distruzione volontaria beni strumentali e di magazzino

distruzione volontaria beni strumentali e di magazzino

 

Nel corso dell’attività d’impresa può rendersi necessario procedere alla distruzione di beni strumentali o di merci, ovvero alla cessione di beni o merci ormai obsoleti o inutilizzabili.

Il rispetto di particolari procedure consente di superare la presunzione tributaria per cui si considerano ceduti i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano nei luoghi in cui l’imprenditore e/o il professionista svolgono la propria attività.

In un’ottica di semplificazione degli adempimenti fiscali, la possibilità di giustificare l’eliminazione attraverso un più semplice atto notorio è stata ampliata alle eliminazioni di beni fino ad un controvalore di 10 mila euro (dai precedenti 5.164,57 euro). È stato, infatti, elevato da 5.164 ad Euro 10.000 l’ammontare di costo massimo dei beni la cui distruzione può essere provata attraverso una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, piuttosto che tramite il verbale redatto da pubblici funzionari, da finanzieri o dal notaio.

La distruzione dei beni
La rottamazione dei beni di impresa, sia di magazzino che strumentali è disciplinata dal D.P.R. 10 novembre 1997, n. 441. La normativa è integrata dai chiarimenti che il Ministero delle Finanze ha inserito nella circolare ministeriale n. 193 del 23 luglio 1998.

La rottamazione è la modalità con cui l’impresa procede alla distruzione volontaria dei beni. Si distinguono diverse modalità:

MODALITA’ DI DISTRUZIONE DEI BENI
Rottamazione diretta L’impresa proprietaria provvede da sé alla distruzione diretta del bene.
Rottamazione indiretta L’impresa proprietaria cede a terzi i beni oppure affida a terzi abilitati allo smaltimento dei rifiuti i beni di cui intende disfarsi.
Rottamazione su ordine Viene effettuata su ordine di un organo della Pubblica Amministrazione.

 

Le cause che possono condurre un operatore economico all’eliminazione dal processo produttivo dei beni materiali sono varie e solo alcune di queste sono legate all’obsolescenza dei beni, altre (quali ad esempio i furti o la perdita in seguito a fenomeni naturali) sono, invece, connesse ad accadimenti non correlati alla volontà degli operatori.

In tutti i casi in cui il contribuente voglia salvaguardare la deducibilità del costo correlato al venire meno del bene sarà tenuto al rispetto di una stringente procedura, volta a registrare l’effettiva insussistenza e quindi prevenire possibili fenomeni di evasione. In particolare, la società sarà chiamata ad esibire la documentazione probatoria dell’avvenuta eliminazione del cespite, in accordo con quanto previsto dalla normativa in materia.

Nel caso in cui non vengano rispettate le formalità previste dalla normativa fiscale, il contribuente sarà soggetto a un trattamento fiscale sfavorevole. Secondo quanto previsto dall’art. 53 del D.P.R. 633/1972, infatti, si presumono ceduti i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano nei luoghi in cui il contribuente svolge le proprie operazioni (ivi compresi le sedi secondarie, filiali, succursali, dipendenze, stabilimenti, negozi, depositi ed i mezzi di trasporto nella disponibilità dell’impresa) né in quelli dei suoi rappresentanti, a meno che non sia dimostrato che i beni stessi:
– sono stati impiegati per la produzione, perduti o distrutti;
– sono stati consegnati a terzi in lavorazione, deposito, comodato o in dipendenza di contratti estimatori, di contratti di opera, appalto, trasporto, mandato, commissione o di altro titolo non traslativo della proprietà.

La presunzione di cui trattasi si applica nei confronti di tutti i soggetti IVA e riguarda sia i beni merce, vale a dire quelli alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa, sia i beni strumentali.Non si tratta di presunzioni assolute ma relative (juris tantum), in quanto viene concessa al contribuente la possibilità di fornire la prova contraria, anche se in uno dei modi indicati tassativamente dalla legge.

