici (art. 7-ter, D.P.R. 633/1972) Ue Integrazione della fattura del soggetto Ue Integrazione della fattura del soggetto Ue
Extra-Ue Emissione dell’autofattura Emissione dell’autofattura
Servizi diversi da quelli generici (artt. 7-quater e 7-quinquies, D.P.R. 633/1972) Ue Emissione dell’autofattura Integrazione della fattura del soggetto Ue
Extra-Ue Emissione dell’autofattura Emissione dell’autofattura
Cessione di beni (art. 7-bis, D.P.R. 633/1972) Ue Emissione dell’autofattura Integrazione della fattura del soggetto Ue
Extra-Ue Emissione dell’autofattura Emissione dell’autofattura

INDICAZIONE delle OPERAZIONI NON SOGGETTE ad IVA

 

Tipologia di operazione Indicazione da porre in fattura
Operazione imponibile Aliquota ed imposta, arrotondata al centesimo di euro
Operazione non imponibile ai sensi degli artt. 8, 8-bis, 9 e 38-quater, D.P.R. 633/1972 [CFF 208, 208a, 209 e 238] Operazione non imponibile
Cessione intracomunitaria di beni ex art. 41, D.L. 30.8.1993, n. 331, conv. con modif. dalla L. 29.10.1993, n. 427 [CFF 1262] Operazione non imponibile (*)
Operazione esente ai sensi dell’art. 10, D.P.R. 633/1972 ad eccezione di quella di cui al n. 6) Operazione esente
Cessione di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, non soggetta ad Iva ai sensi dell’art. 7-bis, co. 1, D.P.R. 633/1972 Operazione non soggetta
Cessione di beni e prestazione di servizi, diverse da quelle di cui all’art. 10, co. 1, nn. da 1) a 4), D.P.R. 633/1972, territorialmente non rilevanti, effettuate nei confronti di soggettipassivi debitori dell’imposta in altro Stato Ue Inversione contabile
Cessione di beni e prestazione di servizi, territorialmente non rilevanti, effettuate nei confronti di soggetti stabiliti fuori dalla Ue Operazione non soggetta
Cessione di beni usati rientranti nel regime del margine di cui al D.L. 23.2.1995, n. 41, conv. con modif. dalla L. 22.3.1995, n. 85 Regime del margine – Beni usati
Cessione di oggetti d’arte rientranti nel regimedel margine di cui al D.L. 41/1995 Regime del margine – Oggetti d’arte
Cessione di oggetti d’antiquariato o da collezione rientranti nel regime del margine di cui al D.L. 41/1995 Regime del margine – Oggetti d’antiquariato o da collezione
Operazioni effettuate dalle agenzie di viaggio e turismo soggette allo speciale regime del margine di cui all’art. 74-ter, D.P.R. 633/1972 [CFF 274b] Regime del margine – Agenzie di viaggio
Fatture emesse dal cessionario o dal committente in virtù di un obbligo proprio (art. 21, co. 6-ter, D.P.R. 633/1972 [CFF 221]) Autofatturazione
Operazioni soggette al regime del reverse chargeinterno ai sensi dell’art. 17, co. 5 e 6, D.P.R. 633/1972 [CFF 217] Inversione contabile
Cessione di rottami, cascami e avanzi di metalliferrosi e materiali di scarto in genere ai sensi dell’art. 74, co. 7 e 8, D.P.R. 633/1972 [CFF 274] Inversione contabile
(*) L’indicazione non è contenuta nell’art. 21 in commento, bensì nell’art. 46, co. 2, D.L. 331/1993.

 

 

La finitura «cambia» le cessioni Ue
L’operazione è interna se il bene viene lavorato e venduto nello stesso Paese del cliente
Sono da qualificare come cessioni interne a un Paese Ue (e non come cessioni intracomunitarie), le vendite di beni ceduti in un altro Stato membro dopo essere stati sottoposti a lavorazione, con successiva consegna al cliente finale comunitario stabilito nello stesso Paese in cui è avvenuta la lavorazione. Il principio, espresso dalla Corte di giustizia europea nella sentenza del 2 ottobre 2014 (causa C-446/13) e già desumibile dalla corretta lettura delle norme comunitarie, rileva per molte imprese nazionali .
La lavorazione all’estero
Il caso riguarda i soggetti che, prima di consegnare i beni al cliente comunitario (francese, per esempio), fanno eseguire – per conto proprio e a proprie spese – determinate lavorazioni da parte di un terzista nello stesso Stato del cliente (Francia, appunto). Non è raro che il venditore consideri queste operazioni come cessioni intracomunitarie dall’Italia, fatturandole (erroneamente) in regime di non imponibilità (articolo 41, Dl 331/93).
Tuttavia, come rilevano i giudici europei, un’operazione di questo tipo dovrebbe considerarsi avvenuta nell’altro Stato, cioè nel luogo in cui si trovano i beni nel momento iniziale della spedizione/trasporto a destinazione dell’acquirente (articolo 32, paragrafo 1, direttiva 2006/112). Ciò che conta, infatti, è l’oggetto della fornitura. Se i beni ceduti sono «finiti», e sono proprio quelli che il cedente si è impegnato a vendere al cliente comunitario che si è impegnato ad acquistarli, allora si trovano nel Paese dell’acquirente già «al momento iniziale della spedizione o del trasporto», perché è qui che diventano beni finiti, dopo la lavorazione del terzista. Ecco perché la vendita non viene considerata una cessione intracomunitaria ma una vendita interna, in quanto compiuta nello Stato membro in cui è stabilito l’acquirente, essendo di fatto l’operazione “spezzata” in due: prima, vi è la spedizione dei beni nell’altro Stato Ue a scopo di lavorazione; solo dopo, eseguita la prestazione, si realizza la vendita del bene finito.
Del resto, anche in base alla nozione comunitaria di cessione, «il potere di disporre di un bene materiale come proprietario» (artivolo 14, direttiva 2006/112) non viene trasferito all’atto della spedizione dei beni nell’altro Stato membro a fini di lavorazione, considerato che il cessionario non è (ancora) interessato a tali beni. Egli vuole disporre di quelli finiti, che risulteranno alla fine della prestazione del terzista.
Le ricadute operative
Occorre impostare correttamente l’operazione fin dalla fase di invio dei beni nell’altro Paese comunitario. Poiché i beni non rientreranno in Italia (essendo già destinati alla successiva consegna al cliente cui sono stati venduti), il fornitore dovrebbe considerarli come “trasferiti” a se stesso nello Stato della lavorazione. In questi casi, il venditore dovrebbe assumere una posizione Iva (rappresentante fiscale/identificazione diretta), per regolarizzare in questo Stato l’acquisto intracomunitario assimilato dall’Italia, così come previsto dall’articolo 17, paragrafo 2, lettera f) della direttiva 2006/112 e poi confermato dalla giustizia europea (cause C-606/12 e C-607/12).
Quanto alla successiva vendita interna dei beni all’acquirente, il fornitore è tenuto a verificare quali siano le regole vigenti nell’altro Stato membro. In particolare, dovrà accertarsi se sia applicabile o meno il reverse charge:
in caso affermativo, dovrebbe emettere fattura senza applicare l’imposta, riportando sul documento l’annotazione “inversione contabile” (articolo 21, comma 6 bis, lettera a), Dpr 633/72), trattandosi di operazione extraterritoriale dal punto di vista nazionale. In questo modo, sarà il cessionario a integrare la fattura ricevuta, applicando l’Iva locale per l’operazione rilevante nel proprio Stato;
se il reverse charge non è applicabile, dovrebbe essere emessa fattura applicando l’Iva di questo Stato attraverso la posizione aperta nell’altro Paese.

FATTURA OMAGGIO BENI PROPRIA ATTIVITA’

 

 

 

 

 

 

La circolare n. 18/E 2014 dell’Agenzia delle Entrate fornisce ulteriori chiarimenti in tema di fatturazione, focalizzando l’attenzione sull’emissione della fattura differita anche per le prestazioni di servizi.

L’articolo 1 della Legge 228/2012(Legge di stabilità 2013) ha ridefinito la disciplina in materia difatturazione, contenuta nell’articolo 21 del DPR 633/72. L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 18/E 2014 è intervenuta con ulteriori precisazioni a corredo in tema difatturazione differita.

La fatturazione differita
L’articolo 21 comma 4 del DPR 633/72 disciplina i termini e le modalità di emissione della fattura. La regola generale in tema di fatturazione stabilisce che la fattura deve essere emessa al momento dell’effettuazione dell’operazionedeterminata a norma dell’articolo 6, secondo il quale:

  • Per le prestazioni di servizi: al momento del pagamento del corrispettivo;
  • Per le cessioni di beni: al momento della consegna o della spedizione;
  • Per le cessioni di beni immobili: al momento della stipula. In ogni caso, se anteriormente al verificarsi degli eventi sopra indicati sia emessa fattura, o sia pagato in tutto o in parte il corrispettivo, l’operazione si considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato o pagato, alla data della fattura o a quella del pagamento.

Con le nuove disposizioni entrate in vigore nel 2014 sono state ampliate le possibilità in cui è possibile derogare a tale regola generale emettendo unafattura differita. In particolare si tratta dei seguenti casi:

  • Presenza del documento di trasporto: le cessioni di beni in cui la consegna o la spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali è svolta l’operazione, nonché per le prestazioni di servizi identificate da idonea documentazione, effettuate nello stesso mese verso un medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime;
  • Cessioni di beni effettuate dal cessionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente: la fattura viene emessa entro il mese successivo a quello di consegna o spedizione dei beni;
  • Prestazioni di servizi intracomunitari: le prestazioni di servizi rese a soggetti passivi stabiliti in altro Pese UE, non soggette ad IVA ai sensi dell’art. 7-ter DPR 633/72 per carenza del requisito territoriale, la fattura deve essere emessa entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione;
  • Prestazioni di servizi rese o ricevute da un soggetto passivo stabilito fuori dall’UE: la fattura è emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

La fattura differita per le prestazioni di servizi
La novità più importante in materia di fatturazione è sicuramente rappresentata dalla possibilità di emissione della fattura differita anche per le prestazioni di servizi.

Come riportato, l’art. 21 del DPR 633/72 prevede che, per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare, nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura recante il dettaglio delle operazioni ed emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Prima della modifica normativa, la possibilità di emissione della fattura differita era prevista soltanto nell’ipotesi di cessione di beni la cui consegna o spedizione risultasse da idoneo documento di trasporto. Adesso, rispetto alla disciplina previgente, la norma estende la possibilità di emissione della fattura differita, anche nel caso di prestazione di servizi purché la fattura emessa indichi in dettaglio le operazioni effettuate e le prestazioni di servizio siano individuabili attraverso idonea documentazione.

Proprio quest’ultimo profilo è stato trattato dalla circolare n.18/E 2014stabilendo che il contribuente, al fine di rendere individuabile la prestazione di servizio, può utilizzare la documentazione commerciale prodotta e conservata, peculiare del tipo di attività svolta, purché dalla stessa sia possibile individuare con certezza:

  • la prestazione eseguita;
  • la data di effettuazione;
  • le parti contraenti. La circolare, infine, per chiarire meglio esplica alcuni esempi di documenti utili per identificare gli aspetti chiave da riportare nella fattura come il documento attestante l’avvenuto incasso del corrispettivo, il contratto, la lettera di incarico o la relazione professionale.

FATTURA   BIGLIETTO  AEREO

fattura d’acquisto non ricevuta nonostante il pagamento sia stato eseguito
 
 
In più di una occasione, all’atto della registrazione in contabilità dei pagamenti dei fornitori si rileva che la fattura del fornitore non risulta pervenuta.
Tale evento è puntualmente disciplinato dalla normativa fiscale con responsabilità che coinvolgono anche coloro che hanno effettuato il pagamento della fornitura in mancanza di fattura. Si indica l’iter da seguire per non incorrere in sanzioni.
Fattura – obbligo di rilascio
In relazione ad ogni cessione di beni e/o prestazione di servizi, il fornitore è tenuto a emettere fattura, salvo le limitate esclusioni previste dalla normativa ai fini di semplificazione fiscale (es. soggetti agricoltori con volume d’affari non superiore a € 7.000,00). In linea generale, il documento deve essere emesso entro le ore 24,00  dello stesso giorno in cui l’operazione viene effettuata. Tuttavia, se l’acquisto del bene è documentato da documento di trasporto (DDT), la fattura può essere emessa dal fornitore entro il giorno 15 del mese successivo a quello di consegna o spedizione della merce, ma sempre con data non successiva all’ultimo giorno del mese di spedizione o consegna della merce.
Nell’ipotesi in cui il fornitore non dovesse far pervenire la fattura e questa sia stata già interamente pagata (IVA compresa), non resta che instaurare una causa civile nei confronti del fornitore allo scopo di farsi risarcire il danno procurato (cfr. la parte relativa al comportamento da tenere). Questo è un buon motivo per disporre in amministrazione che il pagamento delle fatture fornitori avvenga sempre previa ricezione della relativa fattura.
Ad ogni modo si suggerisce, già dopo pochi giorni di ritardo, di contattare il fornitore per le vie brevi e laddove quest’ultimo persistesse nel non inviarvi la fattura, di precostituirsi una prova certa documentale (email meglio se certificata, raccomandata, telegramma) che dimostri di aver sollecitato l’invio della fattura, poiché non si può escludere che la stessa vi sia stata inviata ma non recapitata per un disguido.
Fattura non pervenuta – il termine di quattro mesi
Se la fattura non è pervenuta nel termine di 4 mesi occorre adempiere autonomamente a tale incombenza, secondo quanto previsto  dall’art. 6, co. 8, D.Lgs. n. 471/1997: in sostanza occorre emettere autofattura. Il termine di quattro mesi decorre da:
•    cessioni di beni immobili – dal momento della stipulazione  dell’atto notarile di trasferimento;
•    cessione di beni mobili – dal momento della consegna o della spedizione del bene;
•    servizi: dal pagamento del corrispettivo.Ci sono alcune deroghe a tali regole generali:
•    cessione di beni in esecuzione di contratti di somministrazione – il momento impositivo coincide con il pagamento del corrispettivo;
•    cessione di beni in esecuzione di contratti estimatori (tipico nel settore dell’editoria) – il momento impositivo coincide con quello della rivendita a terzi, ovvero – per i beni non restituiti – con la scadenza del termine pattuito e, comunque, decorso un anno dalla consegna o spedizione;
•    per i servizi di carattere periodico o continuativo – il momento impositivo è il mese successivo a quello di esecuzione. Tuttavia, se anteriormente al momento impositivo determinato secondo le regole sopra elencate, viene emessa la fattura o viene pagato in tutto o in parte il corrispettivo, il momento di effettuazione, limitatamente all’importo fatturato o pagato, corrisponde con la data della fattura o con quella del pagamento.
Fattura non ricevuta – cosa fare
Ebbene, una volta individuato il momento impositivo dell’operazione, nei 30 giorni successivi allo scadere del quarto mese dalla data di effettuazione dell’operazione (in pratica entro 5 mesi da quest’ultima) occorre:
•    versare, tramite modello F24, l’imposta relativa alla fattura non ricevuta (codice tributo 9399), se trattasi di operazione imponibile;
•    emettere, in duplice esemplare, un’autofattura (con i dati del fornitori e i dati propri);
•    presentare al proprio Ufficio dell’agenzia delle Entrate l’autofattura di cui sopra congiuntamente all’attestazione dell’avvenuto pagamento dell’IVA. Va da sé che nel caso in cui le operazioni di acquisto siano non imponibili o esenti, l’autofattura dovrà comunque essere emessa, pur non essendo previsto, in questa ipotesi, ovviamente, alcun versamento d’imposta. Ad esempio:
•    merce pervenuta il 15 febbraio 2014;
•    termine di quattro mesi: 15 giugno 2014
•    entro il 14 luglio 2014 occorre versare l’IVA con Mod. F24, emettere l’autofattura e far pervenire il tutto all’ufficio territorialmente competente.
Talvolta l’Ufficio richiede che l’autofattura sia accompagnata da un’apposita lettera nella quale devono essere evidenziate le irregolarità commesse dal fornitore. Taluni uffici hanno predisposto apposita modulistica personalizzata.
Ad ogni modo, l’Ufficio vi restituirà una copia dell’autofattura con l’attestazione di pagamento, la quale potrà essere annotata sul registro degli acquisti consentendovi così di portare in detrazione la relativa imposta secondo le regole ordinarie.
È del tutto evidente che in questo caso voi avrete pagato due volte l’IVA:
•    la prima per aver pagato il fornitore (del quale avete atteso inutilmente la fattura);
•    la seconda per averla versata tramite l’autofattura con il citato Mod. F24.Voi non siete tenuti a informare il fornitore dell’attivazione della descritta procedura, né quest’ultimo ha titolo per ottenere una copia dell’autofattura da voi emessa. Come già detto potrete citare per danni il fornitore che vi ha costretto a pagare l’IVA due volte.
Tuttavia, non si ha la perdita del diritto alla detrazione dell’IVA laddove, successivamente, dovesse pervenire da parte del fornitore la fattura (Corte di Cassazione n. 11208 del 2007).  Si ricorda, al riguardo che il termine per l’esercizio del diritto a detrazione è quello del secondo anno successivo a quello in cui è nato il diritto alla detrazione.Esempio:
•    acquisto del 10/10/2014
•    data ultima per la registrazione della fattura e detrazione dell’IVA: 31/12/2016
Omessa regolarizzazione – la sanzione
Nell’ipotesi in cui non provvediate a completare l’iter sopra indicato nel termine dei 30 giorni successivi al trascorrere dei quattro mesi dalla data di effettuazione dell’operazione, siete suscettibili di sanzione pari al 100% dell’imposta, con un minimo di € 258,00 (è possibile, comunque, utilizzare l’istituto del ravvedimento operoso), fermo restando che non è previsto da parte dell’ufficio il recupero dell’imposta nei vostri confronti poiché l’imposta è dovuta solo dal cedente o commissionario (Circolare n. 23 del 25 gennaio 1999, punto 2.7).
Fatture non pervenute per acquisti UE
Mancata ricezione – nell’ipotesi di mancata ricezione – entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione – della fattura emessa da parte del fornitore UE, dovrete emettere un’autofattura (in unico esemplare), entro il giorno 15 del mese seguente (terzo mese successivo), ma con riferimento al mese precedente (ossia datata mese precedente), nella quale dovrà essere riportato anche il numero di identificazione attribuito agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto al fornitore dallo Stato membro di appartenenza (art. 46, co. 5 del D.L. 331/93, come sostituito a seguito delle previsioni di cui al co. 326 della L. 228/2012 e C.M. n. 12/2013).
L’esigibilità dell’imposta sorge, quindi, il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
Fattura parziale – la stessa norma della L. 228/2012 che ha fissato la disciplina in caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario, ha previsto che nell’ipotesi in cui sul documento del cedente/prestatore UE sia indicato un corrispettivo inferiore a quello reale, il soggetto nazionale dovrà emettere fattura integrativa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di registrazione del documento originario.
Le fatture emesse a seguito:
•    della mancata ricezione del documento del fornitore comunitario;
•    del fatto che sul documento del fornitore UE sia indicato un corrispettivo inferiore a quello reale,
devono essere annotate entro il termine di emissione della autofattura ma con riferimento al mese precedente. Anche in questo caso, naturalmente, il documento emesso deve essere annotato sul registro degli acquisti.

OMAGGI

 

 

cessione EXTRA

ESPORTAZIONE DIRETTA  a cura cedente non imponibile art. 8 c. 1 lett. A)

ESPORTAZIONE INDIRETTA a cura cessionario non imponibile non residente art. 8 c 1 lett B)

stampare codice MRN da dogana

TRIANGOLAZIONE           IT >vende>IT che esporta  art. 8 c 1 lett A)

LETTERA INTENTO           art. 8 lett. C) – invio telematico chi riceve entro 16 mese successivo

 

ESPORTAZIONE PREVIA LAVORAZIONE non imponibile art. 9 c.1 n.9 DPR 633/72

 

mancato trasporto estero > ravvedimento entro 30giorni successivi ai 90giorni con Autofattura

 

esportazione in Regolamento CE 428/2009 – Dichiarazione “DUAL USE” – verificare su TARIC le restrizioni per paese se r

 

cessione INTRA

 

cessione art. 41 D.L. 331/93

modalità per provare la non imponibilità IVA nelle cessioni intra ed extra Ue

I documenti per le cessioni intracomunitarie
01 | SI PARTE DALL’IDENTIFICATIVO IVA
Le cessioni intracomunitarie sono non imponibili se effettuate nei confronti di un soggetto passivo che sia identificato in un altro Stato
comunitario. La verifica dell’esistenza e della validità della partita Iva può essere eseguita mediante consultazione del sistema Vies,
accedendo al sito dell’Agenzia delle entrate o tramite il portale dell’Unione europea.
02 | IL CONTROLLO
PRESSO LE ENTRATE
Nonostante vi siano diverse modalità di controllo della partita Iva comunitaria, l’orientamento della giurisprudenza di vertice
(Cassazione n. 3603/2009, n. 3167/2012 e n. 22178/2013) sembra apprezzare solo il comportamento del contribuente che
abbia ottenuto direttamente dalle Entrate la conferma della validità del numero identificativo attribuito al cessionario.
03 | LA FIRMA DEL CLIENTE PROVA IL TRASFERIMENTO
In base alle indicazioni della risoluzione n. 19/E/2013, l’operatore nazionale deve essere in grado di esibire la documentazione
che comprova la ricezione della merce nel Paese membro di arrivo dei beni. Il documento dotato di maggior valenza probatoria
pare rappresentato dalla lettera di vettura firmata da cedente, vettore e destinatario dei beni nell’altro Stato Ue.
04 | OBBLIGHI CONTRATTUALI PER LA RESTITUZIONE
Considerato che il possesso dei documenti (lettere di vettura, ddt, attestazioni), debitamente firmati dai vari soggetti coinvolti,
è fondamentale per la prova del trasferimento dei beni a destino, l’operatore dovrà prevedere espressamente, in sede contrattuale,
l’obbligo della loro restituzione. In caso d’inadempimento della controparte, inoltre, dovrà dimostrare di aver provato a ottenere
l’esecuzione di detto obbligo.
 Per provare l’avvenuta cessione IC il fornitore deve avere i seguenti documenti (Ris. AE 25 marzo 2013 n. 19/E, Ris. AE 15 dicembre 2008 n. 477/E, Ris. AE 28 novembre 2007 n. 345/E):
– documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti;
– fattura di vendita;
– documentazione bancaria da cui risulti il pagamento della merce;
– elenchi Intrastat (v. n. 48550 e s.);
– documento di trasporto internazionale via camion – CMR cartaceo, firmato dal trasportatore per presa in carico della merce e dal destinatario per ricevuta (da cui risulti l’uscita della merce dal territorio nazionale) o, CMR elettronico (avente lo stesso contenuto di quello cartaceo e messo a disposizione in formato pdf) – o, in loro assenza, qualsiasi altro documento da cui si possano ricavare le medesime informazioni presenti nel CMR e le firme di cedente, vettore e acquirente; è ammissibile anche l’utilizzo delle informazioni tratte dal sistema informatico del vettore, da cui risulta che la merce è uscita dall’Italia ed ha raggiunto lo Stato UE.
Sia il CMR elettronico che le informazioni del sistema informatico devono essere stampati in un documento cartaceo, perché privi delle caratteristiche dei documenti informatici (riferimento temporale e firma elettronica).
F24   versamenti
Affrontando la conversione in legge del decreto fiscale (Dl 193) la Camera ha eliminato l’imposizione di usare il modello F24 telematico quando il saldo finale è di importo superiore a mille euro
F24   A   SALDO   ZERO
Privati  >>>>>
ENTRATEL
P.IVA   >>>>>F24  CON  SALDO  A   DEBITO
con CompensazionePrivati >>>>>  home  bankingP.IVA  >>>>> + 5mila euro > ENTRATELF24  con saldo a debito > 1.000 euro 

home Bamking

FINANZIAMENTO SOCI

 

 FRING BENEFIT
 

 

____________________________________________________________________

IMMOBILE

a disposizione

Determinazione del reddito fondiario
6767

Se si tratta di immobile ad uso abitativo tenuto a disposizione o dato in uso a persone diverse dai propri familiari,
il reddito va maggiorato di 1/3;
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IMU

 

 

 

dichiarazione IMU entro il 30 giugno anno successivo

 

 

http://www.amministrazionicomunali.it/imu/calcolo_imu.php

 

____________________________________________________________________

INCOTERMS

 

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INTRA

guida

 

Ammontare delle operazioni elenco/periodo
di riferimento (1) (2)
termine di presentazione
cessioni da 0 a 50.000 euro
oltre 50.000 euro
INTRA 1 / Trimestrale
INTRA 1 / Mensile
25 del mese successivo al trimestre (25/4, 25/7, 25/10 e 25/1)
25 del mese successivo
servizi resi da 0 a 50.000 euro
oltre 50.000 euro
INTRA 1 / Trimestrale
INTRA 1 / Mensile
25 del mese successivo al trimestre (25/4, 25/7, 25/10 e 25/1)
25 del mese successivo
servizi ricevuti da 0 a 50.000 euro
oltre 50.000 euro
INTRA 2 / Trimestrale
INTRA 2 / Mensile
25 del mese successivo al trimestre (25/4, 25/7, 25/10 e 25/1)
25 del mese successivo
acquisti da 0 a 50.000 euro
oltre 50.000 euro
INTRA 2 / Trimestrale
INTRA 2 / Mensile
25 del mese successivo al trimestre (25/4, 25/7, 25/10 e 25/1)
25 del mese successivo
(1) Il superamento del limite di 50.000 euro nel corso di un trimestre, per una singola categoria di operazioni (cioè solo per le cessioni intracomunitarie di beni ovvero solo per i servizi resi, ovvero solo per gli acquisti intracomunitari di beni o solo per i servizi ricevuti), determina l’obbligo di presentazione mensile per l’intero elenco INTRA 1 o INTRA 2 a partire dal mese successivo a quello in cui tale limite è superato. In tal caso, sono presentati gli elenchi riepilogativi, appositamente contrassegnati, anche per i periodi mensili già trascorsi.
Se il limite di 50.000 euro è stato superato anche in uno solo dei 4 trimestri dell’anno precedente, il contribuente è tenuto ad una periodicità mensile per almeno 4 trimestri consecutivi. In tale caso può ritornare a presentare trimestralmente gli INTRASTAT, se non supererà la soglia di 50.000 euro per almeno 4 trimestri consecutivi.
(2) I contribuenti che iniziano l’attività effettuano la presentazione degli elenchi con periodicità trimestrale, fino a quando non superano il limite di 50.000 euro, nel qual caso devono presentare gli elenchi riepilogativi, appositamente contrassegnati, anche per i periodi mensili già trascorsi.

Ciascun elenco riepilogativo è presentato con riferimento a:

  1. periodi trimestrali, dai contribuenti che hanno effettuato operazioni, nei 4 trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, per un ammontare totale trimestrale non superiore a 50mila euro
  2. periodi mensili, dai contribuenti che hanno effettuato operazioni, nel trimestre di riferimento e/o in uno dei 4 trimestri precedenti, per un ammontare superiore a 50mila euro.

Chi ha iniziato l’attività da meno di 4 trimestri presenta gli elenchi trimestralmente, sempre che, nei trimestri già trascorsi, si trovi nella condizione indicata alla lettera a).

Chi è tenuto alla presentazione trimestrale di un elenco può scegliere di adottare la periodicità mensile per l’intero anno solare.

I contribuenti che presentano un elenco riepilogativo trimestralmente e che nel corso di un trimestre superano la soglia dei 50mila euro, devono passarealla periodicità mensile a partire dal mese successivo

a quello in cui il limite viene superato. In questo caso, per i periodi mensili già trascorsi, vanno presentati gli elenchi riepilogativi opportunamente contrassegnati.

http://assistenza.agenziadogane.it/dogane/allegati/Allegato+XI+def.pdf

Ai sensi dell’art. 1 del D.M. 22.02.2010 i soggetti passivi Iva che effettuano operazioni o acquisti nei confronti di soggetti passivi stabiliti in altro Stato Ue devono presentare i seguenti elenchi riepilogativi delle operazioni:

  • Mod. INTRA-1 per le cessioni intracomunitarie di beni e le prestazioni di servizi diverse da quelle di cui agli artt. 7-quater e 7-quinquies del D.P.R. n. 633/1972;
  • Mod. INTRA-2 per gli acquisti intracomunitari di beni e le prestazioni di servizi generiche di cui all’art. 7-ter del D.P.R. n. 633/1972.

Ma quali i termini e la periodicità di presentazione?

Premettendo che se per un mese o un trimestre non è stata compiuta nessuna operazionenon esiste alcun obbligo dichiarativo, gli elenchi vanno presentati:

  • in caso di periodicità mensile → entro il 25 del mese successivo a quello di riferimento;
  • in caso di periodicità trimestrale → entro il 25 del mese successivo al trimestre di riferimento.

Ciascun elenco riepilogativo è presentato con periodicità:

  • trimestrale, dai contribuenti che hanno effettuato operazioni, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni (acquisti, cessioni, prestazioni di servizi rese e prestazioni di servizi ricevute),  per un ammontare totale trimestralenon superiore a 50.000 euro;
  • mensile, dai contribuenti che hanno effettuato operazioni, nel trimestre di riferimento e/o in uno dei quattro trimestri precedenti, per un ammontare superiore a 50.000 euro.

Quindi se il limite di 50.000 euro è stato superato anche in uno solo dei quattro trimestri dell’anno precedente, il contribuente sarà tenuto ad una periodicità mensile per almeno quattro trimestri consecutivi (art. 2, comma 1, lett. a, D.M. 22.02.2010). In tale caso potrà ritornare a presentare trimestralmente gli elenchi, se non supererà la soglia di 50.000 euro per almeno quattro trimestri consecutivi.

Poiché il riferimento è a ciascuna categoria di operazioni, è possibile che uno stesso contribuente adotti una periodicità mensile per gli acquisti di beni e prestazioni ricevute (INTRA-2) e una trimestrale per le cessioni di beni e prestazioni rese (INTRA-1).

I soggetti passivi che hanno iniziato l’attività da meno di quattro trimestri presenteranno gli elenchi con cadenza trimestrale, sempre che, nei trimestri già trascorsi e in quello in corso, non sia stato superato per ciascuna categoria il limite di 50.000 euro.

Coloro che sono tenuti alla presentazione con periodicità trimestrale, possono adottare quella mensile, ma optando per tale scelta devono mantenerla per l’intero anno solare.

I requisiti di periodicità devono essere quindi costantemente monitorati. Se infatti un contribuente che presenta un elenco riepilogativo trimestralmente nel corso di un trimestre supera la soglia dei 50.000 euro (da considerare sempre per ogni singola categoria di operazioni), deve passare alla periodicità mensile a partire dal mese successivo a quello in cui il limite viene superato.

In questo caso, per i periodi mensili già trascorsi, vanno presentati gli elenchi riepilogativiopportunamente contrassegnati.

Come precisato dalla C.M. 36/E/2010, parte seconda, quesito 1:

  • in caso di superamento della soglia a gennaio, l’operatore presenterà un elenco trimestrale entro il 25 febbraio, contrassegnando nel frontespizio la casella “primo mese del trimestre”;
  • nel caso di superamento della soglia a febbraio, sarà presentato entro il 25 marzo un elenco trimestrale contenente i dati relativi a gennaio e febbraio, contrassegnando nel frontespizio la casella “primo e secondo mese del trimestre”;
  • in caso di superamento a marzo, sarà presentato un elenco trimestrale contenente i dati di gennaio, febbraio e marzo entro il 26 aprile, contrassegnando la casella“trimestre completo”.

AGENTRATE

Si segnala infine che i soggetti che applicano il regime dellenuove iniziative produttive (art. 13 L. n. 388/2000) e quello agevolato (art. 27, comma 3, D.L. n. 98/2011), anche se liquidano l’Iva a cadenza annuale devono rispettare comunque la periodicità trimestrale per quanto concerne i modelli INTRASTAT.

RETTIFICA  BENI

 

 

RETTIFICA   SERVIZI 

 

 

Modello Intrastat 2016 Omesso Sanzioni:

La normativa attuale in merito alle sanzioni per l’omessa, tardiva o non veritiera presentazione del Modello Intrastat per i soggetti obbligati alla comunicazione, distingue 2 tipi di Violazioni:

1) Violazione relativa ai dati fiscali: L’ufficio una volta riscontrata la violazione invita, tramite apposita comunicazione, l’operatore a regolarizzare entro un termine la sua posizione, se avviene la regolarizzazione entro il termine la sanzione non è dovuta nel caso di dati inesatti/mancanti o è ridotta della metà nel caso di omissione della presentazione.

2) Violazioni relative ai dati statistici: L’ufficio riscontrata la violazione invita l’operatore a regolarizzare entro un termine. Se l’operatore regolarizza entro il termine la sanzione viene ridotta.

Sanzioni relative a violazioni di natura fiscale:

Omessa presentazione Modello Intrastat: da 516 € a 1.032 € per ciascun elenco

Presentazione tardiva, ma entro 30 giorni dalla richiesta dell’Ufficio: da 258€ a 516€

Presentazione tardiva spontanea con ravvedimento operoso: 64 €

Presentazione di elenco incompleto, inesatto o irregolare: da 516€ a 1.032 €

Sanzioni relative a violazioni di natura statistica Modello intrastat:

Omissione presentazione Modello o inesattezze dei dati: Da 516€ a 5164€

Omissione o inesattezze dei dati, purchè integrati nel termine fissato dall’Ufficio: Da 258 € a 2.582 €

Integrazione o correzione spontanea di dati mancanti o inesatti: Nessuna sanzione

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IVA AGRICOLTURA

 

Aliquota iva Percentuale compensazione
Uva da vino 10% 04%
Uva da tavola 04% 04%
Conferimento olive – olio

nella fattura citare: agro di …… foglio particella ……. (raccolta a carico acquirente / venditore)

04% 04%  — C4
Vendita olio 04%
legumi ( fagioli, fava, ceci 04% 04%
semi: carosello, cavolfiore, cime di rapa, cicoria, cipolla, melone, prezzemolo, rucola, spinacio, zucchino. 10% 04%

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IVA  per  CASSA

 

 

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IVA 

acconto  IVA  versamento entro il 27 dicembre,

codice tributo 6035 non è riportabile nella dr IVA e versare con 6099, ma va eventualmente ravveduto con lo stesso codice anche in più rate

 

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LIQUIDAZIONE

 liquidazione fiscale

 cancellazione

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LIQUIDAZIONE SOCIETA’

Con le modifiche al comma 1 dell’articolo 17 del Dpr 435/2001, le società di persone, in presenza di operazioni straordinarie, dovranno effettuare i versamenti entro il giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza della presentazione della dichiarazione. In pratica la scadenza del versamento viene fissata al giorno 16 del decimo mese successivo a quello in cui ha effetto l’operazione straordinaria.

Presentazione della dichiarazione

(articolo 5, comma 1 del Dpr 322/98)
31 dicembre 2014
(ultimo giorno del nono mese successivo a quello di effetto della delibera di messa in liquidazione)

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LOCAZIONE    FABBRICATO

RLI     – alla scadenza 4 anni (no annuale)

F24 ELIDE      –  calcolo codice

contratto concordato Andria

COMMERCIALE  min 6 anni      –   per canoni non percepiti si considera la DATA DI CONVALIDA DI SFRATTO emessa dal Tribunale

immobile diverso da abitativo =  tassazione fino alla cessazione contratto, indipendentemente dalla
percezione del canone >>> inserire clausola risolutiva nel contratto

ABITAZIONE  canone libero min 4+4   –   per canoni non percepiti si considera LA DATA DI MOROSITA’ accertata dal giudice con la convalida di sfratto 

canone non percepito – immobile uso abitativo

 Se il canone di locazione non è stato percepito ed entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi si è concluso il procedimento di convalida di sfratto per morosità, l’immobile è inserito in dichiarazione, ma il canone non percepito non costituisce reddito imponibile; permane comunque l’obbligo di dichiarare il reddito dei fabbricati sulla base della sola rendita catastale.
Se il giudice conferma la morosità dell’inquilino anche per periodi precedenti, è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari alle imposte versate sui canoni scaduti e non percepiti, previsto dall’art.5 c.8 della Legge 431/98.

Vantaggi e Svantaggi per il Contratto 

transitorio ” 

della Legge n. 431/98

In casi particolari sono possibili contratti “transitori” di durata limitata :

minimo: 

1 mese

massimo: 

18 mesi

possono essere stipulati solo per effettive esigenze transitorie dell’inquilino e del locatore (art. 5)

I contratti “transitori”  si possono stipulare secondo i contratti-tipo locali nelle aree urbane di Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Torino, Bari, Palermo, Catania e comuni limitrofi e in tutti i capoluoghi di Provincia.

Il canone di questi contratti “transitori” è quello calmierato determinato con valore minimo e massimo dagli accordi territoriali.

Vantaggi e Svantaggi per l’inquilino

il costo dell’affitto è più basso del prezzo di mercato e si colloca tra il minimo e il massimo concertati per la zona omogenea in questione

Vantaggi  e Svantaggi per il proprietario

NON sono previste agevolazioni fiscali per i proprietari che sottoscrivono questo tipo di contratto.

 

CERTIFICAZIONE  ENERGETICA  –  APE – obbligo per tutti i fabbricati – anche non abitativi –  sostituibile con dichiarazione all’interno del contratto

 

2013 LOCAZIONE   FABBRICATI  ABITATIVI

 

 

 

CON OPZIONE PER    IVA

 

 

 

 

 

2013     LOCAZIONE FABBRICATI   STRUMENTALI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Imposta di registro canone libero: 2% sul canone annuale
  • Imposta di registro canone concordato agevolato: 1,4% sul canone annuale
  • Marche da bollo: una marca da € 16,00 ogni quattro facciate di max 100 righe, da applicare su ogni contratto registrato. Marca da € 2,00 per ogni allegato al contratto (ad esempio la scheda catastale, lista mobili,ecc…), per ciascun contratto registrato. IMPORTANTE!! Le marche da bollo debbono essere di data contestuale o antecedente alla data di stipula del contratto, pena noiose sanzioni.
  • marca da bollo  16,00  per ogni quattro facciate + sanzione 1,60 per ogni quattro facciate se la data della marca è posteriore alla sottoscrizione

E’ dovuta una imposta nella misura dello 0,50% sul deposito cauzionale nel caso in cui esso sia stato versato da un terzo soggetto e non dal conduttore.

L’imposta di registro minima da versare è pari ad € 67,00, qualora l’importo risultante dal calcolo dell’imposta risulti inferiore.

 

EFFETTI DEL FALLIMENTO SUL CONTRATTO DI LOCAZIONE IMMOBILIARE

 

La cedolare secca 
 canone concordato  10 % dal 2014 al 2017,
al 15% dal 2018
 canone libero  21%
 Acconto
In generale, l’acconto non è dovuto nel primo anno di esercizio dell’opzione per la cedolare secca, poiché manca la base imponibile di riferimento, cioè l’imposta sostitutiva dovuta per il periodo precedente. (GUIDA AGENZIA)
 La rinuncia alla facoltà di aggiornamento deve essere comunicata al conduttore, con lettera raccomandata. È esclusa la validità della raccomandata consegnata a mano, anche con ricevuta sottoscritta dal conduttore. In caso di più conduttori, l’opzione va comunicata a ciascuno di essi. (guida agenzia entrate)
 La raccomandata non è necessaria se nel contratto è espressamente stabilita una clausola che prevede il divieto di aggiornamento del canone

Terreni concessi in affitto per usi agricoli

Testo della fonte (art. 33 ed art. 185 c. 1 DPR 917/86)

1071
Se il terreno è dato in affitto per usi agricoli ed è soggetto a regimi vincolistici (che vietano la libera contrattazione del canone), il reddito dominicale è pari al minore tra il canone d’affitto e la rendita catastale diminuita di un quinto (20%).
Il reddito agrario, determinato in base alle regole ordinarie, è imputato all’affittuario del terreno.
Se il  terreno viene concesso in affitto per uso agricolo, il reddito da dichiarare sarà sempre il reddito dominicale, a nulla rilevando il canone di locazione percepito.

Terreni concessi in affitto per usi diversi

Testo della fonte (art. 67 c. 1 lett. e) e 70 c. 1 DPR 917/86)

1072
Se il terreno è dato in affitto per usi non agricoli, non si determina un reddito fondiario e il corrispettivo percepito dal proprietario rientra nella categoria dei redditi diversi (ad esempio, il canone di affitto di una costruzione rurale adibita ad uso industriale da parte dell’affittuario) che va indicato nel quadro RL del modello Unico.
Il reddito imponibile è costituito dall’ammontare dei canoni di affitto percepiti nel periodo d’imposta, senza alcuna deduzione.

 

LOCAZIONE = CONTRATTO CONCORDATO  O  CONVENZIONATO
la Legge sulle Locazioni n.431/1998 ART. 2 COMMA 3
Durata: minimo 5 anni (tre anni più due di rinnovo automatico)

IMU: la percentuale è stabilita negli accordi locali ed è in genere del 75%

Agevolazioni fiscali:
– per il proprietario sono previste solo nei Comuni ad alta tensione abitativa. Consistono in:
A – “sconto” del 40,5% sul canone da denunciare sulla dichiarazione dei redditi;
B – riduzione del 30% dell’imposta di registrazione del contratto;
– per l’inquilino: detrazione di 495,80 (reddito complessivo che non supera 15.493,71 ), e di euro 247,90 (reddito complessivo fino a 30.987,41 )

IMU e TASI immobili locati a canone concordato Art. 1, cc. 53, 54 •
Per gli immobili locati a canone concordato di cui alla L. 9.12.1998, n. 431,
l’IMU e la TASI, determinate applicando le aliquote stabilite dal Comune, sono ridotte al 75% (sconto del 25%).

 La legge di stabilità n. 208/2015 ha introdotto una riduzione dell’imposta IMU e TASI al 75 % per cento per i fabbricati locati a canone concordato di cui alla legge 9 dicembre 1998, n. 431

accordo SUNIA

APE (Attestato di Prestazione Energetica)

La Certificazione Energetica è richiesta nei seguenti casi (aggiornamento Ottobre 2014):

  1. Compravendita: trasferimenti a titolo oneroso (es. rogito, permuta)
  2. Donazione: trasferimenti a titolo gratuito
  3. Affitto di edifici o singole unità immobiliari
  4. Annunci di vendita o affitto di unità immobiliari (per determinare l’indice di prestazione energetica)
  5. Edifici di nuova costruzione al termine dei lavori.
  6. Ristrutturazione importante quando i lavori insistono su oltre il 25% della superficie dell’involucro (pareti e tetti) dell’intero edificio.
  7. Edifici pubblici ed aperti al pubblico.
  8. Per tutti i contratti nuovi o rinnovati per gestione degli impianti termici o di climatizzazione di edifici pubblici.
 
 
 
locazione turisticacontratti di locazione turistica sono sempre più popolari sia per le maggiori libertà offerte ai locatori, sia perché in molti casi sono anche più economici. Ai sensi dell’art. 53 del Codice del Turismo si definiscono locazioni turistiche “gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche, in qualsiasi luogo ubicati”. Tali contratti, sono regolati dalle disposizioni del codice civile in tema di locazione.

A differenza dei normali contratti di locazione, i contratti di tipo turistico prevedono la stipula tra le parti soltanto nel caso in cui la locazione abbia durata superiore ai 30 giorni.  In caso contrario, la legge non prevede alcun pagamento di imposta di registro e nessun tipo di obbligo a carico del locatore o dell’affittuario. Soltanto nel caso in cui la durata del contratto superi il mese, il contratto deve essere redatto obbligatoriamente in forma scritta, in quanto soggetto a registrazione obbligatoria.