In caso di distruzione dei beni, il metodo più sicuro per superare le presunzioni di cessione è quello di seguire le procedure previste dalla legge in materia di rottamazione. Si tratta di procedure che attengono a due modalità di distruzione dei beni:
1.    quella effettuata direttamente dall’impresa, con eventuale affidamento a terzi del rifiuto da smaltire;
2.    quella effettuata attraverso incarico apposito ad una ditta specializzata.

Distruzione volontaria dei beni
La procedura prevista dalla normativa vigente per la distruzione volontaria da parte dell’impresa di beni (cespiti o beni merce) si articola in tre distinte fasi:
1)    Comunicazione preventiva all’Amministrazione Finanziaria;
2)    Redazione del verbale o della dichiarazione di distruzione;
3)    Compilazione del documento di trasporto.

 

Fase: 1 La comunicazione preventiva
L’impresa che intende distruggere direttamente dei beni deve preventivamente inviare, ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. 441/1997, una apposita comunicazione redatta su un apposito modello ministeriale (C.M. 193/E del 23.07.1998). Ad oggi, dal lontano 1997, il ministero non ha provveduto all’emissione di detto modello e, pertanto, la comunicazione va redatta in carta libera.

Contenuto della comunicazione
Luogo, data e ora delle operazioni di distruzione
Modalità di distruzione
Natura, quantità e qualità dei beni
Ammontare complessivo dei beni determinato in base al prezzo di acquisto ovvero di produzione
Valore ottenibile dalla distruzione

 

La comunicazione va inviata agli uffici competenti per territorio in relazione al luogo in cui avviene la distruzione.

Gli uffici competenti sono:
1)    l’Agenzia delle Entrate;
2)    la Guardia di Finanza.

La Direzione Generale delle Entrate e il Comando di Zona del Corpo, al fine di evitare la contemporanea presenza dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate e del personale della G.d.F., effettuerà un opportuno coordinamento tra il personale dei due organi.
La comunicazione, ad entrambi gli organi menzionati, deve pervenire almeno 5 giorni prima delle operazioni di rottamazione. E’ quindi evidente che non è sufficiente inviare la comunicazione 5 giorni prima delle operazioni di rottamazione ma è necessario che entro tale termine detta comunicazione pervenga agli Uffici destinatari.

E’ conseguentemente opportuno, quindi, che la comunicazione venga inviata con raccomandata con ricevuto di ritorno al fine di comprovare l’avvenuta ricezione nei termini di legge. Si ritiene inoltre che, per esigenze informative legate alle loro funzioni, che la comunicazione venga inviata per conoscenza anche al Presidente del Collegio Sindacale (se l’impresa è soggetta al controllo legale dei conti).

La comunicazione in oggetto non deve essere inviata quando la distruzione dei beni è disposta da un organo della Pubblica Amministrazione (ad esempio a seguito di un provvedimento emesso dalla stessa Guardia Di Finanza).

 

Fase 2: Redazione del verbale o della dichiarazione di distruzione
La seconda fase della rottamazione diretta consiste nella redazione del verbale o della dichiarazione di distruzione. Per questa fase dobbiamo distinguere due diverse ipotesi:
– la rottamazione di beni di costo superiore a 10.000,00 Euro;
– la rottamazione di beni di costo inferiore a 10.000,00 Euro.

In caso di rottamazione di beni di costo superiore a Euro 10.000,00 il verbale deve necessariamente essere compilato da uno dei seguenti soggetti che deve aver presenziato alle operazioni di distruzione:
– dai funzionari dell’Amministrazione Finanziaria;
– dagli ufficiali della Guardia di Finanza;
– da un notaio.