Grazie a questi vantaggi i contratti di locazione di tipo turistico stanno notevolmente aumentando negli ultimi anni.

Le condizioni generali del contratto  I contratti di locazione di tipo turistico, sono una delle tipologie di contratto, espressamente prevista dal Legislatore agli articoli 1571 e s.s. del Codice Civile. Tali contratti, come detto, non sono soggetti a registrazione presso l’Agenzia delle Entrate se la loro durata non supera i 30 giorni. In questo caso, quindi il contratto non è soggetto ne ad imposta di registro, ne all’imposta di bollo.

Si tratta di un contratto espressamente libero, in quanto non vengono imposte regole per il calcolo del canone stabilito, che resta alla libera contrattazione delle parti, che regoleranno autonomamente anche le condizioni di pagamento. L’unico vincolo, valido in generale per tutti i tipi di locazione riguarda la modalità di pagamento, che per importi superiori ai €. 1.000 deve avvenire obbligatoriamente mediante mezzi di pagamento tracciabili (bonifico, assegno, carta di credito, ecc). La somma va pagata per intero, al termine del periodo contrattuale.

Inoltre, rispetto agli altri tipi di contratti di affitto, non vi è alcun obbligo di versare ne caparre, ne tantomeno cauzioni.

Per comodità vi alleghiamo una semplice bozza di contratto di locazione di tipo turistico: “Contratto di locazione turistico“.

La tassazione: IRPEF o cedolare secca – Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, se ad affittare l’immobile è una persona fisica, non è necessario aprire partita IVA, in quanto si rientra nella fattispecie prevista dalle locazioni di tipo turistico. Attenzione, però, se oltre all’affitto vengono forniti anche altre tipologie di servizi, come ad esempio, le pulizie, il cambio della biancheria, o pasti, la situazione cambia, in quanto quella fornita è una prestazione alberghiera, soggetta ad obblighi IVA.

I contratti di tipo turistico permettono al locatore di concedere in affitto una propria unità immobiliare (di solito si tratta di seconde case) ad un dato canone, lasciato alla libera contrattazione delle parti, che una volta percepito sarà soggetto a tassazione IRPEF, confluendo nel reddito imponibile del locatore, all’interno del quadro RL del modello Unico, che accoglie i c.d. “redditi diversi”. Quindi, se durante l’anno abbiamo effettuato più contratti i relativi redditi andranno sommati, ed inseriti al rigo RL 10, mentre le spese sostenute (la più ricorrente è sicuramente quella per l’intermediazione dell’agenzia immobiliare), potranno essere indicate al rigo RL19, per essere portate in deduzione. Alternativamente alla tassazione IRPEF che abbiamo appena visto il locatore potrà optare per la tassazione con cedolare secca, che può essere applicata anche alle locazioni turistiche. In questo caso l’opzione sarà indicata direttamente indichiarazione dei redditi (colonna 7 della sezione II del quadro RB), se il contratto resta verbale e non viene quindi registrato. In caso di registrazione l’opzione si esercita direttamente nel modello RLI, che dovrà essere consegnato all’Agenzia delle Entrate, assieme agli altri documenti utili per la registrazione del contratto.

Per poter inserire il reddito da locazione in dichiarazione dei redditi è fondamentale rilasciare all’affittuario una ricevuta di avvenuto pagamento (sulla quale dovrà essere apposta una marca dal bollo da 2 €). Tale documento servirà da prova dell’avvenuto pagamento del canone, a meno che lo stesso non sia avvenuto con mezzi di pagamento tracciabili.

La comunicazione di pubblica sicurezza – L’unico adempimento legislativo posto a carico dellocatore, è quello di effettuare la comunicazione di pubblica sicurezza, al proprio comune di appartenenza, ove dovranno essere indicati i dati degli inquilini, così come previsto dalla Legge n. 191/78. La comunicazione deve essere effettuata entro 48 ore dalla consegna dell’immobile, esclusivamente per via telematica. Per essere abilitati alla trasmissione telematica delle generalità degli alloggiati è necessario richiedere le credenziali di accesso alla Questura compilando un apposito modulo

La comunicazione degli alloggiati non è necessaria quando la locazione ha un periodo superiore a 30 giorni poiché in questo caso si deve registrare il contratto presso l’Agenzia delle Entrate e ciò assolve già di per sé all’obbligo di Pubblica Sicurezza.

locazione ad uso foresteria
Il contratto di locazione ad uso foresteria non rientra nell’ambito di applicazione della legge n. 431 del 1998 contenente la disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo.Si tratta di un contratto di locazione con il quale una società di capitali prende in affitto una o più abitazioni da destinare a dimora dei dipendentie dei collaboratori.Può stipulare un contratto di locazione ad uso foresteria, ad esempio, una banca che in seguito all’apertura di una nuova filiale prende in locazione un immobile da assegnare al suo personale dipendente. Altro caso può essere quello di un’impresa edile che per realizzare delle opere in una località lontana dalla propria sede, prende in affitto degli immobili da assegnare agli operai incaricati dell’esecuzione dei lavori.

Durata e canone di locazione
Si tratta di un contratto disciplinato dalle norme del codice civile agli articoli 1571 e seguenti relative alle locazioni completamente libere, caratterizzate dallo scarso contenuto vincolante per le parti contraenti.

Ne consegue che i contraenti potranno definire in maniera autonoma le condizioni contrattuali, la durata, il canone, così come l’entità del deposito cauzionale.
Per quanto riguarda la durata il predetto contratto può essere stipulato per il periodo di tempo durante il quale il prestatore di lavoro avrà l’esigenza di vivere in un determinato luogo. Resta fermo il limite massimo di 30 anni previsto dalla legge per tutti i contratti di locazione. Le parti contrattuali potranno comunque decidere se, alla scadenza indicata in contratto, quest’ultimo si rinnoverà in automatico o se dovrà cessare definitivamente.

Vantaggi del contratto
In questa tipologia di contratto si ravvisano vantaggi sia per il locatore che per il conduttore. Per il primo costituisce elemento positivo il fatto di relazionarsi con una persona giuridica della quale è più facile appurare la solvibilità.
Dal punto di vista fiscale il locatore può godere di una deduzione sul redditoderivante dal canone di locazione pari al 5%. Non è possibile invece accedere al regime di cedolare secca.
Vantaggi di natura fiscale spettano anche alla società conduttrice a seguito della legge n. 388/2000 (legge finanziaria 2001). Con una norma inserita nella predetta legge si rendono totalmente deducibili dal reddito dell’impresa i canoni versati per l’affitto degli immobili destinati ai dipendenti, a condizione che questi abbiano trasferito la propria residenza anagrafica per motivi di lavoro. Si è così contribuito a legittimare sul piano normativo una tipologia di contratto la cui validità era stata messa in discussione dalla legge 431/1998.
Sono deducibili allo stesso modo anche tutte le spese di manutenzione dell’immobile necessarie.

 

 

VERBALE DI RICONSEGNA DELL’IMMOBILE IN LOCAZIONE

Il/La sottoscritto/a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , nella sua qualità di conduttore dell’immobile sito in . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  via . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n. civico . . . . . . piano . . . . . . scala . . . . . int. . . . . . composto di n. . . . . vani, preso in locazione con contratto del . . . /. . ./. . . . . . . dichiara di riconsegnare l’immobile sopraindicato al Sig. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . nella sua qualità di proprietario/locatore oggi . . . /. . ./. . . . . . .

 

Le parti pertanto dichiarano che l’immobile è in buono stato di conservazione e che non presenta alcun danno;

 

ovvero

 

Le parti constatano l’esistenza dei seguenti danni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . che quantificano in via transattiva in € . . . . . . . . . . . . . (. . . . . . . . . . . . . . . . …………… . . . . . . in lettere).

 

ovvero che il locatore si riserva di far valere con separato giudizio ed il conduttore si riserva di contestare.

 

Le parti procedono alla lettura delle seguenti utenze (se conteggiate al di fuori del canone di locazione):

a) luce . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

b) gas . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

c) acqua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

d) telefono . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

Il conduttore dichiara inoltre di riconsegnare le seguenti chiavi: . . . . . . . . . . . ………….. . . . . . . . . . . .

 

⎕ Il locatore dichiara infine che il conduttore ha pagato tutti i canoni e le spese accessorie dovute ad oggi e restituisce il deposito cauzionale € . . . . . . . . . . . . . (. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . in lettere), di cui il conduttore rilascia ampia quietanza liberatoria.

 

ovvero

 

⎕ Il locatore dichiara che il conduttore ha pagato tutti i canoni e le spese accessorie ad oggi determinate e si riserva di compensare l’eventuale conguaglio nonché l’importo dei danni patiti dall’immobile in tutto o in parte con il deposito cauzionale a suo tempo versato dal conduttore.

_______________________________li ____________________

 

 

Il locatore ____________________________________________________

 

 

 

Il conduttore ____________________________________________________

 

 


recesso dal contratto di affitto per gravi motivi.Nome e cognome del locatore
Via/Piazza
Cap CittàOggetto: disdetta contratto di locazione per gravi motiviIl/La sottoscritto/a ………………………. nato/a a ………………………. il ………………………. e residente a ………………………. in via ………………………. recapito telefonico ………………………. con la presente intende comunicare la volontà di recedere da contratto di affitto siglato in data ………………………. relativo all’immobile di Vostra proprietà sito a ………………………. in via ………………………., avvalendosi della facoltà di recesso per gravi motivi, secondo quanto previsto dell’art. 3 comma 6 della L. 431 del 09.12.1998. I gravi motivi causa del recesso anticipato sono i seguenti: …………………………………………………………………………Pertanto, considerando l’obbligo di preavviso imposto dalla legge, l’immobile sarà riconsegnato dal sottoscritto, libero da persone o cose, trascorsi sei mesi dalla data di recezione della presente.Cordiali salutiLuogo e data

Firma

il locatore non è tenuto a corrispondere l’indennità di avviamento se il rapporto di locazione è cessato a causa di risoluzione per inadempimento, disdetta o recesso del conduttore, ovvero da una delle procedure previste dal r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare).

 

LOCAZIONE – CEDOLARE  SECCA

 

 

 

 

 

 

 

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MAGAZZINO

 

In tal caso, l’adozione della contabilità di magazzino è obbligatoria a partire dal 2° periodo di imposta successivo a quello in cui si è avuto il superamento delle predette soglie.

L’obbligo in questione cessa, invece, laddove, sempre per due periodi di imposta consecutivi, non venga superato almeno uno dei due suddetti limiti.

Se ciò accade, la contabilità di magazzino può essere abbandonata a partire dal primo periodo di imposta successivo al mancato superamento dei suddetti valori.

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NOTA  CREDITO

 Cause ipoteticamente prive di limiti temporali

43050
Le cause indicate nella seguente tabella attribuiscono al cedente (o prestatore) il diritto di effettuare una variazione in diminuzione, indipendentemente dal momento in cui si verificano. Tuttavia, il diritto alla detrazione dell’imposta può essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui si verifica la causa della variazione in diminuzione (v. n. 36850). Conseguentemente, le note di variazione devono essere emesse entro lo stesso termine previsto per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti, con decorrenza dal momento in cui si verifica l’evento (Ris. AE 17 febbraio 2009 n. 42/E, Ris. AE 19 novembre 2008 n. 449/E, Ris. AE 21 luglio 2008 n. 307/E, Ris. AE 22 maggio 2008 n. 212/E e Ris. AE 18 marzo 2002 n. 89/E).

Cause Esempi e commenti
A) obbligo derivante da precise disposizioni di legge Si riportano i seguenti esempi:
– ipotesi della L. 47/2004 che, entrata in vigore il 28 febbraio 2004, ha ridotto l’aliquota sulle ristrutturazioni edilizie dal 20% al 10% con decorrenza dal 1° gennaio 2004 (Circ. AE 21 giugno 2004 n. 28/E);
– caso (simile al predetto) della maggiorazione di un’aliquota, da ridotta a ordinaria, introdotta da una disposizione di un decreto legge (applicabile nel periodo 4 luglio-11 agosto 2006), successivamente non convertita dalla legge di conversione (Ris. AE 21 maggio 2007 n. 106/E);
– variazione in diminuzione derivante dal ritiro dal mercato, da parte dell’impresa produttrice, di un prodotto rivelatosi difettoso; si trattava di un obbligo di legge per effetto degli artt. 1490 e s. c.c. (Ris. Min. 24 ottobre 1990 n. 571646).
B) successiva applicazione di sconti o abbuoni purché siano stati previsti nel contratto originario (1) Ad esempio, riconoscimento al cliente di un “extrasconto o premio fedeltà” al raggiungimento di un certo target annuale di acquisti, c.d. premi fedeltà (v. però giurisprudenza contraria al n. 29505).
C) dichiarazione di nullità, annullamento, rescissione del contratto (2) Deve trattarsi, in sostanza, di eventi che, in base al codice civile, determinano sin dall’originel’invalidità del contratto.
D) risoluzione, recesso, revoca e simili del contratto (2) Deve trattarsi, cioè, di eventi che sopraggiungono ad alterare in vario modo i rapporti tra le parti che hanno stipulato un contratto valido.
Un esempio è quello della clausola “resi come da usi commerciali” apposta, nei contratti di commissione di vendita, ai sensi dell’art. 1353 c.c.: se l’acquirente si avvale di tale facoltà i prodotti avariati o rimasti invenduti sono restituiti senza successiva sostituzione (Ris. Min. 25 marzo 1974 n. 500128) (3).
E) mancato pagamento, parziale o totale, della fattura con IVA ad esigibilità differita emessa per operazioni effettuate nei confronti dello Stato, enti pubblici territoriali e altri soggetti indicati al n. 35950 La causa del mancato pagamento è irrilevante: risoluzione del contratto, sopravvenuto accordo, annullamento della fattura emessa per errore. Se però la fattura è stata emessa conIVA ad esigibilità immediata, per la variazione resta applicabile il limite annuale di cui al n. 43060 (Ris. AE 5 marzo 2002 n. 75/E).
F) mancato pagamento, parziale o totale, della fattura a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose Si veda al n. 43120 e s.
G) contratto per persona da nominare È il contratto con cui una parte, lo stipulante, si riserva il potere di nominare, entro il termine legale di 3 giorni o il diverso termine stabilito nel contratto stesso, un’altra persona come parte del contratto (art. 1401 c.c.). Se il termine per la nomina non è fissato o è stabilito in modo generico e/o incerto (es. data del rogito, quando questo è previsto al momento della consegna), si rientra nell’ipotesi di sopravvenuto accordo tra le parti, per la cui variazione si applica il termine di 1 anno, v. n. 43065 (Ris. AE 11 agosto 2009 n. 212/E).
(1) È stato ritenuto sufficiente anche un accordo contrattuale in forma orale, successivo al contratto originario e documentato dalle note di accredito, a condizione che la legge non richieda la forma scritta per la specifica tipologia del contratto (Cass. 22 giugno 2001 n. 8558). Non rilevano, invece, sconti o abbuoni derivanti da consuetudini o usi commerciali di qualsiasi genere (Cass. 8 aprile 1992 n. 4310). Se lo sconto o l’abbuono deriva da un sopravvenuto accordo la variazione in diminuzione può essere effettuata solo entro 1 anno dall’effettuazione dell’operazione (v. n. 43065). Per il diverso trattamento fiscale riservato agli sconti contrattuali e ai servizi promozionali realizzati nella grande distribuzione, supermercati e ipermercati, v. MIVA 2014 n. 619 e s. oppure Ris. AE 7 febbraio 2008 n. 36/E.
(2) Le ipotesi possono riguardare tutto il contratto o alcune parti di esso, e nella pratica si manifestano attraverso sentenze o atti amministrativi. Tuttavia, per la sussistenza di una tale causa, se diversa dalla nullità, non serve un formale atto di accertamento (negoziale o giudiziale) ma è sufficiente la dichiarazione della parte interessata (Cass. 17 giugno 1996 n. 5568).
Un caso particolare compreso nelle fattispecie in esame è quello relativo all’emissione di fatture provvisorie destinate successivamente a essere integrate o rettificate (Ris. Min. 18 luglio 1984 n. 398113).
(3) Nel caso in cui disposizioni legislative, usi commerciali o clausole contrattuali prevedano la restituzione, alle imprese produttrici, di beni (da queste destinate alla rivendita) invenduti, è possibile effettuare la variazione in diminuzione a patto che i beni non siano sostituiti e con riguardo al solo rapporto intercorrente fra la casa produttrice e il suo diretto acquirente. Se invece le imprese produttrici procedono alla sostituzione gratuita, l’operazione non origina alcuna variazione in diminuzione (v. n. 29855).
nota di accredito fuori campo Iva ai sensi dell’art. 26;
RISARCIMENTO DANNI
 Somme di natura risarcitoria
Testo della fonte ESCLUSE (art. 15 c. 1 n. 1 DPR 633/72)

34860
Oltre alle differenti fattispecie già illustrate nei paragrafi precedenti, sono escluse dalla base imponibile le somme aventi natura risarcitoria, quali gli interessi moratori, le penalità e le relative somme dovute per rivalutazione monetaria (Ris. Min. 7 marzo 2000 n. 24/E).

Tipologia Caratteristiche
Interessi moratori (1) Interessi pagati a titolo di risarcimento del danno causato dal ritardato pagamento di una somma di denaro dovuta in base ad un contratto. Sono calcolati a decorrere dal giorno della scadenza del debito fino al giorno dell’effettivo pagamento, secondo un tasso che può essere stabilito dalle parti o, in mancanza, dalla legge (dal 1° gennaio 2015: 0,5%).
Penalità Somme pagate da chi non rispetta totalmente o parzialmente gli obblighi contrattuali (es. contratto eseguito con ritardi, difetti ecc.). Esse non sono computate nella base imponibile sia quando gravano sul compratore del bene o servizio, sia quando sono a carico di chi vende il bene o presta il servizio:
– indennità suppletiva di clientela, dovuta all’agente di commercio, in base all’Accordo Economico Collettivo di Categoria, al momento della cessazione del rapporto di agenzia (DRE Lombardia n. 55585/95);
– gli addebiti che un’azienda effettua nei confronti di propri agenti e rappresentanti, nei casi di insolvenza dei clienti (es. star del credere) (Ris. Min. 11 febbraio 1974 n. 505284);
– somme versate a titolo di caparra nell’ambito di contratti relativi a prestazioni alberghiere soggette ad IVA e trattenute dall’albergatore, se il cliente si avvale della facoltà di disdetta consentitagli (C.Giust. CE 18 luglio 2007 C-277/05);
– rinuncia ad un proprio credito se costituisce una forma di risarcimento del danno richiesto in via stragiudiziale dal debitore per l’inadempimento del creditore di obbligazioni contrattuali (Cass. 6 novembre 2001 n. 13734);
– somme corrisposte a titolo risarcitorio dal committente all’appaltatore a seguito della risoluzione anticipata del contratto di appalto (Ris. Min. 26 maggio 1998 n. 42/E) (2);
– somme corrisposte dal conduttore inadempiente, successivamente alla risoluzione del contratto di leasing, sia per la detenzione del bene nel periodo successivo alla risoluzione stessa – in quanto non riconducibili al contratto di leasing preesistente – che per i canoni già scaduti alla data della risoluzione – in quanto quest’ultima ha effetto retroattivo ai sensi dell’art. 1458 c.c. (Arnao e Castelli) (3).
Rivalutazione monetaria Bisogna distinguere a seconda dell’oggetto della rivalutazione:
– le somme dovute a titolo di rivalutazione monetaria per il ritardato pagamento del corrispettivo rientrano nella base imponibile (Ris. Min. 30 luglio 1991 n. 550841);
– le somme corrisposte per rivalutazione monetaria sul risarcimento danni e per relativi interessi ne sono invece escluse (Ris. Min. 7 marzo 2000 n. 25/E).
(1) Gli interessi di mora sono addebitati unilateralmente dal creditore (diversamente da quelli per dilazioni di pagamento, che sono il frutto di una contrattazione tra creditore e debitore). Questi ultimi si verificano normalmente se, dopo aver consegnato il bene all’acquirente, è concesso allo stesso un termine per il pagamento del prezzo; essi sono esenti a condizione che risultino distintamente addebitati, se invece sono già compresi nel prezzo seguono la disciplina dell’operazione principale.
(2) Al contrario, fanno parte del corrispettivo le somme dovute in caso di anomalo andamento dei lavori dovuto a cause non prevedibili al momento della stipulazione del contratto di appalto di opere pubbliche e quelle dovute, a seguito di risoluzione anticipata del contratto stesso, per i lavori già eseguiti e per i materiali eventualmente esistenti in cantiere (Ris. Min. 26 maggio 1998 n. 42/E).
(3) Invece, in caso di risoluzione consensuale, se la società di leasing riconosce una somma all’utilizzatore, normalmente perché il bene ha un valore superiore al capitale residuo allo scioglimento del contratto, essa è generalmente soggetta ad IVA ordinaria; tuttavia, secondo la giurisprudenza comunitaria, se il leasing è esente (es. immobili abitativi) il medesimo regime si dovrebbe applicare alla somma in esame (C. Giust. UE 15 dicembre 1993 C-63/92).
Se la risoluzione avviene per fallimento dell’utilizzatore o per inadempimento del medesimo, l’eventuale somma corrisposta dalla società di leasing, per la differenza fra il maggior importo ricavato dalla sua ricollocazione sul mercato e la sommatoria dei canoni scaduti e non riscossi alla data di fallimento, di quelli residui non scaduti (da attualizzare) e del prezzo di riscatto è esclusa da IVA e non soggetta a fatturazione (Assilea Circ. 3/2015).
 Procedure esecutive individuali

43130
Si considerano comunque infruttuose e danno pertanto diritto ad effettuare la variazione in diminuzione, operata sia riguardo all’imponibile che alla relativa imposta, le procedure esecutive individuali nell’ipotesi:
a) di pignoramento presso terzi, quando dal verbale redatto dall’ufficiale giudiziario risulta che presso il terzo pignorato non ci sono beni o crediti da pignorare;
b) di pignoramento di beni mobili, quando dal verbale redatto dall’ufficiale giudiziario risulta che mancano beni da pignorare o che è impossibile accedere al domicilio del debitore o che egli è irreperibile;
c) di asta per la vendita del bene pignorato, andata deserta per tre volte, con la conseguente decisione di interrompere la procedura esecutiva perché troppo onerosa.
Tra le procedure esecutive rilevanti sono comprese anche le procedure esecutive degli obblighi di consegna o rilascio, ad eccezione dei casi di prestazione sostitutiva (quindi configurabile come una prestazione resa), così come nell’ipotesi di “datio in solutum”, previa accettazione del creditore, prevista dall’art. 1197 c.c., o nel caso di “novazione oggettiva” ex art. 1230 c.c., o di “conversione del negozio nullo” ex art. 1424 c.c.

La semplice notifica del titolo esecutivo e del precetto non è sufficiente a configurare l’inizio della procedura esecutiva, ma è necessario almeno il pignoramento (Ris. AE 16 maggio 2008 n. 195/E).
 L’azienda acquirente ritiene che le merci ricevute siano impiegabili nell’ambito del processo produttivo, nonostante presentino una qualità inferiore a quella pattuita contrattualmente. Pertanto, essa decide di non restituirle ottenendo in cambio un abbuono sul prezzo.
ESEMPIO: in data 29/04 il responsabile del controllo qualità ci comunica che parte delle merci ricevute il giorno precedente non è conforme alle nostre richieste. Si decide, quindi, di trattenere le merci ottenendo dal fornitore un abbuono di € 4.000 (+ IVA 20%).
TRATTAMENTO FISCALE SOMME DOVUTE PER PENALI – RISARCOMENTI
 L’art. 15, c. 1, n. 1) del D.P.R. 633/1972 prevede che sono escluse dal computo della base imponibile da assoggettare all’imposta “le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente”. • Nella sostanza è prevista l’esclusione dalla base imponibile IVA delle somme che vengono rimborsare dalla controparte ma anche di quelle hanno funzione risarcitoria di un danno subito da chi le riceve.
 Le condizioni necessarie per effettuare la variazione sono:

–  l’insolvenza dell’importo fatturato;
–  l’assoggettamento del debitore a procedura concorsuale;
–  la partecipazione del creditore al concorso.

La nota di credito dev’essere emessa sia per l’imponibile sia per l’IVA; l’emissione può avvenire solo al verificarsi degli eventi illustrati nella tabella.

Procedura Evento rilevante
Fallimento (1) Scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto, oppure, ove non vi sia stato, scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura del fallimento stesso.
La nota di variazione può essere emessa solo dal cedente o prestatore, anche quando il credito nei confronti del fallimento sia stato ceduto a terzi (2).
Liquidazione coatta amministrativa (1) Approvazione del piano di riparto, decorsi i termini indicati nell’art. 213 RD 267/42.
Concordato fallimentare (1) Passaggio in giudicato della sentenza di omologazione del concordato
Concordato a seguito di liquidazione coatta amministrativa (1)
Concordato preventivo (3) Definitività della sentenza di omologazione unitamente al momento in cui il debitore concordatario adempie agli obblighi assunti in sede di concordato. La disposizione si applica limitatamente ai creditori chirografari per la parte percentuale del loro creditoche non trova accoglimento con la chiusura del concordato (4).
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OMAGGI 

 

 

 

La disciplina applicabile, modificata dal decreto semplificazioni fiscali 2014,  presenta delle differenze in relazione a tre elementi:

  1.  il soggetto a cui sono destinati gli omaggi:
    • soggetti terzi (clienti, fornitori, ecc.);
    • dipendenti.
  2.  la tipologia di beni offerti in omaggio:
    • beni prodotti o commercializzati dalla stessa impresa;
    • beni acquistati appositamente al fine della donazione.
  3. la data di acquisto del bene finalizzato alla donazione.

1. OMAGGI A TERZI

1.1 Beni la cui produzione e/o commercio rientra nell’attività propria dell’impresa

1.1.1 Imposte dirette

Dal punto di vista delle imposte sui redditi, l’acquisto di beni rientranti nell’attività propria dell’impresa e destinati ad essere dati in omaggio a clienti, fornitori ecc. (ad esempio un soggetto che commercializza vino e regala bottiglie di vino ai propri clienti) segue regole diverse in relazione al valore unitario del bene:

  • beni di valore unitario inferiore o uguale a € 50,00: il costo di acquisto del bene è integralmente deducibile;
  • beni di valore unitario superiore a € 50,00: il costo è deducibile come spesa di rappresentanza solo se risponde ai requisiti di “inerenza e congruità” (ovvero, deve avere finalità promozionali o di pubbliche relazioni, deve essere di importo ragionevole e deve rientrare in pratiche commerciali tipiche).

1.1.2. Imposta sul valore aggiunto

Ai fini dell’IVA, l’acquisto di beni che rientrano nell’attività propria dell’impresa e che vengono ceduti gratuitamente comporta sempre la detraibilità dell’imposta in quanto l’impresa non conosce, al momento dell’acquisto, la destinazione futura del bene.

Conseguenza della detraibilità operata all’atto dell’acquisto è che le cessioni gratuite dei beni ceduti a terzi sono considerate operazioni imponibili ai fini IVA e pertanto:

* Se VIENE OPERATA LA RIVALSA IVA nei confronti di chi riceve l’omaggio (cioè si regala il bene, ma si chiede il pagamento dell’IVA): deve essere emesso DDT più fattura oppure fattura immediata, da registrare in contabilità come un’ordinaria cessione di beni. La base imponibile sarà pari al valore normale, ossia al valore a cui mediamente l’azienda cede quel determinato bene.

* Se NON VIENE OPERATA LA RIVALSA IVA, cioè non viene richiesto il pagamento dell’IVA al soggetto che riceve l’omaggio (è il caso che più frequentemente si verifica nella pratica): deve essere emesso il DDT per il trasporto e adottata alternativamente una delle seguenti procedure:

  • emettere AUTOFATTURA in unico esemplare per ciascuna cessione (oppure in alternativa un’unica autofattura globale mensile per tutte le cessioni gratuite effettuate nel mese) con l’indicazione del valore normale dei beni ceduti, dell’aliquota – o delle aliquote – applicabili e della relativa imposta, oltre all’annotazione sulla stessa che si tratta di “autofattura per omaggi”. Questa autofattura dovrà essere numerata come le fatture di vendita ed annotata nel registro delle fatture emesse; il relativo ammontare imponibile andrà a confluire nel volume d’affari Iva;
  • annotare su un apposito REGISTRO DEGLI OMAGGI l’ammontare globale del valore normale delle cessioni gratuite effettuate in ciascun giorno e della relativa imposta distinta per aliquota. Anche in questo caso l’imposta dovrà confluire normalmente nelle liquidazioni periodiche.

Il cessionario (destinatario dell’omaggio), in entrambi questi due casi, non avendo ricevuto alcuna fattura, non dovrà procedere ad alcuna registrazione contabile.

1.2 Beni la cui produzione e/o commercio NON rientra nell’attività propria dell’impresa

1.2.1 Imposte dirette

Dal punto di vista delle imposte sui redditi, l’acquisto di beni NON rientranti nell’attività propria dell’impresa e destinati ad essere dati in omaggio ai clienti, fornitori ecc., segue regole diverse in relazione al valore unitario del bene:

  • beni di valore unitario inferiore o uguale a € 50,00: il costo di acquisto del bene è integralmente deducibile;
  • beni di valore unitario superiore a € 50,00: il costo è deducibile come spesa di rappresentanza solo se risponde ai requisiti di “inerenza e congruità” (ovvero, deve avere finalità promozionali o di pubbliche relazioni, deve essere di importo ragionevole e deve rientrare in pratiche commerciali tipiche).

Nel costo di acquisto deve essere considerata anche l’eventuale IVA indetraibile.

1.2.2. Imposta sul valore aggiunto

In virtù delle modifiche introdotte dal decreto semplificazioni 2014, ai fini IVA la disciplina varia in funzione del valore unitario del bene e dalla data di acquisto:

  • Acquisti avvenuti fino al 12 dicembre 2014, IVA detraibile solo per i beni di costo unitario inferiore o uguale a € 25,82;
  • Acquisti avvenuti a partire dal 13 dicembre 2014, IVA detraibile per i beni di costo unitario inferiore o uguale a € 50,00.

Oltre le soglie sopra indicate, l’IVA rimane interamente indetraibile. In entrambe le ipotesi di acquisto sopra evidenziate (e quindi a prescindere dalla detraibilità o meno assolta in sede di acquisto), la cessione gratuita di beni la cui produzione o il cui commercio non rientrano nell’attività propria dell’impresa è sempre irrilevante ai fini dell’IVA (operazione non soggetta ad iva art. 2, c. 2, n. 4 – dpr 633/72). Al riguardo, trattandosi di operazione fuori campo IVA, non esiste alcun obbligo per il cedente di emettere fattura per la cessione gratuita.

E’ importante ricordare che il computo del limite di € 25,82/50,00 deve essere fatto con riferimento all’omaggio nel suo complesso, e non al singolo bene che costituisce un omaggio “composito” (caso tipico è il “cesto natalizio”). Pertanto, rientra nella seconda categoria (ossia quella che prevede l’indetraibilità dell’IVA) l’acquisto di un cesto natalizio di valore complessivo superiore a € 25,82/50,00 anche se i singoli beni che lo compongono presentano un costo unitario inferiore.

Va inoltre ricordato che i regali natalizi consistenti in prodotti alimentari (panettoni, dolci, vini, ecc.) perdono la loro specifica qualificazione e quindi ai fini IVA devono essere trattati allo stesso modo degli omaggi non alimentari (penne, agende, eccetera); ciò sta a significare che, se tali beni sono destinati ad essere dati in omaggio e se di valore inferiore a € 25,82/50,00, è possibile detrarre l’imposta sull’acquisto.

2. OMAGGI A DIPENDENTI

2.1.1 Imposte dirette

Dal punto di vista delle imposte sul reddito, il costo per l’acquisto di tali beni va classificato nella voce “spese per prestazioni di lavoro dipendente” e non nelle spese di rappresentanza. Pertanto, tali oneri saranno interamente deducibili dall’imponibile al fine delle imposte dirette, mentre saranno indeducibili dalla base imponibile IRAP.

E’ opportuno precisare che detti omaggi non concorrono a formare il reddito del dipendente se complessivamente di importo non superiore a 258,23 euro per periodo d’imposta; Qualora il loro valore complessivo superasse tale limite, le regalie sarebbero interamente tassate in capo al dipendente, quali fringe benefits.

2.1.2. Imposta sul valore aggiunto

Ai fini IVA, la disciplina varia in funzione della tipologia dei beni regalati e cioè:

  • beni la cui produzione e/o commercio rientra nell’attività propria dell’impresa: valgono le stesse regole enunciate per gli omaggi a soggetti terzi (vds. paragrafo 1.1.2.);
  • beni la cui produzione e/o commercio NON rientra nell’attività propria dell’impresa: l’IVA assolta sugli acquisti è sempre indetraibile e conseguentemente la cessione di tali beni è irrilevante ai fini IVA per cui non occorre emettere fattura (anche se è consigliabile ed opportuno emettere un documento di trasporto con la dicitura “cessione gratuita” ovvero “omaggio”).

ATTENZIONE: In ogni caso, al fine di scongiurare la presunzione di cessione onerosa da parte del Fisco, è bene utilizzare un registro degli omaggi o in alternativa emettere un documento di consegna o trasporto (DDT), senza alcuna indicazione del valore dei beni, in cui indicare le generalità del destinatario e la causale del trasporto (“cessione gratuita” oppure “omaggio”).

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ORGANO  DI  CONTROLLO  in S.r.l.

È stato abrogato, con effetto dal 25.06.2014, l’art. 2477, c. 2 C.C., ovvero la norma che disponeva la nomina obbligatoria dell’organo di controllo o del revisore nelle S.r.l. quando il capitale sociale non era inferiore a quello minimo stabilito per le S.p.a. (ridotto a € 50.000,00). Ciò comporta un paradosso, in quanto si potrà avere una Spa con capitale di € 50.000,00 con collegio sindacale obbligatorio e una S.r.l. con capitale di un milione di euro priva di organo di controllo. La novità presenta ricadute su tutte le S.r.l. aventi un capitale sociale pari o superiore a € 120.000,00. Per effetto di tale abrogazione il capitale sociale cessa, dal 25.06.2014, di rappresentare uno dei parametri in forza dei quali si innesca l’obbligo per i soci di S.r.l. di nominare un organo di controllo (collegio sindacale o sindaco unico) e/o di revisione legale dei conti (società di revisione o revisore individuale). In sede di conversione in legge del D.L. n. 91/2014, è stato precisato che la sopravvenuta insussistenza dell’obbligo di nomina correlato all’entità minima del capitale sociale costituisce giusta causa di revoca.

 

ORGANO

DI CONTROLLO

NELLE S.R.L.

Nomina

obbligatoria

dell’organo

di controllo

interno

La nomina dell’organo di controllo o del revisore non è più obbligatoria se il capitale sociale non è inferiore a quello minimo stabilito per le S.p.a. (pari, dal 25.06.2014, a € 50.000,00). L’ammontare del capitale sociale non determina più alcun obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore (sempreché non sussista un obbligo previsto dallo Statuto).
•   La nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società:

–  è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;

–  controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;

–  per 2 esercizi consecutivi ha superato 2 dei limitiindicati dall’art. 2435-bis, c. 1 C.C. •    Attivo patrimoniale € 4.400.000.

•    Ricavi € 8.800.000.

•    Dipendenti occupati in media durante l’esercizio 50.

L’obbligo di nomina cessa se, per 2 esercizi consecutivi, i predetti limiti non sono superati.

 

Nomina

•   L’assemblea che approva il bilancio in cui sono superati i limiti indicati deve provvedere, entro 30 giorni, alla nomina dell’organo di controllo o del revisore.

•   Se l’assemblea non provvede alla nomina, provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato.

SOPRAVVENUTA

INSUSSISTENZA

DELL’OBBLIGO

DI NOMINA

Organo

di controllo

La sopravvenuta insussistenza dell’obbligo di nomina dell’organo di controllo correlato all’entità minima del capitale sociale costituisce giusta causa di revoca. Rinuncia da parte del sindaco (dimissioni volontarie) e assenza di obbligo di una nuova nomina.
•   Delibera assembleare di revoca per giusta causa.

•   La deliberazione di revoca dovrebbe essere approvata dal tribunale, sentito l’interessato.

L’organo di controllo, in assenza di revoca o dimissioni, rimane in carica fino alla naturale scadenza del mandato.

 

Incarico

di revisione

legale

Costituisce giusta causa di revoca, da parte dell’assemblea, la sopravvenuta insussistenza dell’obbligo di revisione legale per l’intervenuta carenza dei requisiti previsti dalla legge. Dimissioni per circostanze previste dal D.M. 28.12.2012, n. 261.
Risoluzione consensuale.
Delibera assembleare di revoca per giusta causa.

Immagine in linea 3

 

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PAGAMENTI

 

 

 

 

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PAGAMENTI  alimentare

 

 

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PAGAMENTI  – NON – alimentare

 

TRANSAZIONI  COMMERCIALI

D.Lgs. 9.11.2012, n. 192

TERMINI di PAGAMENTO

dalla data di ricevimento della fattura (data certa)
dal ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi

se la data fattura è anteriore

TRANSAZIONI COMMERCIALI – DIFFERENZE tra TIPOLOGIE CONTRATTUALI

Tipologia Contratti fra privati Contratti con la pubblica Amministrazione
Termine di pagamento 30 giorni, elevabili a 60 giorni e oltre più o meno liberamente, purché per iscritto e non con grave iniquità per il creditore 30 giorni, con limitate possibilità di deroga; 60 giorni per pagamenti di ospedali e Asl e imprese pubbliche soggette a regole di trasparenza ex D.Lgs. 333/2003
Interessi per tardivo pagamento Sostanzialmente determinabili dalle parti; interessi moratori legali in assenza di diversa pattuizione Inderogabilmente gli interessi di mora legali = Tasso BCE + 8%

ADDEBITO delle SPESE di RECUPERO CREDITO

Spese forfetarie (euro 40,00) Da risarcire per il solo decorso del termine di pagamento
Ulteriori spese di recupero Da provare (onere del creditore)

NULLITÀ delle CLAUSOLE

Non applicazione degli interessi di mora Nullità (in ogni caso)
Predeterminazione o modifica della data di ricevimento della fattura Nullità (in ogni caso) se la controparte è pubblica
Esclusione del risarcimento delle spese di recupero del credito Nullità, salvo prova contraria

 

 

 

 

 

 

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PARENTELA E AFFINITA’

 

 

LA PARENTELA

E’ il vincolo che unisce le persone che discendono dalla stessa persona o, come il codice civile afferma , dallo stesso stipite (art. 74 cod. civ.).
Ai fini della determinazione del vincolo si distinguono:

  • la linea retta unisce le persone di cui l’una discende dall’altra (ad es. padre e figlio, nonno e nipote);
  • la linea collaterale unisce le persone che, pur avendo un uno stipite comune, non discendono l’una dall’altra (ad es. fratelli, zio e nipote).

I gradi si contano calcolando le persone e togliendo lo stipite:tra padre e figlio c’è parentela di primo grado; tra fratelli c’è  parentela di secondo grado (figlio, padre, figlio = 3; 3 – 1 = 2); tra nonno e nipote, parentela di secondo grado (nonno, padre, figlio = 3; 3 – 1 = 2); tra cugini parentela di quarto grado e così via.

L’AFFINITÀ

E’ il vincolo che unisce un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge. Sono affini, perciò, i cognati, il suocero e la nuora, ecc.. Per stabilire il grado di affinità si tiene conto del grado di parentela con cui l’affine è legato al coniuge; così suocera e nuore sono affini in primo grado; i cognati sono affini di secondo grado, ecc.

PARENTELA AFFINITA’
è il vincolo tra persone che discendono da uno stesso stipite è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge
Grado Rapporto di parentela con il titolare Grado Rapporto di affinità
1 padre e madre
figlio o figlia
1 suocero o suocera del titolare
figlio o figlia del coniuge
2 nonno o nonna
nipote
(figlio del figlio o della figlia)
fratello o sorella
2 nonno o nonna del coniuge
nipote
(figlio del figlio del coniuge)
cognato o cognata
3 bisnonno o bisnonna
pronipote
(figlia o figlio del nipote)
nipote
(figlia o figlio del fratello o della sorella)
zio e zia
(fratello o sorella del padre o della madre)
3 bisnonno o bisnonna del coniuge
pronipote
(figlio del nipote del coniuge)
nipote
(figlio del cognato o della cognata)
zio o zia del coniuge

 

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PARTECIPAZIONE   TASSAZONE

 

 

 

 

 

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OMESSI VERSAMENTI – SANZIONI PENALI

RITENUTE FISCALI

(1001-140-1038 ecc. Dip.Proff. Ecc) Ar.t. 10Bis Dlgs 74/2000

Da versare entro i termini della rappresentazione del mod. 770.

Se oltre € 50.000,00 applicazione sanzioni Penali (Reclusione 6 mesi/ 2 anni)

soglia (art. 10-bis) innalzata a 150.000,00

RITENUTE PREVIDENZIALI

(INPS) L.153 30/04/69 art 1Bis

Reclusione fino a 3 anni per somme superiori a Lire 2.000.000.

Se mancato versamento oltre 3 mesi dalla contestazione/notifica.

Sentenza 24/06/2014 Trib. Asti Sez.Penale.

Nessun reato se la somma è inferiore a € 10.000,00 per periodo d’imposta.

IVA

è reato penale l’omesso versamento del debito IVA emerso dalla dichiarazione annuale, per importi superiori a 50.000 euro,

entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo (e quindi il 27 dicembre)

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PERDITA  ESERCIZIO  SRL

 


→ se la perdita non supera 1/3 del capitale sociale, può essere riportata a nuovo senza limiti di tempo. Al verificarsi di una perdita che non determina la riduzione di oltre un terzo del capitale sociale, il Codice civile non prevede alcun obbligo in capo agli amministratori; 

→ se la perdita ha eroso il capitale riducendolo di oltre un terzo, gli amministratori devono convocare, senza indugio, l’assemblea dei soci per gli opportuni provvedimenti.
Se la perdita è attribuibile ad una fase transitoria, l’assembla dei soci potrà:
– non prendere alcun provvedimento, riportando la perdita “a nuovo”, qualora si ritenga che la stessa derivi da una momentanea situazione di crisi e ne sia previsto il riassorbimento;
– procedere con la copertura della perdita;
– deliberare la riduzione del capitale sociale, che in tal caso è comunque facoltativa.
Nel caso in cui, tuttavia, nel corso dell’esercizio successivo la perdita superiore ad un terzo del capitale non venga riassorbita, si dovrà procedere alla riduzione del capitale sociale;
→ se la perdita supera 1/3 del capitale sociale riducendo quest’ultimo al di sotto del minimo legale (o anche in caso di perdita integrale di questo), si applica quanto disposto dall’art. 2447, Cod. Civ.:“… gli amministratori devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale e il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto limite”. In tale caso, le soluzioni percorribili sono: 1. copertura della perdita, affinché il capitale sociale ritorni almeno pari al minimo legale; 2. trasformazione della società in società di persone; 3. scioglimento della società e conseguente messa in liquidazione (art. 2484, n. 4 Cod. Civ.). 

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PERDITE  su  CREDITI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 ⇒ in caso di procedure esecutive le stesse si considerano infruttuose quando ilcreditore è rimasto insoddisfatto. Va precisato che il procedimento di esecuzione

forzata si compone di tre fasi e cioè il pignoramento, la vendita all’asta e

l’attribuzione del prezzo ricavato dalla vendita.

E’ quest’ultimo infatti il momento in cui si deve avere riguardo ai fini del ricorso alla procedura ex

art. 26 secondo comma D.P.R. 633/72; il Ministero delle Finanze ha infatti affermato (Circ. 77/E

del 17/04/00) che il presupposto legittimante la variazione in diminuzione viene ad esistere quando

il credito “non trova soddisfacimento attraverso la distribuzione della somma ricavata dalla vendita

dei beni dell’esecutato ovvero quando sia stata accertata o documentata dagli organi della

Procedure esecutive

Tra le procedure esecutive rimaste infruttuose sono comprese anche le procedure esecutive degli obblighi di consegna o rilascio, ad eccezione dei casi di prestazione sostitutiva (quindi configurabile come una prestazione resa), così come nell’ipotesi di “datio in solutum”, previa accettazione del creditore, prevista dall’art. 1197 c.c., o nel caso di “novazione oggettiva” ex art. 1230 c.c., o di “conversione del negozio nullo” ex art. 1424 c.c.

In generale la variazione in diminuzione, che deve essere operata sia riguardo all’imponibile che alla relativa imposta, può essere effettuata quando il credito del cedente del bene o prestatore del servizio non trova soddisfacimento attraverso la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita dei beni dell’esecutato ovvero quando sia stata accertata e documentata dagli organi della procedura l’insussistenza di beni da assoggettare all’esecuzione. Pertanto, anche per tali procedure esecutive l’infruttuosità, derivante dalla mancata consegna o rilascio del bene, dovrà essere accertata e documentata dall’autorità preposta alla procedura.

Qualora successivamente alla procedura esecutiva, collettiva o individuale, il cedente del bene o prestatore del servizio recuperi, in tutto o in parte, il credito in precedenza insoddisfatto, lo stesso dovrà effettuare, in relazione all’importo recuperato, una variazione in aumento in rettifica di quella in diminuzione a suo tempo operata.

La semplice notifica del titolo esecutivo e del precetto non è sufficiente a configurare l’inizio della procedura esecutiva, ma è necessario almeno il pignoramento (Ris. AE 16 maggio 2008 n. 195/E).

 

 

 

 

 

DISCIPLINA DELLE PERDITE
Mercoledì 20 Marzo 2013 19:27
Normativa e prassi di riferimento:

Art. 8 84 DPR 917/86 (come modificato dal D.L. del 06/07/11 n. 98, art. 23)

Circ. A.E. del 19/06/12 n. 25

Circ. A.E. del 06/12/11 n. 53

Circ. A.E. del 04/08/06 n. 28

Perdite derivanti dall’esercizio di imprese commerciali in contabilità semplificata  e dall’esercizio di arti e professioni.

Il reddito di ditte individuali e società di persone in contabilità semplificata e di artisti e professionisti, qualunque sia il tipo di contabilità, si determina sommando i redditi di ogni categoria (d’impresa, professionali, fondiari, ecc.) e sottraendo le perdite, senza possibilità di riporto.

Le perdite delle s.n.c. e delle s.a.s., nonche’ quelle delle societa’ semplici e delle associazioni di cui all’articolo 5 derivanti dall’esercizio di arti e professioni, si sottraggono per ciascun socio o associato proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili.

Perdite derivanti dall’esercizio di imprese commerciali in contabilità ordinaria

Le perdite derivanti dall’esercizio di imprese individuali e quelle derivanti dalla partecipazione in s.n.c. e s.a.s. sono computate in diminuzione dei redditi della stessa categoria (cioè d’impresa o di partecipazione) conseguiti nel medesimo periodo d’imposta e, per la differenza, in compensazione dei redditi di periodi successivi (sempre della stessa categoria), ma non oltre il quinto. Non è ammessa la compensazione parziale. Se negli anni successivi si conseguono ulteriori perdite, queste devono essere utilizzate prima delle perdite riportate.

Le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione possono essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi, senza limiti di tempo, a condizione che si riferiscano ad una nuova attivita’ produttiva.

Perdite attribuite ai soci di società di persone

I soci possono dedurre le perdite secondo due diversi criteri:

– se la società è in contabilità semplificata, la perdita della società è deducibile dai redditi dei soci di qualsiasi categoria essi siano (d’impresa, della professione, fondiari, ecc.), ma non è riportabile;

– se la società è in contabilità ordinaria, la perdita della società è deducibile per i soci solo dai redditi della stessa categoria, cioè d’impresa e di partecipazione; l’eccedenza può essere riportata negli anni successivi, ma non oltre il quinto.

Perdite delle societa’ in accomandita semplice

Per le perdite delle societa’ in accomandita semplice che eccedono l’ammontare del capitale sociale la compensazione delle perdite è ammessa nei soli confronti dei soci accomandatari.

Perdite dei soggetti IRES con deducibilità limitata

Dall’esercizio 2011, la perdita fiscale di un periodo d’imposta puo’ essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare. Non è ammessa, quindi, una compensazione parziale, ma la compensazione può avvenire dopo aver sottratto eventuali crediti di imposta, ritenute d’acconto, versamenti in acconto e le altre poste di bilancio richiamate dall’art. 84, co. 1 del Tuir.

Perdite dei soggetti IRES con deducibilità piena

Le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione possono essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi in misura pari al 100% a condizione che si riferiscano ad una nuova attivita’ produttiva.

Presenza contemporanea sia di perdite dei primi tre esercizi che di perdite sorte successivamente

La disposizione in commento non stabilisce alcun ordine di priorità nell’utilizzo delle perdite qualora il contribuente disponga di perdite pregresse in parte riferibili ai primi tre periodi d’imposta e in parte ai successivi. Il contribuente ha facoltà di scegliere quali utilizzare.

A prescindere dalla scelta operata, l’Agenzia delle Entrate ritiene (Circ. 25/2012) che ai fini del calcolo del limite forfetario dell’80%, il predetto limite vada calcolato sul reddito al lordo e non al netto delle perdite relative ai prime tre periodi d’imposta eventualmente utilizzate per prime.

In ogni caso le perdite devono essere complessivamente utilizzate fino a concorrenza del reddito imponibile.

Perdite delle società non operative

Le perdite delle società non operative subiscono una doppia limitazione:

a) le perdite pregresse astrattamente utilizzabili non possono eccedere l’ottanta per cento del reddito imponibile (ex art. 84, co. 1, TUIR);

b) le perdite pregresse effettivamente utilizzabili, nei limiti di quelle determinate sub a), possono essere computate soltanto in diminuzione della parte di reddito imponibile eccedente quello minimo presunto, (ex art. 30, co. 3, L. 724/1994).

Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Maggio 2013 11:21
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PERMUTA

 

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PRESCRIZIONE

 

 

Prescrizione di Fatture e Parcelle

 

 

http://www.il-commercialista-dei-professionisti.com/wp-content/uploads/2011/04/prescrizione-parcelle.jpg

 

 

Fatture e parcelle non pagate? Siamo alle solite, vero? Sempre la stessa storia. Ma quali sono i termini prescrizionali? E quando decade il diritto ad incassare?

Prima di entrare nel merito,  una piccola precisazione è d’obbligo. Chiariamo, prima di tutto, la differenza tra prescrizione e decadenza.

La prima (prescrizione) è un mezzo con cui il nostro ordinamento giuridico opera l’estinzione dei diritti quando il titolare non li esercita entro il termine previsto dalla legge.

La seconda (decadenza) consiste nella perdita della possibilità di esercitare il diritto per mancato esercizio del termine perentorio. Due termini simili ma giuridicamente differenti. Ma non voglio farti una lezione di diritto, voglio solo spiegarti in parole semplici entro quanto tempo si prescrivono le fatture e le parcelle.

Cominciamo dalle prime.

Le fatture commerciali, generalmente, si prescrivono dopo 5 anni dall’emissione, salvo atti che interrompono tali termini (vedi articolo 2948 del Codice Civile). In caso di contratto scritto, convenzionalmente può essere previsto il computo degli interessi.

In mancanza di contratto e se il rapporto è fra imprese, si applica il disposto della L. 231/2002 (applicazione degli interessi di mora).

Nel caso invece di rapporto tra impresa e privato e non vi è nessun contratto scritto, si applica l’interesse legale.

Nel caso di fatture commerciali emesse da commercianti a consumatori finali per la vendita di merci o prestazioni di servizi, la prescrizione è di un anno, così come previsto dall’articolo 2955 del Codice Civile.

Per interrompere la prescrizione, basta invece inviare una semplice raccomandata con cui si sollecita il pagamento.

Per quanto riguarda invece le parcelle dei professionisti, l’articolo 2956 del Codice Civile prevede in 3 anni la prescrizione presuntiva delle stesse. In linea generale, questo termine decorre dalla prestazione.

Per gli avvocati, i procuratori e i patrocinatori legali invece il termine può decorrere dalla sentenza passata in giudicato, dall’accordo conciliativo o dalla revoca del mandato professionale. Per gli affari non terminati la prescrizione decorre dall’ultima prestazione.

 

 

con la cancellazione dal Registro imprese le pretese di equitalia si estinguono dopo un anno dalla cancellazione

 

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PRESTAZIONE OCCASIONALE

 

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PROFESSIONISTI

Il contributo 4% delle casse previdenziali (ad esclusione del contributo Inps) non costituisce mai elemento positivo di reddito.

Ricavo €.1000 c/economico a compensi
Contributi 4% €. 40 patrimoniale (debito verso cassa)

Se è in semplificata il contributo 4% verrà registrato nei conti transitori.

PRINCIPIO  DI  CASSA

Professionisti, la «cassa» decide i redditi
Determinante il momento in cui il contribuente entra in possesso dei contanti o degli assegni
I professionisti determinano il reddito in base al principio di cassa, osservando le indicazioni dell’articolo 54 del Tuir, fatte salve alcune eccezioni. Dev’essere effettuata la differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute (pagate) nel corso del periodo d’imposta. Inoltre, si devono tenere in considerazione le limitazioni alla deducibilità dei costi previste dall’articolo 54 citato.
Possono, tuttavia, verificarsi alcune situazioni relative alle diverse modalità di pagamento la cui soluzione non è sempre evidente. È opportuno, quindi, prendere in considerazione le varie forme di pagamento al fine di delineare compiutamente il “principio di cassa”.
Il denaro contante
I compensi pagati mediante contanti si considerano percepiti nel momento in cui le somme entrano nella disponibilità del professionista. In tal caso il momento del pagamento da parte del cliente e quello dell’incasso da parte del professionista si trovano a coincidere.
Gli assegni bancari
Il professionista può considerare incassati i compensi maturati nel momento in cui riceve materialmente l’assegno, cioè quando il titolo entra materialmente nella sua disponibilità. Questo mezzo di pagamento equivale alla moneta corrente. È irrilevante l’effettivo versamento sul conto corrente bancario. Pertanto, se il versamento sul conto corrente viene effettuato nel periodo d’imposta successivo, i compensi si considereranno incassati nell’esercizio precedente, cioè quando è stato ricevuto effettivamente l’assegno. Lo stesso principio si applica simmetricamente ai pagamenti. La spesa potrà considerarsi sostenuta quando il professionista si spossessa, consegnando il titolo al soggetto creditore.
Gli assegni circolari
Allo stesso modo, i compensi professionali si potranno considerare incassati quando l’assegno circolare entra nella disponibilità del professionista. L’agenzia delle Entrate ha di fatto equiparato, al fine di individuare il momento di incasso dei compensi, l’assegno bancario e l’assegno circolare (si vedano la risoluzione 138/E del 29 maggio 2009 e la circolare 38/E del 23 giugno 2010). La differenza sostanziale riguarda il maggiore grado di garanzia offerto dall’assegno circolare. In ogni caso i compensi possono considerarsi percepiti nel momento in cui il professionista riceve materialmente il titolo, anche se l’incasso, ai fini fiscali, richiede il buon fine dell’assegno bancario. L’eventuale insoluto è retroattivo: in pratica, è come se l’incasso non fosse mai avvenuto.
Bonifico e modello Rid
I compensi accreditati sul conto corrente bancario con bonifico si considerano incassati nel periodo d’imposta in cui la somma di denaro diventa effettivamente disponibile in favore del professionista. A partire da questa data il titolare del rapporto bancario (il professionista, nei casi che ci interessano) può effettivamente utilizzare la somma di denaro ricevuta. Invece è irrilevante la data di valuta, che assume importanza ai soli fini bancari per il computo degli interessi maturandi. L’interpretazione è stata fornita dall’agenzia delle Entrate con la circolare 23 giugno 2010, n. 38/E.
La medesima soluzione riguarda i compensi che il professionista riceve a seguito di un ordine di addebito permanente (modello Rid) sul conto corrente del cliente. Analogamente a quanto già considerato, assumerà rilievo la data in cui la somma accreditata è materialmente disponibile per il professionista.
Carta di credito
Gli incassi con carta di credito si considerano avvenuti quando la carta di credito viene materialmente utilizzata: quindi, anche prima dell’avvenuto accredito sul conto corrente bancario. In tale ipotesi il professionista non è più creditore nei confronti del cliente, ma è creditore verso la società finanziaria che gestisce i pagamenti con carta di credito.
Le spese anticipate
L’articolo 10 del Dlgs 175/2014, modificando l’articolo 54 del Tuir, ha stabilito che «le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista». Secondo i chiarimenti forniti dall’agenzia delle Entrate, la disposizione ha carattere innovativo (si applica solo dal periodo d’imposta decorrente dal 1° gennaio 2015). Infatti, essa introduce una deroga al principio generale secondo il quale costituisce compenso per il professionista il rimborso delle spese da parte del committente o il sostenimento delle spese direttamente da parte del committente stesso (circolare 31/E del 30 dicembre 2014).
L’amministrazione finanziaria ritiene che l’esclusione dalla tassazione sia limitata alle sole spese anticipate dal committente aventi a oggetto la somministrazione di alimenti e bevande e le spese alberghiere. Tuttavia, la deducibilità di questi oneri in capo all’impresa committente sarà integrale, non trovando applicazione la deduzione ridotta nella misura del 75% prevista dal Tuir. Viceversa, se l’oggetto dell’anticipazione riguarda gli oneri relativi alla trasferta, o altre tipologie di oneri, gli stessi assumeranno la qualificazione di compensi in natura e dovranno essere fatturati dal professionista.

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RAPPRESENTANTE FISCALE

 

 

 

 

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RAVVEDIMENTO

 

 

 

 

Il Ravvedimento Operoso è lo strumento che consente ai contribuenti di regolarizzare la loro posizione con il Fisco in caso di violazione, pertanto, può essere utilizzato per sanare il mancato o tardivo versamento dell’Imposta di Registro 2015 dovuta da coloro che non si avvalgono dell’istituto della cedolare secca sugli affitti, e la cui misura varia a seconda del tipo di immobile affittato a seguito di proroga, risoluzione e cessione del contratto di locazione, e sia per sanare l’omessa o tardiva presentazione della registrazione del contratto di locazione.

 

Ravvedimento Imposta di Registro Locazioni 2015:

L’istituto del Ravvedimento Operoso consente ai cittadini di regolarizzare la propria posizione con il Fisco versando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria applicabile in caso di accertamento formale della violazione, affinché il ravvedimento possa ritenersi perfezionato e quindi la posizione fiscale sanata, occorre che l’Amministrazione Finanziaria, non abbia proceduto a contestare, notificare o a dare inizio a qualsiasi procedura di accertamento della violazione commessa

il contribuente debba versare autonomamente e contestualmente: Tributo dovuto + sanzione ridotta + interessi legali tramite modello F23 Agenzia delle Entrate fino al 31 decembre 2014 e dal 1° gennaio modello f24 elide 2015 con relativi codici tributo.

Sanzioni ridotte ravvedimento operoso per Omessa registrazione di un contratto di locazione:

Sanzione applicabile Entro 90 giorni 12% dell’imposta di registro dovuta  (1/10 del 120%)

Entro un anno 15% dell’imposta di registro dovuta (1/8 del 120%)

Omesso o insufficiente versamento Imposta di registro:

entro 15 giorni dalla scadenza 0,2% per ogni giorno di ritardo

entro 30 giorni dalla scadenza  3% dell’imposta dovuta (1/10 del 30%)

entro 1 anno dalla scadenza 3,75% dell’imposta dovuta (1/8 del 30%)

 

Ravvedimento Sprint entro 15 giorni:

Imposta di registro contratto locazione ravvedimento Operoso Sprint: se il pagamento avviene entro i primi 15 giorni, la sanzione ridotta è dello 0,2%: Con l’entrata in vigore del Decreto Salva Italia Dl 98/2011, è stata introdotta una nuova tipologia di ravvedimento Operoso: Sprint al fine di incentivare le regolarizzazioni autonome da parte dei contribuenti con una sanzione ridotta ancora più favorevole.

Tale sanzione, infatti, pari allo 0,2% va calcolata per ciascun giorno di ritardo e sommando il tributo dovuto e gli interessi legali calcolati in base al tasso legale annuale che dal 1° gennaio 2015 equivale allo 0,5% da calcolare sul numero dei giorni di ritardo del versamento dell’imposta di registro o la mancata presentazione della registrazione del contratto entro i termini previsti per legge.

Nello specifico, il contribuente può avvalersi del Ravvedimento Operoso Sprint, e quindi della sanzione più ridotta, pagando contestualmente e complessivamente: Entro e non oltre i 15 giorni successivi alla scadenza del termine previsto per il versamento: Tributo + sanzione 0,2% + interessi legali.

Esempio: se su un contratto di locazione di durata pluriennale si versa per errore una imposta di registro più bassa rispetto a quanto dovuto ad esempio 300 euro anziché 500 euro, il contribuente può rimediare con il ravvedimento breve se paga la differenza + sanzione + interessi, ovvero: 200 euro di differenza, 2 euro di sanzione allo 0,2% per cui 1% – 0,2% per ogni giorno di ritardo – di 200 euro, e interessi pari a 0,013 euro (200 x 0,5 x 5 : 36500).

 

Ravvedimento breve e medio lungo da 30 a 90 giorni:

Tassa di registro contratto di locazione avvedimento Operoso Breve: se il versamento avviene entro il 30° giorno, la sanzione ridotta è del 3%:

Il Ravvedimento Operoso BREVE può essere utilizzato dai contribuenti che decidono volontariamente e autonomamente di mettersi in regola con il fisco, per la violazione commessa di omesso o tardivo versamento dell’imposta di registro e sia della mancata presentazione della domanda di registrazione di un contratto di locazione.

Tale tipologia di ravvedimento, consente quindi di sanare la violazione prima che venga accertata dall’Amministrazione, e quindi sanzionata con la massima misura prevista in questi casi, pagando una sanzione ridotta del 3% se effettua in unica soluzione il versamento entro il 30° giorno successivo alla scadenza del Tributo dovuto + sanzione 3% + interessi legali.

Esempio: differenza dell’imposta di registro 200 euro, sanzione pari a 6 euro perché si calcola il 3% su 200 euro, e interessi legali allo 0,5% per ogni giorno di ritardo.

Sanzione ridotta al 3,3% se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni.

 

Ravvedimento operoso lungo entro 1 anno:

Imposta di registro affitto ravvedimento Operoso Lungo: se il pagamento avviene entro 1 anno dalla scadenza, la sanzione ridotta è del 3,75%:

Il Ravvedimento Operoso LUNGO consente al contribuente di mettersi in regola con il Fisco anche oltre la scadenza dei termini di pagamento, infatti, se decide spontaneamente di versare l’importo complessivo del Tributo dovuto + sanzione ridotta + interessi legali allo 0,5% può usufruire di una sanzione ridotta del 3,75% anzichè la sanzione ordinaria elevabile in caso di accertamento formale. Dal 2015 viene istituito dalla Legge di Stabilità il nuovo ravvedimento 2015 con possibilità di ravvedersi entro o oltre i 2 anni dalla scadenza originale:

Sanzione ridotta al 4,2% se la regolarizzazione avviene entro 2 anni o entro la seconda dichiarazione successiva.

Sanzione ravvedimento lunghissimo 5%  se la violazione viene sanata oltre i 2 anni.

Tale possibilità è solo per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, per cui non si applica ai tributi comunali, quali IMU, TASI, TARI, COSAP, TOSAP, bollo auto.

 

Ravvedimento Imposta di registro 2015: Calcolo Online

Per regolarizzare il mancato o il tardivo pagamento d’imposta di registro, dovuta dai contribuenti che scelgono la tassazione ordinaria sui contratti di affitto, per i versamenti successivi alla prima annualità, per la proroga, la cessione o la risoluzione di un contratto di locazione, devono versare:

1) Calcolo Imposta di registro 2015:

Il proprietario dell’immobile dato in affitto con regolare contratto registrato presso l’Agenzia delle Entrate stipulato in regime ordinario anziché agevolato con la cedolare secca, è dovuta un’imposta di registro pari a:

IMMOBILE PERCENTUALE
Fabbricati ad uso abitativo 2% del canone annuo moltiplicato per ciascuna annualità
Fabbricati strumentali per natura 1% del canone annuo se la locazione è effettuata da soggetti passivi IVA
2% del canone, negli altri casi
Fondi rustici 0,50% del corrispettivo annuo moltiplicato per ciascuna annualità
Altri immobili 2% del corrispettivo annuo moltiplicato per ciascuna annualità

Il versamento per la prima annualità dell’imposta di registro non può essere inferiore a 67 euro.

2) Calcolo sanzione ridotta ravvedimento operosoimposta di registro in base al numero dei giorni di ritardato pagamento.

3) Calcolo Interessi di mora 2015:

Gli interessi di mora devono essere calcolati in base al tasso legale per ogni giorno di ritardo. Dal 1° gennaio 2014 gli interessi di mora sono all’1% mentre per le violazioni regolarizzate nel corso del 2015 il tasso di interesse scende come da comunicazione MEF tassi allo 0,5%. Il calcolo degli interessi moratori deve essere effettuato applicando la seguente formula: 0,5 x € tributo n° giorni trascorsi dalla violazione/36.500.

Per il Calcolo dell’imposta di registro, le sanzioni e gli interessi di mora che i contribuenti devono versare per regolarizzare la loro posizione di omesso o tardivo versamento avvalendosi dell’istituto del Ravvedimento Operoso 2015 possono aiutarsi mediante Software on line di Calcolo. Tali software, consentono quindi di simulare ed elaborare il calcolo sulla base delle informazioni inserite direttamente dal contribuente, ovvero, in base al tipo di tributo che si deve sanare

 

Ravvedimento imposta di registro locazioni 2015 f24 elide:

Dal 1° febbraio 2014 i contribuenti per regolarizzare il mancato pagamento delle imposte relative alle locazioni possono avvalersi del ravvedimento operoso imposta di registro locazioni 2015 modello f24 elide.

Il modello f24 elide locazione 2015 è il nuovo strumento di pagamento versare le sanzioni e interessi dell’imposta di registro anche prima e successive annualità, proroghe, cessazioni e risoluzioni, per versamenti tardivi delle imposte o mancata registrazione del contratto di locazione presso l’Agenzia delle Entrate tramitemodello RLI 2015.

Nel modello f24 elementi identificativi locazione, vanno indicati i codici tributo approvati dall’Agenzia delle Entrate con specifica risoluzione che sono:

Ravvedimento operoso per tardiva prima registrazione, quindi per imposta di registro prima annualità il codice tributo sanzioni è il 1507.

Ravvedimento operoso versamento interessi per ritardato pagamento imposta di registro prima annualità è 1508.

Ravvedimento operoso imposta di registro successiva alla prima, proroghe, cessioni e risoluzioni, per il versamento sanzioni il codice tributo è 1509.

Ravvedimento operoso imposta di registro successiva alla prima, proroghe, cessioni e risoluzioni, per il versamento degli interessi il codice tributo da indicare nel modello f24 elide locazione è 1510.

 

Codice tributo f24 elide 2015:

A  partire dal 1° gennaio 2015 il pagamento delle imposte relative ai contratti di locazione, prima registrazione e successive annualità, cessioni, proroghe e risoluzioni contrattuali e imposta di registro 2015 è obbligatorio utilizzare F24 elide. I codici tributo che il contribuente deve andare ad indicare nel modello di versamento in caso di ravvedimento operoso imposta di registro sono:

1500 prima registrazione

1501 annualità successive

1502 cessioni del contratto

1503 risoluzione contrattuale

1504 proroga contratto

1505 Imposta di Bollo contratto di locazione

1506 Tributi speciali e compensi

1507 ravvedimento per tardiva prima registrazione Sanzioni

1508 ravvedimento per tardiva prima registrazione Interessi

1509 ravvedimento per tardivo versamento di annualità e adempimenti successivi Sanzioni

1510 ravvedimento per tardivo versamento di annualità e adempimenti successivi Interessi.

Inoltre, sono stati istituiti i seguenti codici tributo sempre per il modello F24 ELIDE:

A135 Imposta di Registro – Avviso di Liquidazione dell’Imposta-Irrogazione delle Sanzioni.

A136 Imposta di Bollo – Avviso di Liquidazione dell’Imposta-Irrogazione delle Sanzioni.

A137 Sanzioni – Avviso di Liquidazione dell’Imposta-Irrogazione delle Sanzioni.

A138 Interessi – Avviso di Liquidazione dell’Imposta-Irrogazione delle Sanzioni.

 

Ravvedimento Imposta di Registro 2015: Scadenza

I contribuenti obbligati al versamento dell’imposta di registro, devono pagarla tramite modello F24 elide entro:

Se la registrazione del contratto di Affitto a tassazione ordinaria viene effettuato presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, il pagamento dell’imposta di registro calcolata in base alla tipologia di immobile concesso in locazione, va effettuato dal proprietario entro 30 giorni dalla data dell’atto e, comunque, prima della richiesta di registrazione. Il versamento dell’imposta va effettuato tramite il modello f24 elide.

Se la registrazione del contratto di locazione viene effettuata per via telematica, il pagamento dell’imposta è contestuale alla registrazione del contratto.

Per i contratti di locazione di immobili urbani che abbiano una durata di oltre 1 anno, il contribuente si può scegliere:

  • di pagare l’imposta di registro dovuta per l’intera durata del contratto (2% del corrispettivo complessivo)*
  • di versare l’imposta anno per anno (2% del canone relativo a ciascuna annualità, tenendo conto degli aumenti Istat), entro 30 giorni dalla scadenza della precedente annualità.

*Per coloro i quali optano il pagamento dell’intera imposta di registro dovuta in un’unica soluzione, spetta uno sconto o meglio una detrazione sull’intero ammontare dell’imposta dovuta, in misura percentuale, pari alla metà del tasso di interesse legale pari allo 0,5% moltiplicato per il numero delle annualità.

Nel caso di contratti di locazione di immobili urbani di durata pluriennali che vengano prorogati, cessati o risolti, l’imposta di registro da versare sarà pari a alla misura fissa di 67 euro. In tutti gli altri casi come ad esempio gli immobili non urbani, l’imposta si applica nella misura del 2% o, per i fondi rustici, dello 0,50% all’importo dei canoni ancora dovuti. Per le cessioni, proroghe e risoluzioni, disdette anticipate di contratti registrati, il proprietario dell’immobile e l’inquilino in affitto dovranno versare l’imposta dovuta tramite modello f24 elide, entro 30 giorni dalla stipula del contratto e, nei successivi 20 giorni presentare la ricevuta del versamento presso l’ufficio dove era stato presentato il contratto alla stipula.

 

 

Rateazione degli avvisi bonari: ravvedimento

ravvedimento consente di conservare il beneficio della rateazione a condizione che il versamento sia effettuato entro la scadenza della rata successiva.
  • “8929”, denominato “Ravvedimento su importi rateizzati a seguito dei controlli automatizzati effettuati ai sensi degli artt. 36-bis DPR n. 600/73 e 54-bis DPR n. 633/72- art. 3-bis,c. 4bis, d.lgs. n. 462/97 – SANZIONE ”
  • “1980”, denominato “Ravvedimento su importi rateizzati a seguito dei controlli automatizzati effettuati ai sensi degli artt. 36-bis DPR n. 600/73 e 54-bis DPR n. 633/72- art. 3-bis,c. 4bis, d.lgs. n. 462/97 – INTERESSI
 
DAL 22/10/2015    < 5.000,00  rate trimestrali 8       –     > 5.000,00 rate trimestrali 20   –   decadenza da rateazione mancato pagamento di cinque rate

 

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Recesso dei soci conseguenze fiscali – studio del notariato n. 74-2011/t

La Settimana Fiscale – RECESSO da SOCIETÀ di PERSONE : tra le prime precisazioni del Notariato emerge che le somme corrisposte (corrispondenti alla differenza da recesso) al socio receduto da una società di persone costituiscono reddito di partecipazione (ai sensi dell’art. 20-bis, D.P.R. 22.12.1986, n. 917 , rubricato «Redditi dei soci delle società di persone in caso di recesso») e sono tassate come reddito d’impresa.

Le imposte che ne scaturiscono vanno pagate seguendo il principio di competenza e, quindi, il reddito viene tassato integralmente nell’esercizio in corso alla data del recesso, a prescindere dal momento della percezione.

Il provento che consegue il socio che recede, anche se non imprenditore (determinato a norma dell’art. 47, D.P.R. 917/1986 ), si configura come un reddito da partecipazione (art. 20-bis, D.P.R. 917/1986), quindi, poiché conseguito da una società di persone, assume la natura di reddito d’impresa e viene tassato nei riguardi del recedente in base al principio di competenza, a prescindere dalla sua effettiva percezione.

Pertanto, anche laddove il corrispettivo fosse incassato in più anni, dovrà essere dichiarato integralmente nell’unico esercizio in cui sia stato esercitato il recesso.

Ove siano passati più di cinque anni dalla costituzione della società dalla quale si recede, è comunque possibile fruire della tassazione separata (ex art. 17, D.P.R. 917/1986 ).

RECESSO da SOCIETÀ di CAPITA LI: a parere del Notariato, il reddito da recesso da società di capitali costituisce per la persona fisica non imprenditore un reddito di capitale e, quindi, subisce l’imposizione per intero al momento della sua percezione (principio di cassa).

Se il rimborso concerne una partecipazione qualificata, il reddito che ne deriva concorre alla determinazione del reddito complessivo del soggetto nella misura del 49,72%. Se, invece, viene rimborsata una partecipazione non qualificata, il reddito viene tassato a titolo definitivo con l’aliquota del 12,50% (fino al 31.12.2011), la cui corresponsione avviene direttamente all’atto della erogazione al socio receduto tramite ritenuta alla fonte.

Di tutta evidenza è la circostanza che a partire dall’1.1.2012, giacché equiparata alla tassazione del dividendo, anche l’aliquota del reddito da recesso è elevata al 20%.

Pertanto, rilevando il momento del pagamento a prescindere dalla data del recesso, in caso di recesso esercitato nel 2011 con liquidazione della quota nel 2012, la tassazione è quella vigente all’epoca della liquidazione e, quindi, del 20%.TASSA ZIONE del REDDITO in CAPO alla SOCIETÀ di CAPITA LI: secondo il Notariato, se, invece, a recedere è una società di capitali, in tal caso per la stessa si realizza un reddito d’impresa.

L’imposizione è legata alla fonte di provenienza delle somme erogate al soggetto società di capitali recedente, o al comparto da dove la società (…)

 

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 REDDITOMETRO

Lo scostamento consentitoTorna su

La legge prevede che l’accertamento (che scatta dopo l’invio di un questionario al quale il contribuente deve rispondere; v. di seguito) possa avvenire soltanto nel caso in cui la differenza fra il reddito dichiarato e quello accertato sia superiore al 20%.
La percentuale di tolleranza è ulteriormente ampliata mediante una “norma premiale” a favore dei contribuenti lavoratori autonomi o  titolari di ditte individuali che risultino congrui e coerenti agli studi di settore: in  tal caso, e soltanto per i periodi di imposta a partire dal 2011,lo scostamento ammesso è del 33 % (un terzo, anziché un quinto).

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REGIME  CONTABILE

 

 

art. 3 DPR 633/72

Costituiscono inoltre   prestazioni     di     servizi,  se effettuate verso
 corrispettivo:
    1) le concessioni di beni in locazione, affitto, noleggio e simili;
    2) le  cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d'autore,
 quelle relative ad invenzioni industriali, modelli, disegni, processi, formule
 e simili    e    quelle    relative   a marchi e insegne, nonche' le cessioni,
 concessioni, licenze    e    simili    relative   a diritti o beni similari ai
 precedenti;
    3) i  prestiti di denaro e di titoli non rappresentativi di merci, comprese
 le operazioni finanziarie mediante la negoziazione, anche a titolo di cessione
 pro-soluto, di   crediti,  cambiali o assegni. Non sono considerati prestiti i
 depositi di    denaro    presso    aziende    e   istituti di credito o presso
 amministrazioni statali, anche se regolati in conto corrente;
    4) le somministrazioni di alimenti e bevande;
    5) le cessioni di contratti di ogni tipo e oggetto.

 

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REGISTRAZIONE – STAMPA  termini

 

annotazione entro :

Fatture di vendita IMMEDIATE Entro 15 giorni da emissione
Fatture di vendita DIFFERITA Entro il 15 del mese successivo
Corrispettivi Entro il giorno non festivo successivo
Libro Giornale Entro 60 giorni da data operazione – stampa entro DR  –  conservato 10 anni

+ bollo 32,00x100p .ind.sp   / + 16,00x100p srl

Libro Inventari Entro 3 mesi da presentazione DR –

+ bollo 32,00x100p .ind.sp   / + 16,00x100p srl

Libro Cespiti Entro presentazione DR
Libro IVA Entro 60 giorni devono annotare sul registro

STAMPA contestualmente alla richiesta ed in presenza dei verificatori.

STAMPA REGISTRI: entro il termine per l’invio della DICHIARAZIONE dei redditi   (30/09/20… n+1)

STAMPA delle SCRITTURE: l’art. 7, co. 4-ter, D.L. 357/1994, conv. con modif. dalla L. 489/1994 , come modificato dall’art. 1, co. 161, L. 244/2007, prevede che la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici si consideri regolare, in mancanza di trascrizione su supporti cartacei, nei termini di legge, dei dati relativi all’esercizio per il quale i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni annuali non siano scaduti da oltre 3 mesi se, anche in sede di controlli ed ispezioni, tali dati risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta ed in presenza dei verificatori.

 

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RENDITE  FINANZIARIE – RITENUTE

 

 

PE

 

 

Dal 1 luglio 2014 arriva l’aumento dell’aliquota dal 20% al 26% per le rendite finanziarie.

Azioni, obbligazioni, conti correnti, depositi di risparmi, fondi comuni, pronti contro termine, ETF, Polizze Vita Unit e Index Linked: sono questi gli strumenti finanziari che da domani saranno

soggetti alla nuova aliquota di tassazione che salirà dal 20 al 26%.

Questa novità non interesserà i Titoli di Stato e i Buoni Fruttiferi Postali, che godono di un’aliquota del 12,5%; e i Fondi Pensione e i PIP (Piano Individuale Pensionistico),

che hanno invece un’aliquota all’11,5%, anch’essa comunque salita dall’11%.

Con la Circolare 19/E/2014 l’Agenzia delle Entrate detta i chiarimenti in vista dell’imminente incremento di tassazione sui redditi finanziari previsto dal D.L. n. 66/2014, convertito dalla L. 89/2014 del 23 giugno,

in forza del quale, a partire dal prossimo 1 luglio l’aliquota di tassazione passa dal 20 al 26%.

La Circolare in primo luogo conferma che l’aliquota del 26% è da applicare anche in caso di ritenuta su redditi finanziari che confluiscono nel reddito di impresa. Nell’elencare inoltre i redditi che

ricadono nella nuova aliquota, ricorda anche le eccezioni: fra le più significative quella per i Titoli di Stato (anche di Paesi esteri “white list”) e assimilati (per i quali resta la tassazione al 12,5%)

e quelle previste nell’ambito dei rapporti internazionale ed in particolare europei.

Certo si potrà dire che i risparmi in Titoli di Stato o Buoni Postali non subiscono alcun aumento di imposta, che anzi a questo punto è più che dimezzata (12,5% contro il 26%) rispetto a quella

gravante su altri titoli.

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REVERSE  CHARGE

dal 2015

Non imponibile ex art. 17, comma 6, lett. a), DPR 633/72

 Il reverse charge si applica a prescindere

dal rapporto contrattuale

(appalto, subappalto) rilevando,

oltre alla sussistenza della soggettività

passiva IVA in capo al committente,

la riconducibilità di tali

prestazioni a un edificio.

non si applica a PRIVATI  –  CONDOMINI  anche in possesso di partita IVA

pulizia, installazione di impianti art. 17 c.6 lett. a ter   – norma PU
subapalti edili – art. 17 c. 6 lett. a – norma SB
 La Circolare C.M. n. 14/E del 2015, ha interessato dal meccanismo del reverse charge di cui all’ art. 17, comma 6, lettera a-ter) del D.P.R. 633 del 1972 , anche le prestazioni di manutenzione e riparazione di impianti relativi ad edifici.
Manutenzioni e riparazioni:  rientrano nel reverse chargeConfermando l’orientamento espresso nell’Informativa n. 5/2015, sono soggette al reverse charge, di cui alla lettera a-ter), anche le prestazioni di manutenzione e riparazione, se espressamente menzionate nella codificazione ATECO 2007.

La scelta, operata dall’Agenzia, di individuare le attività soggette al reverse charge facendo riferimento alla classificazione ATECO, porta necessariamente ad includervi anche le manutenzioni e le riparazioni, quando ricomprese nella descrizione effettuata dall’ISTAT.

 Esempio:

Pulizia e controllo fumi di una caldaia situata in un ufficio: l’attività costituisce una manutenzione (obbligatoria, come chiarito nella risoluzione n. 15/E/2013) ed è riconducibile al codice 43.22.01 (che ricomprende le manutenzioni).

Di conseguenza, si applica il r.c. di cui alla lettera a-ter).

 Le prestazioni di servizi riconducibili ai codici attività sopraindicate, ma relative a strutture diverse da edifici, continuano ad essere fatturate con il meccanismo del reverse charge, di cui alla lettera a), in presenza delle condizioni ivi previste (cioè, subappalto nei confronti di un appaltatore con attività riconducibile alla sezione F). In mancanza di tali requisiti (ad esempio, in assenza di subappalto), si applica l’IVA con le modalità ordinarie.

Esempio:

Installazioni di impianti fotovoltaici (codice 43.21.01) su terreni.

La prestazione non rientra nel reverse charge di cui alla lett. a-ter), in quanto non relativa ad edifici: l’impianto è infatti realizzato su un terreno, anche se pertinenziale all’edificio stesso (la realizzazione dell’impianto sul tetto dell’edificio, come già chiarito al par. 1, rientra nel reverse charge, in presenza delle altre condizioni).

La definizione di “edificio

La definizione di “edificio” presa in considerazione dall’Agenzia delle entrate è quella contenuta nella risoluzione n. 46/E del 26 maggio 1998, che afferma:

 “Per quanto concerne, invece, il significato da attribuire alla nozione  di edifici   si fa presente che il Ministero dei Lavori Pubblici con circolare  n. 1820   del   23   luglio 1960 ha precisato che per edificio e fabbricato si  intende  qualsiasi   costruzione   coperta,   isolata da vie o da spazi vuoti,  oppure separata   da   altre   costruzioni mediante muri che si elevano, senza  soluzione di   continuità,   dalle fondamenta al tetto, che disponga di uno o  più liberi accessi sulla via, e possa avere una o piu’ scale autonome.”

 L’Amministrazione finanziaria chiarisce, quindi, che il legislatore non ha voluto fare riferimento alla più ampia categoria di “immobili”, ma soltanto a quei fabbricati che, di fatto, sono coperti da un tetto e caratterizzati da muri che si elevano, senza soluzione di continuità, dalle fondamenta alla copertura.

Rientrano nella definizione di “edificio” sia i fabbricati civili che quelli ad uso industriale, commerciale, artigianale, nonché le parti di essi (ad esempio, singolo locale di un edificio).

Sono escluse  le prestazioni relative a terreni, parti del suolo, parcheggi, piscine, giardini, etc., a meno che non costituiscano parti integranti dell’edificio.

Rimane confermata l’esclusione per i cosiddetti macchinari “imbullonati”, ancorchè ancorati al suolo.

Quindi:

  • la piscina collocata nel seminterrato dell’edificio, o sul lastrico solare, costituisce parte integrante dell’edificio;
  • il giardino pensile (posto sul lastrico solare) costituisce parte integrante dell’edificio;
  • l’impianto fotovoltaico collocato sul tetto dell’edificio costituisce parte integrante del medesimo.
RISOLUZIONE N. 21/E  – 20 FEBBRAIO 2015

Per effetto dell’introduzione della disposizione di cui alla lettera a-ter) dellarticolo 17, sesto comma, del DPR 633 del 1972, l’obbligo di inversione contabile viene ora esteso alle seguenti prestazioni relative ad edifici:
servizi di pulizia;
demolizione;
installazione di impianti;
completamento
il reverse charge riguarderebbe non soltanto le opere effettuate nei contratti di subappalto, bensì tutte le prestazioni rese nei rapporti B2B, anche nei confronti dei committenti che non operano nel settore edile o dei contraenti generali
La disposizione deve intendersi riferita sia ai fabbricati ad uso abitativo che a quelli strumentali, ivi compresi quelli di nuova costruzione, nonché alle parti di essi (ad esempio, singolo locale di un edificio). Devono ricomprendersi, inoltre, nellambito applicativo della norma in commento anche gli edifici in corso di costruzione rientranti nella categoria catastale F3 e le unità in corso di definizione rientranti nella categoria catastale F4
Sulla base della ricostruzione sopra operata, si ritiene che non rientrino, pertanto, nella nozione di edificio e vadano, quindi, escluse dal meccanismo del reverse charge le prestazioni di servizi di cui alla lettera a-ter) aventi ad oggetto, ad esempio, terreni, parti del suolo, parcheggi, piscine, giardini, etc., salvo che questi non costituiscano un elemento integrante delledificio stesso (ad esempio, piscine collocate sui terrazzi, giardini pensili, impianti fotovoltaici collocati sui tetti, etc.).
SERVIZI DI PULIZIA NEGLI EDIFICI
Sono, dunque, da ricomprendere nell’ambito applicativo le attività classificate come servizi di pulizia dalla suddetta Tabella, a condizione che questi ultimi siano riferiti esclusivamente ad edifici:
81.21.00 Pulizia generale (non specializzata) di edifici;
81.22.02 Altre attività di pulizia specializzata di edifici e di impianti e macchinari industriali. Devono intendersi escluse dallapplicazione del meccanismo dellinversione contabile le attività di pulizia specializzata di impianti e macchinari industriali, in quanto non rientranti nella nozione di edifici.
DEMOLIZIONE, INSTALLAZIONE DI IMPIANTI E COMPLETAMENTO DEGLI EDIFICI
Demolizione
43.11.00 Demolizione Installazione di impianti relativi ad edifici 43.21.01 Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione); 43.21.02 Installazione di impianti elettronici (inclusa manutenzione e riparazione); 43.22.01 Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dellaria (inclusa manutenzione e riparazione) in edifici o in altre opere di costruzione; 43.22.02 Installazione di impianti per la distribuzione del gas (inclusa manutenzione e riparazione); 43.22.03 Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione e riparazione) 43.29.01 Installazione, riparazione e manutenzione di ascensori e scale mobili; 43.29.02 Lavori di isolamento termico, acustico o antivibrazioni; 43.29.09 Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a. (limitatamente alle prestazioni riferite ad edifici).
Completamento di edifici
43.31.00 Intonacatura e stuccatura; 43.32.01 Posa in opera di casseforti, forzieri, porte blindate; 43.32.02 Posa in opera di infissi, arredi, controsoffitti, pareti mobili e simili. La posa in opera di arredi deve intendersi esclusa dallapplicazione del meccanismo dellinversione contabile, in quanto non rientra nella nozione di completamento relativo ad edifici; 43.33.00 Rivestimento di pavimenti e di muri;
43.34.00 Tinteggiatura e posa in opera di vetri; 43.39.01 Attività non specializzate di lavori edili muratori (limitatamente alle prestazioni afferenti gli edifici); 43.39.09 Altri lavori di completamento e di finitura degli edifici n.c.a.
Si evidenzia, inoltre, che in presenza di un unico contratto, comprensivo di una pluralità di prestazioni di servizi in parte soggette al regime dellinversione contabile e in parte soggette allapplicazione dellIVA nelle modalità ordinarie, si dovrà procedere alla scomposizione delle operazioni, individuando le singole prestazioni assoggettabili al regime del reverse charge.
Tuttavia, stante la complessità delle tipologie contrattuali riscontrabili nel settore edile, le indicazioni sopra fornite potrebbero risultare di difficile applicazione ,   non si dovrà procedere alla scomposizione del contratto, distinguendo linstallazione di impianti dagli interventi, ma si applicherà l’ IVA secondo le modalità ordinarieallintera fattispecie contrattuale

esempi

SOSTITUZIONE CALDAIA
La Alfa Snc ha rilevato un guasto nel sistema di riscaldamento della propria sede. Il tecnico di fiducia consiglia la sostituzione della caldaia piuttosto che la riparazione. Alfa si affida quindi al proprio tecnico che provvede alla vendita e installazione della nuova caldaia. Cessione e prestazione sono operazioni distinte o unitarie? Se ci troviamo nel secondo caso si tratta di cessione con posa o appalto?
L’acquisto del bene “dipende” anche dalla sua installazione, rendendo indissociabili le due operazioni. È quindi un’unica operazione, dove il valore del bene supera quello della prestazione e i lavori non alterano il bene o non costituiscono adattamenti specifici, limitandosi alla posa in opera. Si può quindi considerare l’operazione una cessione di beni con posa in opera, esclusa dal reverse charge.
 