E’ quindi evidente che, sei il costo dei beni da rottamare è superiore ad Euro 10.000,00, occorre che l’impresa si assicuri la presenza del notaio nel luogo, giorno e ora della rottamazione. Tale presenza tuttavia risulterà utile solo qualora – al momento di effettuazione delle operazioni – non si presentino né i funzionari dell’Amministrazione Finanziaria né gli ufficiali della Guardia di Finanza.
Nel caso di rottamazione di beni di importo inferiore a 10.000 euro, la normativa in esame prevede che il verbale/dichiarazione di distruzione sia sostituito da una dichiarazione sostituiva di atto notorio resa direttamente dal rappresentante legale o da un procuratore dell’impresa ad un pubblico ufficiale, notaio o segretario comunale, ai sensi della L. n. 15 del 4.01.1968.

Anche nell’ipotesi di distruzione di beni di valore inferiore ai 10.000Euro, l’Ufficio delle Entrate o il Comando della Guardia di Finanza, potrebbero far intervenire i propri funzionari; solo in loro assenza, l’imprenditore potrà procedere alla rottamazione dei beni senza necessità di presenza di un notaio ma con la sola produzione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Dalla dichiarazione sostitutiva di atto notorio ovvero dal verbale di distruzione redatto dagli organi competenti deve risultare:
– data, ora e luogo delle operazioni di rottamazione/distruzione;
– natura, quantità e qualità dei beni distrutti;
– ammontare del costo dei beni distrutti.

 

FASE 3: Compilazione del documento di trasporto
In questa terza fase l’impresa deve provvedere alla compilazione di un normale documento di trasporto (previsto e disciplinato dal D.P.R. n. 472 del 14.08.1996).

Il documento di trasporto deve essere numerato progressivamente e deve documentare la movimentazione dei beni eventualmente ottenuti dalla distruzione o trasformazione. Si ritiene opportuno indicare nel documento di trasporto il destinatario, la data, la natura e quantità dei beni rottamati, la causale del trasporto.

 

La rottamazione indiretta
In alternativa alla rottamazione “diretta”, sono previsti due diversi metodi alternativi di smaltimento “indiretto” dei beni:

– consegna dei beni a soggetti autorizzati allo smaltimento rifiuti;
– vendita dei beni “in blocco”.

 

La rottamazione indiretta di beni
Smaltimento tramite soggetti appositamente autorizzati L’impresa, nell’ipotesi in oggetto, non provvede direttamente alla distruzione dei beni ma li consegna agli appositi soggetti autorizzati ai sensi delle vigenti leggi sullo smaltimento dei rifiuti. In questo caso la prova di distruzione dei beni, non deve essere fornita con la procedura descritta nei punti precedenti, ma è data semplicemente dall’annotazione sul formulario di identificazione previsto dall’art. 15 del D.Lgs. n. 22/1997 (cd legge “Ronchi” in materia di smaltimento rifiuti e di tutela ambientale).
Vendita in blocco Con la vendita “in blocco” l’impresa effettua cessioni per quantitativi ingenti ad un prezzo complessivo senza distinguere il prezzo del singolo bene.

Per vincere la presunzione di cessione, questo tipo di vendite devono essere così documentate:

è  emissione di una normale fattura di vendita emessa ai sensi dell’art. 21 del D.P.R. 633/72;

è  emissione di un documento di trasporto, progressivamente numerato, dal quale risulti, la natura e la quantità dei beni, nonché l’espressa sottoscrizione del cliente cessionario di aver ricevuto i beni stessi.

Il cedente dei beni deve, inoltre, annotare sull’esemplare del documento che rimane in suo possesso l’ammontare complessivo del costo sostenuto per l’acquisto dei beni ceduti. Tale costo, oltre che direttamente dalle fatture di acquisto, può essere determinato anche con i criteri di valutazione delle rimanenze di magazzino del “metodo al dettaglio” e della “media aritmetica ponderata”.