 
SOSTITUZIONE INFISSI
La Beta Srl deve sostituire gli infissi dei propri uffici. Viene raggiunta con un produttore specializzato un’intesa sul prezzo, comprensivo dell’installazione. Gli infissi, prodotti in serie, vengono installati dal produttore. L’operazione è riconducibile a una cessione con posa in opera o a un appalto? Se fosse curata da terzi per conto del cedente bisognerebbe scomporre la cessione dalla posa?
Posto che gli infissi acquistati sono prodotti in serie e le prestazioni collegate non sono atte a realizzare qualcosa di nuovo rispetto al prodotto “iniziale”, l’operazione consiste in una cessione di beni con posa in opera, per la quale non si applica il reverse charge. E anche se eseguita da terzi, l’installazione è comunque effettuata per conto e su incarico del cedente.
UNICO CONTRATTO-COSTRUZIONE
Teta Spa commette la costruzione della nuova sede a un’impresa di costruzioni Zeta. Quest’ultima scorpora l’impiantistica affidandola ad artigiani terzi. L’impresa Zeta, quando fattura a Teta, deve scorporare le operazioni assoggettabili a reverse charge da quelle con Iva in rivalsa? Gli artigiani che eseguono gli impianti effettueranno fattura in reverse charge?
Con la circolare 14/E/2015 è stata ammessa la possibilità, nel caso di costruzione di edifici (e in caso di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione) , di non procedere con lo scorporo delle prestazioni assoggettabili a reverse. Gli artigiani che eseguono gli impianti faranno invece fattura in reverse charge verso l’appaltatore ai sensi della lettera a-ter (e non della lettera a, riferita ai subappalti).
UNICO CONTRATTO-MANUTENZIONE ordinaria e STRAORDINARIA
Iota Srl riceve in appalto (da un soggetto passivo) l’esecuzione di diversi lavori nell’ambito di una manutenzione straordinaria, in parte ricompresi nell’articolo 17, comma 6, lettera a-ter), Dpr 633/72 (tinteggiatura ed esecuzioni di controsoffitti). Iota deve scorporare le prestazioni soggette a reverse charge da quelle che non vi rientrano?
Con la circolare 14/E/2015 è stata ammessa la possibilità di non procedere con lo scorporo solo nei casi di interventi “pesanti” (costruzione, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione). Trattandosi però di una manutenzione ordinaria e straordinaria, vale la regola generale in base alla quale si è tenuti allo scorporo

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RIMBORSO  SPESE 

 
55441  vitto e alloggio spese di rappresentanza  al 25% indeducibile iva 100% indetraibil

55445 vitto e alloggio ai dipendenti  al 25% indeducibile – IVA  detraibile  

– 55407 RIMBORSO A PIE DI LISTA fuori comune =  spese di trasferta analiticamente sostenute dai lavoratori dipendenti fuori dal territorio comunale. Nella determinazione del reddito d’impresa non trova applicazione il nuovo limite di deducibilità pari al 75%, è ammessa infatti la deducibilità totale (cfr. C.M. n.6/2009), qualora vengano rispettati i limiti giornalieri dettati dal Tuir all’art. 95, co. 3 (180,76 euro al giorno, elevato a euro 258,23 giornalieri per le trasferte all’estero);

– 55442  rimborso a pie di lista nel COMUNE = spese di trasferta analiticamente sostenute dai lavoratori dipendenti nel territorio comunale. Nella determinazione del reddito d’impresa trova applicazione il nuovo limite di deducibilità pari al 75%.
Attenzione tra i dipendenti rientrano anche gli amministratori di società (collaboratori), per i quali i rapporti di lavoro non rientrano nell’attività di lavoro autonomo. Pertanto le spese sostenute al di fuori del territorio comunale (in cui ha sede l’azienda) sono deducibili nei limiti di cui all’art.95, comma 3 del TUIR e le spese sostenute all’interno del territorio comunale sono deducibili nel limite del 75%;

55444 vitto e alloggio (NO spese di rappresnt.) 25% indeducibile IVA detraibile (quando ci sono depliant della manifestazione + contratti firmati dai clienti in data manifestazione)
per il reddito del DIPENDENTE 

RIMBORSO SPESE FORFETTARIO GIORNO non imponibili

 TRASFERTE IN ITALIA TRASFERTE ESTERO 
 vitto + alloggio + trasferta  46,48  77,47
 vitto O alloggio + trasferta – gratuito alloggio O vitto  30.99 51.65
parcheggio, telefoniche; gratuito alloggio E vitto  15.49 25.82
 
RIMBORSI CHILOMETRICI A DIPENDENTI ED AMMINISTRATORI
Una valida alternativa a tutte le tipologie viste fino ad ora, potrebbe essere il rimborso chilometrico riconosciuto
ai dipendenti ed amministratori per l’uso ai fini aziendali che gli stessi fanno della propria auto personale.
Tali rimborsi devono risultare oggettivamente documentati al fine di dimostrare l’inerenza all’attività
d’impresa.
Gli stessi inoltre, devono essere annotati in diversi registri contabili dell’impresa al fine di dimostrare che non
costituiscono elementi retributivi imponibili sia ai fini previdenziali che fiscali.
ANNOTAZIONE DEI RIMBORSI CHILOMETRICI
I rimborsi riconosciuti ai dipendenti ed amministratori di società devono essere annotati:
• nel libro unico del lavoro (art. 39 D.L. 25.06.2008 nr. 112 – D.M. 09.07.2008);
• nella contabilità dell’impresa.
SOGGETTO PERCIPIENTE L’INDENNITA’ CHILOMETRICA
L’utilizzo del proprio autoveicolo personale (autovettura, motoveicolo, ciclomotore) per l’espletamento
dell’attività lavorativa da parte dei lavoratori dipendenti ed amministratori, al di fuori del comune ove ha sede
l’azienda, comporta il diritto al riconoscimento di un’indennità chilometrica che può costituire un rimborso
spese.
Tale indennità è esclusa dall’imponibile Irpef se rispetta le seguenti condizioni:
a) deve risultare documentata analiticamente (Min.Finanze circ. nr. 13/RT del 20.11.74 e nr. 149
del 04.12.78) con un prospetto riepilogativo, che deve essere riportato nel Libro Unico del Lavoro.
Tale prospetto deve risultare redatto con l’indicazione di:
• nominativo dell’impresa che ha conferito l’autorizzazione all’utilizzo del mezzo di trasporto e del
lavoratore o amministratore che lo utilizza;
• cilindrata e targa del veicolo;
• data e percorso effettuato con indicazione dei chilometri dalla sede dell’impresa alla località di
destinazione;
• valore stabilito contrattualmente per il rimborso dovuto per ciascun chilometro effettuato (vedi
Tariffe ACI);
• percorrenza annuale media del veicolo.
b) Il valore massimo rimborsabile deve essere calcolato in base alle Tariffe ACI, che
rappresentano il limite chilometrico di rimborso entro il quale il corrispettivo non costituisce
reddito imponibile per il lavoratore.
SOGGETTI EROGATORI DELL’INDENNITA’ CHILOMETRICA
L’azienda che sostiene il costo del rimborso chilometrico ai propri dipendenti ed amministratori, dovrà
obbligatoriamente annotare nella contabilità l’importo del rimborso, con le caratteristiche di cui sopra per essere
riconosciuto interamente deducibile al 100%
 
Le spese sostenute per vitto e alloggio si considerano idoneamente documentate se attestate dal dipendente e risultano da documenti, anche non intestati, ma coincidenti con le date e i luoghi della trasferta (su questo si legga quanto riportato nella Circolare delle Entrate n. 188 del 16 Luglio 1998).
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RISTORANTE E ALBERGO

 

 

 

 

 

 

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RISTRUTTURAZIONE    modelli dichiarazione

 

POMPE DI CALORE

Usufruisce, invece, della detrazione del 65% la sostituzione integrale o parziale degli impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di pompe di calore, a  condizione che l’intervento non costituisca l’integrazione di uno già esistente. In altre parole, può farsi rimborsare il 65% della spesa sostenuta soltanto chi cambia totalmente il metodo di riscaldamento dell’immobile, eliminando termosifoni e vecchie caldaie a gas.

Condizionatori, ecco come sfruttare il bonus fiscale

L’installazione di un nuovo condizionatore – o la sua sostituzione – fruisce sia della detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie se il nuovo impianto è a pompa di calore (e non solo per il raffreddamento)

che della riduzione dell’aliquota Iva dal 20 al 10 per cento. La detrazione del 50%, commisurata a un importo massimo di 96mila euro, infatti, sino al 31 dicembre 2014, si rende applicabile anche agli interventi di risparmio energetico, con particolare

riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego di fonti rinnovabili di energia e anche in assenza di opere edilizie, tra i quali rientra anche l’installazione o sostituzione del condizionatore. di Marco Zandonà – Il Sole 24 Ore -12 maggio 2014

 

 

causale

Bonifico di pagamento per lavori di ristrutturazione edilizia (detrazione fiscale 50%) art. 16-bis DPR 917/1986. Pagamento della fattura n. XY del giorno/mese/anno
 Lavori di riqualificazione energetica. Detrazione 55% – 65%, ai sensi dell’art. 1, commi 344-347, legge 27 dicembre 2006, n. 296. Pagamento della fattura n. XY del giorno/mese/anno.

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RITENUTA  CONDOMINI 

La ritenuta si applica sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative ai contratti di appalto, di opere e servizi:

nell’esercizio di impresa

nell’esercizio di attività commerciali occasionali e non abituali.

Sono assoggettate a ritenuta, per esempio, le prestazioni eseguite per interventi di manutenzione o ristrutturazione dell’edificio condominiale e degli impianti elettrici o idraulici, oppure per l’esecuzione di attività di pulizia, manutenzione di caldaie, ascensori, giardini, piscine e altre parti comuni dell’edificio.

Sono, invece, esclusi i corrispettivi previsti in base a contratti diversi da quelli di opera come, per esempio, i contratti di somministrazione di energia elettrica, acqua, gas, di assicurazione, di trasporto e deposito, a meno che il corrispettivo non sia dovuto in base a contratto di servizio di energia (circolare n. 7/E del 7/02/2007 – pdf).

La ritenuta del 4% deve essere applicata anche sui corrispettivi delle prestazioni di opera e servizi resi da soggetti non residenti, qualora abbiano una stabile organizzazione nel territorio dello Stato.

La ritenuta del 4% non si applica:

sui corrispettivi pagati per forniture di beni con posa in opera, qualora la posa in opera assuma funzione accessoria rispetto alla cessione del bene

sui corrispettivi di prestazioni d’opera riconducibili ad attività di lavoro autonomo, anche occasionale (per esempio, prestazioni rese da ingegneri, architetti, geometri) perché questi sono assoggettati alla ritenuta del 20%

sulle somme corrisposte alle imprese e ai professionisti che i condomìni pagano mediante bonifici bancari o postali per avvalersi delle agevolazioni fiscali previste per interventi di ristrutturazione edilizia o di riqualificazione energetica. In questi casi, infatti, per evitare che imprese e professionisti subiscano un doppio prelievo, si applica la sola ritenuta (effettuata da banche o Poste italiane Spa) prevista dal decreto legge n. 78 del 2010 (pari, dal 1° gennaio 2015, all’8%).

RITENUTA RISTRUTTURAZIONE

I contribuenti che faranno nel 2015 lavori di ristrutturazione edilizia o di recupero energeticoutilizzando le agevolazioni o usufruendo del bonus mobili, continueranno ad applicare le aliquote di detrazione fiscale 2014, prorogate dalla Legge di Stabilità, ma con raddoppio dellaritenuta d’acconto: dal 4 all’8%. Lo stabilisce la manovra economica, all’articolo 44, comma 27.

 

27 Febbraio 2013

Ritenuta da lavoro autonomo su compenso non riscosso

Il termine per il versamento della ritenuta d’acconto corrisponde al giorno 16 del mese successivo alpagamento della fattura; se il 16 cade sabato o domenica, la scadenza viene spostata al primo giorno lavorativo successivo. Ad esempio per una fattura pagata a marzo 2013, le scadenze saranno: compilazione nella sezione ‘erario’ dell’F24, codice tributo 1040, mese di riferimento “03” (marzo), anno 2013, importo della ritenuta d’acconto a debito. Il pagamento del modello sarà fatto entro il 16 aprile 2013. Se il corrispettivo non viene riscosso, non scatta alcun obbligo di versamento per il sostituto d’imposta e viene meno il diritto allo scomputo da parte del sostituito.

Il caso – Prendiamo in esame il caso di un geometra che ha emesso fattura nei confronti di un cliente senza aver incassato alcun corrispettivo. Considerato che lo stesso professionista ha indicato in fattura il compenso, l’ammontare della ritenuta e l’importo della cassa per il relativo ordine professionale, in assenza di pagamento, vedremo come si deve comportare il professionista in relazione al versamento della ritenuta in acconto se deve versarla anche se non percepita.

I soggetti coinvolti – Le ritenute alla fonte operano secondo un meccanismo che coinvolge due soggetti:
• il sostituto d’imposta (committente del geometra), che è il soggetto che eroga un reddito, quale controprestazione di un servizio ricevuto. Egli deve, al momento dell’erogazione, determinare l’imposta dovuta, effettuare la ritenuta sulla parte imponibile e versarla all’Erario;
• il sostituito d’imposta (geometra) che è il soggetto che ha fornito la prestazione.

L’articolo 23, comma 1, del D.P.R. 600/73 individua in modo tassativo i soggetti qualificabili come sostituti d’imposta, fra cui sono ricompresi tutti coloro che esercitano un’attività d’impresa o di lavoro autonomo. Tali soggetti, quando erogano redditi soggetti a ritenuta (quali redditi di lavoro autonomo), al momento del pagamento devono operare la ritenuta e versarla.
L’art. 64, comma 1, dello stesso decreto prevede, poi, che il sostituto d’imposta è obbligato alla “rivalsa” nei confronti del sostituito, in quanto è quest’ultimo il debitore d’imposta.
In definitiva, il sostituto d’imposta è quel soggetto che per legge è obbligato a prelevare dal reddito che deve erogare una determinata somma (detta ritenuta alla fonte) e a versarla all’Erario per conto del sostituito.
L’aliquota ordinaria corrisponde al 20% dei compensi, di conseguenza il committente pagherà l’ammontare dei compensi decurtato dell’importo della ritenuta d’acconto, che verserà direttamente al fisco mediante modello F24 (codice tributo 1040, corrisponde alle ritenute su redditi di lavoro autonomo per compensi per l’esercizio di arti e professioni).

Termine di versamento
 – Il termine per il versamento della ritenuta d’acconto corrisponde con il giorno 16 del mese successivo al pagamento della fattura, se il 16 cade sabato o domenica, la scadenza viene spostata al primo giorno lavorativo successivo.
Ad esempio per una fattura pagata a novembre 2012, le scadenze saranno: compilazione nella sezione ‘erario’ dell’F24, codice tributo 1040, mese di riferimento 11 (novembre), anno 2012, importo della ritenuta d’acconto a debito. Il pagamento del modello sarà fatto entro il 16 dicembre 2012.
Questi adempimenti devono essere comprovati da un documento: in base all’art.4 commi 6-ter e 6-quater del D.P.R. 322/98, i sostituti d’imposta devono rilasciare, entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui è avvenuta la corresponsione, una certificazione attestante, in generale, l’ammontare complessivo dei redditi erogati e le ritenute operate.
Nel caso esposto il sostituto d’imposta (committente del geometra) non ha effettuato il pagamento della parcella e non ha dunque, giustamente, ancora versato la ritenuta esposta in fattura.
L’articolo 22 del Tuir prevede che, in sede di dichiarazione dei redditi, il sostituito debba scomputare dall’imposta calcolata «le ritenute alla fonte a titolo di acconto operate, anteriormente alla presentazione della dichiarazione dei redditi, sui redditi che concorrono a formare il reddito complessivo e su quelli tassati separatamente (…)». Pertanto, in tutti i casi in cui il sostituto d’imposta non abbia operato le ritenute d’acconto, è indubbio che il sostituito non possa scomputarle nella sua dichiarazione dei redditi: deve dichiarare l’intero reddito percepito e assoggettarlo integralmente a tassazione.

Dato che si tratta di un sostituito (geometra) lavoratore autonomo egli verrà tassato in Unico secondo il principio di cassa e dunque, non dovrà nemmeno tassare il compenso fatturato, perché non riscosso e non scomputerà le ritenute in quanto non versate.
Quando avverrà l’incasso, scatterà l’obbligo di versamento della ritenuta per il committente, dunque il diritto a scomputare la ritenuta subita.

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SALDI    E    VENDITA PROMOZIONALE

 

saldi invernali dal  05/01/2013  al  28/02/2013

 

vendita promozionale   (no 40 antecedenti ai saldi)

 

saldi estivi dal 07/07/2013 al 15/09/2013

 

vendita promozionale   (no 40 antecedenti ai saldi)

 

 

 

Periodo consentito: dal 16 settembre al 15 novembre e dal 1 marzo al 4 giugno

 

 

LEGGE REGIONALE 15 dicembre 2000, n. 27 

Art. 3

1. Le vendite promozionali sono effettuate dall’operatore commerciale al fine di promuovere gli acquisti di alcuni prodotti merceologici per un periodo di tempo limitato nel tempo,

praticando uno sconto sul prezzo normale di vendita salvaguardando la clausola del sottocosto.

2. Le vendite promozionali non possono essere effettuate nei quaranta giorni antecedenti i saldi, durante i saldi stessi, né nei quaranta giorni prima di Natale.

3. La durata massima della vendita promozionale non potrà superare i trenta giorni e non potrà, altresì, interessare articoli oggetto dell’immediata precedente vendita promozionale.

4. Per l’effettuazione della vendita promozionale, l’esercente è tenuto a darne preventiva comunicazione al Comune dove ha sede l’esercizio almeno cinque giorni prima dell’inizio della vendita indicando:

a) la data di inizio e la durata della vendita;

b) i prodotti oggetto della vendita e le percentuali di sconto praticate per ciascuna di essi;

c) la sede dell’esercizio;

d) le modalità di separazione dei prodotti offerti in vendita promozionale, da tutti gli altri.

 

 

 

SAN MARINO
2013 – 10 – 01

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SCONTO  E  ABBUONO

 
cessioni a ONLUS

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SCONTRINO dopo la mezzanotte

 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito con la consulenza giuridica 954-8/2014 del 15 Luglio 2014 che “Si ritiene estendere anche agli esercizi commerciali che svolgono l’attività oltre la mezzanotte, le disposizioni contenute nell’articolo 1, comma 4, del DPR n. 544 del 1999 – dettate per gli esercenti attività di intrattenimento e spettacolo – che permette all’esercente di emettere lo scontrino di chiusura giornaliera al termine dell’effettivo svolgimento dell’attività, con riferimento alla data di inizio dell’evento (quindi anche dopo la mezzanotte)”
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SERVIZI TERRITORIALITA’

 

 

Territorialità IVA: regole per le prestazioni di servizi dall’1.01.2013

Il principio generale e speciale

 

Con il recepimento della Direttiva n. 2008/8/CE, c.d. “Direttiva Servizi”, grazie al D.Lgs. n. 18/2010, è stata modificata la territorialità IVA delle prestazioni di servizi.

Per individuare la territorialità IVA dei c.d. “servizi generici“, va applicato il principio generaleprevisto dall’art. 7-ter, D.P.R. n. 633/72, cioè essi si considerano effettuati in Italia se:

v      il committente è un soggetto passivo IVA stabilito in Italia (rapporti B2B);

v      il committente è un “privato” e il prestatore è un soggetto IVA stabilito in Italia (rapporti B2C).

 

Tale principio generale è derogato da una serie di fattispecie particolari, disciplinate dagli artt. da 7-quater a 7-septies del D.P.R. n. 633/72.

 

 

Servizi generici

 

 

NATURA PRESTATORE DEL SERVIZIO COMMITTENTE DEL SERVIZIO  IVA (*) REGOLA RIFERIMENTO
REGOLA GENERALE
1. – Servizi generici IT- soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’ luogo di stabilimento del committente art. 7-ter,comma 1
IT – privato SÌ’ luogo di stabilimento del prestatore
UE -extra UE – soggetto passivo NO(1) luogo di stabilimento del committente
UE -extra UE – privato SÌ’ luogo di stabilimento del prestatore
UE -extra UE soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’(2) luogo di stabilimento del committente
IT – privato NO luogo di stabilimento del prestatore
UE -extra UE – soggetto passivo o privato NO luogo di stabilimento del prestatore o del committente

 

(*) SÌ’ indica che la prestazione di servizi è rilevante ai fini IVA in Italia; NO indica che la prestazione di servizi non è soggetta ad IVA in Italia; (1) IT deve emettere fattura “non soggetta ad IVA” e se il committente è soggetto passivo in altro Stato UE ha pure l’obbligo di presentare il modello INTRA 1-quater.

Rileva solo ai fini contabili la prestazione fuori campo IVA, se il committente è soggetto passivo in altro Stato extra-UE.

(2) IT deve assolvere l’IVA con il “reverse charge” obbligatorio, integrando la fattura del prestatore UE o emettendo un’autofattura se il prestatore è stabilito fuori dalla UE.

Se il prestatore è un soggetto passivo in altro Stato UE ha, pure, l’obbligo di presentare il modello INTRA 2-quater.

 

 

 

Servizi relativi a beni immobili

 

 

NATURA PRESTATORE DEL SERVIZIO COMMITTENTE DEL SERVIZIO IVA (*) REGOLA RIFERIMENTO
DISPOSÌZIONI SPECIALI
2. – Servizi relativi a beni immobili, comprese le perizie, le prestazioni di agenzia, la fornitura di alloggio nel settore alberghiero o in settori con funzioni analoghe, ivi inclusa quella di alloggi in campi di vacanza o in terreni attrezzati per il campeggio, la concessione di diritti di utilizzazione di beni immobili e le prestazioni inerenti alla preparazione, al coordinamento dell’esecuzione dei lavori immobiliari IT- UE -extra UE soggetto passivo IT – UE- extra UE soggetto passivo o privato SÌ’(2) immobile situato in Italia art. 7-quater, comma 1, lett. a)
NO immobile situato in UE o extra-UE

 

(*) SÌ’ indica che la prestazione di servizi è rilevante ai fini IVA in Italia; NO indica che la prestazione di servizi non è soggetta ad IVA in Italia; (2) IT deve assolvere l’IVA con il “reverse charge” obbligatorio, integrando la fattura del prestatore UE o emettendo un’autofattura se il prestatore è stabilito fuori dalla UE.

Se il prestatore è un soggetto passivo in altro Stato UE ha, pure, l’obbligo di presentare il modello INTRA 2-quater.

 

 

 

 

Trasporti di passeggeri

 

NATURA PRESTATORE DEL SERVIZIO COMMITTENTE DEL SERVIZIO IVA (*) REGOLA RIFERIMENTO
DISPOSÌZIONI SPECIALI
3.Trasporto di passeggeri IT – UE- extra UE soggetto passivo IT -UE – extra UE soggetto passivo o privato SÌ’ per la tratta italiana art. 7-quater, comma 1, lett. b)
NO per la tratta fuori dal territorio italiano

 

(*) SÌ’ indica che la prestazione di servizi è rilevante ai fini IVA in Italia; NO indica che la prestazione di servizi non è soggetta ad IVA in Italia;

 

 

Trasporti di beni

 

NATURA PRESTATORE

DEL SERVIZIO

COMMITTENTE DEL SERVIZIO IVA (*) REGOLA RIFERIMENTO
4. Trasporto intracomunitario di beni IT- soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’ luogo di stabilimento del committente(regola generale) art. 7-sexies, comma 1, lett. c)
IT – privato NO(1)
UE- extra UE – soggetto passivo o privato SÌ’ in partenza dall’Italia
NO in partenza da altro Stato UE
UE- extra UE soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’(2) luogo di stabilimento del committente(regola generale)
UE- extra UE – soggetto passivo NO
IT- UE -extra UE – privati SÌ’ in partenza dall’Italia
NO in partenza da altro Stato UE
5. Trasporto non intracomunitario di beni (interni ed extra-comunitari) IT- soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’ luogo di stabilimento del committente(regola generale) art. 7-sexies, comma 1, lett. b)

 

??????

ART . 9. C1 -P2

IT – privato NO(1)
UE- extra UE – soggetti passivi e privati SÌ’ distanza percorsa in Italia
NO distanza percorsa all’estero
UE- extra UE soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’(2) luogo di stabilimento del committente(regola generale)
UE- extra UE – soggetto passivo NO
IT- UE -extra UE – privato SÌ’ distanza percorsa in Italia
NO distanza percorsa all’estero

 

(*) SÌ’ indica che la prestazione di servizi è rilevante ai fini IVA in Italia; NO indica che la prestazione di servizi non è soggetta ad IVA in Italia;

(1) IT deve emettere fattura “non soggetta ad IVA” e se il committente è soggetto passivo in altro Stato UE ha pure l’obbligo di presentare il modello INTRA 1-quater.

Rileva solo ai fini contabili la prestazione fuori campo IVA, se il committente è soggetto passivo in altro Stato extra-UE.

(2) IT deve assolvere l’IVA con il “reverse charge” obbligatorio, integrando la fattura del prestatore UE o emettendo un’autofattura se il prestatore è stabilito fuori dalla UE.

Se il prestatore è un soggetto passivo in altro Stato UE ha, pure, l’obbligo di presentare il modello INTRA 2-quater.

 

 

 

Attività accessorie al trasporto di beni

 

NATURA PRESTATORE

DEL SERVIZIO

COMMITTENTE DEL SERVIZIO IVA (*) REGOLA RIFERIMENTO
6. Attività accessorie al trasporto intracomunitario di beni IT- soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’ luogo di stabilimento del committente(regola generale) art. 7-sexies, comma 1, lett. d)
UE- extra UE – soggetto passivo NO(1)
IT- UE-extra UE – privato SÌ’ se eseguite in Italia
NO se eseguite in altro Stato UE o extra-UE di transito
UE- extra UE soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’(2) luogo di stabilimento del committente(regola generale)
UE- extra UE – soggetto passivo NO
IT- UE -extra UE – privato SÌ’ se eseguite in Italia
NO se eseguite in altro Stato UE o extra-UE di transito
7. Attività accessorie al trasporto non intracomunitario di beni IT- soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’ luogo di stabilimento del committente(regola generale) art. 7-sexies, comma 1, lett. d)
UE- extra UE – soggetto passivo NO(1)
IT- UE-extra UE – privato SÌ’ se eseguite in Italia
NO se eseguite extra UE o in altro Stato UE di transito
UE- extra UE soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’(2) luogo di stabilimento del committente(regola generale)
UE- extra UE – soggetto passivo NO
IT- UE -extra UE – SÌ’ se eseguite in Italia
privato NO se eseguite extra UE o in altro Stato UE di transito

 

(*) SÌ’ indica che la prestazione di servizi è rilevante ai fini IVA in Italia; NO indica che la prestazione di servizi non è soggetta ad IVA in Italia;

(1) IT deve emettere fattura “non soggetta ad IVA” e se il committente è soggetto passivo in altro Stato UE ha pure l’obbligo di presentare il modello INTRA 1-quater.

Rileva solo ai fini contabili la prestazione fuori campo IVA, se il committente è soggetto passivo in altro Stato extra-UE.

(2) IT deve assolvere l’IVA con il “reverse charge” obbligatorio, integrando la fattura del prestatore UE o emettendo un’autofattura se il prestatore è stabilito fuori dalla UE.

Se il prestatore è un soggetto passivo in altro Stato UE ha, pure, l’obbligo di presentare il modello INTRA 2-quater.

 

 

 

Intermediazioni

 

NATURA PRESTATORE DEL SERVIZIO COMMITTENTE DEL SERVIZIO IVA (*) REGOLA RIFERIMENTO
8.Intermediazioni(escluse quelle di cui alle tabelle successive) IT- soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’ luogo di stabilimento del committente(regola generale) art. 7-sexies, comma 1, lett. a)
UE- extra UE – soggetto passivo NO(1)
IT- UE-extra UE – privato SÌ’ rapporto sottostante nel territorio italiano
NO rapporto sottostante in altro Stato UE o extra-UE
UE- extra UE soggetto passivo IT – soggetto passivo SÌ’(2) luogo di stabilimento del committente(regola generale)
UE- extra UE – soggetto passivo NO
IT- UE -extra UE – privato SÌ’ rapporto sottostante nel territorio italiano
NO rapporto sottostante in altro Stato UE o extra-UE

 

(*) SÌ’ indica che la prestazione di servizi è rilevante ai fini IVA in Italia; NO indica che la prestazione di servizi non è soggetta ad IVA in Italia;

(1) IT deve emettere fattura “non soggetta ad IVA” e se il committente è soggetto passivo in altro Stato UE ha pure l’obbligo di presentare il modello INTRA 1-quater.

Rileva solo ai fini contabili la prestazione fuori campo IVA, se il committente è soggetto passivo in altro Stato extra-UE.

(2) IT deve assolvere l’IVA con il “reverse charge” obbligatorio, integrando la fattura del prestatore UE o emettendo un’autofattura se il prestatore è stabilito fuori dalla UE.

Se il prestatore è un soggetto passivo in altro Stato UE ha, pure, l’obbligo di presentare il modello INTRA 2-quater.

 

 

Nessun prelievo sull’operazione rilevante in Italia
Trasporti, intermediazioni e lavorazioni su beni mobili, ma anche triangolazioni intracomunitarie. Sono le principali operazioni per le quali l’integrazione o l’autofatturazione possono avvenire senza applicazione dell’Iva. In alcuni casi, infatti, l’acquisto con rilevanza in Italia segue il regime di non imponibilità.
Nel valutare il trattamento Iva di un’operazione bisogna innanzitutto chiedersi se è rilevante o meno in Italia. Si possono, infatti, verificare le seguenti situazioni.
e Se l’operazione non è territoriale, il documento ricevuto transiterà in contabilità generale.
r Se l’operazione è territoriale, andrà annotato nei registri Iva e si dovrà verificare se è imponibile oppure detassata (non imponibile o esente).
I trasporti
Prendiamo il caso dei trasporti. Ipotizziamo che una società italiana effettui una cessione all’esportazione verso una società Svizzera e che il trasporto sia curato da un vettore francese. La prestazione di trasporto rileva in Italia in quanto il committente è residente in questo Paese (articolo 7-ter del Dpr 633/1972). L’italiano riceve quindi una fattura senza Iva dal vettore francese (per lui è extraterritoriale) che deve essere integrata. Nell’integrare tale fattura, non dovrà essere applicata l’imposta, bensì il regime di non imponibilità, in quanto l’articolo 9, comma 1, n. 2), del Dpr 633/1972, stabilisce che i trasporti relativi a beni in esportazione (nonché in transito) beneficiano di tale titolo. La stessa situazione si verifica qualora il vettore sia extracomunitario. L’unica differenza consiste nell’applicazione del reverse charge: in questo caso si deve procedere con l’emissione di autofattura (non imponibile). Se il vettore fosse residente allora questo non farebbe altro che emettere direttamente fattura non imponibile.
L’intermediazione
L’articolo 9 del Dpr 633/1972 stabilisce, al punto 7, che sono non imponibili anche i servizi di intermediazione relativi a beni in importazione, esportazione, transito e a cessioni estero su estero.
Pertanto, seguendo il ragionamento sviluppato in precedenza, consideriamo il caso del committente residente che effettua una cessione al l’esportazione o una cessione estero su estero.
– Se l’agente è residente emette direttamente una fattura non imponibile.
– Se l’agente è comunitario o extracomunitario, il committente procederà, rispettivamente, a integrare la fattura dell’agente o emettereautofattura recante il titolo di non imponibilità.
Le lavorazioni
La non imponibilità si applica anche in relazione ai trattamenti di lavorazione, montaggio, adattamento, trasformazione, riparazione (articolo 176 del Testo unico delle leggi doganali) su beni esteri non definitivamente importati, e su beni nazionali o comunitari destinati all’esportazione da o per conto del prestatore o del committente non residente (solo privato, dal 2010) in virtù dell’articolo 9, n. 9.
Le triangolazioni
Esaminiamo, infine, la triangolazione comunitaria (tre soggetti di tre diversi Stati membri) con promotore italiano; quest’ultimo effettua:
– un acquisto intracomunitario per il quale deve integrare senza Iva la fattura ricevuta (non imponibile ex articolo 40, comma 2, del Dl 331/93);
– una cessione intracomunitaria non imponibile, designando espressamente in fattura come debitore dell’imposta l’acquirente finale.
L’annotazione
In generale, i documenti relativi alle operazioni esaminate, annotati in acquisti e in vendite (per effetto dell’integrazione o dell’autofatturazione) con il titolo di non imponibilità, non devono essere riportati nel quadro VJ della dichiarazione annuale Iva (circolare 12/E/2010).

 

 

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SPESE  DI  RAPPRESENTANZA – VITTO – ALLOGGIO – OSPITALITA’

2014
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Spese Telefoniche

 

Deducibilità e detraibilità delle spese di telefonia (2012)

Secondo quanto stabilito dall’art. 102 co. 9, Tuir ( reddito d’impresa) e dall’art. 54 comma 3 bis (lavoro autonomo) i costi relativi all’ammortamento, locazione, noleggio e impiego di apparecchiature terminali per servizi di comunicazione elettronica sono deducibili, dal reddito d’impresa, nella misura dell’80%. La deducibilità limitata all’80% del costo sostenuto opera con riferimento: i) ai costi dei servizi telefonici, ivi incluse le spese sostenute per l’acquisto delle ricariche telefoniche ovvero delle schede prepagate; ii) ai costi (tra cui ammortamenti, canoni di locazione anche finanziaria e di noleggio, spese di impiego e manutenzione) relativi a beni (materiali ed immateriali, ivi compreso il software) utilizzati per la connessione telefonica operata nell’ambito dell’attività d’impresa o professionale, limitatamente a quelli indispensabili per il collegamento a tali linee telefoniche. Tra le spese in commento rientrano, come detto, anche quelle sostenute per la telefonia fissa e mobile, anche se riguardano l’acquisto di ricariche telefoniche e schede prepagate. Con riferimento a quest’ultime due fattispecie l’Agenzia delle Entrate ha precisato che ai fini del riconoscimento della deducibilità è necessario che i suddetti costi siano connotati dei seguenti requisiti: i) inerenza (all’attività professionale o artistica svolta); ii) tracciabilità della spesa (la quale deve essere stata effettivamente sostenuta dal contribuente e con riferimento alla quale devono essere note le modalità di pagamento utilizzate). Si rammenta, infine, che, a partire dal 2008 l’IVA sulla telefonia mobile è diventata totalmente detraibile a condizione che il bene sia utilizzato interamente per l’attività d’impresa e di lavoro autonomo. Con la nuova disciplina, la detrazione per i telefoni cellulari e per i servizi di telefonia mobile è consentita secondo i criteri ordinari previsti dall’art. 19 del D.P.R. n. 633/1972, ovvero in funzione dell’utilizzo del bene o servizio acquistato dell’esercizio d’impresa, arte o professione. Pertanto, l’imprenditore che : i) è in grado di dimostrare che tutte le spese di telefonia mobile sono riferibili interamente all’attività d’impresa, potrà detrarre nella misura del 100%, l’IVA assolta sulle fatture; ii) non è in grado di quantificare in maniera esatta l’uso aziendale e l’uso personale, potrebbe detrarre l’IVA nella misura del 50%, atteso che la Finanziaria 2008 ha previsto che sino all’anno 2012, i controlli dell’Amministrazione finanziaria siano concentrati sui contribuenti che hanno detratto l’imposta in misura superiore al 50%.

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SPESOMETRO

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SCONTRINI casi

scontrini casi risolti

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Split payment

C.M. 15/E/2015

Nella C.M. 15/E/2015 viene chiarito che nel caso di beni e servizi acquistati dalla PA e destinati in parte alla sfera commerciale e in parte alla sfera istituzionale non commerciale, per la cui attività l’amministrazione acquirente non riveste quindi la qualifica di soggetto passivo IVA, la PA dovrà comunicare al fornitore la quota parte del bene o servizio acquistato da destinare alla sfera commerciale, determinata con criteri oggettivi, in relazione alla quale è applicabile il meccanismo del reverse charge. Alla quota parte del bene o servizio acquistato da destinare alla sfera istituzionale non commerciale tornerà applicabile il meccanismo della scissione dei pagamenti.

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QUESITO 17: Una prestazione di servizi di demolizione, pulizia, installazione impianti 267 o completamento di edifici (quindi, “potenzialmente” rientrante nella lettera a-ter), 268 come deve essere fatturata se è effettuata nei confronti di un ente pubblico non 269 soggetto passivo d’imposta ai fini IVA? 270 271

confartigianato
PROPOSTA: La formulazione del nuovo articolo 17-ter, DPR 633/72, prevede 272 l’applicazione dell’IVA con lo “split payment” tutte le volte che la prestazione di servizi 273 è effettuata nei confronti di un ente pubblico che non è debitore d’imposta ai fini IVA 274 (in tal caso, l’IVA, evidenziata in fattura, è versata dall’ente pubblico). Se l’ente 275 pubblico, committente della prestazione, agisce nella sfera istituzionale, non è 276 soggetto passivo ai fini IVA: di conseguenza, anche se la prestazione consiste 277 nell’installazione di un impianto, non essendo resa ad un soggetto passivo IVA, si 278 esclude l’applicazione del reverse charge, ma l’IVA è versata con il meccanismo dello 279 split payment.

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 SPONSORIZZAZIONE

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SRL  SEMPLIFICATA

 SRL  indicazioni obbligatorie
 Capita, nella prassi, di riscontrare l’incompletezza delle intestazioni di comunicazioni, fatture e documenti simili, che invece devono rispettare le prescrizioni dettate dal codice civile in materia di pubblicità. Quali sono, nello specifico, le informazioni obbligatorie e le sanzioni in caso di omissione?Sono gli artt. 2199 (per le ditte individuali) e 2250 (per le società) del codice civile, a prescrivere le informazioni da indicare negli atti, nella corrispondenza e nei siti web; l’art. 2630 c.c. invece prevede le sanzioni da applicare a chi, essendovi tenuto, omette di fornirle.

documenti sui quali devono essere fornite le informazioni prescritte possono indicativamente essere: lettere, fax, e-mail, contratti, bilanci, fatture emesse, nonché, data l’espressione genericamente usata nell’art. 2250 di “spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico”, si ritengono inclusi non solo i siti web ma anche le varie forme di presenza sul web come ad esempio il profilo aziendale nei social networks.

Per rispettare sia i dettati civilistici che quelli fiscali, nei documenti di cui sopra, le società dovranno indicare:

·         la ragione sociale completa;

·         il numero di partita IVA;

·         il numero di codice fiscale;

·         la sede della società;

·         l’Ufficio del Registro delle Imprese presso il quale la società risulta iscritta;

·         il numero di iscrizione presso il Registro delle Imprese;

·         l’eventuale stato di liquidazione a seguito di scioglimento della società;

·         il capitale sociale versato, come risulta dall’ultimo bilancio;

·         l’eventuale sussistenza di un unico socio (società unipersonale);

·         il numero REA (dato non obbligatorio, ma opportuno);

·         l’indirizzo PEC (dato non obbligatorio che l’utenza però potrebbe rilevare facilmente all’indirizzo www.inipec.gov.it).

Per quanto riguarda le ditte individuali, l’art. 2199 prescrive che l’imprenditore deve indicare:

·         il Registro delle Imprese presso il quale è iscritto;

·         i dati fiscali obbligatori del numero di partita IVA e codice fiscale.

Si ritiene comunque opportuno fornire, ove compatibili, le notizie previste per le società.

Per tutti i soggetti (individuali e societari), si ricorda che l’art. 35 del D.P.R. 633-1972, stabilisce l’obbligo dell’indicazione del numero di partita IVA nella home page del proprio sito internet.

Sul fronte delle sanzioni, l’art. 2630 c.c. prevede che “Chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite in una società o in un consorzio, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese, ovvero omette di fornire negli atti, nella corrispondenza e nella rete telematica le informazioni prescritte dall’articolo 2250, primo, secondo, terzo e quarto comma, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 1.032 euro”.

Sarà possibile avvalersi del pagamento in misura ridotta di 206 euro.

La mancata indicazione del numero di partita IVA nella home page del sito internet , è punita con una sanzione amministrativa variabile da 258 a 2.065 euro.

STUDI  DI  SETTORE

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Tra i vantaggi che possono derivare dalla scelta di adeguamento al dato puntuale di Gerico vi è anche quello

di potersi avvalere del regime premiale introdotto dall’articolo 10 de Dl 201/2011. In pratica i soggetti che

rientrano tra i destinatari del bonus (per il periodo 2013 individuati dal provvedimento 85733/2014) e che

presentano la condizione di congruità e coerenza possono fruire di tre vantaggi: la preclusione degli

accertamenti basati su presunzioni semplici in tema di imposte dirette e Iva; la riduzione di un anno

dei termini per l’accertamento; l’aumento da 1/5 a 1/3 dello scostamento reddituale consentito ai fini

dell’applicazione del redditometro.

fonte: Il sole 24 ore – Italia oggi – IPSOA – Ratio.it
  • >>> i contribuenti che conseguono dei ricavi superiori a €7.500.000
  • non sono tenuti a compilare il modello studi di settore;
  • >>> i contribuenti che conseguono dei ricavi compresi tra €5.164.569 e €7.500.000 
  • sono esclusi dagli studi di settore ma sono comunque tenuti a compilare il Modello
SUCCESSIONE
 l’art. 7-quater del DL n. 193/2016 ha introdotto una nuova limitazione in materia di presunzione sui prelevamenti, che quindi ha interessato solo i possessori di reddito d’impresa: i prelevamenti superiori a 1.000 euro giornalieri e comunque a 5.000 euro mensili non giustificati si presumono ricavi non dichiarati.
 decreto legge 201 del 2012
Liberalizzazione orario apertura
24h/giorno – tutti i giorni anche festivi
UTILE  S.r.l.
partecipazione qualificata >  20% voto
fino al 2016
    IRES         27,50 %  -del 49,72%
dal 2017
    IRES        24% -del 58,14%
non qualificato  > ritenuta 26%
   IRAP          4,82 %
annotazione termini
Fatture di vendita IMMEDIATE Entro 15 giorni da emissione
Fatture di vendita DIFFERITA Entro il 15 del mese successivo
Corrispettivi Entro il giorno non festivo successivo
Libro Giornale (x ordinarie) Entro 60 giorni da data operazione – stampa entro 3 mesi da presentazione DR  (30 dicembre n+1)

conservato 10 anni

+ bollo 32,00/100p .ind.sp   / + 16,00/100p srl (sulla prima pagina 1/100 data prima della messa in uso)

Libro Inventari (x ordinarie) stampa Entro 3 mesi da presentazione DR (30 dicembre n+1)

+ bollo 32,00/100p .ind.sp   / + 16,00/100p srl (sulla prima pagina 1/100 data prima della messa in uso)

Libro Cespiti (x ordinarie e semplificate) stampa Entro 3 mesi da presentazione DR (30 dicembre n+1)
Libro IVA (x ordinarie e semplificate) Entro 60 giorni devono annotare sul registro

STAMPA entro 28 maggio  N+1

STAMPA contestualmente alla richiesta ed in presenza dei verificatori.

 STAMPA delle SCRITTURE: l’art. 7, co. 4-ter, D.L. 357/1994, conv. con modif. dalla L. 489/1994 , come modificato dall’art. 1, co. 161, L. 244/2007, prevede che la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici si consideri regolare, in mancanza di trascrizione su supporti cartacei, nei termini di legge, dei dati relativi all’esercizio per il quale i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni annuali non siano scaduti da oltre 3 mesi se, anche in sede di controlli ed ispezioni, tali dati risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta ed in presenza dei verificatori.


art. 19 comma 1 DPR 633/72
diritto alla detrazione IVA ridotto a 1 anno
E’ altresì modificato il comma 1 dell’art. 25 dello stesso DPR 633/1972, stabilendo che il contribuente ha l’obbligo di numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione, comprese quelle emesse a norma del secondo comma dell’articolo 17 e deve annotarle in apposito registro anteriormente alla liquidazione periodica, nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta e comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno, dunque, non è più possibile registrare le fatture entro il termine della dichiarazione annuale IVA riferito al periodo d’imposta in cui si è esercitato il diritto alla detrazione IVA.


 

NOVITA’ LEGGE DI STABILITA’
L’affitto della casa e i trasporti

La regola generale del divieto di utilizzo dei contanti per i pagamenti pari o superiori a 3.000 euro, dal primo gennaio si applica anche ai pagamenti riguardanti i canoni di locazione di unità abitative e i servizi di trasporto resi dai soggetti della filiera dei trasporti, per i quali, fino allo scorso anno, si dovevano seguire delle norme specifiche, la cui violazione, comunque, non era sanzionata.

I limiti al denaro contante

Dal primo gennaio 2016, i trasferimenti di denaro contante, a qualsiasi titolo e tra soggetti diversi, possono essere effettuati per importi fino a 2.999,99 euro e non più fino a 999,99 euro.

Divieto di contanti da tremila euro in su

Innalzamento a 3mila euro della soglia per l’utilizzo del contante, ma stretto controllo delle altre forme di pagamento (quali: assegni bancari e postali).

Il divieto dell’utilizzo del contante è passato da mille a 3mila euro.

il nuovo quadro normativo prevede:

il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi (privati o operatori economici), quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 3mila euro.

Questo divieto non opera quando il trasferimento avviene con l’intervento di banche, Poste italiane, istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento;

l’incremento del limite da 2.500 a 3mila euro per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta nello svolgimento dell’attività di cambiavalute;

il mantenimento della soglia di mille euro (1.000,00) per la rimessa di denaro (money transfer)  e per l’emissione di assegni bancari e postali senza indicazione del beneficiario (ovvero con girata libera) e senza la clausola di non trasferibilità. 

Con i superammortamenti 140% sconto anche per il leasing
Bonus su acquisti di beni strumentali dal 15 ottobre 2015 a dicembre 2016
Gli investimenti
Oggetto dell’investimento sono i beni materiali nuovi strumentali all’attività d’impresa con esclusione degli investimenti:
per i quali vigono coefficienti tabellari di ammortamento (Dm 31 dicembre 1988) inferiori al 6,5% (beni a più lunga vita utile, come per esempio silos, vasche e serbatoi); in fabbricati e costruzioni;
L’agevolazione è possibile sia per l’acquisizione diretta sia per quella derivante da contratti di locazione finanziaria; resta escluso il noleggio, nel senso che il beneficio non può essere goduto dall’utilizzatore mentre può essere goduto dalla società di noleggio che potrebbe, quindi, “traslare” una parte del bonus sul prezzo del noleggio.
L’agevolazione, che compete ai fini delle imposte sui redditi e non dell’Irap, consiste nel riconoscimento di una maggiorazione del 40% del costo fiscalmente ammesso in deduzione a titolo di ammortamento (o di canone di leasing). A fronte di una spesa di 100 si può ammortizzare 140
Le autovetture
Sono, quindi, interessati i veicoli non assegnati ai dipendenti e utilizzati in modo generico nell’attività di impresa o di lavoro autonomo, il cui limite di costo fiscalmente rilevante sale da 18.076 euro a 25.306 euro. Se l’investimento è effettuato da un agente di commercio, il tetto sale da 25.823 euro a 36.152 euro.
Prorogato il 50% recupero edilizio
La detrazione del 50% sulle spese di recupero edilizio degli immobili residenziali viene prorogata fino al 31 dicembre 2016. Slitta così di un anno il ritorno alla detrazione del 36%, che scatterà dal 1° gennaio 2017 a meno di ulteriori proroghe. La spesa massima su cui applicare lo sconto fiscale del 50% è 96mila euro per unità immobiliare, mentre i lavori devono essere come minimo di manutenzione straordinaria. La semplice manutenzione ordinaria è agevolata solo per le parti comuni condominiali.
Ecobonus «trasferibile»
Altri 12 mesi con la detrazione del 65% sulle spese di riqualificazione energetica degli edifici (cambio infissi, sostituzione caldaie, coibentazioni, pannelli solari termici, tende solari). Inoltre il bonus viene esteso alle spese per i dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda o climatizzazione delle unità abitative. È introdotta anche la possibilità per chi si trova nella “no tax area” di cedere la detrazione per le spese di riqualificazione delle parti comuni condominiali alle imprese che effettuano i lavori. Dettagli da definire in un provvedimento delle Entrate.
Affitti sotto la lente

I proprietari che affittano una casa a canone concordato dal 2016 avranno uno sconto del 25% su Imu e Tasi.

ACCERTAMENTO

AFFIDAMENTO  FIDUCIARIO
 Diritto civile. Con il varo della legge sul «dopo di noi» decollano questi contratti che «segregano» parte del patrimonio

Affidamento fiduciario garante di un progetto
Titolarità trasferita a scopi vari: dai passaggi d’impresa alle tutele personali
Via libera ai contratti di affidamento fiduciario, per merito della legge sul dopo-di-noi, la 112/2016 («Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare»), approvata dalla Camera il 14 giugno, pubblicata in Gazzetta il 24 ed entrata in vigore il 25. Questi contratti, “sdoganati” dalla nuova normativa, hanno però una valenza assai più ampia di quella utilizzabile a tutela dei più deboli. Vediamo come.
Il contratto
Per contratto di «affidamento fiduciario» si intende il contratto con il quale un soggetto, detto affidante, si accorda con un altro soggetto, detto affidatario, affinché quest’ultimo, con riguardo a determinati beni la cui titolarità viene attribuita dall’affidante all’affidatario, impieghi tali beni a vantaggio di uno o più soggetti beneficiari, secondo un programma delineato dall’affidante e accettato dall’affidatario.
Ad esempio, se un venditore e un acquirente convengono un pagamento dilazionato del prezzo di compravendita e (in attesa della maturazione del termine di pagamento) ne pattuiscono, “a garanzia”, il deposito presso un soggetto terzo, utilizzando il contratto di affidamento fiduciario si ottiene l’effetto che il denaro entra nella piena disponibilità dell’affidatario, il quale deve però svolgere, con riguardo al denaro affidatogli, l’attività descritta nel programma che gli è stato impartito, vale a dire il pagamento del prezzo di compravendita alla scadenza pattuita. Ancora, se Tizio è un anziano proprietario di immobili che gli fruttano un reddito periodico, egli, in previsione di non poter più provvedere all’amministrazione dei suoi beni, li può attribuire a un affidatario, con il programma di gestirli, riscuoterne le rendite, investire il denaro ricavato e anche di utilizzarlo, in tutto o in parte, per provvedere alle esigenze di vita e di salute dell’affidante medesimo (salvo poi riversarli ai suoi eredi, dopo la sua morte).
I soggetti del contratto di affidamento fiduciario possono essere persone fisiche o giuridiche; in particolare, l’affidatario non deve necessariamente avere caratteristiche professionali. Anche quanto ai beni oggetto di affidamento, così come accade per il trust, non vi sono limitazioni (invece, nel caso del vincolo di destinazione ai sensi dell’articolo 2645-ter del Codice civile, il vincolo è limitato a beni immobili e beni mobili registrati).
Con il contratto di affidamento fiduciario si origina dunque, nel patrimonio del soggetto affidatario, una sfera patrimoniale “segregata” rispetto al suo patrimonio generale, alle cui sorti il patrimonio affidato resta insensibile: in altre parole, ad esempio, se l’affidatario sia coniugato in regime di comunione dei beni, i beni affidati non entrano nel regime di comunione; se l’affidatario ha ragioni di debito (per obbligazioni non dipendenti dal contratto di affidamento fiduciario), i beni affidati non sono sottoponibili a esecuzione da parte dei creditori personali dell’affidatario. Viceversa, dei debiti contratti nell’esercizio dell’affidamento fiduciario, rispondono i beni affidati e non quelli personali dell’affidatario (i quali, peraltro, restano soggetti all’esecuzione dei creditori dell’affidatario per la responsabilità in cui l’affidatario incorra nell’esercizio del suo “mandato”).
Gli effetti
Questo effetto segregativo, che si produce in capo all’affidatario in conseguenza dell’affidamento fiduciario, era ipotizzato da insigne dottrina anche anteriormente al varo della legge sul “dopo-di-noi”. Se di tale effetto si potesse mai dubitare, la predetta legge è venuta comunque a tacitare ogni discussione: infatti, essa prevede che, in caso di affidamento fiduciario, si origina in capo all’affidatario un “fondo speciale” e cioè appunto un patrimonio separato. Se è questo l’effetto dell’affidamento fiduciario, esso può servire anche come formidabile strumento di protezione patrimoniale per l’affidante: infatti, questi perde la titolarità dei beni dati in affidamento e, venendo tali beni vincolati all’attuazione del programma che egli ha dettato, essi si rendono appunto insensibili alle pretese esecutive dei creditori dell’affidante. È chiaro tuttavia che si deve trattare di un contratto “vero” (e non fasullo), e cioè che il programma dettato dall’affidante deve essere reale e meritevole di tutela poiché, in mancanza, nessun affidamento si originerebbe.
In quest’ambito è chiaro che anche la figura dell’affidatario è di centrale rilevanza: se si tratti di un soggetto che svolga solo un materiale ruolo di esecutore di ordini altrui e quindi il “programma” si riduca a un mero mandato, la segregazione patrimoniale non si origina. L’affidatario, come detto, non deve necessariamente essere un soggetto professionale, perché esistono ambiti di natura personale nei quali è indubbio che sia più funzionale un affidatario legato da rapporti di frequentazione e affetto. Al di fuori di questi casi, però, è indubbio che lo status professionale dell’affidatario aiuta a considerare il contratto in questione come originatore di un effettivo vincolo di destinazione.
TUTELA DI UN DISABILE Due genitori di un figlio disabile decidono di affidare una somma di denaro a un’istituzione di assistenza in modo tale che, quando non saranno più in grado di provvedere direttamente all’assistenza del figlio disabile (per ragioni di età avanzata, di sopravvenuta incapacità, di morte eccetera), l’istituto affidatario possa provvedere alle esigenze di vita del figlio disabile
PASSAGGI GENERAZIONALI IN AZIENDA Un padre imprenditore, titolare del 100% di una Spa, ha due figli, entrambi ritenuti capaci di guidare l’azienda quando il padre non potrà più provvedervi. Per evitare situazioni di stallo decisionale, il padre dona il 49% per cento delle sue azioni a ciascun figlio e affida il 2% a un soggetto con il programma che egli voti a favore della soluzione che imprenditorialmente gli appaia più efficace ove i figli siano discordi su di essa
PROTEZIONE DEL PATRIMONIO PERSONALE Tizio è un dirigente d’impresa. Ora vuole licenziarsi e intraprendere una rischiosa attività in proprio, ma non vuole compromettere il suo patrimonio: due appartamenti e 500mila euro. Affida perciò questi beni a un affidatario fiduciario, affinché li gestisca in favore dei suoi due figli (mettendoli a loro disposizione per abitazione o mettendoli a reddito o vendendoli e reinvestendo il ricavato), con ciò sottraendoli alle pretese di futuri eventuali suoi creditori
PATTO PARASOCIALE Una Srl ha 5 soci ciascuno con la quota del 20%. Per statuto le decisioni assembleari si adottano con il voto favorevole del 50% del capitale . Tre soci istituiscono un sindacato di voto, nel cui ambito le decisioni si adottano con il voto favorevole di 2 su 3. Per evitare che il pattista dissenziente voti in assemblea in senso difforme dal sindacato di voto affidano la titolarità delle azioni a un fiduciario, che dovrà votare in linea con la maggioranza del patto
SALVAGUARDIA BENI ARTISTICI tizio, discendente di una dinastia nobiliare, celibe e senza figli, intende destinare a museo, dopo la sua morte, il palazzo patrizio ereditato dai genitori, ricco di opere d’arte. Riservandosi il diritto di abitazione vita natural durante, egli sottopone ad affidamento fiduciario la nuda proprietà dell’immobile e la proprietà dei mobili che lo corredano affinché l’affidatario possa garantire la desiderata fruizione pubblica
 AGEVOLAZIONE

Nessuna incompatibilità tra super ammortamento e credito d’imposta investimenti aree svantaggiate

Le imprese meridionali potranno quindi beneficiare, contemporaneamente, di entrambe le agevolazioni fiscali sui nuovi investimenti


AGEVOLAZIONE
CREDITO IMPOSTA 20%

 

 LA CUMULABILITÀ 

La norma istitutiva del credito di imposta al Sud specifica chiaramente che il bonus non può essere in nessun caso cumulato con altri aiuti di Stato, anche se rientranti nel regime «de minimis», che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammissibili
Nulla sembrerebbe, pertanto, escludere la possibilità di fruire contemporaneamente di una misura che non è qualificabile
come «aiuto di Stato» come per esempio i superammortamenti
per i beni strumentali al 140%
 introdotti sempre dall’ultima legge di Stabilità
Nessuna possibilità, invece, per l’ulteriore cumulo con la Sabatini: sebbene autorizzata dall’Ue, infatti, tale agevolazione costituisce
un aiuto di Stato
–  Risultano, invece, escluse le spese inerenti l’acquisizione di beni immateriali (software, brevetti eccetera)

AGRICOLTURA


DISOCCUPAZIONE AGRICOLA SUSSIDIO
Il diritto matura da 102 a 170 giornate nell’anno.
Se il lavoratore viane assunto come dipendente in altro settore diverso dallagricoltura, perde il diritto a meno che il contratto sia a Tempo determinato.Con il contratto a tempo determinato comque vengono scaleti dal sussidio 6 giorni ogno 30 giorni di lavoro se cadenti nel mese altrimenti -6 giorni ogni mese di calendario.Esempio assunzione a TD nel commercio dal 15/01 al 31/01 del mese vengono defalcati 6 giorni dal sussidio.Esempio assunzione a TD nel commercio dal 15/01 al 05/02 del mese vengono defalcati 12 giorni dal sussidio.
BASE  IMPONIBILE  IRAP
  SI vendita prodotti di terzi , max 49% del fatturato  >> IVA da IVA e tassazione ordinaria
 
Si considera coltivatore diretto il soggetto che coltiva il fondo col lavoro prevalentemente proprio o di persone della sua famiglia sempreché tale forza lavorativa costituisca almeno un terzo di quella occorrente per le normali necessità di coltivazione del fondo, tenuto conto anche dell’impiego di macchine agricole (Circ. DF 18 maggio 2012 n. 3/DF).

È considerato imprenditore agricolo professionale (IAP) colui il quale, in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedichi alle attività agricole (art. 2135 c.c.), direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo, ricavandone almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro (escluse le pensioni ed i compensi per l’espletamento di cariche pubbliche o in enti operanti nel settore agricolo) (art. 1 D.Lgs. 99/2004).

Aliquota iva Percentuale compensazione Uva da vino 10% 04% Uva da tavola 04% 04% Conferimento olive – olio 04% 04% — C4 Vendita olio 04%  0  Frutta Fresca quasi la totalità 04%  04%

AGENTE


ANATOCISMO – INTERESSI
LA  DECORRENZA 

Dal domani 1° ottobre 2016 le banche devono adeguarsi al Dm Economia 343/2016. Il decreto dà attuazione all’articolo 120 del Testo unico bancario (Tub)che, a sua volta, contiene i principi direttivi per la disciplina dell’anatocismo bancario, demandando però la regolamentazione a una determinazione del Cicr
CONTABILIZZAZIONE
Gli interessi devono essere conteggiati il 31 dicembre di ogni anno. Il Dm prevede che gli interessi debitori devono essere conteggiati separatamente dal capitale. A quel punto divengono esigibili dal creditore (e dovuti in pagamento dal debitore) il 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui essi sono maturati
LE  TRE  IPOTESI
– Una volta scattata l’esigibilità, se il cliente paga gli interessi corrispettivi continuano a essere calcolati solo sul capitale.
– Se il cliente, invece, autorizza l’addebito in conto, gli interessi si calcolano sulla somma di capitale finanziato e interessi divenuti capitale.
– Se il cliente non paga e non autorizza l’addebito , si determina il presupposto per gli interessi moratori
I  CONTRATTI  IN  CORSO
Le banche possono procedere unilateralmente per l’adeguamento dei contratti in corso alle nuove norme. L’intermediario deve, però, chiedere l’autorizzazione del cliente per l’addebito in conto degli interessi corrispettivi divenuti esigibili. L’autorizzazione è comunque revocabile in qualsiasi momento
  Usura, i tassi soglia si «aggiornano»

Entrerà 1 ottobre 2016 – e varrà fino al 31 dicembre prossimo – il decreto 26 settembre del Mef che fissa i nuovi tassi soglia per determinare l’usura, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.228 di ieri.
I tassi medi rilevati nel trimestre aprile-giugno, raggruppati per classi omogenee e divisi per classi di importo delle operazioni considerate, per far scattare l’usura devono essere aumentati di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori 4 punti percentuali.
La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali, oltre i quali scatta appunto la contestazione penale (legge 108 del 1996, che modificò l’articolo 644 del codice penale).
Per le aperture di conto corrente fino a 5 mila euro il tasso soglia su base annua è pari al 18,1875, che scende a 15,400 per i conti di importo superiore.
Per gli scoperti senza affidamento la soglia d’usura varia dal 23,8375 (per importi inferiori a 1.500 euro) al 22,1625% su base annua, mentre per il leasing auto (e anche per aerei e imbarcazioni) il tetto varia da 11,35% (fino a 25 mila euro) a 11,1625%.
Quanto ai mutui a tasso fisso, la soglia d’usura è fissata a 7,800% mentre per quelli a tasso variabile il limite è 7,125%. I tassi top, al solito, sono per i crediti revolving che possono arrivare a 24,41% su base annua per gli importi fino a 5mila euro.
La tabella riassuntiva di tutte le tipologie di operazioni deve essere tenuta esposta dalle banche e dagli intermediari finanziari in ciascuna sede o dipendenza aperta al pubblico «in modo facilmente visibile».

Limiti alla deducibilità delle imposte dirette relative alle auto 

(non ci sono limiti per canoni relativi ai servizi)

I seguenti limiti sono validi per un Esercente Arte o Professione, e per le Aziende (qualora l’uso dell’auto non sia esclusivamente strumentale all’attività d’impresa) :

ACQUISTO:

  • per le autovetture costo deducibile fino ad  18.075,99, valore sul quale si applica l’aliquota di deducibilità;
  • per i motocicli costo deducibile fino ad  4.131,66, valore sul quale si applica l’aliquota di deducibilità; si definiscono motocicli i veicoli a due o tre ruote con motore di cilindrata superiore a 50 cm3  o capacità di sviluppare una velocità oltre i 45 km/h. Quando non superano tutti e due i limiti sopra citati sono considerati ciclomotori.
  • per i ciclomotori costo deducibile fino ad  2.065,83, valore sul quale si applica l’aliquota di deducibilità;

LEASING:

  • per le autovetture deducibile l’ ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di un veicolo fino ad  18.075,99 con ragguaglio annuo;
  • per i motocicli (sopra definiti) deducibile l’ ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di un veicolo fino ad  4.131,66 con ragguaglio annuo;
  • per i ciclomotori (sopra definiti) deducibile l’ ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di un veicolo fino ad  2.065,83 con ragguaglio annuo;

NOLEGGIO:

  • per le autovetture deducibile il costo del canone del noleggio fino ad € 3.615,20 con ragguaglio ad anno;
  • per i motocicli (sopra definiti) deducibile il costo del canone del noleggio fino ad € 774,69 con ragguaglio ad anno;
  • per i ciclomotori (sopra definiti) deducibile il costo del canone del noleggio fino ad € 413,17 con ragguaglio ad anno.

Agenti e Rappresentanti di commercio

I seguenti limiti sono invece validi per un Agente o un Rappresentante di commercio:

ACQUISTO:

  • per le autovetture costo deducibile fino ad  25.822,84, valore sul quale si applica l’aliquota di deducibilità;
  • per i motocicli (sopra definiti) costo deducibile fino ad  4.131,66, valore sul quale si applica l’aliquota di deducibilità;
  • per i ciclomotori (sopra definiti) costo deducibile fino ad  2.065,83, valore sul quale si applica l’aliquota di deducibilità;

LEASING: deducibile l’ ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di un veicolo fino ad  25.822,84 con ragguaglio annuo;

  • per le autovetture deducibile l’ ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di un veicolo fino ad  25.822,84 con ragguaglio annuo;
  • per i motocicli (sopra definiti) deducibile l’ ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di un veicolo fino ad  4.131,66 con ragguaglio annuo;
  • per i ciclomotori (sopra definiti) deducibile l’ ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di un veicolo fino ad  2.065,83 con ragguaglio annuo;

NOLEGGIO:

  • per le autovetture deducibile il costo del canone del noleggio fino ad € 3.615,20 con ragguaglio ad anno;
  • per i motocicli (sopra definiti) deducibile il costo del canone del noleggio fino ad € 774,69 con ragguaglio ad anno;
  • per i ciclomotori (sopra definiti) deducibile il costo del canone del noleggio fino ad € 413,17 con ragguaglio ad anno.

Autovettura concessa ai dipendenti c.d. “Fringe benefit”

Le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti (per la maggior parte del periodo d’imposta) non sono invece soggette al limite massimo di deducibilità di € 3.615,20 annui. Va però precisato che le auto assegnate ad un amministratore o a più amministratori non rientrano tra le “auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti”.

Adempimenti per l’auto in uso promiscuo al dipendente

19 GENNAIO 2015
TRA LE FORME DI ASSEGNAZIONE DELL’AUTOVETTURA AI DIPENDENTI AZIENDALI IL CASO PIÙ FREQUENTE E, SOTTO IL PROFILO FISCALE PIÙ PREMIANTE, È QUELLO DELL’AUTOVETTURA CONCESSA IN USO AL DIPENDENTE. IN PARTICOLARE LA FORMA PIÙ FREQUENTEMENTE UTILIZZATA È QUELLA DELL’UTILIZZO PROMISCUO: SI TRATTA DELLA SITUAZIONE PER CUI LA VETTURA VIENE DATA AL DIPENDENTE AFFINCHÉ QUESTO LA UTILIZZI TANTO PER LE FINALITÀ AZIENDALI (AD ESEMPIO ANDARE A VISITARE I CLIENTI), QUANTO AI FINI PERSONALI (AD ESEMPIO USCIRE LA SERA E NEI WEEKEND, ANDARE IN VACANZA, ETC.).

Il trattamento per l’impresa concedente, tanto ai fini redditi quanto ai fini Iva, è così riassumibile:

 

benefit di modesto ammontare addebitato nella busta paga del dipendente

Nella busta paga del dipendente si deve rilevare un compenso in natura tassabile, determinato computando il 30% della percorrenza convenzionale di 15.000 Km prevista per quel determinato veicolo; tali valori possono essere agevolmente verificati sul sito dell’Aci al seguente linkhttp://www.aci.it/index.php?id=93.Entro il mese di dicembre di ciascun anno vengono pubblicate sul sito dell’Aci le tariffe valide per il periodo d’imposta successivo: sono pertanto in corso di pubblicazione le tariffe previste per il 2015.Tale addebito è del tutto forfettario e non tiene conto in alcun modo dell’effettivo utilizzo nell’ambito della sfera personale/familiare.

Tale fringe benefit viene ragguagliato nel caso di assegnazione al dipendente per un periodo inferiore all’anno.

 

deducibilità dei costi per l’impresa nel limite del70%

La deduzione al 70% riguarda sia le spese di gestione della vettura (carburante, manutenzioni, pneumatici, assicurazione, tassa di circolazione, etc.), quanto il costo di acquisizione (quota di ammortamento nel caso di acquisto diretto, canoni di leasing o noleggio). Con riferimento al costo di acquisizione, peraltro, la deduzione è ammessa senza alcun limite rapportato al valore del mezzo (che per le auto destinate all’utilizzo esclusivamente aziendale è pari ad 18.076 euro). La quota fiscale di ammortamento viene calcolata sul costo complessivo della vettura.

I riaddebiti

In molti casi per l’assegnazione dell’auto in uso promiscuo al dipendente, l’impresa richiede delle somme al lavoratore (che vanno ad indennizzare il datore di lavoro per l’utilizzo personale del dipendente stesso) che possono essere, alternativamente:

  • ·       trattenute dalla retribuzione del lavoratore;
  • ·       addebitate con fattura assoggettata ad Iva con aliquota ordinaria.

Il fringe benefit tassato in busta paga del lavoratore deve essere quindi ridotto degli importi addebitati; nel caso di importo fatturato al dipendente per l’utilizzo personale, il calcolo del fringe benefit tassabile va fatto confrontando il fringe benefit teorico (verificabile con le tariffe Aci di cui si è detto) e l’importo fatturato comprensivo di Iva.

Spesso aziende e dipendenti si accordano per un riaddebito esattamente pari al fringe benefit convenzionale: una volta fatturato (e pagato) tale importo, non vi sarà alcuna conseguenza reddituale in capo al dipendente e al datore di lavoro sarà assicurata la deduzione maggiorata dei costi (rispetto alla soglia del 20% di un’autovettura aziendale) di cui si è detto in precedenza.

 

Esempio
La Alfa Srl ha destinato al dipendente Mario Rossi una vettura Volkswagen Golf plus VI serie 2.0 tdi 110 CV, affinché questo la utilizzi sia per l’attività d’impresa che per l’uso privato.Si ipotizzi un fringe benefit 2014 verificato sul sito Aci pari ad 2.385,71 euro.Se l’impresa emette al dipendente una fattura dell’importo di 1.955,50 euro+ Iva 22% (il cui totale dà appunto un importo complessivo della fattura di 2.385,71 euro):

  • ·            non vi sarà alcuna tassazione in capo al dipendente (in quanto viene sterilizzato l’importo del fringe benefit da tassare in capo al dipendente a seguito del pagamento della fattura);
  • ·            per il periodo di imposta 2014 la deduzione di tutti i costi sarà pari al 70% degli stessi;

l’Iva assolta sugli acquisti è risultata interamente detraibile. 100% IVA

In tale procedura sono tre gli aspetti da ricordare se non si vuole correre il rischio di vedersi contestare gli importanti benefici fiscali riconosciuti a tale fattispecie:

 

in caso di riaddebito con fattura sulla base di quanto previsto dalla Circolare n.326/E/97 la fattura emessa deve risultare altresì pagata entro la fine del periodo d’imposta
 
in caso di solo benefitattribuito in busta paga del dipendente per garantirsi l’integrale detrazione dell’Iva è comunque necessario corrispondere l’Iva su tale importo
 
esistenza di idonea prova documentale nella Circolare n.48/E/98 si afferma la necessità di predisporre e conservare idonea documentazione al fine di provare con certezza l’utilizzo promiscuo del mezzo (ad esempio inserimento di specifica clausola nel contratto di lavoro del dipendente stesso o contratto di comodato da menzionare nel contratto di lavoro)

Autovetture concesse in uso promiscuo agli Amministratori

 

Æ  Imposta sul valore aggiuntoIn occasione di un recente interpello (n.904-472/2014) la DRE Lombardia ha chiarito che alle autovetture concesse in uso promiscuo agli amministratori non è possibile applicare il medesimo trattamento ai fini Iva previsto per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti. In quanto trattasi di due tipologie di rapporti di lavoro (l’ufficio di amministratore di società e quello di lavoro dipendente) non pienamente assimilabili a tutti gli effetti di legge, la DRE ne ricava che le affermazioni contenute nella Risoluzione n.6/DPF del 20.02.2008, tese a riconoscere (a determinate condizioni) la piena detrazione dell’Iva nei casi di utilizzo promiscuo dell’auto concessa in uso al dipendente, non sono in alcun modo estensibili al caso dell’amministratore. Per tali ultime fattispecie, quindi, secondo la DRE Lombardia andrebbero applicate le regole ordinarie previste dall’art.19-bis1, co.1, lett. c) d.P.R. n.633/72 e che prevedono la detrazione nella misura limitata del 40%.Æ  Imposte dirette

Il trattamento del benefit in capo all’utilizzatore è il medesimo previsto per il dipendente. È però diversa la deducibilità dei costi della autovettura in capo all’azienda: integrale deduzione nel limite del benefit imputato in capo all’amministratore e deduzione al 20% per la parte eccedente.

 

Si invita, pertanto, la gentile clientela dello Studio che abbia assegnato una autovettura in uso promiscuo ad un proprio dipendente o amministratore a gestire il benefit entro la fine del periodo d’imposta. In particolare, nel caso in cui si decida di imputare un corrispettivo per l’utilizzo privato tramite fattura, tale fattura va emessa e pagata entro la fine dell’anno.

 


AUTO  RIMBORSO KM da casa

Auto dipendente: rimborso chilometrico L’impresa può autorizzare il dipendente ad utilizzare l’auto di sua proprietà per l’effettuazione di trasferte, con rimborso delle spese sostenute. Con la R.M. 92/E del 30.10.2015, l’Amministrazione Finanziaria ha chiarito che in presenza di trasferte “extracomunali”, se il rimborso chilometrico (riconosciuto a tariffe Aci) viene calcolato partendo non dalla sede di lavoro ma dalla propria abitazione, se quest’ultima, utilizzata nell’ambito del rimborso spese: • è inferiore a quella calcolata dalla sede di lavoro: il rimborso non è considerato reddito imponibile; • è maggiore rispetto a quella calcolata dalla sede di lavoro: al lavoratore viene erogato un rimborso chilometrico complessivo di importo eccedente rispetto a quello da considerare esente; la differenza è da considerarsi reddito imponibile ex art. 51 c. 1 TUIR.


BLACK LIST
 
 
  

White e black list previste dal legislatore italiano        
Normativa di riferimento Lista e funzione Modifica

(D.M. 27.7.2010 e D.M. 30.3.2015)

BLACK LIST D.M. 4.5.1999 La lista è utilizzata per definire la presunzione di residenza in Italia per i cittadini italiani emigrati in uno dei Paesi “black list”. Sono stati eliminati i seguenti Stati:

  • Cipro
  • Malta
D.M. 21.11.2001 La lista è utilizzata per l’applicazione del regime delle società estere controllate e collegate (c.d. Cfc). Sono stati eliminati i seguenti Stati:

  • Cipro
  • Corea del Sud
  • Filippine
  • Malaysia
  • Malta
  • Singapore
  • Hong Kong
D.M. 23.1.2002 La lista è utilizzata per definire la deducibilità dei costi ex art. 110, commi da 10 a 12- bis, Tuir. Sono stati eliminati i seguenti Stati:

  • Cipro
  • Corea del Sud
  • Malta
  • Hong Kong
WHITE LIST D.M. 4.9.1996 Utilizzata per individuare i Paesi con i quali l’Italia effettua uno scambio di informazioni per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito. Sono stati inseriti i seguenti Stati:

  • Cipro
  • Lettonia


ESCLUSIONE di TIPO TERRITORIALE: per effetto delle modifiche apportate dal D.M. 27.7.2010 e dal D.M. 18.11.2015 sono ora escluse dalla lista “nera” Cipro, Malta, Corea del Sud e Hong Kong. In linea con il primo dei decreti citati l’art. 1, D.M. 5.8.2010, ha stabilito che sono escluse (ab origine) dall’obbligo di comunicazione le operazioni realizzate dall’1.7.2010 al 4.8.2010 con operatori aventi sede, residenza o domicilio nei seguenti Paesi:

  • Cipro;
  • Malta;
  • Corea del Sud.

Per le operazioni intercorse dopo il 4.8.2010, l’esclusione diventa “a regime”, in quanto è intervenuto il decreto 27.7.2010 ad “espungere” dagli elenchi black list i suddetti Paesi.

Elenco Paesi black list interessati al nuovo obbligo di comunicazione a seguito della revisione operata dal D.M. 27.7.2010 e D.M. 30.3.2015

PAESE LISTA di APPARTENENZA
Alderney (Isole del Canale) D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Andorra D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Anguilla D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Antille Olandesi D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Aruba D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Bahamas D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Bahrein D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Barbados D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Barbuda D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Belize D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Bermuda D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Brunei D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Emirati Arabi Uniti D.M. 21.11.2001 (art. 2) D.M. 4.5.1999
Gibilterra D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Gibuti (ex Afar e Issas) D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Grenada D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Guatemala D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Guernsey (Isole del Canale D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Herm (Isole del Canale D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Hong Kong D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Isola di Man D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Isole Cayman D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Isole Cook D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Isole Marshall D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Isole Turks e Caicos D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Isole Vergini britanniche D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Isole Vergini statunitensi D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Jersey (Isole del Canale) D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Kiribati (ex Isole Gilbert) D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Libano D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Liberia D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Liechtenstein D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Macao D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Maldive D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Monaco D.M. 21.11.2001 (art. 2) D.M. 4.5.1999
Montserrat D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Nauru D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Niue D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Nuova Caledonia D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Oman D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Polinesia francese D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Saint Kitts e Nevis D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Saint Lucia D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Saint Vincent e Grenadine D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Salomone D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Samoa D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Sant’Elena D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Sark (Isole del Canale) D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Seychelles D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Taiwan (Chunghua MinKuo); D.M. 4.5.1999
Tonga D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Turks e Caicos D.M. 4.5.1999
Tuvalu (ex Isole Ellice) D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999
Vanuatu D.M. 21.11.2001 (art. 1) D.M. 4.5.1999

Elenco Paesi black list, divisi per area geografica, interessati al nuovo obbligo di comunicazione

Europa Asia Africa
Liechtenstein Libano Liberia
Monaco Bahrein Gibuti
Andorra Emirati Arabi Uniti Seychelles
Gibilterra Oman Sant’Elena
Isola di Man Maldive
Jersey (Isole del Canale) Hong Kong
Guernsey (Isole del Canale) Macao
Alderney (Isole del Canale) Taiwan
Herm (Isole del Canale) Brunei
Sark (Isole del Canale)
Americhe Oceania
Anguilla Grenada Isole Cook
Antille Olandesi Montserrat Isole Marshall
Aruba Saint Kitts e Nevis Kiribati
Bahamas Saint Lucia Nauru
Barbados Saint Vincent e Grenadine Niue
Barbuda Guatemala Nuova Caledonia
Bermuda Belize Polinesia francese
Isole Cayman Salomone
Isole Turks e Caicos Samoa
Isole Vergini britanniche Tonga
Isole Vergini statunitensi Tuvalu
Vanuatu


 
 
 Decreto ministeriale 4 settembre 1996

Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 19 settembre 1996, n. 220

Elenco degli stati con i quali e` attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito in vigore con la Repubblica italiana
Articolo 1
Scambio di informazioni per evitare le doppie imposizioni – White list – Elenco degli stati

1. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni indicate nell’art. 6, comma 1, del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, gli Stati e territori con i quali è attuabile lo scambio di informazioni sono i seguenti:

Albania

Alderney

Algeria

Anguilla

Arabia Saudita

Argentina

Armenia

Aruba

Australia

Austria

Azerbaijan

Bangladesh

Belgio

Belize

Bermuda

Bielorussia

Bosnia Erzegovina

Brasile

Bulgaria

Camerun

Canada

Cina

Cipro

Colombia

Congo (Repubblica del Congo)

Corea del Sud

Costa d’Avorio

Costa Rica

Croazia

Curacao

Danimarca

Ecuador

Egitto

Emirati Arabi Uniti

Estonia

Etiopia

Federazione Russa

Filippine

Finlandia

Francia

Georgia

Germania

Ghana

Giappone

Gibilterra

Giordania

Grecia

Groenlandia

Guernsey

Herm

Hong Kong

India

Indonesia

Irlanda

Islanda

Isola di Man

Isole Cayman

Isole Cook

Isole Faroe

Isole Turks e Caicos

Isole Vergini Britanniche

Israele

Jersey

Kazakistan

Kirghizistan

Kuwait

Lettonia

Libano

Liechtenstein

Lituania

Lussemburgo

Macedonia

Malaysia

Malta

Marocco

Mauritius

Messico

Moldova

Montenegro

Montserrat

Mozambico

Nigeria

Norvegia

Nuova Zelanda

Oman

Paesi Bassi

Pakistan

Polonia

Portogallo

Qatar

Regno Unito

Repubblica Ceca

Repubblica Slovacca

Romania

San Marino

Senegal

Serbia

Seychelles

Singapore

Sint Maarten

Siria

Slovenia

Spagna

Sri Lanka

Stati Uniti d’America

Sud Africa

Svezia

Svizzera  dal  2017

Tagikistan

Taiwan

Tanzania

Thailandia

Trinitad e Tobago

Tunisia

Turchia

Turkmenistan

Ucraina

Uganda

Ungheria

Uzbekistan

Venezuela

Vietnam

Zambia.

 
 


COMPENSO AMMINISTRATORE
se GRATUITO, verbalizzare
se RINUNCIA, devono essere assoggettati a ritenuta

COMPENSAZIONE  DIVIETO IN PRESENZA DI DEBITI ERARIALI

CONTANTI  limite




CONTRIBUTI
  

Per il 2016 le aliquote contributive della Gestione Separata Inps sono pari a:
  • 31,72% per i soggetti privi di altra forma di previdenza obbligatoria NON titolari di partita IVA, quali ad esempio: co.co.co. e associati in partecipazione (31% + 0,72% a titolo di contributo aggiuntivo per il sostegno della maternità, dell’assegno al nucleo familiare, della malattia, della degenza ospedaliera e del congedo parentale);
  • 27,72% per i soggetti privi di altra copertura previdenziale obbligatoria e titolari di partita IVA (27% + 0,72% a titolo di contributo aggiuntivo per il sostegno della maternità, dell’assegno al nucleo familiare, della malattia, della degenza ospedaliera e del congedo parentale);
  • 24% per tutti gli altri soggetti (soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria).
Le aliquote contributive sopraindicate sono applicabili fino ad un massimale di reddito, che per l’anno 2016 è pari a € 100.324.
Il minimale di reddito valido per l’accredito dei contributi è, invece, pari per il 2016 a € 15.548. Pertanto:
  • i soggetti NON titolari di partita IVA privi di altra copertura previdenziale obbligatoria (aliquota 31,72%): avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuale pari ad € 4.931,83 (di cui € 4.819,99 ai fini pensionistici);
  • i liberi professionisti privi di altra copertura previdenziale obbligatoria (aliquota 27,72%): avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuale pari ad € 4.309,91 (di cui € 4.197,96 ai fini pensionistici);
  • i soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria (aliquota 24,00%): avranno l’accredito dell’intero anno con un contributo annuo di € 3.731,52.
SRL  – IVS  no reddito  

Per le due sentenze della Corte di Appello dell’Aquila del 25 giugno 2015, ( 752 e 774), nei casi di partecipazioni in ditte o società che non sono il motivo dell’iscrizione alla gestione commercianti e artigiani Inps, l’articolo 3-bis, comma 1, Dl 384/1992, prevede l’inclusione nella base imponibile previdenziale solo dei redditi qualificabili come “redditi di impresa”, come, ad esempio, quelli della ditta individuale, anche familiare o coniugale, o quelli di partecipazione in Snc o Sas (si ritiene anche in Srl trasparenti) da dichiarare nel quadro H del modello Unico Pf del socio, e non l’inclusione anche dei redditi delle Srl (si ritiene “senza trasparenza”), che sono classificati dal Tuir tra quelli di “capitale”.


CREDITO  IVA


 

DENOMINAZIONE

 DITTA OVVERO COGNOME E NOME: indicare la denominazione della ditta, se esistente, ovvero il cognome e nome del contribuente; l’indicazione deve essere riportata senza abbreviare alcuna parola. Per le denominazioni particolarmente lunghe devono essere eliminati titoli onorifici, professionali e simili eventualmente presenti.

 Rateizzazione lampo fino a 50mila euro e decadenza dal piano Le cartelle di Equitalia inoltre possono essere pagate nella misura massima di 72 rate mensili per un massimo quindi di 6 anni ma sempre a condizione che sia approvato il piano di rientro. Tuttavia nei casi più gravi Equitalia, previa verifica dei requisiti richiesti dalla legge, concede un’ulteriore dilazione di pagamento fino a120 rate mensili e prevede quindi che il piano di rateizzazione sia di 10 anni. Occorre ricordare inoltre che per le rateizzazioni concesse da22 ottobre 2015, subentra la decadenza nel caso di mancato versamento di 5 rate del piano di dilazione, anche non consecutive.

Alla 5 ^ omissione, scatta quindi subito la revoca. Per le rateazioni, concesse prima del 22 ottobre 2015, la decadenza si verifica con il mancato pagamento di 8 rate. Dalla decadenza conseguono una serie di conseguenze: viene meno la sospensione del fermo dell’auto ed Equitalia potrebbe avviare delle misure di esecuzione forzata (pignoramenti). Ad Equitala, infatti, la dilazione blocca questo potere e le azioni esecutive intraprese prima dell’autorizzazione alla rateazione perdono subito efficacia. Dopo la decadenza è possibile essere ammessi alla dilazione di nuovo, ma solo ove si prova il versamento delle rate del precedente piano non pagate. Il diniego o revoca (motivati) del piano di dilazione da parte di Equitalia, permette al contribuente di impugnarlo dinnanzi alla Commissione Tributaria Provinciale.