 

Perdita di beni per eventi fortuiti
Se la perdita è stata causata da eventi fortuiti (quali ad esempio possono capitare nel normale svolgimento dell’attività d’impresa), accidentali o indipendenti dalla volontà del soggetto, la circolare 23 luglio 1998, n. 193/E si è espressa identificando la documentazione probatoria sufficiente a dare evidenza dell’evento, ossia:

DOCUMENTAZIONE PROBATORIA IN CASO DI “PERDITA” DI BENI
 

Documentazione probante l’evento

Idonea documentazione di un organo della Pubblica Amministrazione.
Dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della Legge 4 gennaio 1968, n. 15, da cui risulti il verificarsi dell’eventonaturaqualità e quantità dei beni perduti e l’indicazione, sulla base del prezzo d’acquisto, del relativo ammontare complessivo.

 

L’autocertificazione non dovrà essere inviata all’Amministrazione finanziaria, ma solo tenuta a disposizione.

 

Cessione gratuiti alle ONLUS
La cessione gratuita degli alimenti alle ONLUS prevede il rispetto di due procedure affinché possa essere vinta la presunzione di cessione: la prima procedura deve essere rispettata ai fini delle imposte dirette, mentre la seconda ai fini IVA.

CESSIONE GRATUITE ALLE ONLUS
Prima procedure – imposte dirette Ai fini delle imposte dirette non è richiesto l’invio della preventiva comunicazione agli Uffici dell’Amministrazione finanziaria e ai Comandi della Guardia di Finanza di competenza. È sufficiente, pertanto, acquisire la dichiarazione dalla ONLUS beneficiaria, da cui risulti:

è  l’impegno della stessa a utilizzare direttamente i beni ricevuti in conformità alle finalità istituzionali;

è  provvedere all’annotazione della cessione delle derrate alimentari.

Seconda procedura – IVA Per le cessioni superiori a 10.000 euro, è richiesta la comunicazione scritta agli Uffici dell’Amministrazione finanziaria e ai Comandi della Guardia di finanza di competenza. Inoltre:

è  il cedente risulta tenuto all’emissione del documento di trasporto;

è  il beneficiario è chiamato a predisporre una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, tramite cui attestare la naturaqualità e quantità dei beni ricevuti, corrispondenti ai dati contenuti nel documento di trasporto emesso dal cedente.

 

Prodotti editoriali
Secondo quanto stabilito dall’articolo 54, commi 1, Legge 21 novembre 2000, n. 342, i prodotti editoriali e le dotazioni informatiche non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione, ceduti gratuitamente agli enti locali, agli istituti di prevenzione e pena, alle istituzioni scolastiche, agli orfanotrofi ed enti religiosi, sono considerati distrutti agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto e non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’art. 53, comma 2, in materia di ricavi, e dell’art. 54, comma 1, lett. d), in materia di plusvalenze patrimoniali, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.

La distruzione dei beni risulta in via alternativa:
– dal libro giornale o da altro libro tenuto a norma del codice civile ovvero da apposito registro tenuto a norma dell’art. 39, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, dal quale risultino la natura, qualità, quantità dei beni medesimi nonché i soggetti riceventi;
– dal documento di trasporto;
– da apposita annotazione, al momento della consegna dei beni, in uno dei registri previsti dagli artt. 23, 24, 25, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (registrazione fatture e corrispettivi).

 

Smaltimento e distruzione prodotti agricoli
In materia di smaltimenti dei prodotti agricoli si registra l’intervento dell’Amministrazione finanziaria con la risoluzione 4 aprile 2008, n. 131/E. La cessione delle merci agricole è soggetta alla procedura ‘‘di condizionamento’’ attraverso la quale l’acquirente all’ingrosso classifica la merce:
– in relazione alla qualità (prima scelta o meno);
– in relazione alle quantità non commercializzabili (di scarto).

Successivamente il grossista procede ad inviare al macero la merce non commercializzabile con regolare documentazione, ma senza alcuna distinzione in relazione al fornitore. Pertanto, si rende necessario per il fornitore registrare la fattura relativa alla cessione, con l’indicazione delle quantità non vendibili e destinate al macero.

 

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