 

 

DICHIARAZIONI REDDITI
oneri deducibili
 Elenco spese deducibili e detraibili:

  • Ticket del Servizio Sanitario Nazionale

  • Assistenza infermieristica e riabilitativa disabili: se prescritta da un medico.

  • Spese sanitarie disabili deducibili: Le spese mediche generiche e quelle di assistenza specifica, sostenute dai disabili sono interamente deducibili se riguardano personale infermieristico e operatori tecnici assistenziali, personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo personale con la qualifica di educatore professionale, personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.

  • Spese assistenza e ricovero Disabili: non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica. Per beneficiare della deduzione, è necessario che le spese risultino indicate distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto di assistenza.

  • Le spese sostenute dal dichiarante o per conto dei suoi familiari riguardanti.

  • Contributi previdenziali e assistenziali.

  • Contributi per i fondi integrativi del servizio sanitario nazionale

  • Contributi per forme pensionistiche complementari e individuali per un importo non superiore a 5.164,57 euro

  • Assicurazione casalinghe.

  • Riscatto anni di laurea.

  • Ricongiunzione contributi

  • Assegni periodici per il mantenimento coniuge separato

  • Spese deducibili sanitarie patologie con esenzione SSN

  • Spese funebri detraibili massimo importo spesa detraibile 1.549,37 euro

  • Spese di intermediazione immobiliare: inferiore a 1.000,00 euro

  • Spese veterinarie detraibili solo se di importi superiori a 129,11 euro, ma con un limite massimo di 387,34 euro

  • interessi mutui ipotecari acquisto dell’abitazione principale.

  • interessi mutui ipotecari acquisto di altri immobili.

  • interessi mutui contratti dopo il 1997 di recupero edilizio.

  • interessi mutui ipotecari stipulati ai fini di costruzione dell’abitazione principale.

  • interessi prestiti o mutui agrari: non possono essere detratti importi superiori ai redditi dei terreni dichiarati

  • Premi assicurazioni sulla vita e infortuni con durata contrattuale non inferiore ai 5 anni e che non consenta a concessione di prestiti, importo massimo da portare a detrazione è di 530,00 euro mentre per quelli relativi a contratti con rischio di non autosufficienza è pari a 1.291,14 euro annui.

  • Erogazioni Liberali 2017 a favore di: partiti politici, onlus, società ed associazioni sportive dilettantistiche,società di mutuo soccorso, associazioni di promozione sociale, società di cultura “La Biennale di Venezia”, attività culturali ed artistiche, enti operanti nello spettacolo e fondazioni operanti nel settore musicale.

  • Canoni locazione inquilini a basso reddito: detrazione IRPEF pari a 300 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71,euro 150 se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 ma non a 30.987,41 euro.

  • Canoni locazione abitazione principale per lavoratore dipendente che trasferisce la residenza per motivi di lavoro: detrazione di 991,60 euro se il reddito è inferiore a 15.493,71 euro e di 495,80 euro se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma è entro i 30.987,41 euro.

  • Canoni locazione abitazione principale per giovani tra 20 e 30 anni: detrazione di 961,60 euro per reddito complessivo fino a € 14.493,70.

  • Canoni alloggi sociali: dal 2014 al 2016 spetta la detrazione pari a 900 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71 , euro e 450 euro, se il reddito complessivo supera i 15.493,71 ma non i 30.987,41 euro.

  • Canoni di locazione per gli studenti universitari fuori sede: detrazione spetta nella misura del 19%, calcolabile su un importo non superiore a 2.633 euro.

  • Contratti a canone convenzionato: spetta una detrazione di 495,80 euro, se il reddito non è oltre i 15.493,71 euro e di 247,90 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 euro ma non a 30.987,41 euro.

  • Prestazioni chirurgiche e specialistiche;

  • Analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni;

  • Acquisto o affitto di protesi sanitarie;

  • Prestazioni rese da un medico generico;

  • Prestazioni rese nella medicina omeopatica;

  • Ricoveri a seguito di operazione chirurgica o degenze: in caso di ricovero di una persona anziana presso un istituto, la detrazione spetta solo nella misura delle spese mediche e non sulla retta mensile o annuale;

  • Acquisto di medicinali;

  • Acquisto di dispositivi medici

  • Spese relative all’acquisto o all’affitto di attrezzature sanitarie come aerosol o misuratore di pressione;

  • Spese relative al trapianto di organi;

DONAZIONE
 
 La donazione con bonifico senza notaio è nulla

È una donazione nulla, per mancanza di atto pubblico, il bonifico di una somma di denaro effettuato per spirito di liberalità, e cioè senza che l’operazione bancaria sia motivata dal fatto di essere il pagamento di un prezzo di un bene acquistato o di un servizio ricevuto dal beneficiario del bonifico.
Lo affermano le Sezioni unite della Corte di cassazione con una sentenza 18725 del 27 luglio 2017 destinata a essere menzionata nei manuali universitari perché effettua una netta linea di demarcazione tra due situazioni il cui confine è spesso assai sfumato: la donazione «diretta», per la quale il Codice civile prescrive la forma dell’atto pubblico a pena di nullità, al fine di costringere il donante a pensare a ciò che sta facendo; la donazione «indiretta», con la quale si arricchisce il patrimonio del donatario senza formalismi. È, quest’ultimo, il caso classico dei genitori che pagano il prezzo dovuto dal figlio per comprare un appartamento.
Un’evidente conseguenza di una donazione nulla è che se poi il donante muore, i suoi eredi hanno diritto a farsi restituire la somma donata dal donatario, a prescindere dal fatto che la donazione sia, o meno, lesiva dei diritti di legittima: donazione nulla infatti significa che il bene donato non è mai uscito dalla sfera giuridica del donante e che, quindi, egli (o, appunto, il suo erede) ha il diritto di pretenderne la restituzione. Se invece si abbia una donazione valida – come accade nel caso della donazione indiretta o della donazione diretta stipulata con atto pubblico – occorre che essa sia lesiva della quota di legittima per poter essere contestabile dagli eredi del donante.
Si spera ora che della sentenza tengano conto anche i giudici tributari e i funzionari fiscali e che, dunque, non si abbiano più sentenze come quelle (ad esempio le sentenze di Cassazione 634/2012 e 22118/2010) che hanno ritenuto dovuta l’imposta di donazione nel caso di trasferimento informale di denaro tra nonni e nipoti (anche minorenni !) o tra genitori e figli: se la donazione è nulla per mancanza del prescritto requisito formale, nemmeno si può pretendere l’applicazione dell’imposta di donazione, per manifesto difetto di capacità contributiva.
Né si può affermare che l’imposta di donazione si deve applicare, come l’imposta di registro, anche agli atti nulli (articolo 38, Dpr 131/1986), in quanto queste imposte presuppongono appunto un “atto”, ciò che appunto manca nel caso del trasferimento di denaro mediante bonifico.
Per le Sezioni unite si ha dunque donazione “diretta” (e, pertanto, la necessità dell’atto pubblico) quando ci sia un «passaggio immediato per spirito di liberalità di ingenti valori patrimoniali da un soggetto a un altro»: questa situazione è evidente nel caso del bonifico bancario, nel quale la banca agisce come mero esecutore di un ordine impartito da un suo correntista.
Altra situazione nella quale è evidente il carattere diretto della donazione è quella della consegna brevi manu di un titolo al portatore (ad esempio, un libretto bancario o postale) oppure nella emissione di un assegno, bancario o circolare, a favore del donatario.
Si ha invece – secondo le Sezioni unite – una donazione indiretta, priva del requisito formale (la sentenza 18725/2017 ha infatti anche il merito di contenere una articolata elencazione di tutti questi casi, ben motivati uno per uno):
con il cosiddetto contratto a favore di terzo che si configura, ad esempio, versando una somma su un conto cointestato e, quindi, in sostanza, arricchendo il cointestatario che beneficia dell’altrui versamento;
con il pagamento di un debito altrui (si pensi al genitore che paga il mutuo del figlio);
con il pagamento di un prezzo dovuto da altri (si pensi al genitore che paga il prezzo dell’appartamento che viene intestato al figlio);
con la vendita di un bene a un prezzo irrisorio (che è una donazione per la differenza tra il valore del bene e il prezzo pagato);
con la rinuncia a un credito a favore del debitore.
 
 
 


EDILIZIA
 Fabbricati strumentali
44480
Sono strumentali (per natura) i fabbricati appartenenti alle categorie catastali B, C, D, E, A/10 (per le tipologie rientranti in ciascun gruppo v. n. 6750).
Venditore
(soggetto IVA)
Condizione IVA Registro
e ipocatastali
Regime Aliquota
impresa che, anche tramite appaltatrici, ha costruito il fabbricato o vi ha eseguito interventi di recupero e ristrutturazione (per la definizione, v.n. 45440) cessione effettuata prima che la costruzione o la ristrutturazione siano ultimati (1) imponibile 22% ordinaria
10% per fabbricati Tupini (2)
200 + 200 + 200
(Circ. AE 12 marzo 2010 n. 12/E)
cessione effettuata entro 5 anni dall’ultimazione (3) della costruzione o dei lavori imponibile 22% ordinaria
10% per fabbricati:
– Tupini; (2)
– sottoposti ad interventi di recupero; (4)
– idonei ad ospitare collettività; (5)
200 + 3% + 1% (6)
cessione effettuata oltre 5 anni dall’ultimazione (3) della costruzione o dei lavori e il venditore esercita opzione per imponibilità imponibile:
con reverse charge se acquirenteè soggetto IVA (v. n. 44495)
cessione effettuata oltre 5 anni dall’ultimazione (3) della costruzione o dei lavori e il venditore non esercita opzioneper imponibilità esente
soggetto IVA diverso dai precedenti (rivenditore) il venditore esercita opzione nel relativo atto per l’imponibilità imponibile:
con reverse charge se acquirenteè soggetto IVA (v. n. 44495)
22%
il venditore non esercita l’opzione per imponibilità esente
(1) Il fabbricato in corso di costruzione non rientra nella previsione dell’art. 10 DPR 633/72 e la cessione è quindi soggetta alle ordinarie disposizioni in tema di imponibilità e aliquota; i fabbricati si considerano in corso di ristrutturazione a condizione che i lavori siano stati effettivamente iniziati o realizzati, anche se in misura parziale; non è invece sufficiente la semplice richiesta delle autorizzazioni amministrative (Circ. AE 29 maggio 2013 n. 18/E par. 3.3.4). Tale disciplina si applica anche alla cessione di un impianto fotovoltaico in corso di costruzione e accatastato come tale (CTR Lombardia 3 luglio 2014 n. 3602).
(2) Si tratta di cessione da impresa costruttrice di edifici costruiti nel rispetto dei requisiti prescritti dalla L. 408/49, legge Tupini, appunto (n. 127 undecies tab. A parte III DPR 633/72), che consistono nel mantenere determinate proporzioni tra la superficie destinata ad uso abitativo e quella destinata ad uso commerciale (negozi o uffici). Nello specifico, più del 50% della superficie sopra terra deve essere destinata ad uso abitativo e non più del 25% della superficie dei piani sopra terra può essere destinata ad uso commerciale. I requisiti devono essere presenti al momento della cessione, non rilevando che gli stessi fossero presenti in origine se sono venuti a mancare per fatti estranei agli attuali contraenti (Cass. 11 febbraio 2003 n. 2004).
(3) Per ultimazione della costruzione o degli interventi di recupero, si intende il momento in cui l’immobile risulta idoneo ad espletare la sua funzione, ovvero ad essere destinato al consumo; si considera pertanto ultimato l’immobile per il quale sia intervenuta da parte del direttore dei lavori l’attestazione della ultimazione degli stessi che di norma coincide con la dichiarazione da rendere in catasto (artt. 23 e 24 DPR 380/2001); si intende, inoltre, ultimato anche il fabbricato concesso in uso a terzi, con i contratti relativi all’utilizzo dello stesso, poiché si presume che, essendo idoneo a essere immesso in consumo, presenti tutte le caratteristiche fisiche idonee a far ritenere l’opera di costruzione o recupero completata (Circ. AE 29 maggio 2013 n. 18/E par. 3.3.).
(4) Si tratta di cessione di fabbricati da parte dell’impresa che ha effettuato l’intervento di recupero o ristrutturazione (diversi dalla manutenzione ordinaria) e che è stato ultimato (n. 127 quinquiesdecies tab. A parte III DPR 633/72); l’aliquota ridotta non si applica se la cessione avviene prima dell’ultimazione (Circ. AE 13 marzo 2009 n. 8/E).
(5) Si tratta di edifici quali n. 127 quinquies tab. A parte III DPR 633/72 e Circ. Min. 2 marzo 1994 n. 1/E):
• scuole, caserme, ospedali, case di cura, ricoveri;
• colonie climatiche, collegi, educandati;
• asili infantili, orfanotrofi;
• edifici simili ai precedenti che, sebbene non precipuamente destinati ad ospitare collettività, sono utilizzati per il perseguimento delle finalità di istruzione, cura, assistenza, beneficenza.
Vi rientrano, ad esempio, gli edifici destinati dal CNR ad accogliere laboratori di ricerca e attività didattiche e formative svolte dallo stesso istituto a condizione che tale attività non sia marginale rispetto a quella di ricerca effettuata nello stesso edificio (Ris. AE 12 ottobre 2007 n. 291/E).
(6) Se una delle parti è un fondo immobiliare chiuso (disciplinato dall’art. 37 D.Lgs. 58/98 e dall’art. 14 bis L. 86/94) oppure se la cessione è effettuata a favore di una SIIQ (società di investimento immobiliare quotate) o a favore di società, consorzi o fondi immobiliari costituiti per la valorizzazione, trasformazione, gestione e alienazione del patrimonio immobiliare pubblico di determinati enti, le aliquote delle imposte ipotecaria e catastale sono ridotte alla metà (art. 35 c. 10 ter DL 223/2006 conv. in L. 248/2006, art. 1 c. 139 L. 296/2006 e art. 33 bis DL 98/2011 modificato dall’art. 3 c. 15 DL 95/2012).
Per le particolarità delle società di leasing, v. n. 51080.

2017 acquisto prima casa

 B.   Fabbricati ad uso abitativo
Testo della fonte (art. 10 c. 1 n. 8-bis DPR 633/72, Circ. AE 4 agosto 2006 n. 27/E, Circ. AE 1° marzo 2007 n. 12/E e Circ. AE 28 giugno 2013 n. 22/E)

44590
Nella tabella seguente si riporta il trattamento IVA applicabile alla cessione di fabbricato abitativo, a seconda del soggetto che effettua la cessione, nonché il relativo trattamento ai fini dell’imposta di registro e delle ipocatastali (in merito a queste ultime v. anche n. 51140 e s.).

Venditore
(soggetto IVA)
Condizione Acquirente IVA
(per le aliquote
v. n. 44620)
Registro
e ipocatastali
– impresa che, anche tramite imprese appaltatrici, ha costruito il fabbricato o vi ha eseguito interventi di recupero e ristrutturazione (1) a) la cessione è effettuata prima che sia ultimata la costruzione o la ristrutturazione del fabbricato (2) chiunque imponibile 200 + 200 + 200
b) la cessione è effettuata entro 5 anni dall’ultimazione della costruzione o dei lavori (2)
c) la cessione è effettuata oltre 5 anni dall’ultimazione della costruzione o dei lavori e l’impresa nell’atto esercita l’opzione per l’imponibilità (3) chiunque imponibile: con reverse charge se acquirente è soggetto IVA(v. n. 44495) 200 + 200 + 200
d) la cessione è effettuata oltre 5 anni e l’impresa non esercita l’opzione per l’imponibilità persona fisica in possesso dei requisiti prima casa (v. n. 44650 e s.) esente (4) 2% + 50 + 50 (5) (6)
soggetto diverso dai precedenti: persona fisica senza requisiti prima casa; professionista; impresa, società o ente esente (4) 9% + 50 + 50 (5) (6)
– soggetti IVA diversi dai precedenti – oggetto della vendita sono fabbricati destinati ad alloggi sociali (DM 22 aprile 2008)
– il cedente nell’atto esercita l’opzione per l’imponibilità (3)
chiunque imponibile: con reverse charge se acquirente è soggetto IVA(v. n. 44495) 200 + 200 + 200
– oggetto della vendita è un fabbricato che non ha le caratteristiche di cui al punto precedente;
– o, pur avendo le caratteristiche, il venditore non esercita l’opzione
v. quanto detto per impresa di costruzione nel caso d)
(1) Per le definizioni di impresa costruttrice e ristrutturatrice v. n. 44480.
(2) Per la decorrenza del termine v. n. 44490 nota 3.
(3) In tutti i casi in cui è prevista l’opzione, questa può essere espressa anche nel contratto preliminare con effetti vincolanti sia per gli acconti pagati in quella sede che per il saldo dovuto al definitivo (Circ. AE 28 giugno 2013 n. 22/E).
(4) Se la vendita avviene entro 10 anni dall’ultimazione della costruzione, l’impresa deve effettuare la rettifica della detrazione (v. n. 44600).
(5) L’imposta di registro non può essere inferiore a 1.000 euro; in questi casi gli atti e le formalità direttamente conseguenti posti in essere per gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari sono esenti da imposta di bollo, dai tributi speciali catastali e dalle tasse ipotecarie (art. 10 D.Lgs. 23/2011).
(6) Alla cessione di immobile nei confronti di banche e società finanziarie per essere concessi in leasing a soggetti che hanno i requisiti per l’agevolazione prima casa, si applicano l’imposta di registro dell’1,5% e le ipocatastali fisse (art. 1 tariffa parte prima DPR 131/86); il successivo eventuale riscatto è soggetto a imposte di registro e ipocatastali fisse.

In caso di vendita esente

44600
In caso di operazione esente, si possono avere conseguenze se il venditore ha operato la detrazione dell’IVA a suo tempo pagata per la costruzione o l’acquisto e la successiva ristrutturazione del fabbricato stesso, salvo che siano trascorsi più di 10 anni da quello di acquisto o di ultimazione del fabbricato (v. n. 37510.). In proposito, si ricorda che l’imposta relativa all’acquisto dei fabbricati ad uso abitativo, a decorrere dal 4 luglio 2006, è detraibile solo per le imprese che hanno come oggetto esclusivo o principale dell’attività la costruzione dei predetti fabbricati (c.d. immobiliari di costruzione) nonché, in base alle rispettive percentuali di pro-rata, per i soggetti che esercitano attività di locazioni esenti (v. n. 37170).
Per le immobiliari di costruzione il problema della rettifica può essere superato, in caso di vendita effettuata oltre il quinquennio dall’ultimazione dei lavori, dall’esercizio dell’opzione; per le immobiliari di gestione, che hanno a suo tempo operato la detrazione in base a pro-rata, la rettifica, se dovuta, va effettuata in relazione alla variazione della percentuale di detraibilità (v. n. 37490 e s.).
Inoltre, dal 24 gennaio 2012, le imprese che svolgono sia cessioni esenti che imponibili, qualora abbiano optato per la separazione delle attività, possono gestire separatamente le attività esenti da quelle imponibili (v. n. 42370 e s.).
Il problema della rettifica non si pone per i soggetti diversi dai precedenti che vendono un fabbricato per il quale non hanno potuto detrarre l’IVA a monte.

In vigenza della precedente disciplina, è previsto che non deve essere effettuata alcuna rettifica dell’IVA a suo tempo detratta in caso di vendita di fabbricati la cui costruzione o ristrutturazione è stata ultimata entro il 4 luglio 2002nonché per quelli posseduti (da immobiliari di compravendita) alla data del 4 luglio 2006, tenendo conto che, secondo l’AE, i fabbricati acquistati nel 2006 non sono comunque interessati dall’esonero della rettifica in quanto la detrazione doveva essere determinata con la regola del pro-rata (art. 35 c. 9 DL 223/2006 e Circ. AE 1° marzo 2007 n. 12/E).
  B.   Fabbricati ad uso abitativo

Ordinariamente, le cessioni imponibili IVA di fabbricati abitativi sono soggette ad aliquota ordinaria del 22% o ridotta del 10% a seconda della classificazione catastale del fabbricato; la cessione è invece soggetta all’aliquota ridotta del 4% quando si applica l’agevolazione “prima casa”.
Nella tabella seguente si riportano le aliquote applicabili in relazione al tipo di abitazione ceduta ed ai soggetti interessati.

Caratteristiche abitazione Cedente Acquirente / condizioni Aliquota DPR 633/72
Abitazione classificata A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7, A/11 soggetto passivo IVA, quando la cessione è imponibile (v. n. 44590) – persona fisica con requisiti per agevolazione “prima casa” (v. n. 44650 e s.) 4% (1) n. 21 e n. 26 tab. A parte II
– soggetto diverso dal precedente 10% (1) n. 127 undecies tab. A parte III
Abitazione classificata A/1, A/8, A/9 impresa che l’ha costruita indipendentemente dall’acquirente 22%
impresa che vi ha effettuato interventi di recupero (direttamente o tramite appalto) (2) indipendentemente dall’acquirente 10% n. 127 quinquiesdecies tab. A parte III
Costruzione rurale abitativa (se ricorrono le condizioni di ruralità previste dall’art. 9 c. 3 lett. c) ed e) DL 557/93 v. n. 6715) (3) (4) – impresa che l’ha costruito (in proprio o tramite appalto) – destinata ad uso abitativo del proprietario del terreno o di altri addetti alle coltivazioni o all’allevamento del bestiame e alle attività connesse 4% (1) n. 21-bis tab. A parte II
– destinata ad uso abitativo diverso 10% n. 127 undecies tab. A parte III
– impresa che vi ha effettuato interventi di recupero (direttamente o tramite appalto) (2) indipendentemente dai requisiti soggettivi dell’acquirente 10% n. 127 quinquiesdecies tab. A parte III
(1) Le medesime aliquote si applicano anche se le costruzioni non sono ultimate, purché permanga l’originaria destinazione.
(2) Si deve trattare di fabbricati sui quali l’intervento di ristrutturazione è stato ultimato; l’aliquota ridotta, pertanto, non si applica se la cessione avviene prima che sia ultimato l’intervento (Circ. AE 13 marzo 2009 n. 8/E).
(3) Si tratta delle cessioni di costruzioni effettuate separatamente dal terreno. Infatti, di norma, le costruzioni rurali vengono cedute congiuntamente al terreno cui sono asservite; in tal caso, poiché la cessione di terreni agricoli è esclusa da IVA, il fabbricato segue il medesimo trattamento e l’intera operazione è assoggettata ad imposta proporzionale di registro (v. n. 44950).
(4) Se la costruzione perde i requisiti di ruralità, si applicano le aliquote previste in relazione alle caratteristiche proprie del fabbricato; in proposito si ricorda che non possono essere rurali i fabbricati che hanno le caratteristiche “di lusso” o che appartengono alle categorie A/1 e A/8.
Le cessioni di beni con aliquota IVA ridot­ta devono essere relative a beni “finiti”: deve trattarsi cioè di beni che, incorpo­randosi nei fabbricati senza perdere la loro individualità, ne costituiscono ele­menti strutturali e/o funzionali, diventan­do quindi parti integranti dei fabbricati stessi.

Le caratteristiche dei “beni finiti” sono state puntualizzate dal Ministero delle Fi­nanze con la Circolare n. 14/330342 del 17 aprile 1981: “ai fini della identificazione – dei beni ammessi al suddetto partico­lare trattamento di aliquota – vale il crite­rio – enunciato nella circolare n. 25 del 3 agosto 1979 – della permanenza del ca­rattere della “individualità” dei beni stessi anche successivamente al loro impiego nella costruzione. Pertanto, non rientra­no nell’ambito applicativo della disposi­zione …… omissis…… quei beni che, pur essendo prodotti finiti per il cedente, costituiscono invece materie prime e se­milavorate per l’acquirente, quali mattoni, maioliche, chiodi, tondini di ferro, calce, cemento, pozzolana, gesso, ecc…… omissis…… possono considerarsi beni assoggettabili all’aliquota del 4%, purché, beninteso, ri­sultino da dichiarazione dell’acquirente e sotto la sua responsabilità, forniti per la costruzione degli immobili agevolati, gli ascensori, i sanitari per bagno (lavandini, vasche, ecc.), i prodotti per impianti idrici, per gli impianti di riscaldamento (caldaia, elementi di termosifoni, tubazioni, ecc.), per impianti elettrici (contatore, interrutto­ri, filo elettrico, ecc.), e per impianti del gas (contatore, tubazioni, ecc.).

A sua volta, la Risoluzione Ministero Fi­nanze n. 39/E del 9 marzo 1996 precisa che i “beni finiti” sono quelli “aventi ca­ratteristiche tali da poter essere sostituiti in modo assolutamente autonomo dalla struttura della quale fanno parte e che conservano, quindi, la propria individua­lità”.

In base al principio richiamato dal Mi­nistero delle Finanze, possono essere considerati a tutti gli effetti “beni finiti” del Settore Idrotermosanitario, con con­seguente applicabilità delle aliquote IVA ridotte:

• Apparecchi idrosanitari in vitreous china, fire clay e altri materiali

• Cabine doccia (comprensive di box-doccia e piatto doccia, purché il pro­dotto sia caratterizzato da un singolo codice articolo)

• Cabine doccia-sauna (comprensive di box-doccia e piatto doccia, purché il pro­dotto sia caratterizzato da un singolo codice articolo)

• Caminetti

• Cassette di scarico esterne e/o da incasso

• Centraline elettroniche ed apparati di controllo per impianti di riscaldamen­to e/o condizionamento

• Filtri

• Flessibili

• Impianti fotovoltaici

• Infissi

• Lavabi (anche comprendenti com­ponenti arredo bagno, purché il pro­dotto sia caratterizzato da un singolo codice articolo)

• Lavelli in acciaio inox

• Minuterie per impianti idraulici, da ri­scaldamento e/o condizionamento

• Piatti doccia in ghisa, acciaio e altri materiali

• Pilettame

• Raccorderia in ottone, rame, bronzo

• Radiatori a corpi scaldanti di tutti i tipi e materiali

• Rubinetteria cromata esterna o da incasso

• Scaldabagni elettrici, a gas o funzio­nanti con altri combustibili

• Scaldabagni solari

• Scale a chiocciola

• Sifoname

• Stufe (integranti impianti di riscal­damento, che non si caratterizzino come semplici elettrodomestici)

• Vasche idromassaggio

• Vasche in ghisa, acciaio e altri mate­riali

Non possiedono invece le caratteristiche di “bene finito” i prodotti riconducibili alle famiglie dell’arredobagno e dell’acces­soristica in genere, così come i semplici elettrodomestici (es. stufette elettriche) che devono essere pertanto ceduti appli­cando l’aliquota IVA ordinaria.

L’aliquota IVA ordinaria deve essere inol­tre applicata nel caso in cui vengano ce­dute materie prime – es. cemento – oppu­re semilavorati – es. piastrelle – anche se i prodotti venduti devono essere utilizzati per costruzioni di case non di lusso o per interventi di recupero del patrimonio edi­lizio “agevolati”. Ricordiamo che la tabel­la A del D.P.R. 633/72 (istitutivo dell’IVA), parti II e III, è inequivocabile nell’esclude­re le semplici cessioni di “materie prime e semilavorati” dall’applicazione delle aliquote IVA ridotte.

Per maggior chiarezza espositiva, ripor­tiamo di seguito un elenco esemplificati­vo dei prodotti che non possono essere ceduti con aliquote IVA ridotte:

• Battiscopa

• Box/pareti doccia, in quanto caratte­rizzati da un proprio singolo codice articolo.

• Collanti

• Elettrodomestici

• Maniglioni, Possono essere ceduti con IVA 4% in quanto ausili per disabili solo alle condi­zioni previste dalla normativa vigen­te.

• Materiali per pavimentazione interna ed esterna: doghe e doghette in le­gno, linoleum, listoni in legno, mar­mette e marmettoni, moquette, pavi­menti in gomma e in PVC, piastrelle di rivestimento murale in sughero, piastrelle in gres e di marmo, pia­strelle per rivestimento in maiolica, scaglie di spacco di lastra di marmo, frammenti di lastra di marmo e pietra naturale per pavimentazione, prodot­to ceramico cotto denominato biscot­to, quarzo plastico, tessere di caolino smaltato per rivestimenti, tessere di vetro per pavimenti e rivestimenti. A tale proposito segnaliamo che la recente Risoluzione Agenzia Entrate n. 71/E del 25 giugno 2012 ha riba­dito, facendo riferimento agli inter­venti di ristrutturazione edilizia, che l’acquisto di pavimento in laminato (parquet) di tipo flottante non scon­ta l’aliquota IVA ridotta del 10% ben­sì quella ordinaria. Infatti, sebbene i pannelli di laminato possano essere spostati facilmente in altro luogo per essere di nuovo posati e creare una pavimentazione, nel momento in cui vengono smontati perdono le loro caratteristiche strutturali di pavimen­tazione e, pertanto, non possono essere considerati come “beni finiti” dotati di una propria individualità e autonomia funzionale. Più semplice­mente si tratta, quindi, di materiale di rivestimento, ovvero di materie prime o semilavorate da impiegare per l’in­tervento in oggetto.

• Mobili e mobiletti

• Portarifiuti

• Porta salviette

• Portasaponette

• Sedili per WC

• Specchi e specchiere

• Stucco

• Tappeti

• Tende per doccia

• Tubi isolanti in polietilene

• Vernici

Ribadiamo che le semplici cessioni di piastrelle devono sempre essere effet­tuate applicando l’aliquota IVA ordinaria; è invece consentita l’applicazione dell’ali­quota IVA ridotta nel caso in cui il contrat­to – identificato o meno come cessione con “posa in opera” – si possa configu­rare, a tutti gli effetti, come una vera e propria prestazione di servizi dipendente da contratto di appalto, in quanto prevale l’obbligazione di “fare”, anziché quella di “dare”. Più precisamente, nel caso delle pavimentazioni (come avviene normal­mente) l’accordo fra le parti deve pre­sentare le caratteristiche del cosiddetto “contratto di risultato”, in cui il cedente si impegna non semplicemente a conse­gnare uno o più prodotti, ma a garantire la realizzazione di un risultato finale (es. pavimentazione “a regola d’arte”) che ri­chiede l’impiego di una “organizzazione straordinaria del lavoro” con conseguen­te assunzione del rischio e garanzia nei confronti del cliente.

L’acquisto dei beni finiti per un intervento “agevolato” consente di applicare l’age­volazione fiscale ai beni, diversi dalle ma­terie prime e semilavorate, acquistati sia da un soggetto che effettua l’intervento in economia, sia da parte di chi esegua i lavori in appalto o subappalto; natural­mente anche in questo caso l’acquiren­te (es. subappaltante installatore) dovrà rilasciare al commerciante una apposita dichiarazione di responsabilità che atte­sti la destinazione d’uso finale dei beni stessi, come puntualizzato dalla circola­re Ministero Finanze n. 1/E del 2 marzo 1994.

IVA  impresa costruttrice – cessione abitazione

EREDE 

 Lo status di erede si acquisice al momento della morte dell’ex proprietario di quel determinato bene a prescindere dalla data di presentazione della dichiarazione di successione. Si deve quindi dichiarare il possesso dell’immobile dal giorno successivo al decesso.

ESPORTAZIONE

 NORME E TRIBUTI

17 MARZO 2016Il Sole 24 Ore
Iva. Cassazione su vendite di esportatori abituali in fiere estere
La cessione nelle fiere estere di merci esportate temporaneamente a fini dimostrativi incrementa il plafond degli esportatori abituali. Anche se esportate temporaneamente, le merci in base al codice doganale comunitario restano nazionali e ai fini Iva permane la loro territorialità. Se poi tali merci vengono cedute nelle fiere estere, vi è cessione all’esportazione perché gli effetti giuridici della vendita possono prodursi anche dopo l’uscita della merce. Lo ha stabilito la Cassazione nella sentenza 5168/2016, depositata ieri.
Una spa nel 1999 aveva utilizzato il plafond e importato merce senza pagare Iva. Per l’amministrazione finanziaria, però, tale utilizzo non valeva per le cessioni di merce in temporanea esportazione avvenute nelle fiere estere. Dunque, era stati richiesto il tributo.
La società si è opposta in Ctp, argomentando che la cessione di merci nelle fiere estere integra la cessione all’esportazione, in quanto esse restano merci nazionali per il codice doganale comunitario, anche se temporaneamente esportate. L’ufficio ha resistito, obiettando che la vendita nella fiera estera della merce in temporanea esportazione non è cessione all’esportazione ai fini Iva, per mancanza del requisito di territorialità. La Ctp ha accolto il ricorso ma l’amministrazione si è appellata, vincendo. Così la società è stata costretta ad andare ad andare in Cassazione e qui ha visto riconoscere le proprie ragioni.
Innanzitutto perché in base al codice doganale comunitario le merci temporaneamente esportate ai fini dimostrativi per fiere estere conservano la condizione giuridica di merci nazionali, integrando il requisito della territorialità ai fini Iva. Quando poi le merci sono cedute nelle fiere estere, c’è cessione all’esportazione, in quanto non serve la necessaria coincidenza tra l’uscita della merce e il prodursi degli effetti giuridici della vendita.
 Prova della cessione Per provare l’avvenuta cessione intracomunitaria il fornitore deve innanzitutto disporre del documento di trasporto internazionale via camion – CMR – firmato dal trasportatore per presa in carico della merce e dal destinatario per ricevuta (da cui risulti l’uscita della merce dal territorio nazionale) (Ris. AE 25 marzo 2013 n. 19/E, Ris. AE 15 dicembre 2008 n. 477/E, Ris. AE 28 novembre 2007 n. 345/E). Il CMR può essere prodotto in formato cartaceo o elettronico (avente lo stesso contenuto di quello cartaceo e messo a disposizione in formato pdf).

Il medesimo contenuto del CMR può essere sostituito da altri documenti da cui si possano ricavare le medesime informazioni, nonché le firme di cedente, vettore e acquirente. E’ ammissibile, anche l’utilizzo delle informazioni tratte dal sistema informatico del vettore, da cui risulti che la merce è uscita dall’Italia ed ha raggiunto lo Stato UE. In tal caso sia il CMR elettronico che le informazioni del sistema informatico devono essere comunque stampati in un documento cartaceo, in quanto privi delle caratteristiche dei documenti informatici (riferimento temporale e firma elettronica).

In assenza del CMR ogni mezzo di prova alternativa in grado di fornire riscontri analoghi è ammesso, ad esempio, sono stati ritenuti utili i seguenti:
– documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti;
– fattura di vendita;
– documentazione bancaria da cui risulti il pagamento della merce;
– elenchi INTRASTAT (v. n. 39020 e s.).

Cessioni franco fabbrica
Una disciplina peculiare è prevista dalla giurisprudenza nel caso di cessione con trasporto dei beni fuori dallo Stato UE di partenza ad opera dell’acquirente (cessioni ex works o franco fabbrica).
La prova che il fornitore può produrre all’AE dipende infatti essenzialmente dagli elementi che riceve dall’acquirente, in quanto, una volta che il fornitore gli ha consegnato la merce, egli perde ogni potere di controllo sulla movimentazione della stessa; se quest’ultimo non assolve l’obbligo di trasporto, la responsabilità è solo dell’acquirente, il quale è considerato debitore dell’IVA nel proprio Stato (di destinazione della cessione) (C.Giust. UE 16 dicembre 2010 C-430/09). Ciò, a condizione che il fornitore sia in buona fede, cioè abbia adottato tutte le misure necessarie per evitare di partecipare, anche inconsapevolmente, ad una frode (es. verificando l’affidabilità dell’acquirente: presenza di struttura effettiva, di considerevole giro d’affari o di clientela qualificata, ecc.). Tuttavia è da escludersi che il fornitore debba svolgere attività investigative sulla movimentazione subìta dai beni ceduti dopo che gli stessi siano stati consegnati al vettore incaricato dall’acquirente (Cass. 28 agosto 2013 n. 19747, Cass. 24 maggio 2013 n. 12964, Cass. 24 gennaio 2013 n. 1670, Cass. 27 luglio 2012 n. 13457, C.Giust. UE 6 settembre 2012 C-273/11).
Al riguardo, l’Assonime suggerisce di introdurre nel contratto di cessione, per evidenziare la buona fede del fornitore, delle clausole che prevedano l’obbligo specifico per l’acquirente UE di comunicare al fornitore l’eventuale mancata consegna nel luogo di destinazione indicato nel documento di trasporto e una conseguente responsabilità patrimoniale, in capo all’acquirente, per il risarcimento delle maggiori imposte, interessi e sanzioni, eventualmente richieste dall’AE in caso di contestazione per il mancato invio del beni in un altro Paese UE (Circ. Assonime 1o luglio 2013 n. 20).
In pratica, alcune imprese fornitrici sono solite cautelarsi chiedendo al cliente UE il rilascio di una somma a titolo di cauzione pari all’importo dell’IVA eventualmente da pagare; tale somma viene restituita solo nel caso in cui l’acquirente fornisce la prova dell’uscita della merce dal territorio italiano.
Esempio
1)
 Documenti utili, in assenza del CMR, possono essere il DDT controfirmato dal destinatario, il contratto di assicurazione relativo al trasporto delle merci, la conferma scritta, da parte dell’acquirente, del ricevimento della merce.
In assenza di tali documenti, può essere utile anche la prova di fatti secondari dai quali desumere la presenza fisica delle merci in territorio dello Stato UE destinatario come ad esempio, nel caso di trasporti stradali, le ricevute di pagamento – recanti data, timbro ed indicazione del chilometraggio dell’automezzo – sottoscritte dal titolare della stazione di rifornimento carburante che risulti ubicata nel territorio di destinazione delle merci (Cass. 28 agosto 2013 n. 19747).
Per i trasporti diversi da quelli su strada è possibile utilizzare i documenti tradizionali, cioè la polizza di carico (trasporti via mare), lettera di vettura aerea e lettera di vettura ferroviaria (CIM).
Esempio
2)
 In caso di cessione intracomunitaria di un’imbarcazione da diporto usata con trasporto dall’Italia alla Francia a cura dell’acquirente, soggetto passivo IVA francese, direttamente via mare, occorre la seguente documentazione (Ris. AE 24 luglio 2014 n. 71/E):
a) fattura di vendita;
b) documentazione bancaria da cui risulti traccia delle somme riscosse;
c) contratti attestanti gli impegni intrapresi tra le parti;
d) documentazione commerciale che attesti il passaggio di proprietà tra cedente e cessionario;
e) documento da cui risulti la cancellazione da parte del cedente della imbarcazione dal registro italiano;
f) documento da cui risulti la avvenuta iscrizione della imbarcazione nel registro francese;
g) Intrastat;
h) dichiarazione da parte dell’acquirente – corredata da idonea documentazione (es. contratto di ormeggio stipulato con il porto di destinazione) – che attesti di avere condotto l’imbarcazione da un porto italiano ad un porto francese (documento che sostituisce il documento di trasporto non emesso).

 FALLIMENTO
È valida la notifica dell’istanza di fallimento all’indirizzo Pec della società cancellata. Lo ha confermato la sentenza 17946, depositata il 13 settembre, con cui la Suprema Corte è intervenuta su un tema oggetto di problematico contrasto giurisprudenziale.
La legge fallimentare prescrive che gli imprenditori individuali e collettivi possano essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dai pubblici registri, disponendo la notifica del ricorso introduttivo e del decreto di comparizione delle parti all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore.
Disattendendo orientamenti difformi (di cui è espressione la recente pronuncia 2744 del 12 novembre 2015 rassegnata dalla Corte d’appello di Venezia), taluni Tribunali hanno consolidato una posizione restrittiva, non ritenendo che la notifica perfezionata all’indirizzo Pec della società cancellata possa garantire adeguata conoscenza legale dell’atto e regolare integrazione del contraddittorio.
 L’agente delle tasse deve risarcire anche il danno biologico

L’agente della riscossione che viola le norme sull’esercizio dei suoi poteri è tenuto al risarcimento del danno al privato. Non solo quello patrimoniale. Anche le lesioni all’integrità psico-fisica accertate nel processo vanno risarcite secondo i criteri elaborati dai giudici per la liquidazione del danno biologico. Ciò emerge da una sentenza del Tribunale di Teramo (giudice Paolo Vassallo) del 1° agosto.
Nel 2011 la Spa incaricata della riscossione aveva iscritto ipotecaper quasi 9 milioni di euro sui beni immobili di un contribuente; l’ipoteca era stata poi comunicata a una banca dati, il che ne aveva determinato la pubblicità tra gli istituti di credito. Poi l’agente aveva ridotto l’iscrizione a 250mila euro, ma l’intestazione dell’ipoteca continuava a risultare dell’importo iniziale. Così l’uomo ha domandato la condanna dell’agente a risarcirgli i danni patrimoniali e non, stimati in 3,5 milioni di euro. La Spa ammetteva l’errore solo per la somma iscritta, affermando che comunque la pretesa era legittima per l’importo ridotto.
Il Tribunale osserva, innanzitutto, che l’agente aveva effettuato l’iscrizione senza preventiva comunicazione all’attore. Il giudice ricorda quindi – citando l’ordinanza 2879/2016 della Cassazione – che l’amministrazione finanziaria, prima di iscrivere ipoteca su immobili, deve comunicare al contribuente che lo farà, concedendogli un termine (che può essere determinato in 30 giorni) per presentare osservazioni o effettuare il pagamento.
L’omessa attivazione del contraddittorio determina – prosegue la sentenza – la nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto del contribuente a partecipare al procedimento, e tale nullità «travolge altresì le successive annotazioni di riduzione della somma». Inoltre, l’agente aveva effettuato l’iscrizione di 9 milioni di euro a causa di un errore di omonimia, avendo attribuito all’attore l’esposizione debitoria di un altro contribuente. L’agente – conclude il Tribunale – è dunque incorso in colpa nell’esercizio di poteri e facoltà attribuiti dall’ordinamento.
La sentenza osserva quindi che, in base a massime d’esperienza, un’iscrizione ipotecaria di importo elevato «indurrebbe qualsiasi istituto creditizio a non considerare più solvibile il debitore iscritto» e quindi a revocargli affidamenti e a non concedergli altro credito. Ed effettivamente era stato provato che, dopo l’iscrizione dell’ipoteca, le banche avevano interrotto la concessione di mutui all’attore; egli aveva pure dovuto rinunciare a comprare un immobile, che l’acquirente aveva poi locato per 8.500 euro al mese. Secondo il Tribunale, l’uomo aveva subìto anche un danno all’immagine e all’identità, giacché nelle banche dati era stato rappresentato come altro soggetto.
Infine, a causa della vicenda in esame, l’attore aveva avuto sofferenze che si erano «sviluppate in una malattia medicalmente accertabile» e che gli avevano provocato un’invalidità temporanea di 180 giorni e postumi invalidanti permanenti nella misura del 4%, liquidati in 10mila euro.
Così il Tribunale ha condannato l’agente della riscossione al risarcimento dei danni, determinati in complessivi 347mila euro. A carico della Spa convenuta è stato posto anche il pagamento di 31mila euro per spese del giudizio.
 F24

Dal 03 DICEMBRE 2016 , invece, se non vi sono compensazioni, le persone fisiche senza partita Iva possono pagare F24 di qualunque importo (anche per più di 2.999,99 euro, limite antiriciclaggio) con i modelli cartacei presso gli sportelli bancari, postali o di Equitalia, utilizzando anche il contante, gli assegni, i vaglia, il bancomat e/o il postamat. I titolari di partita Iva, invece, devono usare obbligatoriamente il modello F24 telematico per tutti i pagamenti.
Compensazioni interne   SI  home banking
Fra queste rimane possibile la compensazione interna o verticale (tributo su tributo) dove è ancora consentito l’invio della delega anche per tramite internet banking (ad esempio Ires a saldo 2016 con primo acconto 2017). Se però al netto delle compensazioni «interne», nella medesima delega residua un ulteriore saldo positivo a credito utilizzato in compensazione orizzontale con altri tributi a debito, allora rientrano in gioco le regole generali con obbligo di transito per i servizi telematici delle Entrate.
I crediti esclusi  SI  home banking  
È ora ufficiale l’esclusione dai nuovi obblighi anche per i crediti rimborsati dai sostituti a seguito di liquidazione del modello 730 e le somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del Dl 66/2014 e dell’articolo 1, commi 12 e successivi, della legge 190/2014 («bonus Renzi»)
PRIVATI
– Per i privati invece, solo in caso di F24 a saldo zero è necessario il transito per i servizi telematici dell’Agenzia.
– Per i modelli F24 con crediti utilizzati in compensazione, con saldo finale maggiore di zero, si può utilizzare anche l’home banking (cosa non consentita per i titolari di partita Iva), ma non il modello cartaceo (presentazione allo sportello).
FATTURA  SPESE  PROFESSIONISTA 

I rimborsi spese si possono suddividere in due classi:

  1. i rimborsi spese per anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente, purché debitamente e analiticamente documentate. Per esempio spese per l’acquisto di valori bollati, diritti di cancelleria, vidimazioni e più in generale le spese per le quali la fattura di acquisto sia direttamente intestata al cliente;
  2. i rimborsi per spese sostenute per lo svolgimento della propria attività (c.d. “rimborsi a piè di lista”, come per esempio le spese di viaggio, vitto e alloggio, sostenute fuori dal Comune di domicilio fiscale) o per spese non analiticamente documentate (ad esempio le diarie, le indennità di trasferta e i rimborsi chilometrici).

Ai fini fiscali, i rimborsi di cui al punto 1 non rientrano nel reddito del professionista, quindi, non vi sarà l’applicazione della ritenuta d’acconto e non si dovrà procedere alla rivalsa Inps (o altra cassa di previdenza); inoltre, non devono essere assoggettati a Iva in considerazione del fatto che ne sono esclusi come stabilito dall’art. 15 del DPR n. 633/1972 (Decreto Iva).

Attenzione: i rimborsi spese di cui al punto 1 saranno esclusi da Iva sempre che i documenti giustificativi della spesa sostenuta siano allegati alla fattura che si consegna al cliente. Non è, quindi, sufficiente la semplice enunciazione “Rimborso spese escluso ex art. 15 DPR n. 633/1972”.

Invece, per quanto attiene ai rimborsi di cui al punto 2 costituiscono reddito per il professionista, conseguentemente andranno assoggettati a ritenuta d’acconto, rivalsa Inps (o altra cassa) e a Iva.

Tabella: trattamento fiscale dei rimborsi delle spese da parte dei professionisti

Natura delle spese rimborsate

Ritenuta d’acconto 20%

Imponibilità ai fini IVA

Imponibilità ai fini previdenziali (INPS o altra cassa di previdenza)

Rimborsi forfetari (indennità di trasferta, indennità di viaggio e rimborsi chilometrici non documentati)

Sì, al 22%

Vitto e alloggio documentati, comprese le relative spese di viaggio e soggiorno, sostenute fuori dal Comune di domicilio fiscale

Sì, al 22%.

Anticipazioni documentate in nome e per conto del cliente

No, purché siano debitamente documentate, inoltre, che le fatture di acquisto di tali spese siano intestate direttamente al cliente (1)

No, purché siano debitamente documentate, inoltre, che le fatture di acquisto di tali spese siano intestate direttamente al cliente (1)

No

(1) Se i documenti di spesa contengono l’indicazione sia del cliente sia del professionista che utilizza le prestazioni di trasporto, vitto e alloggio nell’interesse del cliente, i costi di viaggio sono assoggettabili a ritenuta alla fonte (Commissione tributaria centrale n. 785/1994).


FINANZIAMENTO  SOCI

 L’art. 2467 del Cod. Civ. prevede che il finanziamento del socio alla srl, eseguito in condizioni di eccessivo indebitamento rispetto al capitale proprio ovvero effettuato qualora sarebbe stato preferibile incrementare il patrimonio netto, sia postergato rispetto agli altri creditori se esso è avvenuto nell’anno precedente il fallimento ed in tale caso esso debba essere restituito.

FORFETTARIO

 
 PERDITE

Carlo Bianchi, professionista, applica a partire dal 2015 il regime forfetario. L’attività era stata iniziata nel 2014, accedendo al regime di vantaggio. Sempre nel 2014, primo anno di attività, aveva effettuato degli investimenti che hanno comportato l’emersione di una perdita di € 5.000. Nel 2015 il reddito forfetario ammonta ad € 11.000, già al netto degli oneri previdenziali sostenuti. È possibile scomputare dal reddito le perdite pregresse? Se sì, inquale misura?
È possibile scomputare dal reddito netto le perdite pregresse in base alle regole ordinarie. In particolare,
la C.M. n. 10/16 (par. 4.3.3) ha ricordato che le perdite maturate in costanza di applicazione del regime
di vantaggio possono essere utilizzate in abbattimento del reddito forfetario fino al quinto anno successivo
a quello di conseguimento; se realizzate in fase
di start-up resta fermo il riporto illimitato. Pertanto, potranno essere scomputate tutte le perdite pregresse

 

Il regime MINIMICon l’articolo 27 del Dl 98/2011, per favorire la costituzione di nuove imprese, dal 1° gennaio 2012 era stato previsto un nuovo regime dei minimi riservato alle persone fisiche che intraprendevano un’attività di impresa, arte o professione (o che  comunque l’avevano intrapresa dopo il 31 dicembre 2007). Tale regime agevolato, abrogato dal 2016, prevedeva l’applicazione di un’imposta sostitutiva sui redditi e delle addizionali regionali e comunali pari al 5%, oltre che l’esenzione di diversi obblighi fiscali, tra i quali l’addebito dell’Iva per le operazioni attive poste in essere (con contestuale disconoscimento del diritto alla detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti), il pagamento dell’Iva e dell’Irap e la presentazione delle relative dichiarazioni, la tenuta dei libri e dei registri contabili.

Tuttavia, i benefici erano riconosciuti a condizione che:

il contribuente non avesse esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, altra attività artistica, professionale o di impresa (anche in forma associata o familiare);

la nuova attività da esercitare non costituisse, mera prosecuzione di altra attività svolta in precedenza sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (ma era ammesso il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni).

Il regime di favore, inoltre, era riconosciuto nel caso di prosecuzione di un’attività di impresa svolta da altro soggetto, a condizione che i ricavi realizzati nel periodo di imposta precedente a quello di fruizione del regime non fossero superiori a 30mila euro.

Il regime dei minimi cessava di avere applicazione dall’anno successivo a quello in cui veniva meno una di tali condizioni.

L’ATTIVITÀ IN UNA CITTÀ DIVERSA

Un muratore assunto presso un’impresa edile di Milano nel 2013 si trova a dover iniziare una nuova attività a seguito di chiusura aziendale del datore di lavoro. Apre la partita Iva e inizia a operare in forma autonoma, sempre come muratore, in provincia di Cremona.

Non decade dal regime perché sono cambiati il luogo di lavoro, i clienti e i mezzi utilizzati, dato che il contribuente può prvoare l’acquisto di beni strumentali.

LA PERDITA DEL LAVORO

Un tecnico meccanico operante nel settore della refrigerazione, licenziato per ristrutturazione aziendale nel 2012, nello stesso anno apre la partita Iva e inizia a operare come tecnico manutentore operando in larga parte, ma non esclusivamente, per le stesse imprese per cui operava in precedenza come dipendente.

Non decade dal regime perché, anche se l’attività è la stessa, ha perso il lavoro non per la propria volontà.

LO STESSO PARCO-CLIENTI

Un tecnico informatico ha operato come libero professionista a Roma tra il 2000 e il 2006, anno in cui ha chiuso la partita Iva ed è stato assunto da una società del settore. Nel 2012 torna a operare con partita Iva, sempre a Roma, beneficiando del regime dei minimi, svolgendo la stessa attività.

Il contribuente può evitare la decadenza dal regime agevolato se dimostra che, rispetto al periodo ante-2007, sono variati la clientela e i mezzi strumentali, dal momento che il luogo di svolgimento dell’attività non è cambiato.

LA PARTITA IVA NEL TRIENNIO

Un imbianchino ha aderito al regime dei minimi nel 2013. Negli anni precedenti aveva lavorato come dipendente presso un’impresa tessile manifatturiera e, tra il 2010 e il 2011 era stato socio in un esercizio commerciale (bar) insieme alla moglie.

In questo caso il contribuente decade dal regime dei minimi, perché nel triennio precedente aveva

svolto un’altra attività di impresa con partita Iva.


FRING BENEFITB

 

Adempimenti per l’auto in uso promiscuo al dipendente

Tra le forme di assegnazione dell’autovettura ai dipendenti aziendali il caso più frequente e, sotto il profilo fiscale più premiante, è quello dell’autovettura concessa in uso al dipendente. In particolare la forma più frequentemente utilizzata è quella dell’utilizzo promiscuo: si tratta della situazione per cui la vettura viene data al dipendente affinché questo la utilizzi tanto per le finalità aziendali (ad esempio andare a visitare i clienti), quanto ai fini personali (ad esempio uscire la sera e nei weekend, andare in vacanza, etc.).

Il trattamento per l’impresa concedente, tanto ai fini redditi quanto ai fini Iva, è così riassumibile:

 

benefit di modesto ammontare addebitato nella busta paga del dipendente Nella busta paga del dipendente si deve rilevare un compenso in natura tassabile, determinato computando il 30% della percorrenza convenzionale di 15.000 Km prevista per quel determinato veicolo; tali valori possono essere agevolmente verificati sul sito dell’Aci al seguente linkhttp://www.aci.it/index.php?id=93

Entro il mese di dicembre di ciascun anno vengono pubblicate sul sito dell’Aci le tariffe valide per il periodo d’imposta successivo: sono pertanto in corso di pubblicazione le tariffe previste per il 2015.

Tale addebito è del tutto forfettario e non tiene conto in alcun modo dell’effettivo utilizzo nell’ambito della sfera personale/familiare.

Tale fringe benefit viene ragguagliato nel caso di assegnazione al dipendente per un periodo inferiore all’anno.

deducibilità dei costi per l’impresa nel limite del 70% La deduzione al 70% riguarda sia le spese di gestione della vettura (carburante, manutenzioni, pneumatici, assicurazione, tassa di circolazione, etc.), quanto il costo di acquisizione (quota di ammortamento nel caso di acquisto diretto, canoni di leasing o noleggio). Con riferimento al costo di acquisizione, peraltro, la deduzione è ammessa senza alcun limite rapportato al valore del mezzo (che per le auto destinate all’utilizzo esclusivamente aziendale è pari ad 18.076 euro). La quota fiscale di ammortamento viene calcolata sul costo complessivo della vettura.

 I riaddebiti

In molti casi per l’assegnazione dell’auto in uso promiscuo al dipendente, l’impresa richiede delle somme al lavoratore (che vanno ad indennizzare il datore di lavoro per l’utilizzo personale del dipendente stesso) che possono essere, alternativamente:

·         ·       trattenute dalla retribuzione del lavoratore;

·         ·       addebitate con fattura assoggettata ad Iva con aliquota ordinaria.

Il fringe benefit tassato in busta paga del lavoratore deve essere quindi ridotto degli importi addebitati; nel caso di importo fatturato al dipendente per l’utilizzo personale, il calcolo del fringe benefit tassabile va fatto confrontando il fringe benefit teorico (verificabile con le tariffe Aci di cui si è detto) e l’importo fatturato comprensivo di Iva.

Spesso aziende e dipendenti si accordano per un riaddebito esattamente pari al fringe benefit convenzionale: una volta fatturato (e pagato) tale importo, non vi sarà alcuna conseguenza reddituale in capo al dipendente e al datore di lavoro sarà assicurata la deduzione maggiorata dei costi (rispetto alla soglia del 20% di un’autovettura aziendale) di cui si è detto in precedenza.

 

Esempio
La Alfa Srl ha destinato al dipendente Mario Rossi una vettura Volkswagen Golf plus VI serie 2.0 tdi 110 CV, affinché questo la utilizzi sia per l’attività d’impresa che per l’uso privato.Si ipotizzi un fringe benefit 2014 verificato sul sito Aci pari ad 2.385,71 euro.

Se l’impresa emette al dipendente una fattura dell’importo di 1.955,50 euro + Iva 22% 

(il cui totale dà appunto un importo complessivo della fattura di 2.385,71 euro):

·         ·            non vi sarà alcuna tassazione in capo al dipendente (in quanto viene sterilizzato l’importo del fringe benefit da tassare in capo al dipendente a seguito del pagamento della fattura);

·         ·            per il periodo di imposta 2014 la deduzione di tutti i costi sarà pari al 70% degli stessi;

l’Iva assolta sugli acquisti è risultata interamente detraibile.

 In tale procedura sono tre gli aspetti da ricordare se non si vuole correre il rischio di vedersi contestare gli importanti benefici fiscali riconosciuti a tale fattispecie:

 

in caso di riaddebito con fattura sulla base di quanto previsto dalla Circolare n.326/E/97 la fattura emessa deve risultare altresì pagata entro la fine del periodo d’imposta
     
in caso di solo benefit attribuito in busta paga del dipendente per garantirsi l’integrale detrazione dell’Iva è comunque necessario corrispondere l’Iva su tale importo
     
esistenza di idonea prova documentale nella Circolare n.48/E/98 si afferma la necessità di predisporre e conservare idonea documentazione al fine di provare con certezza l’utilizzo promiscuo del mezzo (ad esempio inserimento di specifica clausola nel contratto di lavoro del dipendente stesso o contratto di comodato da menzionare nel contratto di lavoro)

 

Autovetture concesse in uso promiscuo agli Amministratori

Æ  Imposta sul valore aggiunto In occasione di un recente interpello (n.904-472/2014) la DRE Lombardia ha chiarito che alle autovetture concesse in uso promiscuo agli amministratori non è possibile applicare il medesimo trattamento ai fini Iva previsto per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti. In quanto trattasi di due tipologie di rapporti di lavoro (l’ufficio di amministratore di società e quello di lavoro dipendente) non pienamente assimilabili a tutti gli effetti di legge, la DRE ne ricava che le affermazioni contenute nella Risoluzione n.6/DPF del 20.02.2008, tese a riconoscere (a determinate condizioni) la piena detrazione dell’Iva nei casi di utilizzo promiscuo dell’auto concessa in uso al dipendente, non sono in alcun modo estensibili al caso dell’amministratore. Per tali ultime fattispecie, quindi, secondo la DRE Lombardia andrebbero applicate le regole ordinarie previste dall’art.19-bis1, co.1, lett. c) d.P.R. n.633/72 e che prevedono la detrazione nella misura limitata del 40%.

Æ  Imposte dirette

Il trattamento del benefit in capo all’utilizzatore è il medesimo previsto per il dipendente. È però diversa la deducibilità dei costi della autovettura in capo all’azienda: integrale deduzione nel limite del benefit imputato in capo all’amministratore e deduzione al 20% per la parte eccedente.

 

 

 

Al fine di assicurarsi la maggior deduzione concessa in relazione ai veicoli in uso promiscuo al dipendente per la maggior parte del periodo d’imposta è necessario che tale utilizzo sia provato in base a idonea documentazione che ne attesti con certezza l’utilizzo, come ad esempio, una specifica clausola del contratto di lavoro del dipendente o un contratto con data certa da cui risulti l’assegnazione del veicolo, e che l’utilizzo dell’autovettura rientri tra le mansioni del lavoratore.      

foglio di calcolo


Amministratore NO comunicazione beni ai soci indipendentemente da Fring Benefit >> 40% detrazione IVA 

>> 20% ded.costi

>> NO RL tassazione dr personale >> SI annotazione sulla carta di circolazione
Socio NO comunicazione beni ai soci se fattura Fring Benefit

>> non tassato dal dipendente

>> 100% detrazione IVA 

>> 70% ded.costi

assoggetare a CONTRIBUTI INPS in busta paga

Il sostituto d’imposta assoggetta ad imposizione fiscale e contributiva il bene sin dal primo mese di concessione ove è a conoscenza che nel periodo d’imposta sarà superato l’importo di € 258,23.

54614 – Carburante uso Promiscuo dipendenti ded. 70%
>> NO RL tassazione dr personale >> SI annotazione sulla carta di circolazione
Socio NO comunicazione beni ai soci se NO fattura fring Benefit

>> non tassato dal dipendente

>> 40% detrazione IVA 

>> 70% ded.costi

addebito in Busta Paga – fring benefit
assoggetare a CONTRIBUTI INPS in busta paga

Il sostituto d’imposta assoggetta ad imposizione fiscale e contributiva il bene sin dal primo mese di concessione ove è a conoscenza che nel periodo d’imposta sarà superato l’importo di € 258,23.

>> NO RL tassazione dr personale >> SI annotazione sulla carta di circolazione

IMMOBILI  di imprese tassazione
 
I proventi derivanti da immobili patrimonio, (diversi da quelli alla cui produzione/scambio è diretta l’attività d’impresa e da quelli strumentali per natura o destinazione), in tutti gli esercizi in cui perdura il titolo di proprietà, concorrono alla formazione del reddito secondo criteri di valutazione particolari e non secondo le risultanze del Conto economico (art. 90 DPR 917/86, Circ. AE 13 marzo 2006 n. 10/E).
 NO   merce –  NO  stumentali

1)
Canone di locazione annuo……………………….. 10.000
Spese di manutenzione ordinaria………………. 1.000
Deduzione teorica massima………………………. 1.500
Deduzione consentita……………………………….. 1.000

2)
Canone di locazione annuo……………………….. 10.000
Spese di manutenzione ordinaria………………. 2.000
Deduzione teorica massima………………………. 1.500
Deduzione consentita……………………………….. 1.500
L’eccedenza non deducibile (500) non può essere recuperata negli esercizi successivi, ancorché in tali periodi le spese sostenute siano inferiori al limite del 15%.
Tipologie Proventi tassati
terreni si considera il reddito dominicale rivalutato (v. n. 6450)
fabbricati non locati si considera la rendita catastale rivalutata del 5% (v. n. 6740)
fabbricati locati (1) si considera il canone di locazione ridotto delle spese (documentate) sostenute dal locatore, e rimaste a suo carico, per la realizzazione di interventi di manutenzione ordinaria (es. opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione finiture, v. n. 45440), le quali tuttavia rilevano fino ad un massimo del 15% del canone medesimo (2)
Se il canone, al netto della riduzione suddetta o al lordo delle citate spese (se a carico dell’inquilino), è inferiore alla rendita catastale rivalutata, è quest’ultima che rileva (3)
immobili di interesse storico e artistico – se non locati, la rendita catastale rivalutata è ridotta del 50%;
– se locati, si assume il maggiore tra il canone di locazione risultante dal contratto, ridotto del 35%, e la rendita catastale rivalutata del 5% ridotta del 50% (Ris. AE 31 dicembre 2012 n. 114/E).
(1) Si considerano anche quelli oggetto di rent to buy, limitatamente alla quota del provento riferibile alla locazione (Circ. AE 19 febbraio 2015 n. 4/E).
(2) Considerato che solitamente le spese di manutenzione ordinaria sono a carico dell’inquilino conduttore, l’impresa locatrice, di fatto, non usufruisce di alcuna deduzione.
(3) Si applicano anche le seguenti disposizioni relative ai redditi fondiari:
– quella sui fabbricati situati in comuni ad alta densità abitativa concessi in affitto a canone controllato, con conseguente riduzione ulteriore del 30% (v.n. 6800);
– quella sui canoni delle abitazioni non riscossi a seguito di sfratto convalidato per morosità del conduttore (v. n. 6790).

_____________________________________________________________________

IMPORT  –  EXPORT    –   OPERAZIONI  INTRAUE – TRIANGOLAZIONE

GUIDA

GUIDA

GUIDA

guida

guida export

guida

IMPORT – EXPORT
 Territorio italiano, UE ed Extra UE

31210

Territori Definizione
(art. 7 DPR 633/72)
Italia: Territorio soggetto alla sovranità della Repubblica Italiana, ad esclusione dei territori extra doganali dei comuni di Livigno e di Campione d’Italia e delle acque italiane del lago di Lugano.
Sono comprese le zone assimilate ai territori extra-doganali (depositi franchi, punti franchi, zone franche e mare non territoriale).
UE: Comprende, oltre al territorio italiano (nei termini sopra specificati), quello degli altri 26 Stati membri della Unione Europea (UE) – Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria (1) (2).
Paesi Extra UE: Tutti i Paesi diversi dall’Italia e dagli altri Stati UE, ivi compresi i territori esclusi dalla UE elencati nella nota (1).
(1) Sono previste le seguenti esclusioni (Circ. AE 5 agosto 2004 n. 39/E):
– per la Germania: le isole Helgoland e il territorio di Busingen;
– per la Spagna: Ceuta, Melilla e le isole Canarie;
– per la Francia: Guadalupa, Guiana, Martinica, Riunione, Saint Barthélemy, Saint Martin e Andorra;
– per la Grecia: il Monte Athos;
– per la Gran Bretagna: isole anglo-normanne, conosciute come “isole del canale” (Jersey, Guernsey, ecc.);
– per la Finlandia: le isole Aland.
Sono escluse anche la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano.
(2) Sono, invece, inclusi, anche se talvolta non rientrano nel territorio di nessun Stato membro:
– il Principato di Monaco, il quale, ai soli fini fiscali, si intende compreso nel territorio della Francia;
– l’isola di Man, considerata compresa, ai soli fini fiscali, nel territorio del Regno Unito;
– le zone di Akotiri e Dhekelia che, pur trovandosi sull’isola di Cipro, sono poste sotto la sovranità del Regno Unito. Le operazioni effettuate con operatori delle predette zone si considerano effettuate con operatori di Cipro.

INTRA

LEASING
 

 LIQUIDAZIONE  cessazione
DITTA INDIVIDUALE  >  si può cessare anche se ci sono debiti fiscali pregressi anche in rateazione o ancora da pervenire

LOCAZIONE
Tipologia Caratteristiche della locazione IVA Registro
Fabbricato abitativo Locatore impresa di costruzione

o ristrutturazione

Imponibile per

opzione (10%)

Imposta fissa
Esente in assenza di opzione 2%
Locatore diverso dall’impresa di costruzione Esente 2%
Locatore soggetto non Iva Fuori campo 2%
Alloggi sociali DM 22.4.2008 Chiunque Imponibile per opzione (10%) Fissa
Esente in assenza di opzione 2%
Locatore soggetto non Iva Fuori campo 2%
Fabbricati strumentali Chiunque Imponibile per opzione (22%) 1%
Esente in assenza di opzione 1%
Locatore soggetto non Iva Fuori campo 2%

Contratti ad uso transitorio

Nel contratto di locazione abitativa ad uso transitorio un soggetto (locatore) mette temporaneamente a disposizione di un altro soggetto (conduttore), per finalità non turistiche, un immobile destinato ad abitazione dietro pagamento di un corrispettivo che può essere liberamente determinato dalle parti (canone libero), tranne che in alcuni Comuni (canone fissato da accordi territoriali). La legge prevede la durata minima e massima di tale tipologia di contratto.

>Che cos’è
>Forma e contenuto del contratto
>Il rinnovo del contratto e la “conversione” in contratto ordinario 4+4
>Canone

Che cos’è 

Il contratto di locazione (o contratto di affitto) a uso transitorio è un tipo di contratto di locazione abitativa utilizzato per esigenze temporanee non turistiche. Con questo tipo di contratto, un soggetto (detto locatore, solitamente il proprietario o, meno di frequente, l’usufruttuario) concede per un limitato periodo di tempo e per un’esigenza transitoria ben individuata il godimento di un immobile destinato ad abitazione a un altro soggetto (conduttore, comunemente detto “inquilino”), dietro pagamento, da parte del conduttore, di un corrispettivo. Una sottocategoria particolare dei contratti ad uso transitorio sono i contratti per esigenze abitative di studenti universitari .

La legge determina il periodo minimo e massimo di durata del contratto:

  • periodo minimo: 1 mese;
  • periodo massimo: 18 mesi.

Se le parti pattuiscono un periodo inferiore a 1 mese, la clausola è nulla e si applica automaticamente la norma sulla durata minima di 1 mese. Similmente, se le parti pattuiscono un periodo superiore a 18 mesi, la clausola è nulla e si applica automaticamente la norma sulla durata massima prevista dalla legge.

Forma e contenuto del contratto 

Il contratto di locazione ad uso transitorio “ordinario” deve essere redatto utilizzando unmodello predisposto dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastruture (DM 30 dicembre 2002, Allegato C o D).
Fra gli elementi che devono essere obbligatoriamente contenuti nel contratto si ricordano in particolare:

  1. le generalità delle parti;
  2. la descrizione dell’immobile;
  3. l’indicazione dell’importo del canone;
  4. le modalità di versamento;
  5. la durata della locazione;
  6. l’espresso riferimento all’esigenza transitoria, che deve essere comprovata da idoneadocumentazione allegata al contratto stesso (ad esempio, dichiarazione del datore di lavoro relativa a un trasferimento temporaneo del dipendente in altra sede);
    • in caso di mancata specificazione dell’esigenza temporanea, il contratto è soggetto alla disciplina ordinaria (vedi la scheda sui contratti a canone libero) e quindi la durata sarà di 4 anni + 4 anni.
  7. un’apposita clausola con la quale il conduttore dichiara di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, in ordine all’attestazione di prestazione energetica. In caso di mancata dichiarazione circa l’APE, locatore e conduttore sono soggetti al pagamento, in solido e in parti uguali, di una sanzione amministrativa (pagamento di una somma di denaro). Il pagamento della sanzione amministrativa non esenta dall’obbligo di presentare la dichiarazione o la copia dell’APE entro 45 giorni.

 

Per quanto riguarda le spese, l’Allegato G del DM 30 dicembre 2002 indica la ripartizione delle stesse fra locatore e conduttore: ogni clausola contraria è nulla.
E’ espressamente vietata la sublocazione.

Il rinnovo del contratto e la “conversione” in contratto ordinario 4+4 

Nei contratti di locazione ad uso transitorio non è necessario dare la disdetta, perché la cessazione del contratto si verifica automaticamente al termine del periodo prestabilito. Se le ragioni della transitorietà sono state poste dal locatore, è però necessario che quest’ultimo le confermi prima della scadenza, con apposita comunicazione al conduttore: in caso contrario, se il conduttore rimane nel godimento dell’immobile, il contratto diventa soggetto alla disciplina ordinaria (vedi la scheda sui contratti a canone libero), con durata di 4 anni + 4 anni. Se il locatore comunica il perdurare dell’esigenza transitoria e poi non adibisce l’immobile all’uso dichiarato entro 6 mesi, il locatore può essere condannato al risarcimento del danno a favore del conduttore (massimo 36 mensilità del canone di locazione) oppure al ripristino del contratto di locazione secondo la disciplina ordinaria.
Se una parte intende prolungare il contratto, prima della scadenza deve comunicare all’altra parte con raccomandata il perdurare dell’esigenza transitoria (rinnovo). Ad esempio, il dipendente trasferito dovrà inviare al proprietario una raccomandata con cui farà presente che non è stato disposto il suo rientro presso la sede aziendale originaria e che pertanto perdurano le esigenze transitorie già indicate originariamente nel contratto.

Canone 

Il corrispettivo della locazione ad uso transitorio può essere liberamente determinato dalle parti (canone libero), tranne in alcune zone in cui l’importo del canone è determinato secondo accordi territoriali e precisamente:

  • alcune città italiane e relativa area metropolitana: Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Torino, Bari, Palermo e Catania;
  • Comuni confinanti con le città sopra elencate;
  • Capoluoghi di provincia.

Il pagamento del canone può avvenire anche in contanti ma solo entro i limiti massimi fissati per legge.

FITTI  immobili non abitativi non percepiti – NO obbligo emissione fattura e versamento IVA
 Se si sceglie di versare l’imposta di anno in anno è necessario provvedere spontaneamente al versamento per l’annualità successiva entro 30 giorni dalla scadenza della precedente annualità. Il versamento può essere effettuato con il modello F24 Elementi identificativi, utilizzando il codice tributo 1501.Nel calcolo dell’imposta da versare si deve tener conto anche di eventuali adeguamenti del canone di locazione (ad esempio adeguamento ISTAT).
 Canoni di locazione non riscossi: casi e rimedi per evitare la tassazione
Complice la grave crisi economica, il conduttore di un immobile a uso abitativo o commerciale si trova spesso in difficoltà perché non riesce a pagare il canone locativo. La morosità dell’inquilino ha riflessi negativi anche sul proprietario dell’immobile, penalizzato sia dalla mancata riscossione dei canoni che dalle regole fiscali che impongono la tassazione dei canoni locativi a prescindere dall’effettiva percezione. Esaminiamo i casi e i possibili rimedi da adottare per evitare di versare imposte su canoni non riscossi, alla luce delle più interessanti sentenze della giurisprudenza di merito e di legittimità.Secondo l’art. 26 del TUIR, i redditi fondiari, relativi a immobili tenuti a disposizione o concessi in locazione, concorrono a formare il reddito complessivo indipendentemente dalla percezione, in deroga al principio generale che assoggetta a tassazione i redditi delle persone fisiche nell’anno in cui avviene la materiale percezione (principio di cassa).Lo stesso articolo 26 del TUIR stempera gli effetti della norma prevedendo l’esclusione dei canoni non riscossi dal reddito complessivo in presenza delle seguenti condizioni:

  • l’immobile risulta locato a uso abitativo;
  • il conduttore dell’immobile risulta moroso rispetto ai canoni locativi;
  • si è concluso il procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto.

La contestuale sussistenza di tali condizioni legittima il proprietario a non dichiarare il reddito fondiario relativo ai canoni non riscossi, consentendogli di indicare esclusivamente la rendita catastale, purché il provvedimento di convalida di sfratto arrivi prima della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Nel caso in cui il provvedimento di convalida di sfratto si concluda dopo il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione dei redditi, costringendo il contribuente a dichiarare i canoni non riscossi nonché a versare le relative imposte, quest’ultimo ha la possibilità, in occasione della prima dichiarazione dei redditi utile e comunque entro il termine di prescrizione decennale, di determinare un credito d’imposta in ragione delle imposte versate sui canoni non riscossi.

Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione con altre imposte a debito oppure chiesto a rimborso.

Un ulteriore caso particolare si verifica quando il contribuente ha fruito del credito d’imposta per i canoni non riscossi, e successivamente tali canoni vengono riscossi, anche parzialmente. In tal caso è necessario dichiarare i canoni tra i redditi assoggettati a tassazione separata.

Il locatore che concede in locazione un immobile commerciale (locali commerciali, capannoni) non gode delle medesime tutele, dovendo versare le imposte sui canoni non riscossi anche se il procedimento di convalida di sfratto si è concluso.

L’evidente discriminazione tra locatori che affittano per finalità abitativa e quelli che locano per finalità commerciale è stata colmata da un’importante sentenza della Corte Costituzionale (n. 326 del 26 luglio 2000) con la quale viene stabilito:

  1. I canoni di locazione sono tassati, a prescindere dalla loro percezione, fino a quando risulta vigente un contratto di locazione e quindi risulta tecnicamente dovuto un canone locativo;
  2. Si potrà evitare la tassazione, quando la locazione è cessata oppure si è verificata una qualsiasi causa di risoluzione contrattuale (per inadempimento, per specifica clausola risolutiva espressa), con dichiarazione da parte del proprietario di avvalersene, provocando lo scioglimento delle reciproche obbligazioni e l’insorgenza del diritto alla restituzione dell’immobile.

Secondo il giudice delle leggi, la morosità del locatario, in presenza della specifica clausola che risolve il contratto al verificarsi dell’inadempimento, con la successiva dichiarazione da parte proprietario al conduttore di avvalersi della clausola, legittima il locatore a non dichiarare i canoni non riscossi senza necessariamente attendere una pronuncia giudiziale.

Il pronunciamento della Corte Costituzionale non distingue gli immobili locati per uso commerciale da quelli locati per uso abitativo. Di conseguenza la risoluzione contrattuale di un contratto di locazione legittima anche il locatore dell’immobile abitativo a non dichiarare i canoni non riscossi. Il provvedimento di convalida di sfratto, nell’ottica delle sentenza in esame, oltre agli effetti di natura civilistica, rappresenta il presupposto giuridico per l’ottenimento del credito d’imposta nel caso in cui il locatore abbia versato imposte per canoni non riscossi.

I principi giuridici appena esaminati sono stati più volte confermati dalla Corte di Cassazione con le sentenze n. 11158/2013, 22588/2013, 651/2012, con le quali è stata sancita la tassabilità dei canoni di locazione (a uso abitativo e commerciale) non riscossi per morosità del conduttore fino al momento della risoluzione contrattuale anche non giudiziale.

Va segnalato il caso in cui il conduttore, una volta risolto il contratto, e messo in mora rispetto alla restituzione dell’immobile, non ottemperi all’obbligo di riconsegna dell’immobile. Gli eventuali importi versati dal conduttore, in sede transattiva o in sede di condanna da parte del giudice, non assumono rilevanza reddituale in quanto rappresentano un indennizzo di natura risarcitoria per l’occupazione, fuori dal campo di applicazione dell’art. 6 del TUIR.

La risoluzione anticipata del contratto deve essere comunicata all’anagrafe tributaria mediante modelloRLI:

  • per via telematica (software client – contratti di locazione, sito Agenzia Entrate),
  • per consegna diretta all’ufficio dove è stato registrato i contratto di locazione.

È necessario versare l’imposta di registro pari a euro 67 con codice tributo 113T, mediante F23 (o F24).

Il pagamento dell’imposta di registro per l’intera durata del contratto legittima il contribuente a richiedere il rimborso per le annualità successive alla risoluzione.

L’imposta di registro non è dovuta se si è optato per il regime della cedolare secca. Unico obbligo in questo caso è rappresentato dalla comunicazione di avvenuta risoluzione da effettuare entro 30 giorni presso l’Ufficio dove è stato registrato il contratto.

 
 

INPS

INTRA


INTERESSE  LEGALE

tasso da applicare è del 0.5% fino al 31/12/15 e passa all’0.2% dall’1/1/16.
OMAGGI


 
 
 
PENALE mancato versamento 
 Per effetto del Decreto Legislativo n. 8/2016, l’articolo 2, comma 1-bis, del D.L. n. 463 del 1983 ora stabilisce:
⇒ che l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032;
⇒ se l’importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000;
⇒ il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.
In caso di omesso versamento delle ritenute previdenziali, per stabilire la natura dell’illecito si fa riferimento al loro ammontare complessivo annuale individuabile nel periodo dal 16 gennaio al 16 dicembre di ciascun anno.
Questa indicazione è contenuta nella lettera circolare 9099 con cui il ministero del Lavoro, d’intesa con l’Inps, ha dettato le istruzioni operative agli uffici territoriali.
Omesso versamento       RITENUTE

Omesso versamento ritenute 2017
È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a 150mila euro per ciascun periodo d’imposta.
Per effetto del differimento i contribuenti che non hanno versato le ritenute per l’anno 2016 superiore alla soglia di punibilità potranno farlo fino al 31 ottobre e non commetteranno il reato. Si ricorda al riguardo che è sufficiente, per non rispondere dell’illecito penale, il versamento entro tale data di un importo tale da far scendere l’omissione al di sotto di 150mila euro. In altre parole, se un contribuente, ad esempio, non ha versato ritenute effettuate nell’anno 2016 per 200mila euro, per non incorrere nel reato dovrà versare entro il 31 ottobre prossimo almeno la somma di 50.001 euro.
Scaduto tale termine, per non commettere il delitto occorrerà eseguire il versamento per intero, anche rateizzato, ma prima dell’apertura del dibattimento, ovvero nei successivi 3 mesi, prorogabili di ulteriori 3 mesi previo assenso del giudice.

(fino allo 2015 l’importo era di 50mila euro).

 Omesso versamento IVA: le sanzioni penali
Imposte e Tasse In previsione del versamento del prossimo acconto IVA, si riepilogano, in pillole, le nuove sanzioni penali per l’omesso versamento IVA. L’omesso versamento dell’IVA risultante dalla dichiarazione annuale, per un importo superiore a € 250.000,00, ha rilevanza penale a partire dal 28.12 del medesimo anno in cui avrebbe dovuto essere effettuato il versamento a saldo. È infatti prevista la pena della reclusione da 6 mesi a 2 anni per “chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo” (art.10-ter D.Lgs. 74/2000). Le condizioni che fanno scattare la sanzione penale sono le seguenti (circ. 28/E/2006 Par.4): • il reato si consuma nel momento in cui l’omesso versamento si protrae oltre il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo; • l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale, trascorso il termine sopra indicato, non è versata per un ammontare superiore ad euro 250.000,00 per ciascun periodo d’imposta. Il ritardo nel versamento dell’IVA a saldo in base alla dichiarazione comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pari al 30% (15% per ritardi non superiori a 90 giorni) dell’imposta non versata, ridotta eventualmente in caso di ravvedimento o di avviso bonario. Il perdurare nell’omissione del versamento dopo il 27.12 dell’anno successivo a quello di riferimento comporta che la violazione assuma rilevanza penale; si ritiene che il versamento di una parte del saldo IVA annuale in modo che l’ammontare non versato sia inferiore alla soglia di € 250.000,00 consenta di evitare la sanzione penale. Per evitare la sanzione penale non è necessario regolarizzare il versamento con il ravvedimento, ma è sufficiente effettuare il versamento dell’imposta (totale o parziale) in modo che risulti un ammontare di IVA non versata, dopo il 27.12, pari o inferiore a € 250.000,00. Non è sanzionato penalmente l’omesso versamento dell’IVA risultante dalle liquidazioni periodiche, ancorché superiore a € 250.000,00. Tuttavia, tali omessi versamenti si riflettono sull’ammontare del saldo IVA annuale e possono quindi assumere rilevanza penale. Per verificare il superamento della soglia di punibilità penale si deve fare riferimento all’ammontare indicato nella sez. II del quadro VL a rigo “TOTALE IVA DOVUTA” (VL38 nel Mod. IVA 2016), al lordo dei crediti o dei versamenti disconosciuti dall’Amministrazione Finanziaria. Pertanto, l’indicazione nel quadro VL, sez. II, di importi non versati in modo che il saldo IVA risulti inferiore a € 250.000,00, non vale a scongiurare la sanzione penale. La soglia di punibilità è stata innalzata a € 250.000,00 dal D.Lgs. n. 158/2015, entrato in vigore il 22.10.2015 (precedentemente, assumevano rilevanza penale gli omessi versamenti IVA superiori a € 50.000,00); tuttavia, la nuova soglia si applica anche a fatti commessi prima di tale data per i quali non sia stata emessa una sentenza di condanna definitiva, in ossequio al principio del favor rei. Di conseguenza, ad esempio, l’omesso versamento dell’IVA 2013 risultante dal Mod. IVA 2014 per un importo complessivo pari ad € 120.000,00 non costituisce più un illecito penalmente rilevante. La regolarizzazione degli importi dovuti (debito tributario, sanzioni e interessi) prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, mediante ravvedimento, adesione all’accertamento o procedure conciliative, costituisce causa di non punibilità.

ORDINE

PERDITE  SU  CREDITI

Le perdite su crediti di modesta entità e su crediti prescritti sono deducibili nella determinazione del reddito di imprese in regime di contabilità semplificata?

Sì. Qualora sussistano tutte le condizioni previste dall’articolo 101, comma 5, del Tuir, la perdita risulta deducibile. La norma, infatti, non prevede alcuna distinzione tra le imprese in contabilità ordinaria e quelle in contabilità semplificata.

CASELLA DI TESTO

Procedure concorsuali e procedure assimilate

Testo della fonte (art. 101 c. 5 DPR 917/86, Circ. AE 1° agosto 2013 n. 26/E)

19645
In presenza di procedure concorsuali e di procedure assimilate, è riconosciuta la sussistenza dei requisiti di certezza e precisione della perdita, che diviene pertantodetraibile:
1) per le procedure concorsuali: a partire dalla data in cui il debitore si considera assoggettato alla procedura e cioè dalla data:

–  della sentenza dichiarativa del fallimento;
–  del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa;
–  del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo;
–  del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi;

2) per gli accordi di ristrutturazione del debito (art. 182 bis L.Fall.): a partire dalla data del decreto del Tribunale di omologazione dell’accordo. Tale momento dovrebbe rilevare anche per i soggetti che non hanno aderito all’accordo;
3) per i piani di risanamento attestati da un professionista indipendente e qualificato (art. 67 c. 1 lett. d) L.Fall.): dalla data di iscrizione nel registro delle imprese. Al riguardo, poiché tale iscrizione è facoltativa per il debitore, se non avviene, il creditore non può dedurre la perdita in base alla norma in esame, ma può dedurre solo la parte eventualmente stralciato in base all’accordo tra il debitore e i suoi creditori

Ipotesi Definizione
Prescrizione del diritto alla riscossione del credito Secondo le disposizioni civilistiche, avviene solitamente quando sono decorsi 10 anni, ridotti a 5 per somministrazioni di beni e servizi da cui scaturiscono pagamenti periodici (art. 2948 n. 4 c.c.).
Resta tuttavia salvo il potere dell’AF di contestare la deducibilità della perdita nel caso in cui l’inattività del creditore (che ha fatto sorgere la prescrizione), sia derivata da una effettiva volontà liberale.
Cessione pro-soluto del credito (*) Quando cioè il cedente garantisce solo l’esistenza del credito (ma non la solvibilità del debitore), trasferendo sostanzialmente il rischio di insolvenza del debitore (Circ. AE 4 giugno 2014 n. 14/E)(**).
Transazione Accordo con il debitore che prevede la riduzione definitiva del credito motivata da difficoltà finanziarie del debitore stesso (***).
Rinuncia unilaterale del credito Ad esempio quando è giustificata dalla volontà di mantenere buoni rapporti con l’impresa debitrice in vista di future commesse di lavori (Cass. 2 maggio 2013 n. 10256).
(*) Se la cessione riguarda crediti non ancora scaduti, l’eventuale componente finanziaria è soggetta ai limiti previsti per gli interessi passivi (v. n. 17470).
Per la perdita derivante dalla cessione del credito pro solvendo si rinvia al n. 19654.
(**) Se la cessione di un credito nei confronti di una società partecipata avviene insieme alla cessione della partecipazione nella società stessa, l’operazione va considerata unitariamente. Pertanto, la perdita su crediti non è immediatamente deducibile, ma va considerata come una rinuncia ai crediti effettuata da soci (v. n. 17050) che aumenta il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione che dovrà essere confrontato con il corrispettivo di cessione della partecipazione stessa (Ris. AE 29 febbraio 2008 n. 70/E).
(***) Se la transazione deriva da una lite sulla fornitura (qualità, tempestività ecc.), il relativo onere costituisce una sopravvenienza passiva deducibile direttamente, senza l’utilizzo del fondo per rischi su crediti (Circ. AE 1° agosto 2013 n. 26/E).

PERDITE di esercizio RIPORTO
 


La disciplina era stata ampiamente rivista dal DL 223/2006 che aveva previsto tra l’altro il riporto illimitato delle perdite nei primi 3 anni dalla costituzione dell’impresa e le perdite dei soci di società trasparenti.

Il DL 98/2011 ha modificato la disciplina relativa al riporto delle perdite dei soggetti Ires disponendo il generale riporto illimitato entro determinati limiti. Vediamo nel dettaglio.

Società di capitali. Le perdite fiscali conseguite in un periodo di imposta possono essere computate in diminuzione dei redditi dei periodi successivi:

  • in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascun periodo di imposta per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare (Perdite ad utilizzo limitato), e l’eccedenza si riporta.
  • Entro il limite del reddito imponibile di ciascun periodo di imposta successivo e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare, se relative ai primi 3 periodi di imposta dalla data di costituzione, sempre che si riferiscano ad una nuova attività produttiva (Perdite ad utilizzo illimitato).

Con circolare n 25 del 19 giugno 2012 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in presenza sia di perdite nei primi 3 esercizi (riportabili per intero), sia di perdite nate successivamente (con vincolo dell’80%), non è previsto alcun ordine di priorità. E’ quindi facoltà del contribuente decidere di utilizzare dapprima le perdite realizzate durante i primi 3 periodi d’imposta. Inoltre è stato chiarito che ai fini del calcolo dell’80% è necessario fare riferimento al reddito imponibile al lordo, e non al netto, delle perdite relative ai primi 3 periodi d’imposta.

Esempio. La Alfa srl presenta la seguente situazione:

Perdite risultanti dai primi tre esercizi: 500 €

Perdita al quarto esercizio: 1.000,00 €

Reddito (quinto esercizio): 1.100,00 €

La società compenserà parte del reddito con le perdite dei primi 3 esercizi ottenendo un reddito residuo di 600,00 € (1.100,00-500= 600).

Il reddito residuo lo compenserà con le ulteriori perdite. L’80% di 1.100,00 € risulta essere pari a 880,00 € ed è quindi verificato. 600,00 € – 1000,00 € = 400,00 € perdite riportabili.

Società di persone. Le perdite prodotte da Snc e Sas, nonché dalle S.S. dalle associazioni derivanti dall’esercizio di arti o professioni, sono imputate ai soci, ovvero agli associati, in proporzione alla specifica quota di partecipazione agli utili. Le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionali al valore dei conferimenti dei soci, se non risultano diversamente determinate nell’atto pubblico ovvero nella scrittura privata autenticata di costituzione, oppure da altro atto analogo avente data anteriore all’inizio del periodo d’imposta. Qualora il valore dei conferimenti non appaia determinato, le quote di partecipazione agli utili si intendono uguali.

Relativamente alle S.a.s. nell’ipotesi di perdite eccedenti l’ammontare del capitale sociale, la ripartizione dell’eccedenza tra i soci non avviene secondo la regola generale citata, ma è applicabile ai soli soci accomandatari.
Pertanto per i soci accomandanti la deducibilità della perdita dal reddito è commisurata al valore massimo rappresentato dalla quota di partecipazione, mentre per i soci accomandatarila deducibilità è concessa oltrela loro quota di partecipazione.

Imprese in contabilità ordinaria. Per tali soggetti le perdite derivanti dall’esercizio dell’attività d’impresa, sia essa esercitata da soggetti Irpef o da soggetti Ires, è compensabile esclusivamente in diminuzione dei redditi della stessa natura. E’ ammesso il riporto non oltre il quinto anno. Non è ammessa la compensazione parziale e se negli anni successivi si conseguono ulteriori perdite, queste devono essere utilizzate prima di quelle riportate.

Le perdite realizzate nei primi 3 periodi d’imposta dalla data di costituzione possono essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi di imposta successivi, senza limiti di tempo, a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva.

Lavoratori autonomi, imprese in contabilità semplificata (e partecipazioni in società di persone in contabilità semplificata). Le perdite realizzate nell’esercizio d’imprese commerciali in regime di contabilità semplificata (sia in forma individuale che in forma di società di persone) e le perdite realizzate nell’esercizio di attività di lavoro autonomo indipendentemente dal regime contabile adottato (sia in forma individuale che associata) possono essere portate in diminuzione dei redditi derivanti dalle diverse categorie che concorrono alla formazione del reddito complessivo nello stesso anno, ma senza possibilità di riporto.

  1. NB. Per contrastare il fenomeno del cd commercio delle bare fiscali vi è l’irriportabilità delle perdite nel caso in cui si verifichino le seguenti circostanze congiuntamente:
  • acquisizione da parte di terzi del controllo (maggioranza delle partecipazioni) sul soggetto che riporta le perdite,
  • modifica dell’attività principale nel periodo in cui le perdite sono state prodotte, nel periodo di imposta in corso al momento del trasferimento o nei due precedenti o successivi.

PRELIEVI BANCARI limiti

 l’art. 7-quater del DL n. 193/2016 ha introdotto una nuova limitazione in materia di presunzione sui prelevamenti, che quindi ha interessato solo i possessori di reddito d’impresa: i prelevamenti superiori a 1.000 euro giornalieri e comunque a 5.000 euro mensili non giustificati si presumono ricavi non dichiarati.


 
PRESCRIZIONE
PRESTAZIONE OCCASIONALE  VS  LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE

B

 Parliamo di lavoro autonomo occasionale, in particolare, quando l’attività è esercitata in modo non abituale e senza un’organizzazione “minima”.  LIMITE COMPENSI 5.000 EURO AL SUPERAMENTO obbligo iscriziopne INPS gestiona separata contributi 33.23% 1/3 lavoratore 2/3 azienda

PRESTAZIONE OCCASIONALE
I limiti economici, tutti riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa, corrispondono:

  • per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500 euro.
https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51100
PRIVACY


 
 
 
RAVVEDIMENTO
2016

 

 F24 a zero

La sanzione da pagare per l’omessa o tardiva presentazione del modello F24 a saldo zero è determinata in maniera diversa a seconda dell’arco temporale in cui la violazione viene sanata. Perciò, la riduzione a 1/9 (regolarizzazione entro 90 giorni) si applica con riferimento alla sanzione base di:
?50 euro, se l’F24 con saldo zero è presentato con ritardo non superiore a 5 giorni lavorativi; la sanzione è perciò pari a 5,56 euro;
100 euro, se il ritardo è tra 5 e 90 giorni; la sanzione è perciò pari a 11,11 euro.
Dopo i 90 giorni, la sanzione base cui commisurare la riduzione è sempre quella di 100 euro. Pertanto, la sanzione è pari a:
12,50 euro (1/8 di 100) se il modello F24 è presentato entro un anno dall’omissione;
14,29 euro (1/7 di 100) se il modello è presentato entro due anni;
16,67 euro (1/6 di 100) se il modello è presentato oltre 2 anni;
20 euro (1/5 di 100) se il modello è presentato dopo un Pvc.

TABELLA DEL SAGGIO DI INTERESSE LEGALE
Dal 1942 ad oggi

Periodo Norme Saggio di interesse
21.04.1942 – 15.12.1990 art. 1284 cod. civ. 5%
16.12.1990 – 31.12.1996 L. 353/90 e L. 408/90 10%
01.01.1997 – 31.12.1998 L. 662/96 5%
01.01.1999 – 31.12.2000 Dm Tesoro 10.12.1998 2,5 %
01.01.2001 – 31.12.2001 Dm Tesoro 11.12.2000 3,5 %
01.01.2002 – 31.12.2003 Dm Economia 11.12.2001 3 %
01.01.2004 – 31.12.2007 Dm Economia 01.12.2003 2,5 %
01.01.2008 – 31.12.2009 Dm Economia 12.12.2007 3 %
01.01.2010 – 31.12.2010 Dm Economia 04.12.2009 1 %
01.01.2011 – 31.12.2011 Dm Economia 07.12.2010 1,5 %
01.01.2012 – 31.12.2013 Dm Economia 12.12.2011 2,5 %
01.01.2014 – 31.12.2014 Dm Economia 12.12.2013 1 %
01.01.2015 -31.12.2015 Dm Economia 11.12.2014 0,5 %
01.01.2016 – Dm Economia 11.12.2015 0,2 %

REGIME CONTABILE

SEMPLIFICATO
LIMITE RICAVI DI COMPETENZA (non si considerano gli acconti)


Prestazione di servizi € 400.000
DM 17/01/1992 – art.3 DPR 633/72
– professionisti
– attività di somministrazione (Bar, Ristoranti)
– imprese edili

Altre attività € 700.000
– commercio
– produzione di Beni (artigiano)

Il rispetto di tali soglie di ricavi deve essere verificata in ogni periodo di imposta: il superamento della soglia in un esercizio comporta l’obbligo di adottare il regime di contabilità ordinaria a decorrere dal 1° gennaio del periodo di imposta successivo.

 in caso di inizio attività in corso d’anno, è necessario effettuare il ragguaglio ad anno dei ricavi presunti

Nel caso di esercizio contemporaneo di prestazioni di servizi ed altre attività bisogna operare la seguente distinzione:

  • nel caso di ricavi delle attività non annotati distintamente, bisogna far riferimento al limite previsto per le attività diverse da quelle di prestazioni di servizi, e quindi ai 700.000€.
  • nel caso di ricavi della attività annotati distintamente, il limite da considerare è quello dell’attività prevalente. Quindi se l’attività prevalente è quella relativa alle prestazioni di servizi, andrà verificato il limite di 400.000 €, altrimenti quello di 700.000 €. In ogni caso, come precisato dalla R.M. n. 293/E/2007, andrà comunque verificato, anche se l’attività prevalente è quella di prestazione di servizi, che i ricavi complessivi siano inferiori a 700.000 €.

Quindi i passaggi da effettuare sono:

  • identificare l’attività prevalente;
  • verificare la soglia di ricavi dell’attività prevalente;
  • verificare che il limite complessivo dei ricavi derivanti da tutte le attività sia inferiore a 700.00€

 

LIQUIDAZIONE  IVA  trimestrale o mensile

Per quanto concerne le liquidazioni Iva, il parametro da tenere in considerazione non è più l’ammontare dei ricavi, ma il volume d’affari realizzato da imprese e professionisti

REGIME  FORFETTARIO
 Regime forfetario Art. 1, cc. 111, 113 • Tra le condizioni per poter fruire del regime forfetario di cui all’art. 1, c. 54 L. 190/2014, previsto per i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, non è più richiesto che i redditi conseguiti nell’anno precedente nell’attività d’impresa, dell’arte o della professione siano in misura prevalente rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. • Tuttavia, non possono avvalersi del regime i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato. • Al fine di favorire l’avvio di nuove attività, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i 4 successivi, l’aliquota d’imposta è stabilita nella misura del 5% (anziché riduzione del reddito di 1/3 per il primo periodo di imposta e per i 2 successivi). Tale disposizione si applica, per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019, anche ai soggetti che nel 2015 hanno iniziato una nuova attività, avvalendosi delle disposizioni vigenti anteriormente alle modifiche. • Il reddito forfetario costituisce base imponibile per il calcolo della contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35% (anziché mancata applicazione del minimale contributivo). La riduzione contributiva è applicabile per l’accredito della contribuzione (art. 2, c. 29 L. 335/1995).

REVERSE CHARGE
ART 17 C.6 LETT. A-TER    DRP 633/72   (22 PU)
a-ter) alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici;
    (art. 17 c. 6 lett. a-ter) DPR 633/72, Circ. AE 27 marzo 2015 n. 14/E)

Alle seguenti prestazioni di servizi relative ad edifici , individuate in base ai codici attività ATECO 2007, si applicano le aliquote ordinariamente previste, ma l’imposta è assolta con il reverse charge, semprechè siano acquistate da un soggetto passivo IVA (nel caso di Pubblica Amministrazione, solo quelle acquistate nell’esercizio dell’attività commerciale, non in quella istituzionale, soggetta allo Split payment).

Attività (*) Codice ATECO
Pulizia (**) 81.21.00 (***); 81.22.02 (***)
Demolizione 43.11.00
Installazione di impianti
(Incluse le prestazioni di manutenzione e riparazione)
43.21.01;
43.21.02;
43.22.01;
43.22.02;
43.22.03;
43.29.01;
43.29.02;
43.29.09 (***).
Completamento (****) 43.31.00;
43.32.01;
43.32.02 (*****);
43.33.00;
43.34.00;
43.39.01 (***);
43.39.09.
(*) Quando un consorzio effettua le prestazioni soggette al RC, il RC è applicato anche dalle società consorziate per le prestazioni rese al consorzio.
(**) L’addebito dei costi da un professionista ad un altro, non uniti da vincoli associativi, che utilizzano una struttura in comune, è escluso da RC.
(***) Limitatamente alle prestazioni riferite ad edifici.
(****) Si comprendono gli interventi quali manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ecc (imbiancatura, tinteggiatura, rifacimento della facciata, posa in opera di infissi, rivestimento pavimenti ecc.).
Sono escluse dal RC le prestazioni di servizi relative alla preparazione del cantiere (codice ATECO 43.12)
(*****) Esclusa la posa in opera di arredi.
Servizi di pulizia relativi ad edifici
81.21.00 Pulizia generale (non specializzata) di edifici di ogni tipo (quali uffici, case o appartamenti, fabbriche, negozi e uffici pubblici)
Pulizia generale (non specializzata) di altre strutture commerciali e professionali
Pulizia generale (non specializzata) di condomìni
81.22.02 Pulizia effettuata all’esterno di edifici di ogni tipo (inclusi uffici, fabbriche, negozi, uffici pubblici ed altre strutture commerciali e professionali, nonché condomìni)
Pulizia specializzata di edifici, effettuata da imprese che dispongono di capacità e attrezzature particolari (ad esempio, la pulizia di vetrate, camini e caminetti, fornaci, inceneritori, caldaie, condotti di ventilazione e dispositivi di evacuazione dei fumi)26
Sono escluse la pulizia con vapore, sabbiatura e simili attività di pulitura di facciate di edifici
Servizi di demolizione relativi ad edifici
43.11.00 Demolizione o smantellamento di edifici e di altre strutture
Servizi di installazione di impianti relativi ad edifici
43.21.01 Installazione, manutenzione e riparazione di impianti elettrici in tutti i tipi di edifici e nelle strutture di genio civile
Cablaggio e connessioni elettriche
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di illuminazione
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di collegamento di elettrodomestici e apparecchi elettrici
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti fotovoltaici
43.21.02 Installazione, manutenzione e riparazione di impianti elettronici
Cablaggio per telecomunicazioni, reti di elaboratori e sistemi televisivi via cavo, incluse le fibre ottiche
Installazione, manutenzione e riparazione di parabole satellitari
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di segnalazione d’incendio
Installazione, manutenzione e riparazione di sistemi di allarme antifurto
Sono esclusi il monitoraggio ed il controllo a distanza di sistemi elettronici di sicurezza come i sistemi di allarme, antifurto e antincendio
43.22.01 Installazione, manutenzione e riparazione di impianti idraulici in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di riscaldamento (elettrici, a gas e petrolio) in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di caldaie in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di torri di raffreddamento in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di collettori di energia solare non elettrici in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti idraulico-sanitari in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di condotte di ventilazione e condizionamento dell’aria in edifici
43.22.02 Installazione, manutenzione e riparazione di raccordi per il gas e distributori di vapore
43.22.03 Installazione, manutenzione e riparazione di sistemi di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati)
43.29.01 Installazione, manutenzione e riparazione di ascensori in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di scale mobili in edifici
Servizi di installazione di impianti relativi ad edifici
43.29.02 Lavori di isolamento termico, acustico o antivibrazioni
Installazione di materiali isolanti per isolamento termico, acustico o antivibrazioni in edifici
43.29.09 Installazione di porte automatiche e girevoli in edifici
Installazione di parafulmini in edifici
Installazione di sistemi di aspirazione in edifici
Installazione di impianti pubblicitari in edifici
Installazione di cancelli automatici in edifici
Installazione di insegne elettriche e non elettriche in edifici
Montaggio di palchi, stand e altre strutture simili per manifestazioni, in edifici
Installazione di impianti luci ed audio per manifestazioni, in edifici
Altri lavori di costruzione e installazione, limitatamente alle prestazioni riferite ad edifici
È esclusa l’installazione di macchine apparecchiature industriali
Sono esclusi i lavori di impermeabilizzazione in opere di costruzione
È esclusa l’installazione con operatore di impianti, luci, audio e di amplificazione per manifestazioni, concerti ecc.
Servizi di completamento relativi ad edifici
43.31.00 Lavori di intonacatura e stuccatura interna ed esterna di edifici, inclusa la posa in opera dei relativi materiali di stuccatura
43.32.01 Installazione di casseforti, forzieri, porte blindate
43.32.02 Installazione di porte, finestre, intelaiature di porte e finestre in legno o in altri materiali27
Installazione di cucine su misura, scale
Completamento di interni (controsoffitti, pareti mobili)
43.33.00 Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di piastrelle in ceramica, calcestruzzo o pietra da taglio per muri o pavimenti
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di accessori per stufe in ceramica
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di parquet e altri rivestimenti in legno per pavimenti e pareti
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di moquette e rivestimenti di linoleum, gomma o plastica per pavimenti
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di rivestimenti alla veneziana in marmo, granito o ardesia, per pavimenti o muri
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di carta da parati
Applicazione di stucchi ornamentali
Trattamento di pavimenti (levigatura, lucidatura, rasatura, ecc.)
Realizzazione di pavimenti continui in resina, cemento ecc.
43.34.00 Tinteggiatura interna ed esterna di edifici
Verniciatura di strutture di genio civile
Verniciatura di infissi già installati
Posa in opera di vetrate, specchi, pellicole per vetri, ecc.
43.39.01 Attività non specializzate di lavori edili-muratori, limitatamente alle prestazioni riferite ad edifici
43.39.09 Altri lavori di completamento e di finitura degli edifici
Installazione di caminetti
Costruzione di sottofondi per pavimenti
Pulizia di nuovi edifici dopo la costruzione
Sono escluse la pulizia a vapore, sabbiatura e attività simili per pareti esterne di edifici
Sono escluse la consulenza e design per decorazione di interni
Esempio fattura reverse charge 2016 imprese di pulizia edifici…………………………………..:

Dati fiscali del Fornitore: Impresa di pulizia ………………………….

Dati Cliente committente cessionario: Agenzia Immobiliare ……………………..

Partita IVA n° 00999990999

Fattura n. ….  del __/__/____

Descrizione fattura: Pulizia appartamento sito nello stabile di via: ………………..

Mese di gennaio 2016

Descrizione fattura: Installazione impianto idraulico nell’immobile sito in via …………………………………….

Descrizione fattura: Demolizione edificio sito in via: ………………..

Importo di € 7.000.00,00 euro.

Totale fattura € 7.000,00 euro

Descrizione fattura: Lavori di intonacatura eseguiti presso l’immobile sito in via ……………………………………..

Importo di € 1.000,00 euro.

Totale fattura € 1.000,00 euro

  • Operazione soggetta al reverse charge art. 17, comma 6. lettera a-ter, DPR 633/72 l’applicazione dell’IVA è a carico del destinatario della fattura.
  • Operazione esente da imposta di bollo e senza addebito dell’ IVA ai sensi dell’art.17DPR.633/72 – Inversione contabile –“


  circolare 22.12.2015, n. 37/E
nell’ambito di un unico contratto di appalto che comprenda anche prestazioni di manutenzione straordinaria, nel quale siano quindi presenti operazioni soggette al regime di inversione contabile e operazioni soggette ad IVA ordinaria, applicare per tutti i lavori le regole ordinarie.
Inoltre, sempre nell’ambito dell’unico contratto di appalto, trova applicazione il regime ordinario anche quando l’attività ha come oggetto la demolizione di un edificio e la successiva ricostruzione (rientra nell’elenco di cui alla lettera a-ter soltanto l’attività di demolizione ma non la successiva ricostruzione).
Una risposta molto importante nella circolare riguarda la dibattuta questione della cessione dei beni con posa in opera o la prestazione di servizi, disponendo che l’applicazione dell’IVA nel primo caso o del reverse charge nel secondo dipenda soltanto dalla volontà delle parti. A nulla rileva l’incidenza del costo del bene rispetto al servizio, o meglio, come sostiene la circolare, è un dato obiettivo di cui si può tener conto, ma da solo non riveste un’importanza decisiva. La distinzione dipende dal contratto, dalle negoziazioni decise tra le parti, ossia se lo scopo finale sia la cessione del bene e il servizio sia soltanto secondario, funzionale a mettere in funzione il bene (cessione di bene: in IVA) o se viceversa sia prevalente l’obbligazione di fare, modificando la natura stessa del bene (prestazione di servizi: in reverse charge).
Sono poi annoverate una serie di operazioni che non sono soggette a reverse chargepoiché non espressamente richiamati i codici ATECO relativi oppure perché non relative a edifici, quali:
-attività di derattizzazione,
-spurgo di fosse biologiche e di tombini,
-rimozione della neve,
-centrali fotovoltaiche a sé stanti costituenti fabbricati autonomi,
-installazione di estintori carrellati o portatili che non sono parte integrante dell’edificio,
-servizi di allacciamento di gas, energia elettrica, acqua (poiché costituiscono parte integrante e indispensabile per la fornitura del servizio). 

-installazione di impianti e apparecchiature industriali, 
11. Installazione di impianti funzionali allo svolgimento di un’attivitàindustriale e non al funzionamento dell’edificioDomandaSi chiede di sapere se le prestazioni di installazione di impiantistrettamente funzionali allo svolgimento di un’attività industriale e non al

funzionamento dell’edificio, autonomamente considerato, rientrino o meno

nell’ambito di applicazione del meccanismo dell’inversione contabile.

Risposta

Nel caso in cui l’attività di installazione di impianti sia riconducibile al

codice ATECO 33.20.09 “Installazione di altre macchine ed apparecchiature

industriali”, vale a dire ad un codice non ricompreso nell’elenco di cui alla più

volte citata circolare n. 14/E del 2015 (cfr. codici ATECO 2007 43.21, 43.22 e

43.29), non trova applicazione il meccanismo dell’inversione contabile di cui

all’articolo 17, sesto comma, lett. a-ter), del DPR n. 633 del 1972. A tal riguardo

si consideri, ad esempio, l’installazione di impianti di refrigerazione ad uso

industriale, come nel caso di magazzini frigoriferi finalizzati alla conservazione,

lavorazione e successiva distribuzione di prodotti agricoli ed alimentari. In tal

caso, il codice ATECO 33.20.09, nel quale si colloca la predetta attività, non è tra

quelli espressamente richiamati dalla circolare n. 14/E del 27 marzo 2015 (da

43.21.01 a 43.29.09) e, quindi, per tali prestazioni non troveranno applicazione le

disposizioni in materia di inversione contabile.

Le attività di “installazione impianti”, individuate con i codici ATECO da

43.21.01 a 43.29.09, si riferiscono, infatti, ad impianti che formano parte

integrante dell’edificio e sono ad esso serventi.

Diversamente, nel caso in cui l’istallazione di impianti sia strettamente

funzionale allo svolgimento di un’attività industriale e non al funzionamento

dell’edificio autonomamente considerato (sebbene una volta installati gli

impianti costituiscano un tutt’uno con l’edificio medesimo), si applica l’IVA

secondo le modalità ordinarie. Analogamente a quanto sopra chiarito, anche

l’attività di manutenzione e riparazione di impianti strettamente funzionali allo

svolgimento dell’attività industriale e non al funzionamento dell’edificio, non

ricompresi nei menzionati codici ATECO da 43.21.01 a 43.29.09, deve essere

esclusa dall’ambito applicativo del reverse charge.

Al contrario, invece, rientrano nel regime del reverse charge i seguenti servizi:
– impianti installati sia all’interno che all’esterno dell’edificio
, purché funzionali allo stesso, che per esigenze tecniche e logistiche devono essere collocati fuori dall’edificio, per esempio: impianti di videosorveglianza perimetrale, citofono, impianto di climatizzazione, impianto idraulico con tubazioni esterne. Così come rientrano nel reverse charge anche le
– prestazioni di manutenzione e riparazione anche se non esplicitamente riportate nell’ATECO 43.29.09 “Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a”, come in tutti i codici della divisione 43;
– l’installazione di impianti fotovoltaici integrati e semi-integrati agli edifici; –
l’installazione e manutenzione di impianti di spegnimento antincendio (quindi manutenzione di estintori, manichette, ecc. che fanno parte di un impianto complesso installato sull’immobile);
-riparazione, sostituzione di parti di impianti difettose od obsolete; –
diritto di chiamata e manutenzioni sulla base di canoni di abbonamento periodici. 

ART 17 C.6 LETT. A  DRP 633/72  (22 SB)

a) alle prestazioni di servizi diversi da quelli di cui alla lettera a-ter), compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attivita’ di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore. La disposizione non si applica alle prestazioni di servizi rese nei confronti di un contraente generale a cui venga affidata dal committente la totalita’ dei lavori;

In assenza di contratto scritto è almeno opportuno che il committente – appaltatore rilasci all’esecutore-subappaltatore una dichiarazione del tipo di quella sotto riportata
 F COSTRUZIONI
41 COSTRUZIONE DI EDIFICI
42 INGEGNERIA CIVILE
43 LAVORI DI COSTRUZIONE SPECIALIZZATI
 Le regole sui beni significativi incompatibili con il «reverse»

Le Entrate confermano la risposta della circolare n. 37/E/2015, secondo cui la disciplina dei “beni significativi”
non opera quando il committente dell’intervento, inquadrabile fra quelli cui si rende applicabile il reverse charge
in base all’articolo 17, comma 6, lettera a ter), del Dpr 633/1972, è un soggetto passivo Iva. In pratica, la
normativa che prevede l’aliquota del 10% fino a concorrenza del valore della prestazione al netto del valore di
detti beni, si applicherebbe solo quando il committente è un consumatore finale, ovverossia un privato o un soggetto assimilato.


RIMANENZE  valutazione


RIMBORSI SPESE  
 Analitico, misto e forfettario: i metodi applicabili

L’indennità di trasferta è solitamente disciplinata dai contratti collettivi nazionali di lavoro o dagli accordi individuali, i quali possono prevedere una specifica indennità per il lavoratore in trasferta, oltre alla normale retribuzione.
Si tratta, in sostanza, di un compenso correlato, da un lato, alle spese sostenute per la missione, e dall’altro, alla necessità di compensare il disagio procurato al lavoratore, che va trattato dal punto di vista fiscale (articolo 51, del Dpr 917/1986) e contributivo a seconda del metodo utilizzato per effettuare i rimborsi al lavoratore.
Sono tre le metodologie che possono essere applicate per gestire questi trattamenti.
* Il forfait. Il primo metodo consiste nella corresponsione di una indennità forfetaria a copertura delle spese sostenute: in questa ipotesi, le indennità di trasferta sono escluse dall’imponibile fiscale – indipendentemente dalla durata della trasferta – fino all’importo di 46,48 euro al giorno, elevato a 77,47 per le trasferte all’estero. Concorrono, invece, all’assoggettamento a tassazione tutti i rimborsi di spesa, anche se analiticamente documentati, corrisposti in aggiunta all’indennità di trasferta.
* Il metodo misto. C’è poi la possibilità di adottare il cosiddetto rimborso misto che prevede, appunto, il rimborso analitico delle spese di vitto e alloggio da parte del datore di lavoro insieme all’erogazione dell’indennità di trasferta: in questa ipotesi, le franchigie di 46,48 e 77,47 euro sono ridotte rispettivamente di 1/3 (15,49 ovvero 25,82 euro per le trasferte all’estero) in caso di rimborso delle spese di alloggio o di vitto, nonché nei casi di alloggio o di vitto fornito gratuitamente; di 2/3 (30,99 ovvero 51,65 euro per le trasferte all’estero) in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto o di vitto e alloggio forniti gratuitamente.
Con questo metodo, i rimborsi analitici delle spese di viaggio (anche sotto forma di indennità chilometrica) e di trasporto non concorrono a formare il reddito quando siano effettuati sulla base di idonea documentazione, mentre ogni altro eventuale rimborso spese è assoggettato interamente a tassazione.
* Il metodo analitico. I rimborsi analitici delle spese di vitto e alloggio, quelli delle spese di viaggio (anche sotto forma di indennità chilometrica) e di trasporto non concorrono a formare il reddito. È, altresì, escluso da imposizione il rimborso di ulteriori altre spese, seppure non documentabili, purché analiticamente attestate dal dipendente in trasferta, fino ad un importo di 15,49 euro al giorno, elevato a 25,82 euro per le trasferte all’estero. Se in aggiunta al rimborso analitico viene corrisposta anche un’indennità, indipendentemente dall’importo, questa concorre interamente a formare il reddito di lavoro dipendente.
L’assoggettamento contributivo avviene alla stessa stregua di quello fiscale, per via dell’armonizzazione delle basi imponibili.

RISTRUTTURAZIONE
 
 L’agevolazione spetta per le spese di ristrutturazione di qualsiasi abitazione in cui si esplica laconvivenza. Nella Circolare 12.06.2002 n. 50, risposta 5.1, è stato, infatti, precisato che: “… non è invece richiesto che l’immobile sia considerato abitazione principale per il proprietario o per il familiare convivente, essendo sufficiente che si tratti di una delle abitazioni su cui si esplica il rapporto di convivenza” (anche Risoluzione 12.06.2000 n. 184 e Circolare 10.06.2004 n. 24, risposta 1.10).
L’importante è che all’atto del sostenimento delle spese di ristrutturazione la casa oggetto dell’intervento risulti “libera”, ovvero, a disposizione anche del coniuge convivente.
 
 
 
IVA, manutenzioni aliquota al 10% anche se il committente è un’impresa 
(circolare n.37/15 Agenzia)
 
 
bonus mobili
http://finanza.repubblica.it/Esperti/Casa.aspx?ID=227188

Nuova caldaia, c’è la detrazione se si acquista in proprio?

Luciana S. chiede:

Vorrei sostituire la mia caldaia di riscaldamento con una a condensazione. Posso usufruire della detrazione del 65% se compro per conto mio la caldaia e poi mi servo di una ditta per installarla? O devo farla acquistare dalla ditta stessa? Ringrazio e saluto cordialmente

L’esperto risponde:

La detrazione per gli interventi di risparmio energetico è riconosciuta anche nel caso di acquisto diretto dei beni da installare. In questo caso, però, non potrà godere dell”Iva agevolata sul costo, in quanto questa è riconosciuta solo in caso di acquisti effettuati dalla ditta che esegue i lavori. (7 giugno 2013)

Pertanto scontano il regime agevolato dell’IVA al 10% in edilizia i seguenti interventi:
– l’acquisto di interi impianti fotovoltaici o per la produzione di acqua calda;
– l’acquisto dei singoli pannelli, del boiler e degli altri componenti necessari per la creazione dell’impianto e l’allaccio alla rete di distribuzione dell’energia, del calore o della sola acqua calda.

In questi casi  l’IVA è comunque applicata in misura pari al 10% a prescindere dall’acquirente, quindi anche nel caso in cui l’acquisto sia effettuato direttamente dal committente dei lavori.

 

ROL  riporto illimitatto

SCONTRINI
restituzione merce vendite online
  Gli adempimenti in caso di sostituzione merce e/o rimborso del prezzo nelle vendite on-line. In relazione alle vendite via Internet vanno distinti due tipi di commercio: il commercio elettronico indiretto e quello diretto. Il primo è riferito alla cessione di beni materiali (ad esempio, articoli per la casa, mobili, ecc.) in cui le parti utilizzano internet per concludere il contratto ed eseguire il pagamento, salvo poi, in un secondo momento, spedire il bene utilizzando le vie tradizionali (spedizione postale-vettore). Per tale tipo di commercio si applicano le regole fiscali vigenti per le “vendite per corrispondenza”, essendo basato su normali operazioni di acquisto e di vendita. Il “commercio elettronico diretto” è quello riferito alla cessione elettronica di beni virtuali o di servizi (ad esempio, fornitura di siti web, di musica, di programmi, ecc.) che costituisce sempre e comunque una prestazione di servizi e consente alle parti di concludere la transazione con scarico telematico del prodotto acquistato sotto forma di file digitale con contemporanea esecuzione del pagamento. Per il commercio elettronico indiretto la R.M. 5.11.2009, n. 274/E detta le linee guida da seguire in caso di restituzione del prodotto acquistato e/o del rimborso del prezzo pagato. Il reso della merce venduta on-line consente la restituzione dell’Iva al cliente, se è possibile individuare il collegamento tra la restituzione e l’acquisto originario. Tale tipo di vendita, essendo assimilata alla vendita per corrispondenza, rientra nell’esonero dall’obbligo di fatturazione e certificazione fiscale, ma resta fermo l’obbligo di registrare i corrispettivi. Il bene acquistato può essere restituito nei termini stabiliti dalle parti (fermi i termini minimi di legge) ed il venditore deve sostituire il prodotto con un altro dello stesso tipo ovvero eseguire il rimborso del prezzo. La variazione in diminuzione può essere effettuata se viene documentata la vicenda della singola operazione economica in modo tale da poter risalire al titolo d’acquisto originario che consente di conoscere nel dettaglio l’operazione di vendita oggetto di rettifica. Devono essere tenuti i documenti dai quali risultino le generalità del soggetto acquirente, l’ammontare del prezzo rimborsato, il codice del bene acquistato e il codice di reso. Operativamente occorre procedere nel seguente modo (vedasi risoluzione agenzia delle Entrate 219/2003): a) apertura di una “pratica reso”, con attribuzione di un numero di identificazione; b) presa in carico del bene restituito nella contabilità di magazzino, se tenuta; c) emissione di uno scontrino fiscale “negativo” (esso non si chiude con segno negativo, ma è un normale scontrino contenente la causale “rimborso per restituzione vendita”, il cui importo va scomputato dal totale corrispettivi annotati nello scontrino di chiusura giornaliera) contenente tra l’altro il numero identificativo della pratica di reso; d) registrazione dello scontrino fiscale negativo nel registro dei corrispettivi in diminuzione dei corrispettivi del giorno, su cui calcolare l’Iva a debito; e) consegna di un buono acquisto con sottoscrizione da parte del cliente di una ricevuta, oppure rimborso del prezzo da eseguirsi tramite bonifico bancario, oppure sostituzione del prodotto. In ogni caso qualsiasi modalità adottata deve contenere il numero identificativo della pratica di reso; f) conservazione della pratica fino alla scadenza dei termini per l’accertamento. 

Quando scatta la sospensione e la chiusura dell’attività

La sospensione scatta in caso si venga sorpresi per più di 4 volte (intendendo come tali 4 scontrini e non 4 verifiche) nell’arco di 5 anni e si sostanzia nella sospensione dell’attività da 3 giorni ad 1 mese.

 

Acquisto San Marino senza IVA e modello polivalente

  1. Il cedente sammarinese:
    1. emette la fattura, senza evidenziare l’IVA dovuta, in 3 esemplari riportando anche il numero di partita IVA della ditta italiana;
    2. fa vistare la fattura dall’Ufficio tributario di San Marino;
    3. trasmette la fattura vistata all’acquirente italiano.
  2. L’acquirente italiano:
    1. integra la fattura ricevuta dal fornitore sammarinese (vistata dall’Ufficio tributario di San Marino) con l’indicazione dell’ammontare dell’IVA dovuta;
    2. annota il documento integrato nel registro delle fatture emesse/corrispettivi e degli acquisti;
    3. comunica l’avvenuta annotazione al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate indicando il numero progressivo annuale attribuito in sede di registrazione. Tale comunicazione, prevista dall’art. 16, comma 1, lett. c), del DM 24.12.93, un tempo era cartacea, e doveva essere effettuata entro 5 giorni dall’annotazione. Ora, invece, la comunicazione va effettuata telematicamente mediante il “Modello di comunicazione polivalente”, compilando il quadro SE, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di annotazione della fattura

http://www.odcec.mi.it/docs/default-source/materiale-convegni/BENEDETTI.pdf?sfvrsn=0

 

 

 

 


SPESE  DI  RAPPRESENTANZA

Il Decreto Internazionalizzazione ha aumentato i coefficienti di deducibilità da applicare al volume dei ricavi dell’attività caratteristica. Tale modifica è applicabile a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 7.10.2015, ovvero, nel caso dei contribuenti aventi l’esercizio coincidente con l’anno solare, dal 1.01.2016. Il legislatore è tornato a occuparsi della disciplina delle spese di rappresentanza, a meno di un anno di distanza, dopo l’art. 30 del D.Lgs. 175/2014, che aveva elevato da euro 25,82 a euro 50 il limite previsto ai fini dell’individuazione dell’Iva detraibile (art. 19-bis, c. 1, lett. h) D.P.R. 633/1972). Questa modifica normativa aveva determinato l’adeguamento del limite previsto ai fini della deducibilità dal reddito d’impresa delle spese di rappresentanza (art. 108, c. 2 D.P.R. 917/1986), i cui coefficienti di rilevanza fiscale, applicabili per scaglioni, vengono ora incrementati dal D.Lgs. 147/2015, nei seguenti termini: dall’1,3% all’1,5% nel caso di volume dei ricavi dell’attività caratteristica – voci A)1) e A)5) del conto economico e, nel caso delle holding industriali, voci C)15) e C)16) – sino a 10 milioni di euro; dallo 0,5% allo 0,6% per importi superiori, sino a 50 milioni di euro; dallo 0,1% allo 0,4% per un ammontare di ricavi caratteristici superiore a euro 50 milioni. Rimane, invece, fermo il limite del costo unitario di euro 50 per la deduzione integrale delle spese relative ai beni distribuiti gratuitamente: in ogni caso, è riconosciuta al Ministero dell’Economia e delle Finanze la facoltà di emanare un apposito decreto diretto a modificare tale soglia, nonché i predetti coefficienti di deducibilità delle spese di rappresentanza. Si segnala, inoltre, che sono rimasti invariati i criteri di individuazione di questi costi, stabiliti dal D.M. 19.11.2008. In particolare, l’art. 1, c. 1, secondo periodo di tale decreto definisce come spese di rappresentanza quelle sostenute per viaggi turistici durante i quali siano programmate e, in concreto, svolte significative attività promozionali dei beni o dei servizi la cui produzione o il cui scambio costituisce oggetto dell’attività caratteristica dell’impresa. Lo stesso dicasi per i costi relativi a feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione di ricorrenze aziendali o di festività nazionali o religiose, inaugurazioni di nuovi uffici, sedi o stabilimenti dell’impresa, o mostre, fiere ed eventi simili in cui sono esposti i beni e servizi prodotti dall’azienda. È, inoltre, qualificabile come spesa di rappresentanza ogni altro onere per beni e servizi distribuiti o erogati gratuitamente, ivi inclusi i contributi erogati gratuitamente per convegni, seminari e manifestazioni simili, il cui sostenimento risponda a criteri di inerenza. Si ricorda altresì che, sempre in base al predetto D.M. 19.11.2008, non costituiscono, invece, spese di rappresentanza i costi alberghieri e di ristorazione sostenuti per ospitare clienti, anche potenziali, in occasione di mostre, fiere, esposizioni ed eventi simili in cui sono esposti i beni e i servizi prodotti dall’impresa, visite a sedi o unità produttive dell’impresa. Non costituiscono spese di rappresentanza i costi alberghieri e di ristorazione sostenuti direttamente dall’imprenditore individuale, in occasione di trasferte effettuate per la partecipazione a mostre, fiere, ed eventi simili in cui sono esposti beni e servizi prodotti dall’impresa o attinenti all’attività caratteristica della stessa. Le spese di vitto ed alloggio sostenute, per finalità diverse dalla promozione e dalle pubbliche relazioni, a favore di soggetti diversi da clienti effettivi o potenziali (fornitori, agenti, rappresentanti, ecc.), non sono da ricomprendere nel novero delle spese di rappresentanza (Norma di comportamento AIDC 177/2010).


SRL

  • le partecipazioni in soggetti Ires, società non quotate,qualificate nel caso in cui si detengano più del 20%dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria, ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 25%;
  • le partecipazioni in soggetti Ires, società non quotate,  si dicono non qualificate nel caso in cui  si detenga una percentuale inferiore (o uguale) al 20% dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria, ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio inferiore (o uguale) al 25%;

Se gli utili vengono corrisposti da società residenti al socio persona fisica (non imprenditore):

  • 49,72% se relativi ad utili prodotti dal 01.01.2008;
  • nel caso di partecipazioni non qualificate i dividendi saranno soggetti a ritenuta a titolo d’imposta pari al:  26% dell’intero importo, se percepiti a decorrere dal 01.07.2014;
 Dal punto di vista fiscale infatti i dividendi corrisposti da soggetti IRES ad altri soggetti IRES sono esclusi da tassazione nella misura del 95% e la tassazione avviene secondo ilprincipio di cassa.

STUDI  SETTORE

Tra i vantaggi che possono derivare dalla scelta di adeguamento al dato puntuale di Gerico vi è anche quello

di potersi avvalere del regime premiale introdotto dall’articolo 10 de Dl 201/2011. In pratica i soggetti che

rientrano tra i destinatari del bonus (per il periodo 2013 individuati dal provvedimento 85733/2014) e che

presentano la condizione di congruità e coerenza possono fruire di tre vantaggi: la preclusione degli

accertamenti basati su presunzioni semplici in tema di imposte dirette e Iva; la riduzione di un anno

dei termini per l’accertamento; l’aumento da 1/5 a 1/3 dello scostamento reddituale consentito ai fini

dell’applicazione del redditometro.

fonte: Il sole 24 ore – Italia oggi – IPSOA – Ratio.it
  • >>> i contribuenti che conseguono dei ricavi superiori a €7.500.000
  • non sono tenuti a compilare il modello studi di settore;
  • >>> i contribuenti che conseguono dei ricavi compresi tra €5.164.569 e €7.500.000 
  • sono esclusi dagli studi di settore ma sono comunque tenuti a compilare il Modello

–  dal  30 %  ricavi attività secondaria > prospetto multipunto

 Studi di settore

L’accertamento è illegittimo se l’impresa è in crisi

Lo scostamento dei ricavi accertati inferiore al 21% rispetto allo studio di settore, non costituisce grave incongruenza, ancor più se l’impresa versa in una persistente crisi economica. Uno scostamento non rilevante tra i maggiori ricavi contestati e quanto dichiarato, unitamente alla crisi economica, non costituisce un motivo valido per applicare gli studi di settore. La quantificazione del maggior reddito deve avere contezza di «plurimi fattori propri della singola situazione economica, del periodo di riferimento e, in generale, della stessa storia commerciale del contribuente destinatario dell’accertamento, oltre che del mercato e del settore di operatività». Nell’accertamento mediante studi di settore l’Ufficio è tenuto ad attivare il contraddittorio con il contribuente, adattando gli indici standard ai plurimi fattori propri della singola situazione economica, del periodo di riferimento, del mercato e del settore di operatività del contribuente.


SUCCESSIONE  QUOTE


TELEFONO – CELLULARE
 detraibilità IVA sui telefoni-

REGIME IVA
TELEFONO FISSO USO ESCLUSIVO 100%
TELEFONO FISSO USO PROMISCUO 50%
TELEFONIA MOBILE/ CELLULARI USO ESCLUSIVO 100%
  TELEFONIA MOBILE/ CELLULARI

 

USO PROMISCUO 50%
TELEFONIA FISSA E MOBILE

 

USO PROMISCUO
con riaddebito valore utilizzo
100%


deducibilità COSTO

SOGGETTI TELEFONIA FISSA TELEFONIA MOBILE
Imprese 80% 80%
Lavoratori Autonomi 80% 80%
Autotrasportatori (1) 100% 100%
(1) Nel limite di 1 apparecchio per ciascun veicolo utilizzato per il trasposto merci. Le spese dei telefoni eccedenti il numero dei veicoli utilizzati, sono deducibili all’80%.
 

TFM
Titoli tassazione

REGIME  DICHIARAZIONE  > tassazione sul REALIZZO (cessione)


REGIME RISPARMIO AMMINISTRATO >  tassazione sul REALIZZO (cessione) > opzione da esercitare alla Banca > imposta sostitutiva


REGIME  RISPARMIO GESTITO > tassazione sul MATURATO > opzione da esercitare alla Banca

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